Cathleen Schine.
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I NEWYORKESI.
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Titolo originale: The New Yorkers.
Traduzione di: Stefano Bortolussi.
2007. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Jody accese la luce e guard Beatrice distesa con le zampe larghe sul tappetino accanto al letto. Le accarezz la fronte. La testa di Beatrice era grossa e squadrata come in un disegno
infantile. La bocca era cos ampia che sembrava sorridere. La lingua penzolava fuori come una grossa pezzuola di spugna rosa. Beatrice alz il testone e lecc la mano di Jody. Lei le gratt
le orecchie e pens: invece di un'eccentrica insegnante di musica con un gatto sono diventata un'eccentrica insegnante di musica con un cane. Invece di raggomitolarmi davanti al caminetto elettrico con una tazza di t e il gatto in grembo, faccio allegre passeggiate sotto la pioggia con il cane al mio fianco. Anche se forse, pens mentre la massa bianca di Beatrice balzava sul letto, non c' questa gran differenza. E sorrise del suo destino.
Poi Jody conobbe Everett e si innamor.
New York! New York! Al riparo dal traffico e dal trambusto cittadino dell'Upper West Side c' un piccolo quartiere tranquillo vicino a Central Park dove, tra gli altri, abitano alcuni proprietari di cani. Vivere in un posto come questo, con un cane al guinzaglio,  come vivere in un piccolo villaggio. Persone spesso sole, riservate, talvolta un po' eccentriche, persone che mai si sarebbero incontrate altrimenti, si conoscono, stringono amicizia o si innamorano, a volte si lasciano. Succede anche a Jody, signora quasi quarantenne, di conoscere l'amore grazie al suo cane, un grosso pit bull femmina di nome Beatrice che lei adora. Perch i cani fungono da veri e propri cupidi, obbligando i loro padroni a legare con altri esseri umani, a superare timidezze e inibizioni in un lieve e romantico minuetto.
Con uno stile elegante e sofisticato, soffuso da una lieve vena malinconica, Cathleen Schine ha scritto il suo pi bel romanzo.
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L'AUTRICE.
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Nata nel 1953 a Westport, Connecticut, vive e lavora a Los Angeles. Dopo gli studi di storia medievale compiuti all'Universit di Chicago, ha esordito nella narrativa nel 1983 con Il letto di Alice, su una giovane donna costretta a rimanere sdraiata un anno intero a causa di una misterioso dolore agli arti inferiori.
Dopo altri due romanzi, L'ossessione di Brenda nel '90 e Le disavventure di Margaret nel '93, ha raggiunto notoriet internazionale due anni dopo con la commedia romantica La lettera d'amore trasposta in pellicola cinematografica nel 1999.
Autrice, al 2020, di 12 romanzi tutti tradotti in italiano, suoi articoli son apparsi in Vogue, Village Voice e The New Yorker.
L'ex marito, con cui  stata sposata dal 1981 al 2000 e con cui ha avuto due figli, Max e Thomas,  il critico cinematografico David Denby.
Oggi la Schine vive a Venice, in California, con la moglie Janet Meyers.
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I NEWYORKESI.
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Dedica.
Questo libro  dedicato alla memoria di Buster che in diciotto mesi mi ha fatto conoscere della citt pi di quanto avessi scoperto in trent'anni e a Janet che gli ha voluto altrettanto bene.
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Prologo.
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Sono passati diversi anni da quando vivevo nella strada di
cui si parla in questa storia. Non era mai stato uno dei posti
alla moda di New York. Non vi si trovano ville o case di rilevanza
storica, n targhe che ricordino ex residenti illustri.
Non era nemmeno particolarmente bello. I palazzi, per
quanto vecchi, erano trascurabili dal punto di vista architettonico.
Le attivit commerciali esistevano fianco a fianco
con i residenti. Gli edifici di arenaria che delimitavano i
due lati della via erano per la maggior parte suddivisi in
appartamenti, molti dei quali in affitto. Era stato cos, grazie
all'affitto calmierato, che la strada era in gran parte
sfuggita alla riqualificazione che aveva interessato le zone
limitrofe. Musicisti in difficolt, attori, segretarie e lavavetri
potevano ancora permettersi di viverci, e continuavano
a farlo; alcuni raggiungendo il successo, altri raggiungendo
semplicemente la vecchiaia. Una casa di riposo per anziani
sovvenzionata dal governo che ogni gioved sera
ospitava gli incontri degli Alcolisti Anonimi contribuiva alla
natura leggermente dissoluta del luogo, cos come le due
chiese davanti alle quali si potevano sempre trovare i senzatetto
che vi passavano la notte: un uomo enorme ma dalla
barba ben curata di fronte alla chiesa luterana, una donna
psichicamente disturbata sui gradini di quella cattolica.
Un bar a un'estremit della strada garantiva un occasionale
ma costante rifornimento di bottiglie di birra sul marciapiede.
La vicinanza al Central Park rendeva la via una delle
preferite dagli accompagnatori di cani, dai quali non ci si
poteva certo aspettare che tenessero conto degli escrementi
delle sette o otto bestie da cui venivano trascinati. E cos la
strada, che non si era mai contraddistinta per una particolare
bellezza, non era nemmeno particolarmente pulita.
Ci malgrado,  la pi deliziosa in cui abbia mai abitato. E la pi interessante.
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CAPITOLO 1.
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"Io abito qui! Abito qui!"
Cominceremo la nostra storia con Jody. Lei viveva in quell'isolato
dai tempi del college, in un monolocale che allora
era parso una sistemazione di lusso, e lo era di certo, specie
se paragonato alla stanza del dormitorio da cui proveniva.
Vent'anni dopo, il monolocale non le sembrava pi
cos lussuoso, ma la luce al mattino era ancora bellissima,
l'affitto era rimasto basso e la grande stanza con il suo magnifico
bovindo, il soffitto alto e la cornice a forma di cordone
attorcigliato continuava a essere casa sua.
In fondo al locale, un gradino portava a una minuscola
cucina da casa di bambola, e dietro la cucina un altro gradino
conduceva al bagno. Jody aveva di recente tinteggiato
da s l'appartamento di un giallo pallido chiamato "peonia
nigeriana". Le modanature e il soffitto, di cui andava particolarmente
fiera, erano smaltati di bianco. Ogni volta che la
stanza brillava alla luce del sole proveniente dal grande bovindo,
Jody si congratulava con se stessa per la serenit
della sua ordinata esistenza, trovando conferma del fatto
che i fine settimana trascorsi in cima a una scala fossero
valsi la pena. Teneva la scala nello sgabuzzino della biancheria
insieme alle sue costose lenzuola accuratamente piegate.
Jody era in generale piuttosto parsimoniosa, e si vestiva
ai grandi magazzini, ma le lenzuola appartenevano a
una categoria del tutto diversa. Erano oggetti sacrificali offerti
con umilt e timore alle divinit della notte. Ogni sera
Jody distendeva le membra sotto il morbido cotone egiziano
non come una sibarita ma come una penitente, una pellegrina,
una cercatrice, e ci che cercava era il sonno.
Nel mezzo della notte in cui ha inizio la nostra storia, come
nel mezzo di molte altre notti, Jody giaceva a letto
preoccupata. Di giorno era una persona allegra fino quasi
all'eccesso, ma di notte soffriva. I frammenti della sua vita
indaffarata incombevano su di lei come spettri, come uffici
fiscali, come suocere. Jody teneva lo sguardo fisso nel buio
e affrontava i propri difetti e le proprie negligenze. Era un
buio pesante quello che la circondava in quei momenti, caldo
e soffocante - l'alito delle recriminazioni -, e allo stesso
tempo vasto, glaciale, indifferente. Jody aveva provato a
contare, ovviamente, e a contare alla rovescia come se stesse
per sottoporsi a un'operazione e le avessero appena somministrato
un calmante. Aveva cercato di cantare, a volte il
motivo di un brano a cui stava lavorando, altre volte canzoni
di Gilbert e Sullivan, punti fermi della sua infanzia di cui
conosceva tutte le parole. Di tanto in tanto provava l'impulso
di intonare i passaggi pi melodici a voce alta e chiara,
facendoli risuonare nella stanza scura. Ma poi rinunciava.
Anche se accanto a lei non c'era nessuno - e capitava spesso
che accanto a lei non ci fosse nessuno -, il suono della sua
voce fra i demoni dell'insonnia risultava stridente, ridicolo.
Il giorno dopo, a scuola, diceva di non avere chiuso occhio.
Era una delle poche ricompense per la sua insonnia:
le altre insegnanti annuivano con fare non esattamente solidale
ma comprensivo, e soprattutto con rispetto. Avevano
tutte passato notti insonni, ma alla fine avevano dovuto
ammettere che Jody era la pi insonne di chiunque altra; e
ci le conferiva una posizione che lei aveva imparato a
considerare quasi preziosa.
Jody sorrideva sempre quando descriveva la sua battaglia
per addormentarsi. Il suo abituale e sincero riserbo
scompariva, facendola diventare decisamente compiaciuta.
Forse si sarebbe comportata in modo diverso se avesse
avuto l'aspetto dell'insonne. Invece i suoi occhi erano vivaci
e luminosi, e sotto di essi non si notavano cerchi gonfi
e scuri. Con i suoi corti capelli biondi, vestita con camicette
ben stirate e pantaloni aderenti, era di una graziosit
estroversa e solare. Aveva un profumo fresco e pulito, e si
muoveva con un'energia morbida e insieme vigorosa. I
bambini le volevano bene, lei lavorava sodo e la gente le
era grata. Si rivolgeva a lei quando aveva bisogno di assistenza
o di consigli sul lavoro, e malgrado Jody avesse
soltanto trentanove anni e sembrasse pi giovane veniva
chiamata affettuosamente la "cara vecchia Jody".
Le sue colleghe la rispettavano e con lei si comportavano
in modo amichevole, ma nessuna di loro era sua amica.
A volte Jody si chiedeva se fosse colpa sua. D'altra parte,
di chi altri poteva essere? Non  certo colpa del postino, si
diceva. Non  colpa del vicepreside. Non  neanche colpa
dei repubblicani. Ma in che cosa consisteva, allora, la sua
colpa? Era un mistero, un mistero su cui Jody meditava a
letto, di notte.
Naturalmente, si era presa un cane. All'inizio aveva deciso
per un gatto pensando che, visto che sembrava lanciata
a precipizio verso un'eccentrica zitellaggine, avrebbe
dovuto cominciare a equipaggiarsi. Ma quando era arrivata
all'ASPCA, la societ che si occupa della prevenzione delle
crudelt contro gli animali, aveva visto un vecchio cane,
un grosso pit bull incrociato, cos bianco da sembrare quasi
rosa, una femmina che scodinzolava con un tale signorile
pessimismo che l'aveva portata a casa con s. L'aveva
chiamata Beatrice, malgrado avesse giurato di non darle
un nome da umano, trovandola una cosa bizzarra e particolarmente
patetica per una donna senza figli. Ma il cane
le sembrava meritare un nome vero. Beatrice non era giovane.
L'ASPCA l'aveva trovata mentre vagava per le strade
del Bronx. Quasi morta di fame e coperta di pulci, era palesemente
sopravvissuta a un'esistenza difficile. Beatrice
era un nome con una sua intrinseca dignit, e Jody pensava
che la vecchia cagna lo meritasse.
Ingrassata e ben curata, Beatrice era un animale di nobile
aspetto, con enigmatici occhi azzurri che cercavano sempre
quelli di Jody con misurata determinazione. Si muoveva
con lentezza e, pur non essendo una giocherellona, era
amabile e sembrava prediligere in particolare gli sconosciuti,
proiettando il corpaccione verso di loro per esprimere
il suo gioioso saluto, ignara che un simile benvenuto
poteva non essere sempre benvenuto. Si fidava di chiunque,
e questo testimoniava la sua natura gentile, visto che
fino all'incontro con Jody nessuno aveva mai meritato la
sua fiducia. Ma Beatrice sembrava essere superiore alle
brutture del mondo, ed esse a loro volta sembravano indegne
di lei. Aveva visto molto, sembrava dire, perci nulla
la sorprendeva pi, nulla la spaventava, nulla la turbava.
Era fortunata di essere viva, e ne sembrava consapevole.
Jody accese la luce e guard Beatrice distesa con le zampe
larghe sul tappetino accanto al letto. Le accarezz la
fronte. La testa di Beatrice era grossa e squadrata come in
un disegno infantile. La bocca era cos ampia che sembrava
sorridere. La lingua penzolava fuori come una grossa
pezzuola di spugna rosa. Beatrice alz il testone e lecc la
mano di Jody. Lei le gratt le orecchie e pens: invece di
un'eccentrica insegnante di musica con un gatto sono diventata
un'eccentrica insegnante di musica con un cane.
Invece di raggomitolarmi davanti al caminetto elettrico
con una tazza di t e il gatto in grembo, faccio allegre passeggiate
sotto la pioggia con il cane al mio fianco. Anche se
forse, pens mentre la massa bianca di Beatrice balzava sul
letto, non c' questa gran differenza. E sorrise del suo destino.
Aveva preso Beatrice otto mesi prima, otto mesi di
compagnia e adorazione reciproche. Quando si sentiva sola,
guardava Beatrice. Quando aveva bisogno di qualcuno
con cui parlare, parlava con Beatrice. Jody era convinta che
la sua vita, sebbene per gli standard consueti fosse tutt'altro
che completa, sarebbe andata benissimo.
Poi Jody conobbe Everett e si innamor. Ci accadde soltanto
due giorni dopo la notte insonne sopra descritta. Alla
fine di una lunga settimana trascorsa a insegnare ai bambini
piccoli ad armonizzare e a seguire ritmi in 3/4 con i blocchetti
di legno, era uscita a fare una tranquilla passeggiata
con Beatrice. Era febbraio e il cielo restava chiaro sempre
pi a lungo ogni sera, ma quel pomeriggio cadeva una neve
leggera e il mondo era grigio. Beatrice correva nel parco
eccitata come una bambina, rotolandosi sul leggero strato
bianco che copriva l'erba e scalciando con le sue zampe
muscolose. Divertita e commossa, Jody si trattenne pi a
lungo del solito malgrado avesse cominciato a nevicare sul
serio, e quando arrivarono a casa era ormai fradicia. Si fermarono
a un semaforo rosso sulla Columbus Avenue, in un
turbine di vento, e fu quando attravers la strada che Jody
vide Everett. Non conosceva neppure il suo nome, ma
quando lui le sorrise attraverso la fitta nevicata a lei parve
di non aver mai visto un uomo pi bello. Si volt e lo
guard mentre lui entrava nell'emporio all'angolo. Vivr
nei paraggi, si disse Jody. Sar uscito a prendere il latte. Lei
sarebbe rimasta ad aspettarlo e l'avrebbe seguito fino a casa,
se non fosse stato per il freddo, la vergogna e il grosso
pit bull che le tirava il guinzaglio.
Ora sono proprio una zitella, pens: innamorarmi di un
attraente sconosciuto incrociato per strada. E, quasi per
provarlo, non appena rientr a casa mise il bollitore sul
fuoco.
Everett non si era nemmeno reso conto che nevicasse finch
non era uscito. Aveva aperto la porta e un vortice di cristalli
gli aveva punzecchiato gli occhi. Una bicicletta incatenata al
palo di un cartello stradale era sovrastata da cuscinetti di
neve sulle manopole, sul sellino, sui cerchioni delle ruote.
Everett era un uomo come tanti finch non sorrideva.
Allora diventava gradevole, addirittura bello, e vistoso come
una grossa, profumatissima rosa da concorso. Con il
suo volto tondeggiante e i suoi lineamenti regolari sembrava
un ragazzo, uno imbronciato ma pur sempre un ragazzo.
Aveva i capelli castani, con una lieve sfumatura di
grigio. Soltanto quando sorrideva e diventava bello la gente
notava, come se li vedesse allora per la prima volta, che
i suoi occhi erano di un azzurro radioso e che malgrado
avesse cinquant'anni le sue guance si coloravano di rosa
come quelle di un bambino.
Di recente non aveva sorriso molto. Si sentiva gi di
corda, come avrebbe detto sua madre. Aveva lavorato sodo
per tutta la vita e continuava a farlo,
ma si annoiava. Terrorizzava i giovani
chimici che lavoravano per lui e ne era
lieto: guardarli chinare la testa e borbottare
i risultati delle loro scoperte, le loro
domande e perfino i loro nomi in preda
a una tremula confusione era un modo
di combattere la noia. Quando un cinquantenne
 annoiato, si dice che sta attraversando
la crisi della mezza et. Gliel'aveva fatto notare
Leslie, la sua ragazza.
"No" aveva risposto Everett. "La noia  semplicemente
mancanza di immaginazione."
E non appena le parole gli erano uscite di bocca si era
reso conto che era vero, che la sua immaginazione si stava
spegnendo, e oltre che annoiato si era sentito depresso.
"Hai bisogno del Prozac o di qualcosa di simile" aveva
detto Leslie.
Ma Everett stava gi prendendo il Prozac.
"Ah" aveva commentato Leslie. "Be', allora fai un bel
viaggio."
"Non andr da nessuna parte" aveva risposto Everett.
Il suo tono era stato pi duro di quanto avrebbe desiderato.
Dopo tutto, Leslie stava solo cercando di aiutarlo. Ma
lui si era reso conto che, malgrado la frequentasse soltanto
da un mese, Leslie era una delle cose di cui era annoiato.
"Passer anche questo" aveva detto lei baciandolo sulla
guancia.
Camminavano lungo Central Park West. La sera grigia
era calata sul Museo di storia naturale. Il bagliore blu del
planetario riluceva tranquillo, fra il cielo della sera, gli alberi
spogli e i mattoni del diciannovesimo secolo. Everett aveva
notato la curiosa armonia e l'aveva trovata confortante.
"S" aveva detto.
"Come l'herpes" aveva proseguito Leslie. "Lo sai, no? Il
fuoco di Sant'Antonio."
Everett sentiva la mancanza di sua figlia. Da bambina, la
neve l'avrebbe resa felice. Ora lei avrebbe semplicemente
socchiuso gli occhi nel vento stando attenta a non scivolare
mentre cercava di raggiungere la metropolitana, come
chiunque altro. Everett poteva sentire l'assenza della sua
piccola mano nella propria. Nel momento in cui Emily era
partita per il college l'appartamento era diventato vuoto,
ed Everett e sua moglie Alison avevano iniziato a guardarsi
da un lato all'altro del letto come se a dividerli vi
fosse una vasta terra desolata. Quando avevano divorziato,
la loro figlia era rimasta sconcertata e furiosa. Avrebbe
voluto poter tornare a casa, nella casa che aveva sempre
avuto. Non aveva capito che lei stessa se l'era portata via
per sempre.
Everett si rendeva conto di non essere stato un padre
particolarmente attento, e per questo la sua desolazione lo
sorprendeva. Gli aveva fatto piacere avere Emily, certo;
l'aveva osservata come se fosse un esemplare di un formicaio
sottovetro, e si era vantato di lei. Era sempre cos indaffarata,
aveva sempre cos tanti progetti, preoccupazioni,
programmi, richieste. Ed era cos rumorosa. Ora la vita
di Everett era silenziosa, attutita, come la strada innevata.
Si ferm al semaforo. Quando la chiazza rossa divenne
una chiazza verde apparvero una donna di bassa statura
ma piena di energia e un cane enorme, fantasmi nella tormenta
candida. Il cane lo guardava con i suoi occhietti socchiusi.
Everett avanz verso di loro, loro verso di lui. Il cane
era cos bianco che la sua pelle rosa traspariva da sotto
il pelo. Sembrava un enorme ratto da laboratorio, con due
occhi a mandorla azzurri. Everett pens a quanto freddo
dovesse avere sotto la neve pungente. Mentre si incrociavano,
il bestione rosa scodinzol e gli spinse il muso contro
la coscia, lasciandovi una traccia sottile di bava.
Beatrice! esclam la donna.
Everett si chiese come mai piacesse tanto ai cani. Era un
sentimento che lui di sicuro non ricambiava.
Non  niente disse, poich la donna sembrava sinceramente
dispiaciuta. Era piccola, con due occhi sgranati, graziosa,
pens lui, in un suo modo trepido e frettoloso. Everett
si costrinse a posare la mano guantata sulla testa del
cane. Non  niente ripet, e sorrise, prima a Beatrice, il
cane, e poi alla donna.
Oh! esclam lei, e gli rivolse un'occhiata intensa.
Everett riprese a camminare. Qual era il codice di comportamento
per una sbavata casuale di cane sotto una violenta
nevicata? Lui aveva fatto del suo meglio.
Scost le pesanti tende di plastica che proteggevano le
arance, le fragole, le mele e i tulipani dal vento gelido e
dalla neve ed entr nell'emporio coreano. Non sapeva se
erano davvero coreani. Supponeva che non lo fossero, dato
che tra loro parlavano spagnolo. Compr del latte e
torn a casa con le scarpe bagnate e imbiancate dalla fugace
purezza della neve. Pass accanto al gay che gestiva il
ristorante all'angolo, intento ad affrontare il marciapiede
scivoloso reggendo i suoi due cagnolini sotto le braccia.
Gli rivolse un cenno del capo, ma l'uomo, che gli sembrava
si chiamasse Jimmy o qualcosa del genere, non parve
notarlo, e lui ne rimase un po' deluso.
Quando intravide la luce rossa lampeggiante nella tormenta
si ferm sul marciapiede e attese che una lettiga venisse
spinta a fatica attraverso i cumuli e caricata sul retro
di un'ambulanza. Si congratul con se stesso per non aver
fissato la figura avvolta nelle coperte, mostrando rispetto
per la tragedia altrui. Ma poi, in preda a un panico improvviso
e irrazionale, grid: Io abito qui! Abito qui!. Un poliziotto
lo prese per un braccio e gli disse: C' stato un incidente.
Appartamento 4F. 4F, pens Everett. L'anziano
scontento del piano di sotto, quello che girava sempre con
l'ombrello. Mentre aspettava l'ascensore, Everett vide due
scatolette di cibo per gatti sulla mensola dell'atrio. Gli inquilini
vi posavano spesso cose che non volevano ma che
apparentemente non riuscivano a gettare. Era una cosa che
lo faceva imbestialire: era l'Esercito della Salvezza, quello?
Lui abitava al quarto piano, ma sal al terzo e si mise davanti
alla porta dell'uomo che girava sempre con l'ombrello.
 morto disse eccitata una vicina. Stava l fuori dall'appartamento
4F con un paio di pantofole pelose arancioni,
insieme ad altri vicini, anch'essi nella stessa trascuratezza
da domenica pomeriggio, e ad alcuni poliziotti.
Non so nemmeno come si chiamava. Afferr un braccio
di Everett. Si  ucciso aggiunse piano.
Neanch'io so come si chiamava disse Everett dopo un
silenzio imbarazzato, e se ne sent in colpa, come se fosse il
motivo per cui l'uomo si era ucciso. Se lo immagin disteso
nell'ambulanza con il lungo volto coperto e l'ombrello
accanto.
E il cane? stava dicendo la vicina con le pantofole pelose,
ancora aggrappata a Everett ma rivolgendosi a un
poliziotto. Everett guard disgustato le sue calzature e la
trasandata combinazione di felpa e scaldamuscoli. Si rese
conto di ignorare i nomi di tutti i suoi vicini, malgrado abitasse
l da due anni. Si scost dalla donna.
Dovremmo chiamare l'ASPCA o qualcun altro? stava
chiedendo la persona senza nome.
Qui non c' nessun cane disse uno dei poliziotti.
Un cucciolo insistette la donna. L'ha preso la settimana
scorsa.
Perch mai, si chiese Everett, un uomo dovrebbe prendere
un cucciolo e poi suicidarsi? Poi rientr a casa a mettere
in frigo il suo litro di latte, quasi rinvigorito e decisamente
meno annoiato di quando era uscito.
La tormenta impervers per ventiquattr'ore, poi si calm
trasformandosi in un dolce fluttuare di grossi fiocchi, infine
cess del tutto mentre la temperatura raggiungeva i
quindici gradi sotto zero. I cagnolini si avvicinavano di
corsa alle auto sepolte sotto la neve per fare trionfalmente
pip sulle creste dei monticelli. Le strade erano silenziose
e impraticabili. Faceva troppo freddo per i bambini e le loro
slitte. Alle cinque di quella sera, Jody port Beatrice al
parco. La vecchia cagna, coperta da un grosso maglione
rosa fatto a mano, saltava nella neve seguita a fatica da
Jody. I rami scricchiolavano, vitrei e ghiacciati. L'aria era
immobile e fredda come la morte, e subito dopo sferzata
da rabbiose raffiche di vento. I sentieri del Central Park
erano stati cosparsi di sabbia, che era gi penetrata nel
ghiaccio sporco. Jody doveva stare attenta a dove metteva
i piedi per non scivolare. Si era avvolta una sciarpa intorno
alla testa, coprendosi la bocca e il naso. Inspirava il calore
del proprio fiato. Il cappuccio le impediva la vista come
i paraocchi di un cavallo da carrozza.
Chiuse gli occhi nel freddo pungente, ma immediatamente
li riapr per non perdere l'equilibrio. Le luci stradali
la guidavano nell'oscurit incombente. Come le briciole
di Hnsel e Gretel, pens, una dopo l'altra, polle gialle di
luce. Lei e Beatrice si fermarono in cima alla scalinata della
Bethesda Fountain, e Jody abbass gli occhi sul lago
ghiacciato. La lastra si stendeva indisturbata, liscia e scura.
Qui sono sola, pens Jody. Prov un impeto di gioia. A
New York, nel bel mezzo di Manhattan, era sola. Non le
sembrava possibile, ma da qualsiasi parte si girasse non si
vedeva altro che neve, ghiaccio e alberi spogli stagliati
contro il cielo nero. Non c'era nessun altro. Nemmeno
uno scoiattolo. La voce di Jody era attutita dalla sciarpa.
Beatrice alz gli occhi su di lei, e Jody si tolse la sciarpa e
inspir l'aria gelida.
Siamo sole ripet.
Quando svolt nella strada in cui viveva, pochi minuti
dopo, era raggiante di solitudine. Nemmeno lo sciatore di
fondo che risaliva la via avrebbe potuto smorzare la sua
sensazione di libert e sconfinata malinconia.
Nella settimana successiva, la neve rimase alta e il clima
gelido. Jody invidiava i vicini della casa accanto, due uomini
e un bel numero di bambini piccoli, che potevano far
uscire i loro cairn terrier in giardino. La finestra del suo bagno
affacciava sul retro, e Jody poteva guardare in basso e
vedere i due cani che nella neve alta avanzavano a balzi
come delfini. Aveva in programma di andare al cinema
con Franny, l'insegnante di arte, una cinquantenne dalla
capigliatura selvaggia che credeva nei poteri curativi dei
cristalli. Ma il tempo era troppo poco invitante, e Franny
aveva annunciato la sua decisione di fumarsi una canna e
guardare video nella confortevole sicurezza del proprio
appartamento.
Di fronte al palazzo di Jody si era formato un solco fra
due banchi di neve in corrispondenza del marciapiede.
Tracce di impronte svoltavano verso gli androni resi scivolosi
dal ghiaccio. Jody seguiva Beatrice, che indossava
di nuovo il maglione rosa che lei stessa le aveva fatto.
Ammir la strana andatura a zampe arcuate del suo cane
e si chiese quale sentiero portasse all'uomo che aveva sorriso.
Non lo vedeva dal giorno della tormenta.
Beatrice si accucci con grazia davanti alla chiesa luterana,
lasciandosi dietro un profondo buco giallastro. Jody
guard. Cosa avrebbero detto i fedeli? Con il piede copr
la cavit con un po' di neve fresca e si allontan furtiva
verso il suo appartamento.
Poi, finalmente, la neve scomparve lasciandosi dietro distese
di sporcizia fradicia, pozzanghere oceaniche a ogni
angolo, fiumi di detriti. Si scopr che sotto il manto bianco
invernale erano sepolti dei tesori. Bucce di banana, patatine
fritte e menu dei take-out, finalmente liberi, galleggiavano
lietamente nei canaletti di scolo. Le cacche di cane
che erano state depositate in cima ai cumuli di neve si disfacevano
sui marciapiedi bagnati.
Quando port fuori Beatrice, Jody si ferm a studiare il
torrentello di uno scarico. Stava cercando di individuare il
guado pi sicuro quando un uomo, che le si era avvicinato
da dietro, disse: Pittoresco, vero?.
Sono come piccoli cadaveri galleggianti osserv Jody
Lui scoppi in una risata e super il rivolo d'acqua con
un balzo, lasciando Jody stordita e ammutolita nel riconoscere
l'uomo che stava cercando, l'uomo che aveva sorriso.
Impotente, lo guard fermare un taxi e scomparire.
"Pittoresco, vero?" ripet fra s, soddisfatta della frase.
Quel sabato pomeriggio, seduta davanti alla finestra, rivide
lo sconosciuto. Aveva cominciato a lavorare a maglia
quasi per scherzo, pensando che fosse un'attivit in sintonia
con la sua vita di zitella, ma con sorpresa aveva scoperto
di apprezzarne la dolce monotonia e di essere molto
brava. Era da un po' che attendeva seduta sul divanetto
davanti al bovindo, facendo tintinnare i ferri con agilit
ma a una velocit quasi feroce. Forse gli far una sciarpa,
chiunque egli sia, pens abbassando gli occhi sul gomitolo di lana color melanzana con cui fino ad allora aveva
avuto intenzione di fare un altro maglioncino per Beatrice.
Poi li rialz e vide entrare lo sconosciuto in uno dei palazzi
sul lato opposto della strada. Ora, se non altro, l'uomo
del sorriso aveva un indirizzo.
Per le successive settimane, Jody port a spasso Beatrice
sul lato della strada in cui aveva scoperto che viveva
Everett. Le piaceva soprattutto fermarsi nei pressi del suo
palazzo e fare due chiacchiere con Heidi, anche lei con il
suo cane. Heidi aveva superato gli ottanta, era sopravvissuta
all'Olocausto ed era, inspiegabilmente, l'immagine
della vivacit e dell'ottimismo. Di recente era caduta e
aveva perso un dente che non poteva essere sistemato prima
del mese successivo, e da allora provava, con scarso
successo, a non sorridere. Il suo cane, un grasso carlino di
nome Hobart, sedeva ai suoi piedi emettendo lievi gorgoglii.
Heidi gli faceva fare il giro dell'isolato quattro volte
al giorno, con qualsiasi tempo. Anche con la neve avevano
affrontato insieme le insidie ghiacciate del marciapiede.
Heidi aveva avuto un pit bull, perci amava Beatrice.
E aveva bisogno di qualcuno con cui parlare, perci amava
Jody. Era una persona interessante, con tante storie da
raccontare (sulla guerra, su Israele dopo la guerra, sulla
visita alla sua vecchia casa nella sua vecchia cittadina in
Germania che aveva fatto solo cinque anni prima, su un
ex marito e un figlio devoto che viveva nel New Jersey,
sui genitori persi nell'Olocausto e su una famiglia di anatre
selvatiche che viveva nel cortile di casa sua quando era
piccola), perci anche Jody l'amava.
Il primo mattino di sole dopo settimane, Jody scese i
gradini di casa con Beatrice e si ferm sul marciapiede ad
ammirare il cielo sereno e luminoso. Vide Heidi e il suo cagnolino,
infagottato in un maglioncino scozzese, avanzare
lentamente sul marciapiede, e si incammin verso di loro.
Oggi tutto sembra diverso disse.
 pieno di colori rispose Heidi.
Un'altra donna anziana, piccola e vestita in modo sgargiante,
agit la mano salutandole mentre le superava a
passo svelto. Muchacho, muchacho disse a Hobart, che
nemmeno si volt.
Heidi indossava un paio di pantaloni e una giacca di lana
dalla linea perfetta, e perfino con i suoi pesanti scarponcini
impermeabili riusciva, come sempre, ad avere un
aspetto europeo e raffinato. Sei cos elegante disse Jody,
e Heidi non riusc a reprimere un sorriso sdentato.
Everett pass proprio in quel momento, e Jody, prigioniera
dello sguardo riconoscente di Heidi, pot vederlo
soltanto con la coda dell'occhio. Si volt con fare alquanto
ineducato, se ne rendeva conto, nella speranza di incrociare
lo sguardo di Everett; ma lui era gi passato.
Erano le otto e dieci di un marted mattina, e le auto dal
lato meridionale della strada erano state spostate in doppia
fila sul versante opposto a causa del parcheggio a lati
alterni. Quando era appena arrivata a New York, a Jody
piaceva assistere al rituale. Era una danza stradale sincronizzata
e silenziosa, aggraziata. Alle dieci e un quarto i
proprietari delle auto sarebbero risaliti al volante e le
avrebbero rimesse negli spazi vuoti che li attendevano sull'altro
versante della strada. Poi sarebbero rimasti l seduti
fino alle dieci e mezzo in attesa di abbandonare la pista da
ballo. Quando Heidi fin di raccontare la storia delle anatre
selvatiche, una delle preferite di Jody, Jody condusse Beatrice
in strada e percorse la schiera di auto in seconda fila
fino a superare una Prius verde e un vecchissimo pulmino
Volkswagen ricoperto di adesivi dall'umorismo infelice.
Era diretta verso un'ampia buca sabbiosa nell'asfalto vicino
all'emporio coreano, dove a volte Beatrice raspava, si
rotolava e faceva i suoi bisogni. Prima di arrivarvi, Beatrice
si ferm accanto a un SUV bianco, si abbass sulle zampe
e cominci a fare pip.
Jody stava guardando in lontananza, un po' per delicatezza
nei riguardi di Beatrice, un po' perch immersa nei
suoi pensieri, quando un vociare rabbioso la riport alla
realt.
Porti via il suo cagnaccio dalla mia macchina!
Una donna gridava dal SUV bianco, agitando il braccio
fuori dal finestrino e calando la mano sulla portiera dell'auto.
Jody era accanto al veicolo, quasi addossata alla fiancata,
ma il grosso specchietto laterale e il riflesso sul finestrino
scuro le avevano nascosto la presenza della donna al volante.
La mano con cui questa colpiva la portiera era allo stesso
livello del suo viso. Per un attimo ne fu spaventata.
Se ne vada! strill la sconosciuta.
Jody indietreggi, trascinandosi dietro Beatrice. La donna,
che aveva un viso curiosamente arancione, agit il dito
nella loro direzione.
Vi terr d'occhio disse.
Allontanandosi dal SUV, Jody si sent un po' scossa. Quella
donna l'aveva spaventata, certo, ma pi ancora aveva offeso
il suo senso della comunit. All'improvviso si gir e
disse, rivolta vagamente in direzione del SUV: Viviamo qui
anche noi. Ma parl piano, e subito dopo si sent smarrita,
come se non vivessero affatto l.
Quella mattina Everett era di malumore per il fatto di
dover andare al laboratorio. Guard con rimpianto il frizzante
cielo azzurro. Avrebbe passato quella gloriosa giornata
nel suo inglorioso laboratorio. Si ferm all'emporio coreano
per comprare un muffin. Poi, quasi soprappensiero,
si ritrov ad acquistare dei tulipani.  ridicolo, pens in
preda a una leggera confusione mentre camminava verso
la metropolitana con i fiori gialli. Avrebbe potuto metterli
sulla scrivania, supponeva, disorientando i suoi colleghi.
Forse si sarebbe anche divertito. Poi vide la piccola donna
bionda con il suo grande cane bianco, ferma sul marciapiede
con un'aria stranamente miseranda. In lei, ferma al sole,
con l'espressione cos smarrita, c'era qualcosa che lo commosse.
Le si avvicin.
Beatrice! disse alla donna, rammentandone improvvisamente
il nome.
Il cane scodinzol.
Ha un'aria cos tetra aggiunse Everett.
Mi dispiace rispose lei, ancora pi tetra.
No, quello che volevo dire  che... Ho comprato questi
fiori. Non sapevo perch, ma quando l'ho vista qui ho capito...
Buon Dio, pens Everett facendo una pausa nel suo discorsetto.
Sto davvero per pronunciare questa frase? Ho
capito che li avevo presi per lei?
Ho capito... Esit di nuovo. Be', Beatrice, ecco qui
aggiunse mettendole in mano i fiori e allontanandosi in
fretta.
Grazie gli grid dietro lei. Ma...
Lui si volt, le rivolse un cenno di saluto e and al lavoro
con il suo muffin, riflettendo sul proprio gesto impulsivo
con un orgoglio alquanto solenne.
Jody mise i fiori in un vaso. Non aveva pi un'aria tetra
o smarrita. L'aveva visto e gli aveva parlato, e lui le aveva
parlato e le aveva offerto dei fiori, anche se pensava che si
chiamasse Beatrice.
Passarono i giorni, i gambi dei tulipani si incurvarono e i
petali gialli caddero lievi sul tavolo, e Jody and a scuola
ogni mattina e insegn musica a bambini piccoli e distratti.
Ogni pomeriggio tornava a casa e si esercitava con il
violino. Certe sere suonava con un piccolo gruppo da camera.
Di tanto in tanto sostituiva un'amica nell'orchestra
di un musical a Broadway. La sciarpa che stava facendo
per l'uomo di cui non conosceva il nome era finita, e Jody
aveva cominciato un complicato disegno per un maglione
in una tonalit di azzurro che sperava fosse intonata ai
suoi occhi. Ci la teneva occupata nelle lunghe notti insonni
in cui Beatrice giaceva sul tappetino accanto al letto
con le zampe posteriori allungate dietro il corpo e quelle
superiori davanti, un Superman bianco-rosa con una lunga
coda sottile. Non c'era alcun bisogno, ovviamente, che
l'uomo venisse a sapere del suo maglione azzurro. Jody si
rassicurava dicendosi che avrebbe potuto essere destinato
altrettanto facilmente a suo padre, anche se in Florida non
gli sarebbe servito a molto.
Febbraio lasci il posto a marzo senza eventi degni di nota.
Una notte di vento, Everett termin il referto che stava
scrivendo. L'ora tarda lo sorprese. Aveva perso il senso del
tempo. A volte lavorava fino alle tre del mattino senza rendersene
conto. Il suo appartamento non era pi collegato a
nulla, pens con amarezza, nemmeno al tempo. Controll
la sua posta elettronica, sperando di trovarvi un messaggio
di Emily. C'era soltanto una chain letter, una lettera a
catena di argomento politico spedita a lui e ad altri da Alison,
la sua ex moglie. Gli inviava petizioni e richieste di
contributi quasi ogni giorno. Adesso che Emily era al college,
era praticamente l'unico contatto rimasto fra loro. Certo,
c'erano le questioni finanziarie e gli accordi per le vacanze.
Ma a parte ci, la persona con cui aveva trascorso la
sua intera vita adulta fino a due anni prima era diventata
un'estranea. Un'estranea improvvisa, pens, e il suono
dell'espressione gli piacque. Nel suo cuore, nei suoi pensieri
e nei suoi ricordi Alison occupava il tipo di posizione
e di spazio che occupava suo cugino Richard. Grandi amici
da bambini. Progressivo allontanamento da adolescenti.
E poi estranei. Al pensiero, Everett prov nostalgia di Richard.
Andavano in giro in bicicletta, ascoltavano i Doors e
facevano film con la cinepresa da otto millimetri di Richard,
riprendendosi mentre guidavano auto inesistenti
sulla strada in cui viveva Everett. Andavano in spiaggia e
a pescare. Schiacciavano le formiche e sedevano per ore
davanti alla tiv in preda a una torpida noia. Everett si
sent vecchio e quasi spaventato all'idea di aver lavorato
fino all'una del mattino senza accorgersene. Presto sarebbe
diventato uno di quelli che non dormivano mai, un vecchio
solitario che andava a letto alle due, si svegliava tre
ore dopo e non prendeva pi sonno fino al giorno seguente,
davanti al televisore, dopo cena.
L'e-mail di Alison lo avvertiva della prossima nomina
al Reproductive Health Drugs Advisory Committee dell'FDA
di un medico che aveva scritto un libro intitolato Ges
voleva bene alle donne. Riabilitare la donna allora e ora. Il
dottore rifiutava di prescrivere contraccettivi e consigliava
alle donne che soffrivano di sindrome premestruale di
leggere la Bibbia. I destinatari della chain letter avrebbero
dovuto firmare e il venticinquesimo di loro avrebbe dovuto
inoltrare un'e-mail di protesta alla Casa Bianca.
Everett detestava quel tipo di comunicazioni e detestava
la politica. La cosa pi brutta era una lettera a catena di
natura politica, e peggio ancora una non aggiornata. La
nomina del temuto medico, in s un vero scandalo, era
stata proposta e ratificata anni prima.
"Cara Alison" rispose Everett. "Il fattaccio  avvenuto
un bel po' di tempo fa. La tua petizione  spam. Cordialmente,
Everett."
Rimpianse immediatamente di aver risposto. Che vecchio
acido stava diventando. Alison era prossima a risposarsi,
e di sicuro il suo nuovo marito non sarebbe diventato
un vecchio acido che dopo mangiato sonnecchia davanti al
televisore con il volume al massimo. Sarebbe diventato un
vecchio tormentato e trascinato a fare escursioni nella regione
cilena dei vini organizzate dallo Smithsonian. Everett
non aveva mai conosciuto l'uomo che Alison avrebbe sposato,
ma Emily lo aveva informato che Bernie era un avvocato.
Bernie l'avvocato, aveva detto Everett, ed Emily aveva
fatto un sogghigno per met disgustato e per met
divertito.
Everett invi un messaggio a Emily. Inspir l'aria del
suo salotto e gli parve viziata. Apr la finestra, lasciandosi
investire da una ventata fredda. Vide la donna con il grande
cane bianco passeggiare sotto di lui. A un tratto, quasi
senza rendersene conto, la chiam. Lei alz la testa sorpresa,
poi sorrise.
Aspetti! grid Everett, e si precipit fuori dalla porta,
lasciandosi temporaneamente dietro il peso del suo appartamento
vuoto. Era stato fiero di se stesso per averle dato i
tulipani, pensando che forse, dopo tutto, non era poi cos
vecchio, cos gretto e prevedibile. La sua ex moglie poteva
anche risposarsi, ma lui era in grado di regalare spontaneamente
dei fiori a una donna. Aveva ripensato spesso ai
tulipani, rammentando la vivace macchia di colore mentre
li porgeva a Jody. Quello che aveva fatto (comprare dei fiori
apparentemente senza una ragione e cacciarli in mano a
una sconosciuta) lo affascinava. Quando l'aveva vista dalla
sua finestra e l'aveva riconosciuta, la sua stessa esistenza
gli era parsa al tempo stesso deliziosa e distante, come i
gerani che d'estate crescevano attraverso le grate di ferro
battuto della finestra della chiesa, o il gatto che dormiva
appoggiato contro la finestra dell'abitazione al pianterreno
della casa all'angolo, o la parete rosso acceso dell'appartamento
al primo piano dello stabile di fronte; poich Everett
aveva pensato molto meno a Jody di quanto avesse
pensato al proprio sorprendente comportamento.
Prima che lui la chiamasse, Jody l'aveva visto alla finestra.
Si era chiesta distrattamente se stesse cercando proprio
lei, allo stesso modo in cui lei si sedeva alla finestra
per vederlo. Sapeva ovviamente che non era cos, ma non
c'era niente di male nel concedersi un piccolo sogno. Per
un attimo aveva coltivato l'idea di salutarlo con la mano,
ma al momento decisivo non aveva osato.
E ora passeggiava al suo fianco su Central Park West.
Non riusciva quasi a crederci. Quando l'aveva visto, Beatrice
si era sollevata sulle zampe posteriori, piantandogli
quelle anteriori sulle spalle, guardandolo negli occhi, leccandogli
l'orecchio e uggiolando eccitata.
Liberandosi, Everett si era chiesto se il prezzo di un po'
di compagnia alle due del mattino non fosse leggermente
alto. I cani, per lui, erano un inconveniente. La parola stessa
veniva usata in frasi esclusivamente negative: qualcuno
ti trattava da cani, o era un freddo cane, o faceva una figura
da cani. Dormivi con i cani e ti svegliavi con le pulci, e a
quel punto ti sentivi da cani.
Da quanto abita nell'isolato? gli chiese Jody dopo che
lui si fu presentato.
Da poco pi di due anni. Dal divorzio. Ho una figlia
che a volte sta da me. Adesso  al college. E la casa sembra
cos vuota.
Per questo  sveglio e vaga per le strade?
Suppongo di s. E la sua scusa qual ?
Irrequietezza? Non lo so. Non dormo mai molto bene.
Everett scopr che era una violinista e un'insegnante di
musica alla Trumbo School, una delle pi progressiste fra
le scuole private di Manhattan. Alison non aveva voluto
mandarvi Emily. I bambini non portavano divise e venivano
lasciati allo stato brado, diceva. Bambini, pens Everett.
Bambini e animali. Erano le frequentazioni di Jody A lui
non piacevano gli animali, e l'unica bambina che avesse
mai potuto sopportare era la sua, e non era nemmeno pi
una bambina. Ma Jody sembrava una brava persona. Era
cos vivace, cos graziosa con quei suoi modi da biondina
della porta accanto. E si stava dimostrando molto disponibile,
accettando di fare una passeggiata con un vicino alle
due del mattino... uno strano vicino che le regalava fiori e
la chiamava dal quarto piano. Era un miracolo che non
pensasse che fosse un maniaco.
Chiss se mio padre ha sentito la mia mancanza, quando
me ne sono andata di casa stava dicendo lei. Io no di
certo.
Non le  mancato? chiese Everett. Quella dichiarazione
non gli era piaciuta.
No. Ma adesso s.
Lui cerc di ricordare se al college avesse sentito la
mancanza dei suoi. Non ci riusc.
Vive in Florida. Entrambi i miei genitori vivono in Florida
disse Jody. Insieme si affrett ad aggiungere.
Passarono davanti al museo, poi svoltarono e tornarono
verso casa sulla Columbus.
Mia moglie sta per sposarsi disse lui.
Lei sorrise.
Strana frase, vero? Ex moglie, ovviamente precis
Everett.
 una cosa bella o brutta? O un po' tutt'e due?
Se smetter di mandarmi chain letter politiche, sar un
gran sollievo.
Jody annu solidale, ed Everett si chiese perch si stesse
confidando, se mai si era confidato, con quella sconosciuta
a quell'ora assurda. Il cane caracollava fra loro e la notte
era cos silenziosa che si potevano udire i suoni della strada.
La radio di un'auto di passaggio. I frenetici latrati di
quelli che sembravano numerosi cagnolini dietro i muri di
arenaria. Il cinguettio dell'apertura a distanza di un'auto.
Il fracasso del coperchio di un bidone della spazzatura
quando un uomo con il codino vi deposit i suoi rifiuti.
Strana ora, per portare fuori l'immondizia osserv
Everett.
Strana ora per stare in giro e notare la gente che porta
fuori l'immondizia ribatt Jody.
Everett aggrott la fronte. In ogni caso dovrebbe tagliarsi
i capelli disse.
Jody si limit a ridere, ed Everett, che aveva visto quell'uomo
assurdo e la sua spazzatura notturna come un facile
oggetto di conversazione, si chiuse in un silenzio contrariato.
I codini sugli uomini calvi sono una cosa orrenda, non
trova? chiese Jody.
Raddolcito, Everett ne convenne e lasci la nuova amica
davanti alla sua porta.
Distesa a letto, Jody era furiosa e angosciata. Aveva passato
settimane a sognare Everett e il suo bellissimo sorriso,
e stasera lui l'aveva chiamata dall'alto, come dal cielo. Si
era confidato con lei, si era rivolto a lei in cerca di solidariet.
E lei come aveva accolto le sue confidenze? Con gli
stessi modi scherzosi e noncuranti con cui accoglieva tutto.
Per come era andata, la scena avrebbe potuto svolgersi
a scuola. "I cetrioli nell'insalata sono sempre cos secchi"
avrebbe potuto osservare una collega. "Oh, be'" avrebbe
risposto lei con un sorriso allegro "non pi dei rapanelli."
Aveva offerto a Everett la comprensione che lui palesemente
desiderava? No. Gli aveva detto di non aver sentito
la mancanza di suo padre quando era andata al college,
l'ultima cosa che lui avrebbe voluto udire. Aveva scherzato
sulla sua reazione di fronte all'uomo con il codino e sulla
spazzatura notturna. Si era rivelata per quella zitella poco
romantica, inflessibile e impossibile da amare che era.
Quando lui le aveva detto che sua moglie stava per risposarsi,
lei aveva sorriso. Sorriso! Incredibile. Non l'avrebbe
mai pi chiamata dalla finestra. Era sceso come un dio nella
notte fredda, e lei aveva fatto dell'ironia. Gli di non sono
abituati a sentirsi ridere dietro. Gli di sono totalmente
sprovvisti di senso dell'umorismo.
Perch dovrei essere interessata a un uomo privo di
senso dell'umorismo? disse Jody ad alta voce.
Beatrice, coricata accanto a lei, alz la testa.
Il mondo  pieno di misteri, Beatrice aggiunse Jody, e il cane chiuse gli occhi rassicurato.
...
.
...
CAPITOLO 2.
...
.
...
Penso sia giunto il momento di dedicare la nostra attenzione
a George, anche se non abita ancora nell'isolato.
George, che adesso ha ventotto anni, era stato un bambino
prodigio. Nessuno lo sapeva, tranne lui. Non era mai
stato sicuro in quale campo di preciso fosse un prodigio,
ma la natura sfuggente del suo dono non aveva alleviato
il peso n smorzato la sua determinazione.
Da piccolo era magro, goffo, timido, e portava sempre
con s minuscoli uomini giocattolo le cui gambe e braccia
gli fuoriuscivano dalle tasche. Era molto attento a come si
vestiva, insisteva a scegliere personalmente i suoi indumenti
e a indossarli senza ascoltare consigli, tanto che al
mondo adulto appariva strano e mal combinato. La sua
condizione di bambino prodigio era un segreto, e con lui
il suo segreto era al sicuro.
Crescendo era diventato un bel ragazzo, di una bellezza
pallida, romantica, malaticcia, dai capelli scuri. Malgrado
continuasse a portare indumenti male assortiti, aveva acquisito
una certa abilit, capace di trasformare ci che un
tempo era sembrato semplicemente cattivo gusto in qualcosa
che ora appariva stile. Le sue tasche non erano pi rigonfie,
contenendo solo qualche ricevuta accartocciata,
forse una tessera scaduta della metropolitana e un logoro
portafogli avuto in regalo per la laurea. Al momento faceva
il cameriere, ma a volte il suo segreto tornava ancora a
farsi vivo come un formicolio a un piede.
George aveva una sorella di nome Polly, che aveva sempre
avuto con lui un atteggiamento protettivo. Era il fratello maggiore, e quindi pi forte anche in virt della taglia. I
suoi otto anni sembravano corrispondere a una notevole
esperienza in pi rispetto ai sei di Polly, e lui l'aveva esclusa
dalla propria stanza e dai propri giochi, guadagnandosi
cos la sua sconfinata devozione. Ma Polly, pur essendo
soltanto una sorella minore, aveva la vista acuta. Adorava
George, e lo teneva d'occhio, e ci che vedeva le gonfiava
il cuore infantile non soltanto d'amore, ma anche di una
dolce, esasperata prepotenza. George aveva bisogno di lei.
Se solo si fosse reso conto di quanto. Polly sentiva una
grande responsabilit nei suoi confronti, cos come nei
confronti del mondo intorno a s.
Era stata una bambina robusta, dalle guance rosee, chiassosa
ed esigente ma, nel profondo, timorosa. A volte, perfino
da piccola, si meravigliava nell'udire il suono della propria
voce. Sembrava emanare autorit, mentre lei vi si
nascondeva dietro. Nei momenti di bisogno, suo fratello si
rivolgeva a lei. Perfino i suoi genitori le chiedevano consiglio
e si rimettevano ai suoi giudizi. Da che ne aveva memoria,
Polly era consapevole di quel peso enorme. Ad aumentare
la sua confusione contribuiva il fatto che era una
persona forte, e le ci erano voluti anni per abituarsi alla propria
apparenza. Ora ne approfittava, ovviamente, come se
fosse una figura mitica, qualcosa che non si era guadagnato
o meritato e di cui pertanto non poteva vantarsi, ma che risultava
comunque utile. Polly aveva imparato a farsi strada
nel mondo come se sapesse di esserne capace. Ma c'era un
inconveniente: se tutti quelli intorno a te ascoltano i tuoi
consigli, potresti cominciare ad ascoltarli anche tu. Polly, 
bene riconoscerlo fin da subito, era tanto impulsiva quanto
imperiosa. Ma le sue mancanze in termini di profondit o
pazienza nel ragionamento erano pi che compensate dalla
sua generosit e dal suo trepido entusiasmo.
Il giorno della nevicata di febbraio, Polly stava salendo
una rampa buia e stretta di scale in un edificio altrettanto
buio e stretto, il condominio dell'East Village in cui allora
abitava suo fratello. Sal una rampa, poi un'altra, quindi
una terza. Erano quattro piani, e George viveva all'ultimo.
Polly era piccola ma in forma, e andava fiera della rapidit
della sua ascesa. Fingeva di essere impegnata in una
corsa e di essere in testa.
Un ragazzo con cui era uscita aveva osservato che la
sua testa era grande in proporzione al corpo e che molte
persone potenti avevano la testa grossa, per esempio Bill
Clinton. Voleva essere un complimento, ma dopo quella
volta Polly l'aveva odiato, perch era vero. Si era guardata
allo specchio e aveva visto una bambola-Polly con un testone
che si muoveva su e gi. Ci malgrado, si rammentava
ogni tanto, Bill Clinton...
In mano reggeva un sacchetto e la mole del "Times"
della domenica, pesante e scivolosa, e la premeva contro il
fianco. L'odore di ammoniaca proveniente dalla cassetta
dei gatti della vicina al piano di sotto le fece lacrimare gli
occhi. Sulla sua porta c'era un adesivo che avvertiva i vigili
del fuoco della presenza dei gatti in caso di emergenza.
Ce n'erano sei. Polly buss alla porta di George.
Sono io disse.
Quando la porta si apr e suo fratello le si par davanti
sorridente, la luce invernale si rivers nel corridoio. Malgrado
il tanfo di gatto e malgrado l'infelicit che l'aveva
condotta l, Polly avvert il calore, batt le palpebre al bagliore
diffuso da George e dalla luce e si chiese:  possibile
non essere felice? Poi si ricord che non lo era e pos la testa
sulla spalla di George.
Gli uomini sono dei maiali disse lui, e le tolse il giornale
di mano.
No rispose lei. Non pu essere questa la risposta.
No?
Polly scroll le spalle e si sedette sul divano. E poi, cosa
c'era che non andava nei maiali? Erano bestie intelligenti.
E da loro si ricavava il bacon. Il televisore di George era acceso,
ma con il volume azzerato. Un programma di viaggi?
Si vedevano panorami aerei di una linea costiera. George
le prese di mano anche il sacchetto. Bagel, salmone affumicato
e formaggio fresco. Le port una tazza di caff. Da
quel punto di vista era un fratello riguardoso, la metteva
sempre a proprio agio, le portava regali.
Sono triste disse lei.
George fece una faccia perplessa, le diede un buffetto
sulla mano e poi le raccont un episodio divertente sul ristorante
in cui lavorava; poich da un altro punto di vista
non era un fratello riguardoso: ogni volta che Polly si lasciava
andare a esprimere una preoccupazione o a manifestare
una debolezza, lui cambiava subito argomento. Di
tanto in tanto, come quel mattino, Polly diceva di essere
infelice solo per metterlo alla prova.
La storiella di George era in realt una vecchia barzelletta
su un uomo che finge di essere cieco per convincere il
barista a lasciarlo entrare nel locale con il suo chihuahua.
"Mai visto un chihuahua per ciechi" dice il barista, che
nella versione di George si chiamava Keith.
"Cosa?" esclama l'uomo che finge di essere cieco. "Mi
hanno dato un chihuahua?"
Non finisci mai di deludermi disse Polly in tono gioviale.
Guarda sussurr George indicando incantato la parete
come se fossero in una foresta. Come se quello che aveva
visto fosse una volpe. Ma non era una volpe, bens uno scarafaggio.
Uno scarafaggio bianco, opaco e zampettante.
Albino.
Polly rimase momentaneamente affascinata dallo scarafaggio
albino. La sua prima intenzione fu di alzarsi e schiacciarlo
con il giornale. Ma la stranezza dell'insetto bianco che
attraversava la parete bianca la distrasse dai suoi stessi movimenti.
Invece di alzarsi e uccidere lo scarafaggio, rimase
seduta a fissarlo mentre scompariva dietro il televisore.
Incredibile disse George. Stava sorridendo.
Polly e George avevano dovuto affrontare insieme le
difficolt fin da piccoli. I loro genitori avevano divorziato
quando George aveva cinque anni e Polly tre, e loro avevano
fatto avanti e indietro dalle due case  deux, come Polly
amava chiamarle, come una coppia di ballerini. Da che
aveva memoria, George era stato il suo compagno di danza,
la costante della sua vita. Non riusciva a immaginare
una settimana senza vederlo, o un giorno senza parlare
con lui al telefono. Che si fossero visti o no durante la settimana,
nel weekend si incontravano sempre. A volte uscivano
con altri amici per un brunch. Altre volte George passava
da lei alle quattro o alle cinque del mattino, dopo
essere stato fuori fino a tardi, e al risveglio Polly lo trovava
raggomitolato nella poltrona come un randagio ossuto e
gli preparava le uova. Ogni tanto, come quel mattino, lei si
recava nel suo orribile appartamento nel Lower East Side e
gli portava bagel e salmone affumicato. Lo adorava.
 la cosa pi rivoltante che abbia mai visto disse.
Non rimetter mai pi piede in questa casa.
George non rispose. Prov l'impulso di parlare, di pronunciare
frasi con la bocca piena di formaggio e bagel semimasticati
soltanto per irritare Polly. Inarc le sopracciglia
e schiuse le labbra.
Non farlo disse lei.
La luce invernale era argentea e filtrava irregolarmente
dalla finestra formando un rettangolo luminoso entro il
quale Polly sedeva con aria di superiorit, come una gatta.
Ma lei  superiore, si disse George. Indossava la sua versione
di abbigliamento informale, la cui relazione con gli
indumenti di George era simile a quella che pu esistere,
per esempio, tra lo scimpanz e l'uomo. Portava dei jeans,
ma da dove venivano? Da una rivista? Erano perfetti, il cotone
ritorto tinto nella giusta gradazione di colore, con una
linea che sembrava quasi anticipare la moda. Il suo maglione
era elegante, fine. George tese la mano e le diede un
colpetto sulla morbida spalla. Lei gli pos la guancia sul
braccio.
Oh, George disse, e lui avvert, pi che udire, un sospiro
triste. Balz in piedi e prese ad andare avanti e indietro
per il minuscolo salotto. Odiava quando lei era triste.
Gli sembrava una sorta di tradimento.
Che succede? chiese Polly. Ma lo sapeva.
Andiamo al cinema propose George.
Non ho un posto dove vivere disse Polly infilandosi
il cappotto.
Starai qui da me.
Polly guard il punto del muro che lo scarafaggio albino
aveva attraversato poco prima. Non ci penso proprio.
George le porse la lunga sciarpa che lei aveva lasciato
cadere sul suo traballante divano futon. In effetti qui 
orribile disse. Ehi, ma la casa non dovrebbe andare alla
moglie?
Polly ignor l'osservazione. Non era sposata con Chris,
la casa gli apparteneva da prima che lei vi si trasferisse, e
lei la odiava ancora pi di quanto odiasse Chris. Anzi, in
quel momento l'appartamento le sembrava esattamente
come lui: un monolocale anonimo in una torre appartata e
luccicante. Era di certo una descrizione che si adattava
perfettamente anche a Chris, seppure c'era stato un tempo
in cui la sua insulsaggine le piaceva, perch la scambiava
per affidabilit. Quando si era trasferita nel palazzo
sferzato dal vento dell'Hudson, la costruzione le era sembrata
sporgersi dalla grande Manhattan verso i grattacieli
simili sulla riva opposta, nel New Jersey. L'edificio era cos
isolato dalla citt che l'amministrazione forniva un pulmino
per accompagnare i residenti alla pi vicina fermata
della metropolitana.
Comunque, per stanotte puoi restare disse George.
Sul futon.
Polly rabbrivid.
Ho una settimana di tempo rispose. Chris era andato a fare sci di fondo, una vacanza che lei aveva programmato
insieme a lui, ma che ora avrebbe sfruttato per cercare un appartamento.
...
.
...
CAPITOLO 3.
...
.
...
Scesero le scale e uscirono nella neve, che dal velo sottile
di fiocchi luminosi e sferzati dal vento di un'ora prima,
quando Polly era arrivata, si era trasformata in una
densa nube vorticante. Il mio ragazzo sta rompendo con
me, si disse Polly. Ha rotto con me, si corresse. Mi ha lasciato.
E, come se non bastasse, in una settimana non riuscir
mai a trovare un appartamento. Dovr vivere con
mio fratello e i suoi insetti albini. Abbass gli occhi sui
propri piedi sul marciapiede imbiancato. I suoi stivali si
sarebbero rovinati.
Mentre George e Polly arrancavano nella neve, Simon se
ne stava comodamente seduto in una poltrona di pelle
con i piedi appoggiati su un'ottomana, gli unici due mobili
nel suo minuscolo salotto. Simon abitava nel nostro
isolato, dove si era trasferito diciotto anni prima fresco di
specializzazione, anche se nessuno, gi allora, l'avrebbe
definito fresco. Era un "giovane anziano", che si godeva
la propria solitudine, se possibile, in accappatoio. Lavorava
con la gente, ma non ne era minimamente attratto, e in
privato si definiva non un assistente sociale bens un assistente
asociale. Adesso, a quarantasei anni, viveva ancora
nel suo appartamento con una camera da letto al pianterreno
del numero 232, un alto e cupo palazzo di arenaria
sul lato meridionale della strada. Simon apprezzava i fine
settimana, e quella domenica, come al solito, si era goduto
la lettura completa del giornale in tutta tranquillit, aveva
consumato un'intera caffettiera, si era appisolato per
un'oretta come gli capitava spesso dopo aver bevuto il
caff e stava guardando il piccolo giardino innevato fuori
dalla finestra. Ogni mattina, alle 7,45 precise, Simon poteva
essere avvistato mentre si dirigeva verso la fermata
della metropolitana di 72nd Street e poi rivisto mentre tornava
a casa fra le quattro e le sette, a seconda dei suoi appuntamenti.
Lavorava come assistente sociale "asociale"
nelle lontane lande di Rivendale, e reggeva una valigetta
rigonfia di fascicoli riguardanti coloro che considerava gli
sfortunati, gli infelici e i trascurati. L'unico cambiamento
nella sua routine si verificava in autunno, quando lui
scompariva all'improvviso. Accadeva ogni anno, come
avrebbe notato chiunque vi avesse prestato attenzione.
Ma Simon era solo una delle molte figure che si affrettavano
sul marciapiede, e i suoi vicini di casa, intenti anch'essi
ad affrettarsi sul marciapiede, non si sentivano certo in
dovere di tenere il conto di tutti i pedoni che facevano
dondolare una valigetta. Ci malgrado, il portinaio a cui
Simon rivolgeva un cenno di saluto ogni mattina, l'elegante
uomo di colore in carrozzella che gli dava il buongiorno
dalla sua solita postazione sul marciapiede, l'adolescente
posizionato accanto ai fiori nell'emporio coreano
per scoraggiare i taccheggiatori, tutti loro avrebbero avvertito
qualcosa di strano alla fine dell'estate, per poi
scrollare le spalle e decidere che era dovuto al mutamento
del clima, all'arrivo dell'aria fresca. E in effetti, la scomparsa
di Simon era direttamente
collegata al cambio delle foglie.
Ogni novembre, Simon chiudeva i
suoi fascicoli, abbandonava la valigetta
e passava gli sfortunati, gli
infelici e i trascurati ai suoi colleghi.
Novembre era la stagione della
caccia alla volpe, e in quel mese
Simon poteva essere visto in lucidi
stivali neri, giacca nera e berretto nero di velluto a cavallo
di un enorme baio sulle colline ondulate della Virginia.
Per il resto dell'anno viveva da solo nella casa di arenaria
al pianterreno che fronteggiava il bel giardino. Non
poteva accedervi poich tale privilegio era limitato alla famiglia
che occupava i due piani sopra al suo, un membro
della quale si guadagnava da vivere dando ripetitive e rumorose
lezioni di piano. Ma ogni primavera Simon poteva
guardare fuori dalla finestra e vedere le giunchiglie ricoperte
dall'ultima, imprevista nevicata. Poteva vedere i
quattro sottili tronchi bianchi delle betulle e la silvia gialla
fra le delicate foglie nuove, e poi l'erba grigia e le foglie
grigie di agosto immobili sullo sfondo del cielo grigio di
agosto. Tutti i suoi amici se ne andavano dalla citt per almeno
una parte del mese. Fuggivano a Cape Cod o nel
Maine, a volte a Parigi o a Venezia. Ma Simon rimaneva,
attendendo con pazienza l'autunno. A volte pensava di lasciare
quel piccolo, buio e umido appartamento. Soltanto
due cose lo facevano restare: il giardino - che ormai, dopo
tanti anni, conosceva cos bene - e l'affitto. L'appartamento
di Simon era ad affitto calmierato, e la caccia alla volpe
era uno sport costoso. Simon sarebbe rimasto l per sempre,
per andarsene ogni autunno.
Era alto e al limite della goffaggine, con la faccia di chi 
appena sceso dal letto. Ci lo rendeva simpatico a molti
prima ancora che aprisse bocca, ed era una fortuna visto
che Simon non parlava spesso, e quando parlava non lo
faceva particolarmente bene. La sua voce era bassa e indistinta,
e la gente doveva sporgersi verso di lui per poterla
udire. Ma era un buon ascoltatore. Era competente e disciplinato
nel suo lavoro, ma al di fuori era estremamente timido.
Per questo era un bene che fosse una persona tanto
autosufficiente. Quel giorno di neve si era goduto il suo
riposo in poltrona, ma alle due era sopraggiunta la fame.
Non aveva cibo, visto che Simon non mangiava mai a casa,
preferendo sedersi al bar di un ristorante con un romanzo.
Ma quale ristorante sarebbe stato aperto con una
simile giornata? Indoss il cappotto e gli stivali, prese la
copia di The American senator di Trollope, si cal in testa
un assurdo berretto di maglia che sua zia gli aveva inviato
per Natale e usc nella tormenta. Simon si vestiva sempre
con grande cura, ma a volte, all'ultimo istante, perdeva la
concentrazione. Con il suo colorato berretto avanz strascicando
sul marciapiede, su quel poco che era rimasto
sgombro dalla neve, dietro una donna sottile con una lunga
pelliccia di visone che aveva gi visto in quella strada
ma che non conosceva.
La donna con il visone abitava di fronte al palazzo di
arenaria, in un ampio appartamento all'interno di un piccolo
condominio, e vi aveva abitato per tutti gli anni della
sua vita coniugale, ormai pi di quaranta. Era magra e
nervosa con un'abbronzatura perenne di un colore allarmante
che di norma non si riscontrava in natura e che risultava
particolarmente improbabile in una tormenta di
neve. Era pi vecchia di quanto sembrasse, ma questo solo perch il suo aspetto non suggeriva un'et particolare.
Certi individui sembrano ben conservati; Doris sembrava,
semplicemente, conservata. In generale non piaceva alla
gente, ma lei non se ne curava. Era addetta all'orientamento
presso un'esclusiva scuola maschile, un istituto in
cui gli alunni portavano l'uniforme, e vedeva il mondo intero
come se fosse un adolescente viziato e recalcitrante,
un'eruzione di minacce e di ormoni, un globo di incivilt
e fallimenti. Questo, il mondo, era il suo fardello. E malgrado
il suo peso la irritasse, non si sottraeva al proprio
dovere. Affrontava il lavoro e la vita in generale con una
tetra superiorit unita a un drammatico, quasi isterico
pessimismo. In quel momento era diretta al ristorante all'angolo,
dove avrebbe comprato un po' di zuppa da portare
a casa. Quanto meno sperava di trovare la zuppa, ma
dava comunque per scontato che sarebbe rimasta delusa.
Perch il mondo era cos: deludente. Per quanto ti sforzassi
di andargli incontro, il mondo ti deludeva. Doris avanzava
a passo di marcia in una giornata ostile quando per
pranzo avrebbe tranquillamente potuto aprire una lattina
di zuppa di lenticchie. Aveva deciso di sostenere il ristorante
di zona e riportare a casa due grossi contenitori di
zuppa di piselli, la sua preferita nonch il piatto speciale
della domenica, e oggi guarda caso era domenica, tormenta
o non tormenta; eppure era quasi certa che il ristorante
sarebbe stato chiuso, che avrebbe riaperto soltanto
per la minestra di scarola del luned, una brodaglia amara
che inspiegabilmente era la preferita di suo marito, ma
che lei giudicava immangiabile. Be', di sicuro domani non
sarebbe uscita apposta per prenderla. Non con quel tempaccio.
Harvey ci sarebbe dovuto andare da solo. Non era
sovrumana, lei.
Con grande sorpresa di Doris, il Go Go Grill era aperto,
e il proprietario era seduto al suo solito tavolo con il suo
solito bicchiere di vino come se fuori non vi fosse alcuna
tormenta. La salut con lo stesso calore di sempre, quello
che mostrava a tutti i suoi avventori, con una tale equanimit
che nessuno poteva lamentarsene ma nemmeno esserne
particolarmente soddisfatto. Era una delle ragioni
per cui la gente frequentava il ristorante: la speranza di ricevere
uno speciale segno di favore.
Sono sorpresa che siate aperti disse Doris. Sembrava
delusa, e in realt lo era. Si era aspettata che le sue speranze
di ottenere la zuppa di piselli venissero infrante, e quell'aspettativa
non era stata soddisfatta.
Non ho altro da fare rispose Jamie. I suoi due cairn
terrier sonnecchiavano ai suoi piedi. Contro le regole municipali
i cani erano i benvenuti nel suo ristorante, e per
cinque anni Jamie se l'era cavata con qualche multa occasionale.
Il suo atteggiamento rilassato verso quelle che,
Doris lo sapeva, erano le forze perennemente antagonistiche
del mondo (il tempo, il governo, i suoi stessi avventori)
era per Doris una preoccupazione e un motivo di irritazione.
Jamie non sembrava fare mai niente, eppure il
ristorante era sempre pieno. Le tormente imperversavano,
i cani sonnecchiavano, ma c'era sempre cibo da offrire
e camerieri per servirlo.
Jamie si volt per salutare l'uomo alto con il vistoso cappello
di maglia che aveva seguito Doris nel locale. Doris
non gradiva che i suoi interlocutori la trascurassero. Jamie,
si disse provando il calore confortevole e familiare della
propria stessa disapprovazione, era un egoista che sentiva
di avere chiss quali diritti, non molto diverso dal ragazzo
che gioved era stato mandato nel suo ufficio. Nathan
Ehrenwerth. Lei avrebbe dovuto parlare di nuovo con i suoi
genitori. La madre riusciva a stento a ricordare il proprio
nome. Margaret Nathan, pens Doris con disgusto. Forse 
per questo che hanno chiamato Nathan il ragazzo: un
espediente mnemonico per una madre distratta. Come
avesse fatto a scrivere un libro - diversi libri, giusto? - Doris
non riusciva a capirlo. Non c'era da stupirsi che il ragazzo
fosse cos deconcentrato. Il padre, al contrario -
Edward Ehrenwerth -, era un affascinante signore inglese.
Gran propriet di linguaggio. Doris non riusciva a immaginare
cosa potesse pensare quell'uomo colto e educato di
suo figlio, un fallito che parlava a monosillabi, sempre con
la testa fra le nuvole, con le sopracciglia unite in un'unica
linea, le scarpe da tennis con le stringhe slacciate e un iPod
appeso ai pantaloni a vita bassa. Ora, Jamie non aveva sopracciglia
che si congiungevano nel mezzo. E presumibilmente
non saltava le lezioni di matematica nascondendosi
in biblioteca a leggere fumetti, che era l'infrazione commessa
dallo studente. Ma quanto le sarebbe piaciuto pretendere
da Jamie delle scuse scritte e una settimana di servizio
civile obbligatorio. Naturalmente uno come Jamie
non avrebbe mai pensato al servizio civile, a meno che non
fosse il tipo che donava pochi dollari a qualche fondazione
per la lotta contro l'AIDS. I gay erano dei terribili narcisisti,
pensava Doris. Certo, a prima vista Jamie non sembrava
un narcisista. Se non altro non si vestiva nel modo che ci si
sarebbe potuti aspettare. N era esageratamente muscoloso
com'erano di solito quelli come lui. A dire il vero aveva
un aspetto scarmigliato che ti metteva a tuo agio. Era, concluse
Doris, del tutto inaffidabile.
Attese la sua zuppa in silenzio, seduta al banco.
Posso offrirle da bere? chiese Jamie sedendosi accanto
a lei.
Doris lo occhieggi con sospetto. Da bere? A quell'ora?
Lui le diede un colpetto sulla mano. Un t per riscaldarsi?
Un cappuccino per ringraziarla di essersi avventurata
fuori in una giornata cos tremenda?
Doris accett una tazza di t deteinato pensando, non si
sa bene se sotto l'influenza della bevanda calda o delle calorose
attenzioni del ristoratore, che il povero Jamie, pur
con tutti i suoi difetti e le sue attitudini, era comunque
giovane con un certo potenziale. Ed era anche un uomo
con famiglia, ramment a se stessa. Con spirito di riconciliazione
gli chiese come stavano i suoi figli. Da precedenti
conversazioni e sondaggi condotti nel quartiere aveva
scoperto che Jamie ne aveva cinque. Due coppie di gemelli,
maschietti di due e quattro anni, e una bambina di sette.
Il suo ragazzo, o compagno, o equivalente del coniuge
o sposo (potevano essere andati a sposarsi a Vancouver o
addirittura a Provincetown: si era arrivati a questo punto,
giusto?), a quanto ne sapeva lei era un banchiere d'affari,
perci potevano permetterseli, ma cinque figli di questi
tempi? Non c'era da stupirsi che avesse sempre un'aria
arruffata, pur disponendo di due tate.
Jamie le rispose che i suoi figli stavano bene (un campanello
d'allarme, pens Doris) e si rivolse a Simon, che indossava
ancora il suo ridicolo berretto malgrado si fosse
seduto al banco e stesse mangiando un'omelette. Perch
non si trasferisce in Virginia e mi lascia il suo appartamento?
gli domand in tono implorante.
Simon parve sorpreso. Come faceva Jamie a sapere che
lui andava in Virginia? Cenava al ristorante quasi ogni sera,
ma non era sua abitudine parlare con qualcuno del suo
prezioso mese di vacanza nei territori di caccia. Suppongo...
Si ferm. Gi, perch? si chiese. Fiss il suo cibo. Accanto
all'omelette, i broccoletti brillavano alla luce di una
piccola candela. Perch vivo qui borbott.
Malgrado abitasse in una grande casa di arenaria due
numeri pi in l rispetto a Simon, Jamie era costantemente
alla ricerca di appartamenti sfitti. Oltre ai suoi cinque
figli, sembrava mantenere un piccolo stuolo di piacenti
ex. A volte a Doris ricordava un'anatra, seguita ovunque
da una lunga fila di anatroccoli. Gli ex lavoravano al ristorante
come camerieri, direttori di sala, cuochi e contabili.
Alcuni di loro erano stati giovani, altri lo erano ancora.
Erano di nazionalit diverse e parlavano varie lingue. Jamie
aveva imparato abbastanza bene lo svedese e il russo;
il suo spagnolo e il suo tedesco erano perfetti, il suo portoghese
passabile. Go Go, il nome del ristorante, significava
cane in cinese.
Dovrebbe farci qualcosa, con tutte quelle lingue disse
Doris, ma quando Jamie le chiese cosa avrebbe dovuto
farci, lei non seppe rispondere; quindi prese la zuppa e
affront di nuovo la tormenta ululante per tornare a casa
da Harvey, il quale aveva sviluppato la sgradevole abitudine
di guardare il poker in tiv e mostr di apprezzare
la zuppa molto meno di quanto lei si sentiva in diritto di
pretendere.
Anche Simon port a casa un po' di zuppa, che riscald
per cena. Poi prepar la valigetta, rassegnato al viaggio dell'indomani
mattina, e and a letto soddisfatto, come sempre,
del suo fine settimana di riposo.
Nel grattacielo da cui sarebbe dovuta andare via, Polly,
dopo essersi spogliata per andare a letto, era seduta in salotto
e guardava il fievole luccichio delle luci della citt che
penetrava il grigio della tormenta. L'appartamento si trovava
al diciannovesimo piano e da l si poteva scorgere
l'Empire State Building, la cui guglia rossa diffondeva una
luce rosata come se fosse stata l'alba. Sul lato opposto della
strada riusciva appena a distinguere una classe di danza o
forse di arti marziali, corpi vestiti di bianco che si muovevano
rapidi dietro le finestre. Odio questo posto, si disse.
Ma stava piangendo e non voleva andarsene. Odio Chris,
pens. Per stava tenendo una sua vecchia camicia a contatto
con la guancia. Lui aveva lasciato una bottiglia di birra
vuota sul tavolino, il che era tipico. Le mancava. Erano
stati insieme due anni, uno dei quali di convivenza. La stava
lasciando per una ragazza che aveva conosciuto al lavoro.
Un avvocato come lui. Quando si fossero lasciati, pens
Polly, avrebbero potuto farsi causa a vicenda per gli alimenti
senza pagare alcun legale. Ma erano avvocati immobiliari,
perci si sarebbero rivelati incompetenti e avrebbero
perso entrambi la causa. Quel pensiero le diede un certo
conforto, e Polly si alz, sciacqu la bottiglia di birra e la
mise nel contenitore per il vetro. Gli sferr un calcio, ascoltandone
soddisfatta il tintinnio.
Malgrado il freddo e la neve, Polly cominci a chiamare le
agenzie immobiliari fin dal mattino seguente. Alla fine
trov un giovane che, essendo riuscito ad arrivare in ufficio,
propose entusiasticamente di mostrarle un appartamento
quel pomeriggio stesso, e cos prese gli sci da fondo
e risal sbuffando West End Avenue nel buio invernale, senza
mai smettere di piangere, per incontrarlo all'orario stabilito.
Aveva impiegato un'ora per giungere a destinazione,
ma adesso, il corpo sudato per lo sforzo e il volto reso insensibile
dal freddo, superata una persona avvolta in varie
sciarpe e con un grosso cane bianco, vide il numero su una
tenda sopra l'ingresso incurvata dal peso della neve.
L'agente immobiliare era pi giovane di lei, il che non
la rassicurava, ma l'affitto dell'appartamento era calmierato,
e questo invece la rassicurava. Il ragazzo indossava
giacca e cravatta sotto il piumino. Con l'ascensore salirono
al terzo piano e si fermarono davanti a una porta sigillata
con il nastro giallo della polizia.
Non ci badi disse l'agente staccandolo.
Okay fece Polly. Stava pensando a Chris, e prov
un'ondata improvvisa di rabbia e sofferenza che le fece fischiare
le orecchie. L'agente immobiliare le offr educatamente
un fazzolettino di carta, cosa di cui lei aveva bisogno
ma da cui si sent offesa. Aveva coraggiosamente sciato per
le strade di New York, ma quel ragazzino che portava scarpe
eleganti nonostante la neve aveva colto la sua debolezza.
Era una sensazione insolita e sgradita. Polly si sentiva
spesso impotente, ma capitava di rado che qualcun altro lo
capisse. Raddrizz le spalle.
Grazie disse con la sua voce sonora, e lo guard negli
occhi.
Soddisfatta, lo osserv abbassare rispettosamente lo
sguardo. Cos andava meglio. Ma poi sent di nuovo le lacrime
colarle sulle guance. Si gir fingendo di guardare la
misera rientranza che l'agente chiamava cucinino-cambusa,
si asciug gli occhi e si soffi il naso facendo meno rumore
possibile. Cucinino-cambusa, si disse.  una ridondanza.
Una cambusa  gi una cucina. Su una barca.
Cucinino stile cambusa, avrebbero dovuto chiamarlo. E
perch non soltanto cambusa, lasciando implicito il resto
visto che palesemente non erano su una barca? O magari
semplicemente minuscolo angolo-cucina? Seguendo l'agente
immobiliare, Polly cerc di prestargli attenzione. Dall'esterno
era un palazzo qualunque, anche se nella neve i
mattoni rossi le erano sembrati graziosi, ma l'appartamento
in s era trasandato e buio, pi grande delle sue reali necessit
e pi caro di quanto avrebbe potuto permettersi. Si
chiese perch si fosse presa il disturbo di visitarlo.
L'agente immobiliare accese un'inclemente luce a soffitto.
Si fermarono sotto, ciascuno nella propria pozzanghera
di neve sciolta. Il padrone di casa  un amico disse lui.
Polly, stringendo a s gli sci e sudando, lo fiss. Comprendeva
a stento le sue parole, e ancora meno il significato.
Avrebbe voluto tornare a casa, ma non aveva una casa.
Okay,  mio zio,  per questo che so della sua esistenza.
L'inquilino precedente... ehm, l'ha appena liberato. Ha
lasciato tutti i suoi mobili.  un affarone.
Ha lasciato i suoi mobili?
L'agente immobiliare guard a terra.
Nel senso che  morto.
Oh fece Polly.
Si guard intorno con maggiore interesse.
Ma i familiari non vogliono le sue cose?
Lei le vorrebbe? disse l'agente.
Il divano era dozzinale, vecchio e sfondato. C'era una
piccola libreria con un'impiallacciatura scrostata di quercia,
stipata di vecchi giornali ingialliti. Il tavolino, con la
stessa impiallacciatura scrostata, aveva soltanto tre delle
sue quattro gambe. In una camera si vedeva un materasso
con le lenzuola sporche posato direttamente sul pavimento.
L'altra stanza era invasa anch'essa da pile di vecchi
giornali.
Non  costretta a prenderlo ammobiliato si affrett a
precisare il giovane.
Polly guard fuori dalla finestra della camera da letto.
Era al terzo piano. I rami pi alti di un albero carico di neve
si tendevano davanti a lei. Nel cielo di velluto scuro brillava
una scheggia di luna di un bianco lancinante. Le finestre sul
lato opposto della strada brillavano di una calda luce gialla.
Quando  morto? domand.
Ehm... l'altro ieri.
Come  morto?
Lui... be'... si  impiccato.
Si  impiccato qui due giorni fa? E lei mi sta mostrando
l'appartamento? Ma  pazzo?
L'agente immobiliare arross.
 la mia prima commissione sussurr.
Ges esclam Polly, domandandosi se stessero commettendo
un reato con la loro semplice presenza. Voglio
dire, insomma...
Restarono l fermi, il ragazzo dell'agenzia immobiliare
con gli occhi fissi a terra, Polly guardando fuori dalla finestra.
Sperava che sarebbero riusciti a rimettere a posto il
nastro giallo.
L'affitto  calmierato aggiunse lui.
Suo zio dovrebbe vergognarsi disse Polly. Dio.
Guard le ruote di un'auto parcheggiata che giravano a
vuoto nella neve. Ud il lamento del motore. Il conducente
scese, sbatt la portiera e si allontan a passi incerti. Polly
ud di nuovo il lamento, ma questa volta si rese conto che
proveniva dall'interno dell'appartamento.
Ha sentito? disse.
Mortificato, l'agente immobiliare scroll le spalle. 
davvero un buon affare disse.
Polly segu il suono fino a un ripostiglio. Apr l'anta e
vide, su una pila di indumenti sistemata in basso, un minuscolo
cucciolo.
Ehi! esclam l'agente immobiliare.
Polly raccolse con una mano il cucciolo, e la bestiola uggiol.
Si volt verso l'agente immobiliare, che aveva estratto il
cellulare.
Zio Irv? stava dicendo. Non ci crederai...
Dica allo zio Irv che lo prendo disse Polly.
...
.
...
CAPITOLO 4.
...
.
...
"George, sveglia!"
Chiunque di voi lettori abbia mai cercato un appartamento
dovr ammettere che i cacciatori di case non mostrano
una grande sensibilit nei riguardi di chi li ha preceduti.
Non appena l'agente immobiliare apre la porta e i nuovi
inquilini entrano a passo di marcia e vanno ad aprire gli
armadi, i vecchi abitanti, che si siano trasferiti in North
Dakota o che si trattengano nel corridoio in preda all'ansia,
diventano totalmente irrilevanti. Ho calpestato bambini
piccoli e probabilmente adorabili avendo occhi soltanto
per le condizioni della moquette su cui giocavano e
le dimensioni insufficienti dell'armadio a muro in cui erano
stati riposti i loro giocattoli. Mi sono trovata anche dall'altra
parte, invisibile a sconosciuti che programmavano
come smantellare casa mia, esaminando senza piet le librerie
con la palese intenzione di abbatterle o inorridendo
per la sfumatura di verde di cui andavo tanto fiera. C'
ben poca cortesia, nella caccia all'immobile. La vita precedente
dell'appartamento  superflua. Ma anche dal pi
disperato, dal pi avido dei cercatori di appartamenti ci si
potrebbe aspettare qualche remora quando la casa  stata
messa sul mercato non a causa di un'offerta di lavoro a
Memphis o di un inaspettato parto trigemino, bens di un
suicidio avvenuto in salotto. Per quanto basso fosse l'affitto
e per quanto difficile fosse il mercato, la decisione di
Polly di prendere l'appartamento 4F potrebbe ragionevolmente
essere considerata indelicata.
Ma quello che per voi o per me potrebbe essere fuori discussione,
per Polly era inevitabile, e devo ammettere che
a causa di ci provo ancora pi simpatia per lei. Un cucciolo
era stato abbandonato, un appartamento era stato
abbandonato, un'intera esistenza era stata abbandonata.
Se per questa non poteva fare niente, per il cane poteva fare
molto. Il cane era l e aveva bisogno di lei. L'appartamento
era l, e nella testa di Polly, per estensione, aveva
anch'esso bisogno di lei. Polly aveva sentito il guaito, e
ogni volta che Polly udiva un grido d'aiuto, e a volte anche
quando non lo udiva, Polly rispondeva.
E cos, non appena le strade furono sgombrate dalla neve
e gli oggetti appartenuti al morto rimossi dalla casa, alcuni
uomini in tuta vennero a cancellare l'odore di morte, l'appartamento
venne ridipinto di un bianco opaco e i pavimenti
lucidati con il poliuretano. Polly pul personalmente
la vasca da bagno, e soltanto due settimane dopo aver visto
l'appartamento noleggi un furgone della U-Haul, vi caric
le poche cose che aveva nell'appartamento di Chris e
and all'Ikea con Geneva, la sua migliore amica, dove insieme
comprarono un salotto, una camera da letto, un servizio
di piatti, posate e bicchieri, un tostapane, una pentola,
due padelle e un bollitore per il t.
Shopping a fermata unica disse Polly a Geneva mentre
accostavano davanti al suo nuovo indirizzo. Geneva
and sul retro del furgone e cominci a passare le scatole
a Polly, la quale doveva poi spingerle su per la ripida parete
del cumulo di neve e gi dall'altro versante fino ai
solchi dello stretto passaggio sul marciapiede.
Il giorno in cui Polly si trasfer, Jody e Beatrice stavano
percorrendo lo stesso sentiero. Era scivoloso, e Jody avanzava
a testa bassa concentrata su ogni passo, trascinata da
Beatrice. La lunga coda del cane si agitava rapida e rigida
come una frusta. Beatrice era cos forte, pens fiera Jody.
Magnificamente forte, come un'atleta. Anche nel suo pesante
maglioncino rosa. Forse era questo che faceva venire
in mente alla gente di addestrare i pit bull al combattimento:
la loro bellezza e grazia atletica.
Jody scosse la testa. A volte la sua natura benevola irritava
perfino lei.
Mi scusi disse una voce sonora.
Jody alz gli occhi e vide una ragazza minuta e graziosa
vestita con un elegante cappotto con il cappuccio bordato
di pelliccia. Stava trascinando una scatola di cartone
sul cumulo di neve lungo il marciapiede.
Mi scusi lei disse Jody cercando di tirare da parte
Beatrice. Stiamo bloccando l'intero marciapiede.
No, in realt volevo chiederle se conosce un buon veterinario,
un veterinario che le piace.
Jody vi riflett. Le piaceva il suo veterinario? Non era
male. Dedito all'autopromozione, ma gentile e aggiornato.
Diede il nome alla giovane donna e la guard mentre
lasciava scivolare la scatola verso la strada e inseriva le
informazioni in un Palm Pilot.
Ho appena preso un cucciolo dichiar la ragazza, dicendo
di chiamarsi Polly.
Che voce autorevole aveva Polly. Jody ne provava soggezione.
E che begli stivali. Congratulazioni disse.
Credette di udire una voce querula e meno autorevole
che chiedeva aiuto dall'interno del furgone. Si volt in
quella direzione, ma visto che Polly non vi stava prestando
attenzione concluse che doveva essersi ingannata. Polly
si era accovacciata nella neve e premeva il viso contro il
muso di Beatrice, e ci gliela rese simpatica. Beatrice lecc
la guancia della ragazza, le annus le tasche e poi rimase
l ferma, stoica, nel freddo pungente.
Mi sto trasferendo qui disse Polly rialzandosi in piedi.
Oggi. E nel mio appartamento c'era un cucciolo. L'ho
trovato nello sgabuzzino. Form inconsapevolmente una
coppa con la mano e la sollev, come se stesse mostrando
il cucciolo alla sua vicina.
Fuori dallo sgabuzzino e per la strada! grid Jody, citando
un po' a sproposito uno degli slogan storici del movimento
gay e lesbico. La sera prima in tiv aveva visto
un documentario sugli incidenti avvenuti nel luglio del
'69 nel Greenwich Village durante le proteste contro la
chiusura dello Stonewall Inn, un locale per omosessuali.
O  troppo piccolo per uscire in strada? aggiunse in tono
pi serio.
Troppo piccolo? Non so di preciso quanto tempo abbia.
Mio fratello l'ha portato all'ASPCA e loro hanno detto
che ha circa sei settimane. Gli hanno fatto un'iniezione.
Ma non so cosa dargli da mangiare. Ho guardato in Rete e
ho chiamato un negozio di animali, ma un veterinario nei
paraggi mi sembrava un'idea migliore...
Il suo tono autorevole produceva uno strano accoppiamento
con le parole indecise, creando una voce di un'era
diversa, la ragazza di un film degli anni Trenta, una giovane
reporter della cronaca mondana. Aveva anche un
sorriso timido, che in qualche modo contribuiva alla sua
inaspettata attrattiva. Jody convenne sul fatto che un veterinario
nei paraggi fosse un'ottima cosa. Polly era chiaramente
il tipo di ragazza con cui avevi voglia, se appena
potevi, di essere d'accordo. Sembrava al tempo stesso vulnerabile
e forte. Per Jody, che vedendosi come una zitella
credeva di essere considerata dagli altri pi temprata che
forte e pi patetica che vulnerabile, Polly era una specie
di meraviglia.
La voce dal furgone si fece udire pi chiaramente e con
pi urgenza.
Okay, okay disse Polly.
Buona fortuna con il cucciolo disse Jody, mentre lei e
Beatrice passavano a fatica sul sentiero innevato.
L'uomo nell'appartamento si  impiccato grid Polly
di rimando.
Jody si arrest. L'uomo nell'appartamento si era impiccato?
Ne aveva sentito parlare il giorno della tormenta.
Quando era rientrata dalla sua passeggiata con Beatrice
era arrivata un'ambulanza e si era formata una piccola folla
di curiosi. Quella ragazza si era trasferita nell'appartamento
del suicida. Jody si chiese se qualcuno fosse morto
anche nel suo appartamento, prima che vi si trasferisse
molti anni prima. Non ci aveva mai pensato, ma il palazzo
aveva pi di cento anni ed era pi che probabile. Spost lo
sguardo sul suo androne, appena visibile sopra i cumuli di
neve sul lato opposto della strada.
Accidenti! esclam.
Ma non erano affari suoi, e vide che Beatrice aveva cominciato
a tremare. Agit la mano in un saluto a segnalare
che l'incontro era finito e ripart.
E il mio ragazzo mi ha mollato, avrebbe voluto gridare
Polly alla figura che si allontanava, come se le due cose
fossero collegate ed equiparabili. Sospir, poi torn al furgone
ad aiutare Geneva, che stava gelando e non mostrava
il minimo interesse per la nuova vicina di Polly o il suo
grosso cane bianco con il maglioncino rosa.
Tutta questa storia  macabra le disse. Brutto karma,
fra l'altro.
Ma  il mio karma.
I genitori di Polly l'avevano chiamata e l'avevano sconsigliata
di prendere l'appartamento. "Ci sono cos tanti
appartamenti a New York, Polly."
"Ma gli altri non hanno cuccioli abbandonati" aveva
spiegato Polly nel tono pi calmo possibile.
George le aspettava di sopra con il cucciolo, e Polly premette
orgogliosa il tasto del suo nuovo citofono, accanto
al quale il suo nome scritto su un pezzetto di nastro era
stato attaccato sopra quello del morto.
George le stava aspettando nell'appartamento deserto,
seduto per terra a coccolare il cucciolo. Era un morbido
fagottino di pelo color miele, con le zampe e un orecchio
bianchi. George l'aveva portato all'ASPCA per vedere di
quali vaccini avesse bisogno, e il veterinario gli aveva
detto che aveva circa sei settimane, troppo piccolo per essere
strappato alla madre. Dopo quella notizia, George se
l'era tenuto stretto al cuore il pi possibile, chiedendosi
se gli sarebbe stato di conforto. Il suono del citofono fece
trasalire entrambi.
Nell'ascensore, un uomo di mezza et occhieggi George
con sospetto.
Mia sorella si sta trasferendo al 4F disse George tendendogli
la mano. Io sono George.
Il 4F? L'uomo aggrott la fronte. Ma...
Lo so fece George. Vedendo che l'uomo non accennava
a stringergli la mano, George la ritrasse. Ma sa... il mercato
immobiliare... disse in un tiepido tentativo di difendere
sua sorella. E ci ha trovato questo cane. Sollev il cucciolo che reggeva con la mano libera all'altezza della vita.
Buon Dio! esclam l'uomo. Allora c'era un cane.
George stava cominciando a provare antipatia per quel
tipo.
Mia sorella si chiama Polly disse, facendo un ultimo
tentativo di mostrarsi educato. Eccola. Le porte dell'ascensore
si erano aperte rivelando Polly, in precario equilibrio
sugli stivali con il tacco alto, che spingeva una grossa
scatola su e gi per la montagna di neve in direzione
dell'ingresso.
L'uomo scostante le tenne aperta la porta e le rivolse un
lieve cenno del capo. 5D disse, e se ne and.
Polly lo not a malapena. Nel condominio di Chris non
aveva conosciuto nemmeno un vicino, e in ogni caso era
pi interessata al cucciolo, che prese dalle braccia di George,
e all'atrio del suo nuovo palazzo.
Howdy disse piano. Era il nome che gli aveva dato.
"Perch gi che ci sei non lo chiami Hello?" aveva detto
suo padre.
Guarda! esclam Polly spostando lo sguardo sul tavolino
dell'atrio. Regali! Qualcuno vi aveva posato il numero
del mese precedente di "Vogue", un obsoleto videogame
e un mattarello con i manici rossi. Polly lo raccolse.
Forse avrebbe preparato una torta, o l'avrebbe dato sulla
testa a qualcuno come la moglie in un cartone animato. Poi
torn a posarlo.
Non voglio fare l'avida disse. Il mio primo giorno.
Polly faceva la redattrice in una rivista, lavoro che amava
e che attribuiva allo studio del latino al liceo. E malgrado
la rivista si occupasse di architettura d'interni, Polly
era molto pi interessata alla gestione degli spazi che alla
tappezzeria o alle tende. E quando, con l'aiuto di George e
Geneva, le scatole furono finalmente aperte e i mobili assemblati,
l'appartamento che ne risult rifletteva i suoi canoni
estetici. Spoglio pi che minimalista, dai colori scialbi
pi che sereni; l'effetto complessivo era quello di una
stanza nuova e pulita in un dormitorio, e Polly ne era entusiasta.
Quella sera, quando George e Geneva se ne furono andati,
Polly mise le appiccicose vaschette del take-out nel
frigorifero e si sedette sul suo nuovo divano nel suo nuovo
appartamento. Guard il cucciolo scivolare sul pavimento
di legno. Lo guard fare la pip a una trentina di
centimetri di distanza dal giornale che gli aveva preparato.
Dopo aver pulito la piccola pozzanghera gli lanci uno
squittente hamburger di gomma e lo guard prendere a
zampate una palla da tennis, mentre lei continuava a pensare
al precedente inquilino. Era come se non fosse mai
esistito. Sentendo che avrebbe dovuto erigere una sorta di
altare in sua memoria, accese una delle sue nuove candele
dell'Ikea e la mise sul davanzale della finestra.
Era una cosa chimica, giusto? disse al cucciolo. A
volte non ci si pu proprio fare niente. Pens all'enorme
scritta gialla dipinta in alto sul lato di un edificio su 72nd
Street: la depressione  un difetto chimico, non un difetto
CARATTERIALE.
Howdy prese a rosicchiarle la calza con i suoi dentini
appuntiti come spilli.
Sono sicura che era un problema chimico ribad lei. O
genetico. Ma provava ancora un vago, generico senso di
responsabilit.
Mi prender cura di te disse al cucciolo.
Se George fosse stato l, l'avrebbe accusata di essere
pomposa. Pi che altro, avrebbe aggiunto,
le cose si prendono cura di se stesse.
Sei l'unico che mi capisce disse Polly
rivolta al cucciolo. Si distese sul pavimento
mentre Howdy giocava con i suoi capelli
e rimugin. Cosa stava facendo Chris
in quel momento? Era seduto sul divano a
controllare la sua squadra virtuale di football
sul portatile con la tiv accesa e una
birra a portata di mano? La ragazza usurpatrice si trovava
probabilmente accanto a lui con il proprio portatile. Non
era giusto che Polly si fosse innamorata di un uomo tanto
superficiale. Cos almeno diceva a se stessa, che Chris era
superficiale, e sospettava che fosse vero. Ma quanto poco
aveva contato nei due anni che avevano passato insieme, e
adesso che erano separati contava ancora meno. Lei lo aveva
amato, e le mancava. Avrebbe potuto essere superficiale
come una sagoma di cartone e non avrebbe fatto la minima
differenza, specialmente ora che era al di fuori della
sua portata. Polly emise un piccolo singhiozzo. Si gir sul
ventre, seppell il volto fra le braccia e pianse, nella vaga
aspettativa che il cane si accorgesse della sua sofferenza e
le spingesse il muso soffice contro le guance rigate di lacrime
per confortarla. Attese, concedendosi addirittura un
gemito disperato pi sonoro del normale e talmente triste
che la fece singhiozzare sul serio. Howdy continuava a
giocare ignaro dei suoi bisogni, e Polly, quando si fu sfogata
del tutto, si rialz in preda alla vergogna, si lav la faccia
e si consol come meglio poteva con gli avanzi di un
involtino primavera.
Qualche ora prima, quello stesso giorno, Doris e Simon,
preparandosi a uscire nello stesso momento dal Go Go
Grill, si erano fermati a guardare attraverso la grande vetrata
del ristorante il furgone che bloccava la strada. Doris,
gi infastidita dal fatto di rivedere l'uomo alto con quello
sciocco berretto di maglia, non apprezzava nemmeno la
vista del furgone e dei numerosi scatoloni dell'Ikea che
trasportava.
Giovani comment in tono acido. E immigrati, aggiunse
tra s. Era quella la clientela dell'Ikea, e sia i giovani
sia gli immigrati erano portati a sporcare e ad ascoltare
musica chiassosa con gli stereo delle loro auto.
Dev'essere l'appartamento del suicida disse Simon.
Aveva visto anche lui l'ambulanza e la lettiga nella tormenta
di neve.  stato affittato in fretta.
Jamie si avvicin da dietro. La definirei una fretta indecente.
Si  impiccato puntualizz Doris. L'ho saputo dal
portinaio del 213.
Due camere precis Jamie scuotendo tristemente il
capo e indicando con una mano alcuni camerieri di bell'aspetto
che stavano pranzando a un tavolo.
Era un uomo dal pessimo carattere, e da quello che ho
sentito l'appartamento era in condizioni pietose disse
Doris.
Una cosa  certa, io non ci potrei mai vivere. Troppo
macabro disse Simon. E poi non c' giardino... Fece una
pausa di riflessione, quindi aggiunse: Oppure c'?.
Doris lo guard con palese disapprovazione.
Be'... borbott Simon, poi spinse la porta e si allontan
lungo la strada.
Speriamo che le riciclino, tutte quelle scatole disse Doris
indicando il furgone con un cenno del capo, uscendo
anche lei dal ristorante.
Jamie sospir, torn al tavolo dei suoi ex in pantaloni
neri e camicia bianca, il suo personale, e vers loro altro
vino.
Quella sera, George usc dalla metropolitana e prosegu a
piedi fino al lavoro, in Mott Street. Per un po' aveva fatto
il tassista notturno, ma poi, tramite un amico, aveva ottenuto
un posto di cameriere. Non era un buon ristorante,
era caro e pretenzioso, con un arredamento eccessivamente
alla moda e, agli occhi di George, rappresentava un pugno
nell'occhio in quella zona un tempo malandata, ma
aveva il vantaggio di essere a tre isolati dal suo appartamento.
A volte il lavoro era frenetico e soverchiante, una
furiosa combinazione di avventori, pietanze speciali e
piatti sporchi. Ma poi arrivavano le pause, e George cominciava
a fantasticare. Fantasticava anche a casa. Sapeva
che avrebbe dovuto smetterla di sognare a occhi aperti,
impiegando il proprio tempo libero per qualcosa di produttivo,
ma quando era a casa e non stava fantasticando
giocava con il computer, guardava un film o ascoltava
musica con il suo iPod.
Le sue fantasticherie si spostarono sulla sorella. Cosa
avrebbe dovuto fare riguardo a Polly? Non era abituato a
essere preoccupato per lei. Essere preoccupati  il lavoro di
Polly, il mio  fantasticare, pens con fastidio. L'aveva lasciata
seduta sul suo nuovo divano, esausta ma pi o meno
sistemata e apparentemente orgogliosa del suo nuovo appartamento.
George non riusciva a immaginare di vivere in
un posto cos. A cosa le servivano due camere? I pochi mobili
che aveva bastavano appena ad arredare il salotto e la
sua camera da letto. L'altra stanza ospitava i pochi scatoloni
che non avevano ancora aperto. E come si faceva a trasferirsi
in una casa in cui si era appena suicidato qualcuno?
George non era superstizioso, ma gli sembrava un po' morboso.
E al momento, fra l'altro, Polly era palesemente infelice.
Gli sembrava in particolar modo malsano, per la sua sorellina
depressa, prendere il posto di un uomo depresso
che si era impiccato. Ma Polly non aveva voluto ascoltarlo.
Polly non ascoltava mai nessuno.
Anche George era dispiaciuto per la sua rottura con
Chris. Per il bene di Polly aveva cercato di minimizzare,
ma la verit era che Chris gli piaceva. Non era l'uomo pi
affascinante sulla faccia della Terra, a volte era invadente
e parlava di continuo del suo lavoro di avvocato immobiliare,
malgrado fosse la cosa pi noiosa che George avesse
mai sentito. Ma gli piaceva anche divertirsi, e George
si era spesso unito a lui. Andavano per locali e per bar,
bevevano, flirtavano e ballavano. Spesso partecipava anche
Polly, ma la maggior parte delle volte lei cedeva e se
ne tornava a casa prima. Quando si erano stancati, George
e Chris si sedevano nel spar di un bar e bevevano
una birra in silenzio. Erano momenti amichevoli, di cameratismo
maschile. Avrebbe dovuto rinunciare alle sue
nottate con Chris, ora che lui e sua sorella si erano lasciati?
Chiaro che avrebbe dovuto, pens con tristezza, e in
quel momento fu sicuro di avvertire la perdita di Chris
tanto quanto Polly.
Che ti succede? chiese la direttrice di sala del ristorante.
Si chiamava Alexandra, aveva probabilmente la sua
stessa et e non perdeva occasione di rimproverarlo. Per
ben due volte aveva cercato di farlo licenziare. In entrambi
i casi George era riuscito a convincere i proprietari a
non lasciarlo senza lavoro, ma l'aveva scampata per un
pelo.
Niente rispose. Aveva appoggiato la schiena al bancone
del bar; scatt sull'attenti e gir la testa alla ricerca di
clienti in attesa di ordinare, di essere serviti, di pagare.
Oh, fammi il piacere disse lei.
Perch ce l'hai sempre con me?
Alexandra indic una coppia seduta accanto alla finestra.
Hai scordato di passare le loro ordinazioni, George.
Poi mosse la testa verso un gruppo di sei uomini che ridevano
chiassosamente a un tavolo rotondo. Non gli hai
chiesto se volevano un altro giro, George.  cos che guadagniamo,
George.
George si sent arrossire. Era arrabbiato e imbarazzato.
E ho sputato nello stufato di agnello, pens, ma tu non
mi hai visto.
Scusami disse.
Alexandra sbuff. Ma cosa ci vieni a fare, qui?
Non per la prima volta, George non pot evitare di farsi
la stessa domanda.
George, sveglia!
Alexandra lo colp sulla testa con la penna e se ne and
a passi rigidi.
George ramment una bambina in seconda elementare
che soleva rincorrerlo in cortile per colpirlo con una matita
e poi cercava di baciarlo. Pass il resto del turno di lavoro
a convincersi che avrebbe potuto denunciare Alexandra
per molestie sessuali. A fine serata si licenzi.
...
.
...
CAPITOLO 5.
...
.
...
Un gentiluomo.
Quando finalmente arriv il disgelo, a Simon fece pensare
alla primavera, la quale suggeriva l'estate, e ci ricordava
che l'autunno non poteva essere troppo lontano. A questo
mondo esistono i fortunati che si godono il momento in
cui vivono, beneficiati da una perfetta sintonia temporale,
per i quali la nota armoniosa e vibrante che sono sempre in
grado di trovare  l con loro, nel presente. Simon non era
fra questi. Per lui l'unica melodia risuonava nel mese di
novembre e in qualsiasi fine settimana successivo che poteva
permettersi di passare in Virginia. Tutto il resto non
era che un'eco. Ma questa eco, per quanto lieve, gli piaceva;
sognava di infilarsi gli stivali e sentire sotto di s l'enorme
cavallo che montava ogni stagione. Il suo compagno
di stanza al college e migliore amico aveva ereditato
una villa, una scuderia e una vita, e ogni novembre Simon
veniva invitato nel cottage degli ospiti a condividere quella
vita. Dopo vent'anni, per lui era l'unica vita che contasse
qualcosa.
Gli stivali che indossava ora erano impermeabili, e Simon
li calcava sui gradini della metropolitana e sguazzava
verso casa nelle vaste pozzanghere. Non erano ancora le
sei, ma il cielo era scuro. Un'ambulanza a sirena spiegata
pass schizzandogli addosso acqua fredda e nera. Era in
momenti come questi che Simon si concedeva di ammettere
che odiava New York, e non per la prima volta pens di
cercare lavoro in Virginia. Ma come al solito, quando giunse
esattamente al punto in cui le sue riflessioni avrebbero
potuto suggerire un reale cambiamento, queste deviarono
su un altro argomento. Poteva non essere del tutto felice
della sua vita, ma vi era radicato. E ora, vedendo che un
grosso cane bianco accanto a s era stato imbrattato di fango
come lui, gli rivolse la sua attenzione.
Hai bisogno di un bagno disse al cane. Come me.
Trovava pi facile parlare ai cani che ai loro proprietari, e
continu a tenere lo sguardo abbassato sull'animale. Ma
la sua padrona, una donna attraente, si era fatta prendere
dall'agitazione e aveva estratto una confezione di Kleenex '
dalla borsetta. Ecco disse porgendogli un fazzolettino.
Pu esserle utile? Guardi il suo cappotto. Spero almeno
che chi era a bordo di quell'ambulanza fosse in condizioni
critiche. A quel punto si rese conto di ci che aveva detto
e si mise a ridere. Simon, che aveva accettato il Kleenex
per educazione, pur sapendo che nell'istante in cui l'avesse
strofinato sul cappotto di cammello sarebbe finito a
brandelli e sarebbe stato inutile, anzi peggio, stava cercando
di evitare che il cane gli piantasse le zampe sulle parti
del soprabito che erano sfuggite al fango.
Beatrice disse la donna in tono severo, e il cane si immobilizz
sedendosi con un'espressione cos sconsolata
che Simon rimpianse di non avergli permesso di appoggiargli
le luride zampe sul cappotto, che in ogni caso avrebbe
dovuto portare in tintoria. Lo accarezz.
Povera Beatrice disse. Non essere triste. E Beatrice
obbed, saltandogli addosso e piantandogli le zampe sul
petto. Gli lecc il mento mentre la sua proprietaria la tirava
per il guinzaglio.
Quando Beatrice fu finalmente riatterrata, Simon dovette
passare un po' di tempo a calmare la proprietaria,
che sembrava essere sconvolta per la vergogna.
Mi dispiace tanto continuava a ripetere. Non si rende
conto di quanto  grande...  molto dolce... Sono mortificata...
Spero che non l'abbia spaventata...
Simon la tranquillizz accovacciandosi e lasciando che
Beatrice gli leccasse la faccia per mostrare alla donna e al
cane che non provava alcun rancore.
 un tale gentiluomo disse la donna.
Il suono della frase gli piacque. Era quello che aveva
sempre cercato di essere, un gentiluomo, e con sua assoluta
sorpresa invit la donna, che disse di chiamarsi Jody, a
bere qualcosa al Go Go Grill.
Malgrado il Go Go si trovasse all'angolo sudoccidentale
del nostro isolato, e la sua porta fosse a pochi passi dal
punto in cui stavano parlando, Jody non vi aveva mai
messo piede.
Non ci sono mai stata disse. Strano, vero? Abito pochi
numeri pi in l, al 236.
Io al 232! ribatt Simon come se significasse qualcosa,
come se le loro porte, allineate sul versante meridionale
della strada, li legassero. Pu portare il cane aggiunse, indicando
il ristorante con un gesto della mano. Il proprietario,
quanto meno, ha sempre i suoi.
Jody gli era accanto, il viso rivolto verso l'alto nello sforzo
di udire la corrente sotterranea della sua voce. D'estate,
certi locali ci lasciano sedere nel patio disse. Ma non
spesso. Beatrice mette paura alla gente. Parlava forte, come
se lui fosse duro d'orecchi.
Simon si ritrasse appena, precisando che a lui Beatrice
non faceva paura, e si sedettero al banco, dove socializzarono
sorseggiando diversi drink e sgranocchiando un piatto
di calamari fritti mentre Beatrice sonnecchiava sul pavimento.
Il ristorante era piccolo e il banco occupava un'intera parete.
Quella opposta era fronteggiata da tavolini sistemati
davanti a un lungo sedile di legno foderato con un elegante
tessuto marrone, e al centro della sala c'erano sette o otto
altri tavoli. Era un ambiente grazioso, semplice e alquanto
sobrio, l'unica chiazza di colore era data dai grossi paralumi
rossi che pendevano dal soffitto. Jody sapeva che era
l'unico buon ristorante nei dintorni, e si domand perch
non vi fosse mai entrata. Ordin del vino bianco, ma quando
Simon chiese un bourbon si rese conto che era quello
che le sarebbe piaciuto bere. Non disse niente, tuttavia, accettando
il suo vino e sorseggiandolo in quello che sperava
fosse un modo contegnoso ma sofisticato.
Che uomo gentile, pens, e poi si domand come sarebbe
stato sedersi accanto a Everett. Non lo vedeva dalla loro
passeggiata notturna, anche se badava sempre a percorrere
con Beatrice il suo lato della strada. Se l'ambulanza avesse
imbrattato lui al posto di Simon, l'avrebbe invitata a bere
qualcosa?
Ma certo rispose, quando intese ci che le aveva appena
chiesto Simon: poteva mangiare l'ultimo calamaro?
Si domand se i due si conoscessero. Forse erano amici.
L'idea la port a sorridere a Simon, che arross e bevve un
intero bicchiere d'acqua mentre Jody sorseggiava il suo
vino e guardava con aria assente fuori dalla finestra.
Simon guard il cameriere versargli l'acqua.
Grazie gli disse.
Il cameriere non parve udirlo, ma Simon vi era abituato.
Si pieg verso il basso e accarezz il cane addormentato.
Beatrice diede un sonoro colpo di coda sul pavimento,
e Jody distolse lo sguardo dalla finestra e lo riport su Simon.
Il suo viso mi ha rasserenato, pens lui. Si chiese se
si sarebbero rivisti, magari per cenare insieme una sera o
per un brunch domenicale. Se non l'avessero fatto, forse
sarebbe stato imbarazzante incontrarla di nuovo per strada.
Le avrebbe telefonato. Era una compagnia piacevole,
si rese conto. Forse perch era un po' disattenta. Ordin
dell'altro vino, questa volta una bottiglia, e chiese un altro
bicchiere. Si sentiva esuberante.
Quando Doris e suo marito Harvey arrivarono alle sei e
un quarto, in tempo per il menu a prezzo fisso pre-teatro,
Simon era leggermente brillo. Ci malgrado riconobbe la
donna dall'abbronzatura sinistra e dalla pelliccia di visone.
Le rivolse un cenno di saluto, e lei fece lo stesso senza
sorridere. Vivo in una comunit, pens Simon. In un quartiere.
Senza rendersene conto, cominci a canticchiare il tema
di Mister Rogers' Neighborhood.
Gi disse piano Jody.  triste che sia morto.
Poi, attraverso la vetrina, vide Everett e una ragazza che
gli somigliava talmente tanto che doveva essere sua figlia.
Ecco un vicino.
Simon scorse le due figure che si allontanavano. Davvero?
chiese. Li conosce?
Be', no ammise Jody sentendosi assurda. Come avrebbe
potuto spiegare che lui l'aveva chiamata dal cielo e le
aveva regalato un tripudio di tulipani gialli? Voglio dire,
non proprio.
Poi, seduta da sola in un angolo del ristorante, vide la ragazza
che l'aveva fermata sulla strada innevata per chiederle
di un veterinario, la ragazza che si era trasferita nell'appartamento
del suicida. Avrebbe voluto indicarla a
Simon, dirle che era un'altra vicina, che aveva affittato l'appartamento
del morto, ma l'aver visto Everett l'aveva lasciata
imbarazzata e intimidita. Vide un giovane, un giovane
pallidissimo con i capelli neri e una combinazione
curiosamente gradevole di giacca e pantaloni appartenenti
a due gessati diversi, sedersi al tavolo della ragazza.
Mentre attendeva George, Polly non aveva riconosciuto
n notato Jody. Era troppo occupata a pensare a George e al
suo piano per convincerlo a trasferirsi da lei. L'appartamento
era troppo caro e troppo grande per lei. L'idea di un
vero coinquilino la riempiva di rabbia verso Chris e il mondo
in generale. Ma George era suo fratello. E aveva bisogno
di lei.
"Avrai una stanza con il bagno" gli aveva detto. " ridicolo
che io abiti da sola in una casa cos grande."
Lui la stava aiutando a sistemare i libri che erano rimasti
dentro gli scatoloni nella seconda, superflua camera da letto.
L'aveva fissata sbalordito. Si era sempre detto che per
Polly avrebbe fatto qualsiasi cosa, e in generale si considerava
uno che aiutava gli altri. Gli piaceva aprire la porta alla
gente, per esempio, o cedere il proprio posto sull'autobus,
o aiutare qualcuno ad attraversare una strada ghiacciata.
A volte si vedeva come un anonimo buon samaritano,
una sorta di supereroe dai piccoli, occasionali gesti di
buona volont. Ma trasferirsi da sua sorella? Nell'Upper
West Side, con i suoi passeggini raffinati e i suoi mercati di
lusso? Sarebbe stato un gesto di buona volont oppure di
totale assenza di volont? In un caso o nell'altro, a George
sembrava troppo impegnativo. Stava sistemando i libri di
Polly in ordine alfabetico, come lei gli aveva chiesto. Non
era sufficiente?
"Stai scherzando" aveva risposto.
Polly non scherzava affatto, ed era concentrata su come
riaprire la discussione mentre aspettava che George la
raggiungesse al ristorante quando venne distratta-da un
litigio fra il proprietario e il barista.
Sei licenziato disse il proprietario in tono palesemente
esasperato. Poi ripet l'informazione in una lingua che
sembrava portoghese. Il barista ne fu indignato, o quanto
meno cal il pugno sul banco e fece per uscire. Giunto alla
porta, tuttavia, esit e chiam Jamie in tono implorante.
Questi lo fulmin con lo sguardo, e il barista se ne and
mogio mogio.
Polly lo guard pensierosa. La decisione di George di lasciare
il suo impiego di cameriere, se poteva essere definita
una decisione (e Polly non lo credeva), sembrava preoccupare
pi lei di George. Polly aveva provato ad abituarsi all'idea
di avere un fratello maggiore privo di qualsivoglia
obiettivo. Sapeva che George aveva una riserva segreta di
sicurezza che lei non riusciva a comprendere, allo stesso
modo in cui chi dubita non pu capire chi crede, ma la sua
serenit era insopportabile. Non aveva nemmeno parlato
della propria condizione di disoccupato ai genitori, anche
se ci era dovuto pi a una saggia avversione ai rimproveri
che alla sua serenit. Ma il risultato era che Polly, come accadeva
molto spesso, aveva la sensazione di dover essere
lei, e solo lei, ad assumersi la responsabilit di suo fratello.
George era alla deriva, e a lei non piaceva: quasi inconsapevolmente si era formata l'idea che andare alla deriva portasse
inevitabilmente a sbattere, o addirittura a catapultarsi.
"Deriva." La parola la faceva pensare ai fiumi, e i fiumi
la facevano pensare alle ripide cascate rocciose. Polly non
andava mai alla deriva. Avanzava pianissimo, magari, ma
come si ripeteva spesso l'importante era "avanzare". George
era diverso: le sembrava che si lasciasse trasportare dalla
corrente, ed era sicura che fosse giunto il momento di entrare
in acqua e riportarlo sulla terraferma. E quando assistette
all'uscita di scena del barista, vide la sua occasione.
George sussurr quando suo fratello entr nel locale,
qualsiasi pensiero sul trasferimento di lui a casa propria
fugato da quell'opportunit pi pressante il barista  stato
appena licenziato. Lo sai fare?
Qui?
Ha importanza? Lo sai fare o no?
George scroll le spalle in un modo che con il passare degli
anni Polly era arrivata a odiare.
Lo sai fare decise, e gli diede istruzioni precise riguardo
alla sua presunta esperienza.
Ora va' a parlare con lui disse, e George si alz dalla
sedia e obbed.
Per come andarono le cose, non ebbe bisogno di esagerare
eccessivamente la propria esperienza e la propria abilit.
Hai un posto dove vivere? fu l'unica domanda di Jamie.
Come? Be', s.
Sei assunto.
Davvero?
Jamie spieg in tono stizzito che conosceva troppo bene
il resto del personale, che tutti loro dipendevano troppo da
lui, che gli bastavano i figli che aveva a casa, che non poteva
avere un ristorante gestito da bambini, che nessuno di
loro si prendeva il disturbo di imparare l'inglese, che dopo
tutto c'era un limite, che la lealt era una cosa, e non si poteva
sostenere che lui non fosse leale, ma nessuno avrebbe
sopportato quello che sopportava lui, e che tutto quello
che George non sapeva gliel'avrebbe insegnato lui, Jamie,
a patto che cominciasse quella sera stessa.
Se torna aggiunse fissando la porta da cui il barista
era uscito potr lavare i piatti.
Jody osserv affascinata la transazione. Il proprietario
del ristorante era uno degli uomini il cui ampio giardino
era visibile dalla finestra del suo bagno. Riconobbe i due
cagnolini che lo tallonavano mentre conduceva il ragazzo
in gessato dietro il banco. La ragazza che aveva riconosciuto
prima venne a sedersi al bar di fronte al ragazzo in
gessato con un'espressione profondamente soddisfatta. Se
soltanto Mister Rogers fosse entrato con il suo vecchio
cardigan, pens Jody godendosi la vista dei volti noti e l'idea
di non conoscerli a sufficienza da dover rivolgere loro
la parola. Si chiese come stava il cucciolo, ma uscendo insieme
a Simon evit la ragazza. Una nuova interazione di
quartiere era sufficiente in una serata. Simon pag il conto
malgrado le sue proteste e poi l'accompagn a casa. Era
stato quasi un appuntamento galante, si rese conto Jody
quando arriv al suo piano, un appuntamento galante
vecchio stile. Pens che era un uomo piacevole, poi si sedette
alla finestra in attesa che Everett e sua figlia ripassassero
l davanti diretti a casa, ovunque fossero stati.
Everett ed Emily erano stati a cena in un ristorante giapponese
in 72nd Street. Avevano ordinato sushi. Il vassoio
su cui arriv era cos lungo da sporgere una trentina di
centimetri dai due lati del tavolino, inducendo Emily a
guardarsi intorno imbarazzata.
Leslie si dispiace di non essere potuta venire disse
Everett.
Emily gli scocc una rapida, involontaria occhiata feroce,
poi chin la testa nel palese tentativo di nasconderla.
Bene disse.
Everett sapeva che Leslie, la sua compagna, alla figlia
non piaceva. Perch avrebbe dovuto piacerle? Non piaceva
troppo nemmeno a lui. Per quale ragione aveva nominato
Leslie, che in realt non aveva espresso alcun dispiacere
all'idea di non poter essere con loro, forse perch lui
non l'aveva invitata?
Tesoro, ascolta, ho diritto di avere una vita.
Non te lo sto impedendo. Non ho detto niente.
Ma era proprio quello il problema. Che non aveva detto
niente.
Lasciamo stare tagli corto Everett, e si dedicarono
all'argomento pi innocuo di cosa avrebbe dovuto acquistare
Emily per il suo viaggio estivo in Italia.
Quando passarono sotto la finestra di Jody camminavano
sottobraccio, e Jody invi loro un sorriso mentre i suoi
ferri tintinnavano nella sera silenziosa.
Con il passare delle settimane le giornate si fecero meno
grigie e il vento di fine marzo divenne pi vibrante. Polly
osservava George al suo nuovo posto di lavoro con soddisfazione
e con crescente fiducia nel piano di far trasferire
suo fratello a casa sua. Polly era un'entusiasta, e il suo entusiasmo
pi recente era per George. L'avrebbe preso sotto
la sua ala protettrice, vale a dire nel proprio appartamento.
Polly amava il suo appartamento. Amava George.
Lui aveva bisogno di un protettore. Lei aveva bisogno di
un coinquilino. Secondo le personali teorie di Polly, i conti
tornavano alla perfezione. Aveva aspettato e pianificato.
Spesso, quando George faceva tardi al lavoro, si fermava
a dormire da lei, cosa che Polly aveva incoraggiato acquistando
un letto per la seconda camera e suggerendo che
George lasciasse l qualche indumento. Gli aveva perfino
comprato uno spazzolino da denti elettrico. Ma l'incentivo
maggiore, lo sapeva, era Howdy.
Howdy era cresciuto molto, ma non aveva ancora il permesso
di posare le grosse zampe bianche sull'asfalto. Soltanto
quando avesse raggiunto il quarto mese e l'ultima
iniezione sarebbe potuto andare in strada o al parco. Aveva
finalmente imparato ad attendere nella cassetta con la coperta
di lana grezza mentre veniva portato nell'angolo del
bagno dove erano sistemati gli assorbenti azzurri. Polly li
aveva comprati nel negozio di animali domestici (anche se
erano uguali a quelli su cui doveva distendersi sua nonna
in ospedale quando l'avevano operata all'anca), e l Howdy
faceva obbediente la pip. Aveva perfino imparato ad andarci
quando rimaneva da solo nell'appartamento. Non era
stato facile, anche se forse era stato pi difficile per Polly
che per Howdy. La prima settimana aveva pianto tutta la
notte nella sua cuccia chiusa, e sentendolo piangeva anche
Polly, che poi chiamava George e lo svegliava. Era andata
avanti per dieci notti, dieci notti insonni in cui Polly era stata
costretta ad ascoltare guaiti da spezzare il cuore e George
era stato costretto ad ascoltare la voce disperata della sorella;
dieci mattine in cui Polly aveva dovuto alzarsi alle cinque
per portare il cane sugli assorbenti ignorati e spiegazzati,
rinchiuderlo nella cuccia e riportarlo fuori dieci minuti
dopo e poi ancora dieci minuti pi tardi, finch finalmente
Howdy non sollevava la zampa. Polly aveva ascoltato i
suoi lacrimevoli guaiti e uggiolii, aveva tirato fuori il cane
dalla cuccia e ve l'aveva rimesso a fatica finch, quasi arrivata
al punto di ribellarsi ai libri letti e agli articoli scaricati
da Internet lasciando che il cucciolo pisciasse dove voleva,
Howdy era sembrato abituarsi, aveva cominciato a usare
gli assorbenti con regolarit, a rimettersi sulla sua coperta
quando lo sportello di rete metallica scattava e a addormentarsi
immediatamente. E cos il cucciolo aveva imparato
a dormire nella sua cassetta e a fare la pip sulla carta assorbente,
e Polly aveva smesso di piangere e di chiamare
George nel cuore della notte. Ma un cucciolo non pu essere
lasciato solo tutto il giorno, e Polly aveva convinto George
a passare parte del pomeriggio con Howdy, facendogli
fare pip sugli assorbenti e giocando con lui mentre lei era
al lavoro. Fra il nuovo impiego e il cane, George trascorreva
ormai gran parte del suo tempo in quell'isolato, e Polly non
vedeva alcun motivo per non formalizzare la cosa. Ma ogni
volta che ne parlava, George si limitava a sorridere. Lei si
ripeteva che a volte suo fratello doveva essere pilotato con
delicatezza. Poteva essere molto testardo. Bastava vedere
come si vestiva. Il suo abbigliamento aveva un senso soltanto
per lui, ma a suo parere era perfetto, irresistibile, e
non c'era verso di farlo ragionare. Polly avrebbe dovuto
procedere con tatto.
Nel frattempo, nutriva ulteriori idee altrettanto importanti
riguardo a George. Una di queste era Geneva. Fra tutte
le sue amiche Geneva era la migliore, e in Polly era a poco
a poco cresciuta la speranza che la sua migliore amica
diventasse anche la migliore amica di suo fratello. A volte
lo guardava, con il suo singolare vestiario e l'ostentata assenza
di ambizioni, e ci che vedeva davanti a s era una
vasta, irresistibile distesa, una prateria di erba ondeggiante
che attendeva solo il suo aratro tagliente e profondo.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
The Flowers That Bloom in the Spring.
La pioggia primaverile era gi abbastanza tetra nella sua
costanza, ma a infastidire Everett era la chiacchiera incessante
sull'argomento. Ogni commesso del supermercato,
ogni addetto all'ascensore, ogni collega, ogni essere umano
con cui parlava al telefono, in qualsiasi parte del paese
si trovasse, tirava in ballo la pioggia torrenziale.
"S" rispondeva Everett. "Piove."
Ma per quanto poco gli piacesse parlare del tempo, non
era immune dai suoi tormenti. Odiava il ripetitivo rituale
dell'apertura e chiusura del suo ampio ombrello. Odiava il
cielo basso e grigio. Odiava le scarpe bagnate e le calze
umide. I taxi e gli autobus lo schizzavano. La gente lo guardava
male e lui ricambiava. Fu in quel momento di clima
oppressivo ed esasperazione che Everett decise finalmente
di rompere con Leslie. Avevano gi stabilito di comune accordo
di "vedere altra gente", qualsiasi cosa significasse
per lei. Per lui voleva dire che erano troppo educati per
rompere di colpo e che il termine "rompere" sembrava ridicolo,
cos come "la mia ragazza" e "il mio ragazzo", per un
uomo della sua et. Ci malgrado, rompere era quello che
alla fine fu costretto a fare.
Non ti ho mai reso felice disse lei con labbra tremanti.
Ma certo che mi hai reso felice. Sei fantastica rispose
lui. Fantastica, ma...
Ma nessuno pu renderti felice aggiunse lei, e si alz
con gesto teatrale. Everett rimase a guardare, costernato e
impotente, mentre il tavolo ondeggiava e il bicchiere di vino
di Leslie cadeva per terra, versandogli l'eccellente Gavi
sui pantaloni.
Prima di precipitarsi fuori dal ristorante, Leslie diede
un'ultima occhiata a lui e ai suoi pantaloni bagnati. Lo
sapevo, avrei dovuto ordinare del rosso disse.
Fu tornando a casa da quell'incontro, l'ottavo giorno di
pioggia, che Everett vide Jody e Beatrice. Aveva offerto la
cena, che non era stata niente male - sarebbe di sicuro tornato
in quel posto -, e quando era uscito sotto la pioggia,
improvvisamente pi fitta che mai, si era reso conto di
aver dimenticato l'ombrello sul taxi. Furioso, aveva atteso
quasi venti minuti prima che passasse un taxi libero.
Quando vi era salito, si era placato alquanto nel vedere
che un altro passeggero aveva lasciato il proprio ombrello.
Era un buon presagio aveva pensato, pur non credendo
ai presagi.
Scese dal taxi proprio mentre Jody e Beatrice passavano
davanti al suo portone. Indossavano entrambe cerate di un
giallo vivace, come due scolaretti stranamente assortiti.
Everett esit un istante, chiedendosi se Jody l'avrebbe visto.
Era stanco, dopo la "rottura" con la "sua ragazza". Ed
era fradicio. Ma Jody lo not e gli fece un sorriso talmente
spontaneo e amichevole che Everett si rilass.
Non appena cominciarono a parlare, lui apr l'ombrello
che aveva appena trovato sentendosi quasi compiaciuto,
come se fosse stata la sua stessa lungimiranza a determinarne
la presenza in quel momento, per scoprire che l'interno
era rosa shocking, costellato di musi verdi di ranocchi.
Non poteva richiuderlo senza attirare ulteriormente
l'attenzione, e cos lui e Jody rimasero quasi un'ora a parlare
sotto quella cupola rosa. Poi Everett le augur la buonanotte,
accarezz la testa bagnata del cane e sal a casa
sua, dove si lav immediatamente le mani. Sotto l'ombrello Jody aveva fumato una sigaretta, sorprendendolo. Non
puzzava di fumo stantio, come accadeva a molti fumatori.
Sembrava cos sana. E intelligente: le piacevano Gilbert e
Sullivan come a lui.
Everett si prepar un martini, dicendosi di esserselo
meritato per aver messo fine al suo inconsistente rapporto
con Leslie. Ascolt il tintinnio dei cubetti di ghiaccio nello
shaker. Si era tolto le scarpe bagnate e le calze, ma indossava
ancora l'abito umido. Port il bicchiere in bagno, si
spogli e pos gli indumenti sul bordo della vasca. Poi indoss
un pigiama azzurro, lavato e stirato in tintoria, si
sedette sull'orlo del letto e accese la tiv per guardare il
telegiornale. Dopodich sent la mancanza di sua figlia.
Sentire la mancanza di Emily era diventata un'attivit.
Non era pi un sentimento, ma un atto fisico che richiedeva
tempo e spazio.
Termin il suo drink e guard le olive. Emily aveva sempre
mangiato le olive dei suoi martini. Senza di lei l'appartamento
era silenzioso e vuoto, grande come una casa,
inutile come la casa di qualcun altro. La sua assenza gli
echeggiava nelle orecchie mentre se ne stava seduto sul
bordo del letto guardando la televisione. Il resto dell'appartamento,
oltre quell'angolo di letto, era assurdo. Lui
non ne aveva bisogno. Non gli apparteneva. Everett cerc
di dirsi che quella bizzarra malinconia non aveva senso.
Sua figlia non se n'era nemmeno andata, non nel senso
proprio della parola. Tornava a casa dal college per le vacanze.
Dormiva nel suo letto, lasciava la luce del bagno accesa,
sbatteva lo sportello del frigo. A un tratto, come se
stesse accadendo in quell'istante, Everett avvert il rumore
con cui il minuscolo stivale di gomma scivolava via dal
piede di Emily a due anni.
Lei divideva scrupolosamente il tempo che passava con
i suoi genitori, ed Everett era geloso dei giorni che trascorreva
con la madre. Non lo era mai stato quando Emily era
piccola, n durante il primo anno di separazione con Alison.
Gli accadeva solo adesso, quando i giorni a disposizione
erano pochi.
Forse Alison e io dovremmo risposarci, pens. Raddoppierei
la mia quota.
Ma il pensiero di sposare di nuovo la sua ex moglie non
lo attirava. Una cosa erano i figli che lasciavano la luce del
bagno accesa, un'altra era una moglie. Con l'eccezione di
sua figlia, che ai suoi occhi non sbagliava mai, Everett non
tollerava nessuno. Non aveva mai incoraggiato Leslie a
trattenersi per la notte. Era stata lei a intromettersi nella
sua solitudine, nel suo isolamento.
Quella sera ricevette la telefonata di Emily. Aveva perso
il cellulare e non voleva che lui si preoccupasse non trovandola.
Molto premuroso, da parte tua disse Everett. Sorrise.
Sapeva cosa stava per arrivare.
Ehm...
Attese, continuando a sorridere. Perfino le richieste di
denaro gli erano gradite.
Naturalmente le parlava della responsabilit finanziaria,
dell'importanza di saper gestire i propri soldi, di programmare
in anticipo, perfino dell'idea di
mettere da parte qualcosa per le emergenze,
e naturalmente le dava i soldi in pi di
cui aveva bisogno per sciare, per i libri, le
scarpe, le multe per sosta vietata, le penali
della biblioteca, qualunque fosse il motivo
della settimana, del mese, del giorno.
Emily era stata un'adolescente scontrosa,
a cui era tutto dovuto. Ora non era pi
scontrosa, e si vergognava che le fosse
tutto dovuto. Erano miglioramenti, ed Everett ne prendeva
nota con soddisfazione.
Mentre si lavava i denti pens a Jody. Avrebbe dovuto
invitarla a bere qualcosa da lui. L'avrebbe fatto, se lei non
avesse avuto quel grosso cane bagnato con quel ridicolo
impermeabile. Ma avevano deciso di andare a cena al Go
Go la sera successiva. Presumibilmente, lei avrebbe lasciato
a casa il cane. Everett and a letto sentendosi in colpa
nei riguardi di Leslie. Sono un mascalzone, si disse. Ma
quella notte dorm il sonno degli innocenti.
Jody, dal canto suo, era sveglissima. Reggeva il violino in
una mano e diteggiava silenziosamente un difficile passaggio
di Sibelius usando un archetto invisibile. Quando se ne
stanc, si sedette davanti al bovindo con i suoi ferri da Calza.
Aveva visto l'espressione sorpresa di Everett quando si
era accesa una sigaretta. Perch l'aveva fatto? Aveva ripreso
solo di recente, e in realt non fumava molto. Perch
aveva scelto proprio quel momento?
Oh, be', e allora? disse a voce alta.
Ma scopr che le importava. Aveva passato cos poco
tempo con Everett che ogni istante, ogni espressione del
volto di lui, le restavano dentro. Si chiese che cosa avrebbe
indossato l'indomani. Aveva notato le mani di lui sul manico
di quel bizzarro ombrello. Era stato allora che si era
accesa la sigaretta, nervosamente. Belle mani. Un bell'uomo.
Forse l'ombrello era di sua figlia. Lui era un po' rigido,
ma cos sicuro. Soltanto un uomo sicuro di s sarebbe
andato in giro con un ombrello dall'interno rosa costellato
di ranocchi. Una sicurezza simile equivaleva quasi a una
forza. Spesso non era cos, Jody lo sapeva, ma lo trovava
comunque un aspetto positivo. E sarebbe uscita a cena con
lui; lei, Jody, la sedicente zitella. Si alz e ripose i ferri nel
cesto, poi raggiunse la libreria dove si trovavano le guide
del telefono. Cerc il nome di lui. Vederlo scritto sulla carta
sottile la eccitava. Spense le luci, and a letto e ascolt il
cane russare finch la luce del mattino cominci a penetrare
dalle alte finestre indorando le pareti gialle. La pioggia
era cessata. Jody svegli Beatrice, and con lei fino al laghetto
delle barche del Central Park e rimase a guardare
l'acqua increspata dal vento.
George aveva trascorso la notte da Polly, come talvolta gli
capitava quando lavorava fino a tardi. Ma aveva dimenticato
di abbassare le tapparelle, e l'insolita luce mattutina
lo svegli molto prima di quanto avrebbe gradito. Si alz
e and alla finestra per rimediare la situazione proprio
mentre Jody e Beatrice stavano tornando dal parco. George
riconobbe in Jody una delle clienti del ristorante, o meglio,
riconobbe il cane. Faceva fatica a ricordare i volti, il
che rendeva un po' pi difficile il suo lavoro di barista.
Ma se la stava cavando. E non gli dispiaceva. Dopo tutto,
era temporaneo. Un giorno avrebbe fatto... qualcosa.
Si rimise a letto e dorm fino a mezzogiorno, quando fece
uscire Howdy dalla sua cassetta e gli fece fare la pip su
un assorbente. Poi gli lanci un giocattolo di gomma e lo
guard farlo a pezzi. Si mise a correre per il salotto facendosi
inseguire, sollevando di tanto in tanto il piede con il
cucciolo aggrappato alla calza per i denti. Guard Howdy
che si lavava. Cominciava sempre dalla zampa destra, leccandola
e passandosela sull'orecchio destro come un gatto.
Si chiese se i cani potessero essere mancini.
Quando Polly torn a casa dal lavoro, George era ancora
l. Non valeva la pena rientrare a casa sua per poi dover
tornare indietro.
Pensi che i cani possano essere mancini? chiese.
I cani non hanno mani rispose Polly nel suo tono irritante
da redattrice. E subito dopo si mise a tormentarlo
sul fatto che avrebbe dovuto trasferirsi da lei. Guardati.
Sei qui. Tanto vale che ti arrenda. Vivi gi qui.
Goditi la tua privacy, Polly. La privacy  piacevole.
No. Precipiter in una depressione post rottura. Lo
disse come una minaccia, o una vanteria, sporgendo il labbro
inferiore, poi aggiunse: Lo sto facendo per te.
George sospir. Gli riusciva difficile non fare quello che
Polly aveva bisogno che facesse per convincersi che stava
facendo qualcosa per lui. Prese il cucciolo in grembo, sollevandolo
sulle zampe posteriori mentre quelle anteriori
penzolavano molli come gli arti di una marionetta. Howdy
protese il muso verso di lui, leccandolo e uggiolando. George
riflett sull'idea di andare a vivere nell'appartamento di
Polly. Era un pensiero agghiacciante. Vivere nell'appartamento
di Howdy, tuttavia, era molto pi allettante. Howdy
sarebbe stato presente ogni notte mentre lui si addormentava
e ogni mattina al suo risveglio. Gli aveva gi insegnato a
sedersi, a sdraiarsi, ad aspettare mentre lui andava in un'altra
stanza e a raggiungerlo quando lo chiamava.
L'affitto di quella tua squallida schifezza di appartamento
sta per scadere, fra l'altro... disse Polly.
Polly, sta' zitta.
La cosa andava avanti da settimane. A volte, George si
chiedeva se vivere con Polly sarebbe stato meglio che discutere
con Polly.
Sta' zitto tu ribatt lei.
George pens alla sua squallida schifezza di appartamento.
Gli scarafaggi stavano diventando sempre pi audaci.
Lo scarico della doccia era bloccato.
" lontanissimo dal ristorante" si disse, ma doveva
aver parlato a voce alta perch Polly gli si avvicin, gli
prese il cane dal grembo e disse: Allora  deciso e si sedette
con Howdy accendendo la tiv.
George guard sua sorella, ancora vestita da lavoro. La
decisione era stata presa, ma non era stato lui a prenderla,
non sapeva bene nemmeno come facesse a sapere che era
deciso, o qualsiasi altra cosa avesse detto Polly, ma in
qualche modo era fatta. E lui ne era sollevato. Odiava discutere.
Odiava prendere decisioni. Entrambe le difficolt
erano state superate con il semplice espediente della resa.
Ci malgrado lo trovava umiliante, e sent il bisogno di
dire: Ma Polly, sai che mi piace girare nudo per casa.
Lei aggrott la fronte.
Sentendosi un po' meglio, George raggiunse il frigorifero
e si prese una birra. Nel frigo di Polly c'era sempre della
birra, un altro conforto. E latte, pane, formaggio di capra
e yogurt. C'erano anche olive, mele e una scatola di
biscotti Petit colier. Sul tavolo della cucina c'era un sacchetto
ancora chiuso di patatine.
Non  vero disse Polly, ancora accigliata.
Be', ho avuto un compagno di stanza che girava nudo
rispose George sedendosi accanto a lei, ormai felice
con la sua birra, il sacchetto di patatine e la scatola di biscotti
in grembo. A volte si sedeva nudo sul tavolo della
cucina.
Ma Polly, trionfante, non abbocc.
Quella sera, mentre George serviva da bere e Polly sedeva
al bar osservandolo con occhio attento ma benevolo, Jody
venne accompagnata al tavolo a cui l'aspettava Everett.
Lui si alz al suo arrivo, cosa che lei trov galante e commovente,
ma la sua espressione era tesa, come quella di
una persona puntuale che aveva dovuto aspettare. Jody
sbirci involontariamente il proprio orologio. Aveva meno
di cinque minuti di ritardo, non abbastanza per doversi
scusare.
With aspect sterri and gloomy stride... cant, senza un
motivo preciso.
Everett si apr nel suo improvviso, glorioso sorriso.
The Mikado disse. Be', spero che questa cena non sia un
" dreadful fate"...
Jody, sollevata, si sedette, ma al tempo stesso si mise in
guardia. Comportati bene, si raccomand. Che ti prende?
Non insultare, non prendere in giro l'uomo su cui vuoi fare
colpo. Lui non aveva recepito la presa in giro, questa
volta non era sembrato rendersene conto, accettando le parole
di Gilbert e Sullivan come un legame fra loro pi che
come un commento al suo atteggiamento ringhioso. Ma la
fortuna avrebbe potuto non durare. Jody aveva pensato di
portare Beatrice, visto quanto sembrava affezionata a Everett
(e viceversa, si era detta ricordando la dolce carezza
sulla testa bagnata della sera prima), ma ora era lieta di
non averlo fatto. Badare a come si comportava lei stessa
sarebbe stato gi abbastanza difficile.
Fece una certa fatica a non lanciarsi in una versione di
The Flowers That Bloom in the Spring quando Everett pag
il conto. Era una cosa che suo padre faceva ogni volta che
tirava fuori il portafoglio, lanciando allegramente sul tavolo
le banconote o la carta di credito. Ma Jody riusc a
limitarsi a un semplice: Tra-l! a cui Everett sembr non
badare, e quella notte si infil nel suo letto di insonne in
uno stato d'animo agitato ma contento.
Dopo averla lasciata davanti al suo portone, Everett attese
l'ascensore nell'atrio di casa propria. I mattoidi del palazzo
avevano lasciato sulla mensola un passeggino da bambola
e un malconcio giallo intitolato Restituire al mittente,
di Violet Shawn Dunston. Perch qualcuno dovesse prendersi
il disturbo di mettere fuori un vecchio giallo, Everett
non lo sapeva. E chi avrebbe mai voluto un passeggino da
bambola usato? Una bambola usata, supponeva. All'improvviso
sent la mancanza del suo vecchio palazzo, del
suo portinaio, del suo addetto all'ascensore. Vi aveva abitato
fin dai tempi della specializzazione con una serie di
coinquilini e poi con Alison, quando il palazzo era stato
acquistato da una societ e loro due avevano comprato
l'appartamento al prezzo incredibilmente basso riservato
a chi gi vi abitava. Poi l'appartamento era stato venduto
e il ricavato suddiviso. Ciascuno di loro si era messo in tasca
un bel gruzzolo, ma nella vita non c'erano soltanto i
soldi, pens Everett, e la banalit della considerazione rese
la perdita della casa ancora pi deprimente. Gli mancava,
quel posto. E a un tratto gli mancava anche il matrimonio.
Era innaturale che un uomo della sua et vivesse da solo.
Dopo aver raggiunto il suo piano, aperto la porta di casa
e posato lo sguardo sul silenzioso, ordinato appartamento
che lo attendeva, si sentiva gi meglio. And a letto
e lesse da cima a fondo un opuscolo patinato di propriet
immobiliari che aveva ricevuto per posta, poi controll le
inserzioni sul giornale come faceva ogni sera. Non sarebbe
rimasto eternamente in affitto, questo lo sapeva. Pens
a Jody. Come sar il suo appartamento? si chiese. Lei gli
piaceva. Era spiritosa in un modo nascosto e sardonico
che si sposava bene con la sua espressione gioviale. E non
aveva mai accennato alla fine delle piogge torrenziali.
Everett sfogli il resto del giornale, ma quella mattina
aveva gi letto tutto ci che voleva. Spense la luce, e in
quel momento rimpianse di non aver preso il giallo di
Violet Shawn Dunston dal tavolino nell'atrio, chiunque
fosse Violet Shawn Dunston.
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
Vi  mai venuto in mente che la prepotenza possa essere
una forma di generosit? Un bisogno di condividere ci che
gli di hanno generosamente elargito? Penso che il movente
di Polly potesse essere questo. Questo e la sua giovinezza.
Dopo tutto, aveva appena ventisei anni. Si sentiva fortunata
ogni mattina, sbalordita dal cielo azzurro o dal grigiore,
un grigio cos gradevole. Nei primi mesi a New York, appena
arrivata per i suoi studi, si guardava intorno e gridava:
"Taxi!" non per fermarne uno ma soltanto per esprimere
meraviglia alla loro presenza. Questo entusiasmo per il
mondo, questa gioia, questo gridare "Taxi!" potevano essere
la causa della sua sofferenza per la rottura con Chris.
Polly credeva che il mondo fosse pieno di promesse. Se
ogni tanto si confondeva convincendosi di essere l'autrice
di quelle promesse, di essersi inconsapevolmente impegnata
a raddrizzare tutto ci che andava storto intorno a
lei, non dobbiamo fargliene una colpa. Era come se udisse
la propria sonora voce adulta lanciare la parola d'ordine
e, come una bambina, vi obbediva. Se, come una bambina,
non esaminava la parola in questione, non dobbiamo dimenticare
che Polly poteva spendere un'intera busta paga
settimanale per una carta da lettera stampata a mano e a
volte al lavoro non portava il reggiseno. Era giovane, e
quando le sue decisioni le si ritorcevano contro ne era
sempre sorpresa ma mai sconfitta.
La sua decisione di convivere con George, per esempio,
comport una di queste impertinenti sorprese, poich la
vicinanza con il fratello le fece necessariamente conoscere
le sue abitudini galanti, e Polly non avrebbe potuto reagire
con maggiore disgusto nemmeno se lui si fosse seduto
nudo sul tavolo della cucina.
Sulle prime aveva notato soltanto le abitudini domestiche
di George, che erano molto meno peggio di quanto
avesse temuto. George aveva contenuto il disordine nella
propria zona, e Polly non avrebbe potuto lamentarsi, da
quel punto di vista, poich era disordinata anche lei, a eccezione
dei suoi impeccabili armadi. George faceva del
suo meglio, lasciando il freezer aperto soltanto di rado,
spegnendo quasi sempre le luci e svuotando la pattumiera
quando gli veniva ordinato. Il suo lavoro di barista bastava
a pagare la sua parte di affitto. Era gentile, quasi premuroso,
e con il cane era fantastico. Fantastico. Lo faceva
camminare, lo nutriva, giocava a frisbee e al tiro alla fune,
gli aveva insegnato a sedersi a comando. Fantastico, s, ma
come succede con molte cose fantastiche furono proprio le
sue attenzioni nei riguardi del cane a rivelarsi un problema per Polly.
Malgrado Howdy non potesse calpestare le strade di
New York, secondo i libri e gli articoli scaricati da Internet
avrebbe dovuto conoscere la gente in strada, udire i
rumori, vedere le auto, le biciclette, i passeggini, gli ombrelli,
i rollerblade e le autopompe dei vigili del fuoco.
Tale socializzazione veniva ottenuta infilando il cucciolo
in un'imbracatura simile a un marsupio, fatta apposta
per i cani, e poi passeggiando su e gi per Columbus
Avenue con la testa di Howdy sotto il mento e le sue
zampe grosse e pelose ciondolanti in ogni direzione. Tale
compito spettava spesso a George. Lui durante il giorno
stava a casa, pertanto era la soluzione pi sensata, ma
Polly gli era comunque grata perch suo fratello lo faceva
sempre volentieri e con grande diligenza. Howdy, di conseguenza,
era un cane estremamente amichevole ed equilibrato,
non si lasciava intimorire da nessuno, persona o
animale che fosse, di qualsiasi taglia, forma, et o temperamento;
e non perdeva la calma all'avvicinarsi di sirene
urlanti, marmitte rombanti, radio, elicotteri, bande musicali,
manifestazioni politiche, gemelli strillanti o assordanti
martelli pneumatici. Polly era fiera del suo cucciolo,
e nel modo protettivo e adorante che aveva assunto
fin dall'infanzia era fiera di suo fratello quasi fosse un
cucciolo anche lui.
Ma George non era un cucciolo, come lei fu costretta ad
ammettere. Era un uomo di nemmeno trent'anni apparentemente
estraneo all'idea di trovarsi una qualsivoglia sistemazione,
e mentre Polly si beava del successo di suo fratello con Howdy nel contempo non poteva fare a meno di
notare che George aveva una ragazza diversa ogni settimana.
Lei non aveva molti contatti con loro, poich gli
spazi occupati da fratello e sorella erano estremamente riservati.
Essendo stato ricavato da due unit abitative, l'appartamento
aveva ancora due porte d'ingresso, una delle
quali dava direttamente accesso alla camera da letto di
George. Questa camera, un ex monolocale, era ampia e
piena di luce, e disponeva di un suo bagno. Le uniche volte
che Polly incontrava una delle ragazze del fratello era
nel cucinino. L la mattina trovava di frequente una fanciulla
seminuda che preparava il caff, e si sorridevano e
facevano amicizia. Ma prima o poi, generalmente prima, la
ragazza amichevole veniva sostituita da una nuova ragazza
amichevole.
Polly era contraria per conto di tutte le donne sole. La
promiscuit di George la offendeva e al tempo stesso le suscitava
invidia. Simpatizzava con le ex, che fossero state
loro a stancarsi di George o George di loro. Se ne rimanevano
sedute a casa a piangere l'amore perduto e le speranze
infrante come lei? Si disse che in realt non erano affatto
delle ex, che non avevano passato due anni con George,
che non avevano condiviso con lui ogni pensiero, che non
avevano vissuto una vita di coppia o pensato in segreto al
matrimonio come lei aveva fatto con Chris. Ci malgrado,
ogni volta che conosceva una nuova ragazza avrebbe voluto
avvertirla.  cos che comincia, avrebbe voluto dirle. E
poi finisce.
Ma se in quel caso fosse stato l'inizio di qualcosa di duraturo?
Se in quel caso avesse attecchito? Non sarebbe stato
bello, invece che brutto? Non tutti i rapporti finivano
male. La ragazza sarebbe stata felice. George sarebbe stato
felice. Oppure no? In questo modo, in un avvitamento perenne,
Polly si teneva impegnata preoccupandosi di George.
Era cos confuso, in generale. Nei sei anni dalla fine
del college aveva pervicacemente continuato ad andare
alla deriva. La cosa peggiore era che Polly si affezionava a
ciascuna delle ragazze, e ne sentiva la mancanza quando
scomparivano. Lei e suo fratello le incontravano di continuo.
Quando camminavano insieme, Polly a volte si calava
il cappuccio sugli occhi o si rattrappiva dentro il colletto
finch la ex di George, se mai si poteva definire tale,
non era passata.
"Non sputare nel piatto in cui mangi" gli diceva Polly.
Ma George si limitava a scrollare le spalle.
So che non abbordi tutte queste belle ragazze al ristorante.
Polly lo sapeva perch spesso era l insieme a lui,
trattenendosi nel locale mentre lui preparava drink e spillava
birra.
Polly, io ti rompo sulla tua vita amorosa?
No, ma io non ho una vita amorosa.
A quel punto, George cominciava immediatamente a
fare battute e a deviare la conversazione dalle tristi prospettive
romantiche di Polly e dai propri trionfi.
Polly sapeva di essere gelosa, George sapeva che era
gelosa ed entrambi sapevano di dover ignorare la gelosia
finch non fossero stati in grado di disfarsene e lasciarsela
dietro come l'inutile pelle secca di un serpente sulla sabbia.
Ci malgrado, seduta a casa con Howdy in braccio, a
volte Polly cercava di immaginare dove fosse George. Sospettava
che ogni tanto vedesse Chris, ma temeva di chiederglielo
nell'eventualit che fosse vero. Sarebbe stata una
cosa molto sleale, e non voleva pensare a George come a
un fratello sleale. Lei dipendeva da George. Era simpatico
e allegro in un modo distaccato e un po' imbronciato, e attutiva
la sua solitudine.
Perch Polly aveva scoperto di essere molto sola. Le sue
colleghe alla rivista sembravano a posto, ma erano pi
vecchie di lei e parlavano delle rette scolastiche dei loro figli
mentre lei stava ancora cercando di saldare i suoi debiti
universitari. Passava ore e ore al telefono con Geneva, e
quando non era seduta davanti a George al banco del Go
Go si vedeva con lei in un locale del centro, anche se non
aveva il coraggio di flirtare con nessuno e tendeva a parlare
troppo di Chris. Temeva anche, quando usciva con gli
altri, di incontrarlo. Diversi dei suoi amici dell'universit
abitavano in citt e si incontravano per il compleanno di
qualcuno, per cenare insieme o andare a bere qualcosa. A
volte giocavano a biliardo. Altre volte andavano al cinema.
Prima della rottura era Polly quella che trovava il
nuovo ristorante, che provava il nuovo drink, che portava
gli amici a vedere il nuovo film. Aveva la sua stecca da biliardo
in una custodia di pelle. Ma ora la stecca era nell'armadio,
lei odiava allontanarsi dal quartiere, beveva quello che trovava e preferiva la televisione al cinema. Era
risentita e sola, e George, suo fratello, era colui che meglio
leniva quell'agitata sensazione di vuoto. Socializzare era
un lavoro, stancante e faticoso, e se avesse potuto farlo
sorretta da George in un'imbracatura si sarebbe volentieri
unita al cane.
Per quanto Polly fosse prepotente con lui, George era
comunque il suo fratello maggiore, lo stesso che l'aiutava
a preparare la sua piccola valigia quando si spostavano
avanti e indietro da un genitore all'altro, due volte alla
settimana ogni settimana, mentre Polly pretendeva obbedienza
con la sua voce tonante e gli restava aggrappata alla
mano. Ora sedeva in salotto, rimpiangendo che George
non fosse l con lei. Per essere uno sprovvisto di una vera
vita, sembrava incredibilmente occupato. Il salotto dell'appartamento
aveva due finestre affacciate su quello che
l'agente immobiliare aveva definito un cortile ma che
chiunque altro avrebbe chiamato un pozzo di ventilazione.
In fondo al pozzo, che Polly riusciva a scorgere dalle
sue finestre, c'era una catasta di sacchi della spazzatura,
vecchie cucine, materassi, porte, lampade rotte, sedie con
tre gambe, un lurido divano color malva e un variopinto
sistema di tubi di plastica per arrampicarsi talmente contorto
che nessun bambino sarebbe mai riuscito a scalarlo.
Quello spazio, si era resa conto Polly poco dopo essersi
trasferita l riconoscendo la libreria e il tavolino dell'uomo
che si era ucciso nell'appartamento, veniva usato come
discarica. Si era immediatamente procurata delle tendine
di stuoia per nascondere la vista dei rifiuti. Ma le tendine
nascondevano anche la luce, e adesso che era arrivata la
primavera a Polly piaceva sollevarle e aprire le finestre,
lasciando penetrare la scheggia sottile di sole che appariva
per un'ora o due ogni mattina. Lo faceva per Howdy,
che si sdraiava felice in qualsiasi pallida chiazza di luce
urbana riuscisse a trovare. Quando le finestre erano aperte,
i suoni degli altri appartamenti affacciati sul pozzo di
ventilazione si facevano chiari e distinti. I bambini sul lato
opposto frignavano. La coppia al piano di sopra bisticciava.
E i due cantanti, un soprano e un tenore in due appartamenti
diversi, cantavano. Davano entrambi lezioni, e a
volte le scale dei loro allievi lottavano fra loro nel pozzo
di ventilazione. Quella sera si udiva una sola voce, quella
del soprano, accompagnata da un piano. Polly accese la
radio per coprire le infinite ripetizioni. Howdy le lecc
dolcemente la mano. Polly lo guard chiudere gli occhi e
pens al suo coinquilino. Qual era la prossima voce del
suo programma riguardo a George? Si chiese con chi stesse
uscendo ora e decise di nuovo che George e Geneva,
malgrado nessuno dei due avesse finora manifestato il
bench minimo interesse nei riguardi dell'altro, erano fatti
per innamorarsi follemente, e perch succedesse avrebbero
soltanto avuto bisogno del pi piccolo degli aiuti,
che lei era decisa a fornire.
Mentre Polly programmava il futuro romantico del fratello,
George stava correndo in bicicletta lungo l'Hudson
in direzione di Battery Park. Correva in bicicletta la sera,
dopo il lavoro, e non lo aveva mai detto a Polly. Lei si sarebbe
preoccupata, rovinandogli la vita e rovinandola anche
a se stessa. Strano, vivere con la propria sorella. Avrebbe
voluto renderla felice, ma in effetti era l'unico uomo al
mondo che non avrebbe mai potuto farlo. Che lei avesse
bisogno di un uomo non c'erano dubbi. Aveva sviluppato
un'ossessione per il cane, e questo lo capiva. Gli si era affezionato
anche lui, e ci pensava, pensava all'espressione dei
suoi occhi scuri, al modo in cui inclinava la testa con fare
interrogativo, al suo morbido pelo dorato, al modo in cui
lappava l'acqua dalla ciotola... George scoppi a ridere.
Era come essere innamorati. Pensava molto pi a Howdy
di quanto pensasse alle ragazze che frequentava. Frequentava?
Che parola stupida. Meglio dire scopava. Ma no, era
ingiusto nei confronti di se stesso. Lui cominciava ogni incontro
pieno di speranza. La ragazza che stava vedendo
adesso, Sarah, gli era sembrata perfetta. Lei stava tornando
a casa dal cinema, dove aveva visto un film dei fratelli
Farrelly, quando si erano conosciuti. Reggeva in mano una
copia delle poesie di W.H. Auden, il poeta preferito di
George, che aveva comprato da Barnes & Noble prima del
film. Si era fermata ad accarezzare il cucciolo che si agitava
nell'imbracatura, il volto vicino a quello di George, ed era
cos bella che a lui era parso che il suo cuore si fermasse.
Cos'altro poteva chiedere? Perch non si era innamorato?
Cosa c'era in lui che non andava?
Non gli era mai venuto in mente che ci fosse qualcosa
che non andava nelle ragazze di cui non si innamorava. Era
abbastanza onesto, e abbastanza vanesio, da assumersene
l'intera responsabilit. Era raro che fosse lui a decretare la
fine della storia. Erano loro a rendersene in qualche modo
conto, e si allontanavano. George si sentiva come una
finestra aperta. Loro entravano e uscivano come soffi di vento,
lasciandosi dietro uno svolazzare di tende. Sono una semplice
finestra spalancata, pens, godendo quasi della propria
autocommiserazione ora che si univa a un'immagine
cos bella. Si dipinse la sensazione della dolce brezza, la carezza
delle tende sul volto nella luce
delicata del sole. Ma no, la tenda
non avrebbe potuto sfiorargli il viso.
Lui non era affacciato alla finestra,
lui era la finestra.
Se non altro, ci provava. Polly, dal
canto suo, si inventava scuse per
non uscire. A volte si trovava con le
sue amiche per vedere Friends in tiv, cosa che a George
sembrava di una tristezza particolare, nauseante. Quando
lui lavorava se ne stava seduta al Go Go. Di tanto in tanto
George la trascinava a giocare a biliardo o in un bar. Ma lei
non rivolgeva mai la parola a nessuno. George si chiedeva
come mai avesse tanta importanza per lui, ma ce l'aveva. La
felicit di Polly era sempre stata importante. Lei era la sua
capace, prepotente sorellina, e finora per renderla felice lui
non aveva dovuto fare altro che permetterle di dirgli cosa
fare. Era contento di questo, andava bene cos. Polly ci teneva,
aveva sempre dettato le regole, e George (cos come i loro
genitori, in preda tanto al senso di colpa quanto alla rabbia)
aveva sempre cercato, con limitato successo, di seguirle.
Quando i loro genitori trasgredivano, quando il padre
comprava a George una pistola ad aria compressa che la
madre aveva proibito, quando la madre rifiutava di lasciare
che i bambini andassero al matrimonio di uno zio paterno
durante uno dei suoi giorni, quando il livore e la competitivit
reciproca avevano la meglio sulla logica e sul loro
amore per i figli, era Polly che sistemava tutto. Era attiva,
esuberante e testarda, e George aveva provato gratitudine
nell'affidarle gli affari del mondo per ritirarsi comodamente
nel suo tranquillo regno dei sogni. Ma ora, con il vento
sul viso, le stelle brillanti sopra l'Hudson, costeggiando le
sagome scheletriche dei pontili che fluttuavano come ottovolanti
sull'acqua scura, decise che avrebbe dovuto trovarle
un ragazzo.
Fu soltanto una settimana dopo, una sera di aprile, quando
le giornate si stavano ormai allungando e l'aria era
profumata, umida e tiepida, che Polly scopr il segreto del
successo di George presso la popolazione femminile del
quartiere. Era una giornata talmente bella che aveva deciso
di tornare a casa dal lavoro attraversando il parco a
piedi. Le giunchiglie erano coloratissime e fresche e brillavano
al sole a migliaia, ancora bagnate dal piovasco mattutino.
Le forsizie traboccavano dai muretti dei ponticelli
di pietra. Il profumo di terra bagnata le faceva lacrimare
gli occhi dalla gioia. La primavera era tornata! Gli alberi
erano ancora spogli, ma gli uccelli erano arrivati da qualche
parte, in viaggio per qualche altra destinazione, e cantavano
dai rami. Polly camminava verso casa insieme ad
altri uomini e donne in abiti da lavoro e scarpe da lavoro,
tutti sedotti dalla primavera profumata, tutti intenti a far
oscillare allegramente le loro ventiquattrore.
Compr del pane in un forno sulla Columbus e si strinse
al petto il sacchetto caldo sentendo il privilegio di vivere in
un mondo in cui esisteva anche il pane fresco, poi si incammin
per i pochi isolati che la separavano dalla sua via. E
fu l, su una panchina fuori da un caff d'angolo sulla strada
appena sotto alla loro, che vide George. Era seduto con
Howdy che penzolava dall'imbracatura davanti al suo petto.
Howdy era luminoso e soffice nella luce morbida di fine
giornata. George gli sorrideva e lo vezzeggiava, baciandogli
la testa setosa, e Howdy si dimenava per leccargli la faccia.
Polly si arrest, il cuore gonfio di orgoglio e di amore.
Non aveva mai visto niente di pi dolce, si disse, ma poi si
accorse di non essere l'unica ad ammirare la coppia. Due
bellissime ragazze con grandi borse di pelle e costosi occhiali
scuri si erano fermate a guardare, tubando in un inglese
dall'accento francese. Quando si allontanarono se ne
ferm un'altra, una giovane donna con i capelli scuri, di
una bellezza pallida e trascurata simile a quella di George.
Mentre Polly guardava dal versante opposto della strada,
la ragazza si sedette sulla panchina accanto a George. Polly
si rimise in marcia e torn rapidamente a casa.
Usi il cane per abbordare le ragazze? disse quando
George e Howdy rientrarono.
 una calamita per pollastre rispose George.  incredibile.
Usi Howdy, che ha gi dovuto assistere al suicidio del
suo proprietario, per abbordare pollastre?
A volte, Polly passava notti insonni a pensare all'inquilino
precedente. Che tipo era stato? Perch era cos infelice?
Sperava che il cucciolo gli avesse dato un istante di
piacere e di affetto prima che morisse. Poi si arrabbiava
con lui per averlo lasciato solo, chiuso in un ripostiglio.
Poi chiedeva scusa all'anima del morto, che era stato evidentemente
vittima di una tristezza angosciante. Poi si
domandava che aspetto avesse avuto, dove fosse stato sepolto
e come fossero stati i suoi genitori. Poi accendeva la
televisione e guardava vecchi film, la sua mente uno stagno
limaccioso di risentimento, imbarazzo e tormento per
lo sconosciuto che si era impiccato nel suo appartamento.
Nel proprio appartamento, si correggeva, e a quel punto a
volte accendeva una luce.
Polly estrasse Howdy dall'imbracatura e lo prese in
braccio.
Sei disgustoso disse a George.
George si limit a ridere, e Polly fu pi sicura che mai
che suo fratello avrebbe dovuto trovare una vera ragazza,
e che quella vera ragazza avrebbe dovuto essere Geneva.
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
"Non compri mai fiori?"
Fu pi o meno in quel periodo che Polly riprese a fumare.
Non fumava molto. Era vietato in ufficio, vietato nei ristoranti
e perfino nei bar. Era talmente abituata a uscire per
fumare una sigaretta che anche quando era a casa andava
comunque fuori e si addossava al muro di mattoni del palazzo,
osservando l'andirivieni dei vicini. Jamie che rispondeva
malamente al suo altissimo compagno mentre a
fatica facevano scendere un branco di bambini da un minivan.
Un'anziana corpulenta in abito nero che le passava
lentamente davanti, china sul suo bastone, borbottando in
italiano. Tre o quattro giovani coppie che emergevano dal
ristorante malese, ridendo e stringendosi fra loro. Polly
aveva gi visto diverse volte la donna con il grosso pit
bull, l'aveva ringraziata per averle dato il nome del veterinario
e aveva scoperto che il cane si chiamava Beatrice, e
quella gradevole sera di primavera, mentre era fuori a fumare
e a cercare di decidere come far entrare George e Ge-
neva nella stessa stanza senza essere troppo esplicita, ma
essendolo abbastanza da far s che si notassero a vicenda,
Beatrice e la sua padrona le si avvicinarono con andatura
rilassata. La donna le rivolse un sorriso amichevole. Indossava
una camicia di oxford infilata ordinatamente nei
pantaloni, not Polly, e riusciva in qualche modo a sembrare,
se non proprio elegante, quanto meno fresca e attraente.
Quando lo conoscer, questo cucciolo? domand. Il
cucciolo virtuale?
Basta che un pomeriggio vada al caff una strada pi
gi rispose Polly. Mio fratello lo porta sempre l per abbordare
le ragazze.
Davvero? Usa il cucciolo come esca? Creativo.
Di George si pu dire di tutto tranne che non sia un
creativo. Non che crei niente a cui si possa dare un nome...
Polly si sentiva acida, e malgrado in un angolo della propria
coscienza sapesse che insultare suo fratello davanti a
una semisconosciuta fosse probabilmente sconveniente,
non riusciva a fermarsi. Offr una sigaretta alla sua ascoltatrice,
che la sorprese accettandola.
Davvero? Nessuno fuma pi.
Ho appena ricominciato disse la donna.
Ah, s? Anch'io fece Polly, poi prosegu a lamentarsi
di George per alcuni minuti finch ud la porta aprirsi alle
sue spalle e si spost. Un uomo di mezza et e una ragazza
sui diciotto anni uscirono dal palazzo. Beatrice si
lanci verso l'uomo, premendogli il muso sulla palma
della mano.
Ciao, Beatrice disse Everett al cane. Mi ricordo di te.
Lei di sicuro si ricorda di te disse la ragazza.
 vero disse Jody. Guard Everett, che distolse immediatamente
gli occhi, ma poi lui parve riprendere il controllo
e la present a Emily.
E io sono Polly disse Polly.
Jody sorrise di quell'"e". Come se Polly fosse la parte
che completava il tutto, pens. Quanta sicurezza, per una
ragazza cos giovane. Era sbalorditivo.
Abito al 4F prosegu Polly.
Ah fece Everett inarcando un sopracciglio.
Gi disse Polly. Quell'appartamento.
Be'... disse Everett.
Vi fu un momento di silenzio.
Polly ha un cucciolo si affrett a far sapere Jody, ma
poi si rese conto che, non essendo presente alcun cucciolo,
l'informazione non era pertinente. E perch, si chiese, il
mio unico contributo a una conversazione difficile sembra
cos infantile? Polly ha un cucciolo! Polly ha un cucciolo!
Erano settimane che non vedeva Everett, che non lo sentiva.
E questo era tutto ci che riusciva a tirare fuori? Certo,
non che lui stesse andando molto meglio.
Come stai? gli chiese. Come sei stato?
Oh... Everett si strinse nelle spalle. Bene. Un po'
preso...
Jody si rese conto di averlo messo in imbarazzo, il che
non era sua intenzione. Oppure s?
Pap disse Emily si sta facendo tardi.
Everett ed Emily s'incamminarono verso Broadway.
Jody li guard impotente, poi si volt lentamente verso
Polly.
E curioso il fatto che conoscessi il nome del tuo cane
ma non il tuo disse Polly. Ti vedevo semplicemente come
la mamma di Beatrice.
Jody non gradiva quando qualcuno parlava di s come
se fosse il genitore del proprio cane. Trovava Polly un po'
infantile per i suoi gusti, il che, doveva ammetterlo, non
era colpa di Polly. Dopo tutto, non era che una ragazza; era
normale che fosse infantile. E nonostante tutto c'era qualcosa
in lei che Jody trovava attraente, allo stesso modo in
cui trovava attraenti i suoi allievi. Polly sembrava dolce e
vulnerabile, e al tempo stesso trionfante e irresistibile, una
sorta di sensibilit traboccante, qualit che Jody associava
ai bambini pi allegri e chiassosi.
Jody torn lentamente verso casa, chiedendosi che cosa
fosse preso a Everett. Non si era aspettata che perdesse la
testa, ma avevano passato una serata deliziosa e lei era sicura
che si sarebbero rivisti. E di certo si sarebbe attesa
un'accoglienza pi calorosa, nell'eventualit di un incontro
casuale come quello appena avvenuto. Forse era imbarazzato
di fronte a sua figlia. Era estremamente attaccato a
Emily, Jody lo sapeva. S, doveva essere cos. Emily era a
casa, ed Everett era imbarazzato e distratto. Jody sperava
ardentemente che Emily tornasse al
college, dove era giusto che stesse.
Jody aveva ragione, riguardo a Everett
ed Emily. Nell'istante in cui sua figlia
aveva varcato la soglia di casa,
Everett si era dimenticato completamente
di Jody. Vederla davanti a casa
con il suo cane l'aveva colto di sorpresa,
e si era comportato in modo maldestro.
Ancora peggio, si disse: era stato freddo e addirittura
villano nei riguardi di Jody. Lei era una persona gentile, e
non se lo meritava. Ne prov vergogna mentre si allontanava
con Emily, una sensazione sgradevole. Diede un calcio a
una bottiglia sul marciapiede, facendola cadere in strada e
mandandola in frantumi.
Pap! esclam Emily.
D'altra parte, si chiese Everett, aveva forse qualche obbligo
nei riguardi di Jody soltanto perch avevano passato
una serata gradevole? Non pensava. Le donne sole erano
cos esigenti, si disse, cos bisognose. Drizz leggermente la
schiena. Che diritto aveva Jody di farlo sentire in colpa?
Quando prese posto accanto a Emily in metropolitana era
ormai quasi infuriato con Jody, il che era un grosso sollievo.
Polly chiese a Jody come avesse conosciuto Everett, ma lei
non sembrava interessata all'argomento e si allontan,
fermandosi accanto a un imponente SUV bianco quando il
cane cominci a fare pip davanti alla ruota. Polly aveva
notato l'accoglienza che il grosso cane aveva riservato a
Everett. E si era accorta anche del sorriso che Everett aveva
rivolto a sua figlia, un sorriso ampio e generoso. Aveva
visto i suoi grandi, begli occhi azzurri.
I cani non salutavano mai Chris in quel modo, si disse.
A Chris i cani non piacevano. E ai cani, forse istintivamente,
non piaceva Chris. Questo avrebbe dovuto farmi capire
qualcosa, pens Polly. Avrebbe dovuto farmi vedere qualcosa,
e adesso gliela far vedere io. Ripet quella combinazione
e la trov corroborante. Le sue frasi sembravano collegate
non soltanto dal verbo ma a livello morale, psicologico,
logico, filosofico, spirituale... Avrebbe dovuto farmi
vedere qualcosa, e adesso gliela far vedere io.
Dopo quello che le parve un tempo sufficiente a consumare
una cena per due, Polly port Howdy gi nell'atrio a
giocare a palla. Non sapeva bene perch l'atrio le fosse
parso all'improvviso il luogo ideale in cui giocare con il cane,
ma sapeva che era cos. Domand a Howdy, nel tono
deciso e acuto comune a molti proprietari di cani quando
si rivolgono ai loro animali, perch non avessero mai pensato
di andare a giocare l. Per tutta risposta, Howdy si mise
a correre lungo l'atrio, inseguendo la pallina da tennis e
riportandola, scivolando maldestramente sul pavimento
di marmo lucido, fino alla comparsa di Everett ed Emily. A
quel punto corse verso Everett, deposit la pallina ai suoi
piedi e lo guard con fare implorante, e a Polly parve il cane
migliore e pi obbediente del mondo.
Okay disse Everett rivolto a nessuno in particolare.
Due cani in una sera.
You've got the power canticchi Emily. The power of
voodoo.
Who do? disse Everett in tono blando ma obbediente.
Era stanco, e voleva tornare a casa.
You do! esclam Polly, rammentando improvvisamente
la scena del film L'intraprendente signor Dick, con Cary
Grant.
Everett non era un uomo particolarmente gentile. Coloro
che lavoravano per lui avrebbero potuto attestarlo. Era annoiato,
e per questo era irritabile ed esigente, freddo e poco
amato. Ma pur non essendo uno che si potrebbe definire
gentile, non era nemmeno cattivo. E la sua fortuna, anche
se forse lui l'avrebbe chiamata sfortuna, era che i cani, i
bambini e le donne lo amavano. La vista di quella ragazza,
cos giovane da sembrare praticamente una bambina, e del
suo cane, entrambi palesemente affascinati da lui, non lo
sorprendeva. Ma non gli faceva nemmeno piacere. Lei si
stava intromettendo nelle sue preziose ore con Emily. E gli
si era gi rivolta con una sconveniente familiarit. Ora stava
parlando come se fosse un'adulta sofisticata e perfettamente
sicura di s. Aveva pochi anni pi di Emily, e la sua
sicurezza lo turbava. Sembrava ridicola su di lei, come una
sigaretta fra le labbra di un undicenne. E poi, cosa ci faceva
nell'atrio? Se quello fosse stato il suo vecchio palazzo in
West End Avenue, con il suo grande atrio quadrato e il suo
portinaio in uniforme, questo non sarebbe stato possibile. Il
divorzio era un fastidio sotto molti punti di vista.
Be', buonanotte disse a un tratto Everett, prendendo
le scale per non dover aspettare l'ascensore insieme alla ragazza
e al suo cane. Emily smise di baciare e vezzeggiare il
cucciolo per seguire il padre, e presto si ritrovarono a casa
a guardare repliche di Seinfeld, una sit-com che a Everett
non era mai piaciuta. Ma era con Emily, ed Emily era felice,
rideva e lo avvertiva di ogni battuta che trovava divertente,
e perci era felice anche lui.
Anche Polly and a letto felice. George era al lavoro
sotto l'occhio attento di Jamie, che proibiva al suo personale
di flirtare con la clientela, forse perch gran parte di
esso era formata dai suoi ex, perci Polly non era costretta
a preoccuparsi di quale inopportuna sconosciuta avrebbe
potuto abbordare suo fratello. Quando cominci a sentirsi
triste per Chris, si ramment che era un essere disprezzabile
rifiutato anche dal mondo canino. Ed Everett, per
quanto brusco e distaccato, era comunque un'interessante
e nuova curiosit. Ma forse la cosa migliore di tutte era
che Howdy, il cane che l'aveva aspettata nel ripostiglio,
era nel suo letto, con la testa abbandonata sul cuscino e il
fiato lieve e caldo contro il suo.
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
.
...
Con l'arrivo di maggio il parco era ormai diventato di un
verde brillante, l'erba era come quella dei prati ondulati di
una tenuta da romanzo inglese e i rami formavano una tettoia
rigogliosa. Invece di tornare direttamente a casa uscito
dalla metropolitana, dopo il lavoro Simon cominci ad andare
al parco, sedendosi su una panchina con la valigetta
fra i piedi e guardando gli altri impiegati con le loro valigette,
i bambini con le loro tate, i cani con i loro sorveglianti,
gli anziani con i loro accompagnatori, gli adolescenti con
le loro sigarette. A volte passeggiava lungo i sentieri dei cavalli
nella speranza di vedere uno dei ronzini presi a nolo.
Quando passava accanto a una pila di escrementi si fermava
rispettoso, assaporando i ricordi.
Incontrava spesso la donna e il cane, Jody e Beatrice. Trovava
divertenti i loro nomi: quello della donna era un nome
da uomo, quello del cane era un nome da donna. Una
di quelle sere and a bere qualcosa con Jody e Beatrice al ristorante
messicano, uno dei primi locali sulla Columbus a
mettere fuori sedie e tavolini.
Non compri mai fiori? domand Jody mentre passavano
accanto ai vasi di plastica pieni di colori fuori dall'emporio
all'angolo.
Be', no rispose Simon, leggermente sorpreso dalla
domanda. Si aspettava che gliene regalasse un mazzo?
Mi sembra sciocco, in realt. Poi muoiono, giusto?
Jody annu. S disse. Ma muoiono anche le verdure.
Al che Simon rispose: Non compro neanche quelle.
Una settimana dopo andarono l a cena. E la settimana
successiva di nuovo. Era facile, pens Simon. Non era mai
stato particolarmente bravo con gli appuntamenti galanti.
L'attenzione necessaria per individuare una persona che
ti interessa e poi corteggiarla, parlarle, pensare a cosa fare
insieme a lei... superava di molto le sue possibilit. Ma cos!
Non doveva fare altro che sedersi sulla panchina, e se
Jody e il pit bull passavano di l e Jody era libera, Simon
aveva un appuntamento galante. In caso contrario, non si
era dato una gran pena. Non aveva fatto alcun programma
che potesse essere rovinato. Quell'intesa occasionale e
spontanea, si diceva, era l'ideale. Se lo diceva seduto immobile
sulla panchina, costringendosi a non voltarsi n a
destra n a sinistra, impedendosi di cercare una piccola
donna piena di energia e un grande cane bianco.
Una sera, una magnifica serata in cui Simon era rimasto
pi del solito sul bordo della panchina, Polly, incapace di
resistere alla tentazione offerta dal parco, aveva deciso di
tornare a casa a piedi. Soffiava una brezza fresca e all'inizio
del tragitto c'era ancora il sole, ma presto il cielo si fece
scuro, il vento aument e Polly cap dall'agitata pesantezza
dell'aria che avrebbe cominciato a piovere. Acceler
il passo, come tutti quelli intorno a lei. Non era quello che
aveva previsto. Era preoccupata, poich quella era una serata
speciale, strategica, durante la quale si sarebbe svolto
un evento che aveva programmato e pregustato per settimane.
Operazione George e Geneva. Quella sera l'avrebbe
messa in atto.
Il piano di Polly era semplice. Vi aveva riflettuto a lungo
e aveva elaborato molti scenari diversi, ma alla fine era
tornata alla soluzione pi ovvia e pi semplice. Avrebbe
semplicemente dato appuntamento a Geneva al caff frequentato
da George e Howdy, e voil! Se George poteva
usare Howdy come esca, era in grado di farlo anche Polly.
George e Geneva si sarebbero visti, sarebbero stati attratti
l'uno dall'altra... e il suo lavoro si sarebbe concluso. Polly
riponeva moltissima fiducia nel fato, una volta che aveva
deciso esattamente quali effetti avrebbe prodotto.
Affrettandosi attraverso il parco sferzato dal vento,
preg che la pioggia attendesse l'incontro tra suo fratello
e la sua amica. A quel punto avrebbe anche potuto diluviare,
se proprio doveva: George sarebbe diventato irresistibilmente
sollecito, togliendosi la giacca e addirittura la
camicia per tenere Geneva all'asciutto. Il cuore di Polly
prese a battere pi in fretta, in parte per la gioia all'idea di
quel possibile sviluppo romantico, in parte perch stava
ormai quasi correndo.
Quando not l'uomo con la valigetta sulla panchina, fu
per la rigidezza della sua postura. Era cos tranquillo,
stranamente immobile, circondato dalle foglie sferzate dal
vento e dalla gente che correva per trovare riparo. Poi vide
Jody e il suo cane avvicinarsi a lui dalla direzione opposta.
Polly raggiunse l'uomo-statua nello stesso istante
in cui arrivarono anche loro e cap di doversi fermare per
un rapido saluto; a quel punto avrebbe potuto dire che
aveva un appuntamento e allontanarsi per sbrigare i suoi
compiti di paraninfa.
Verr gi un bel diluvio! esclam, sorpresa una volta
di pi dal tono sonoro della propria voce. Anche l'uomo
sembr leggermente spaventato, e Polly ne fu dispiaciuta.
Sono soltanto io, avrebbe voluto dirgli.
Polly, questo  Simon disse Jody. Abita nel nostro
isolato.
Jody era cos lieve e delicata, pens Polly. Perch io non
ci riesco? Non  complicato. Non ci vuole la laurea, come
avrebbe detto sua nonna. Quale sarebbe stata la cosa lieve
e delicata da dire, in quella situazione? Lieta di conoscerla.
No. Insipido. Ehil, vicino. No. Troppo sfrontato. Che piacere
conoscere un nuovo vicino. Forse. Ma non aveva mai
detto niente di simile in vita sua. Non ne aveva mai avuto
bisogno. Latrava un "salve", tendeva la mano e la gente si
rimetteva a lei, provando rispetto, timore o, molto di rado,
fastidio.
Aspettava cos pazientemente disse, tentando una
battuta accattivante e rendendosi subito conto di aver fallito.
Poi peggior le cose. La pioggia?
Pi o meno rispose Simon imbarazzato. Polly lo trovava
attraente. Qual  l'opposto di azzimato? si chiese. Simon
le sembrava l'opposto di azzimato. I suoi capelli erano arruffati,
e in qualche modo lo era anche la sua espressione.
Ma il suo abbigliamento era impeccabile. Che belle scarpe
di camoscio portava. Si sarebbero rovinate sotto la pioggia.
Vestito benissimo, pens Polly, tornando a far scorrere gli
occhi dalla testa arruffata alle scarpe di camoscio. A parte le
calze, not. Non erano molto intonate all'insieme.
Grosse gocce cominciarono a schizzare sulle foglie, poi
sul terreno e infine sulle tre persone intorno alla panchina
sotto l'albero. Simon si alz e tutti e tre corsero fuori dal
parco con Beatrice che li fiancheggiava, attraversando Central
Park West e rifugiandosi sotto la tenda all'ingresso del
palazzo pi vicino.
Doris li guard dall'alto del suo SUV bianco. Riconobbe
la donna e il cane che aveva pisciato sulla sua macchina, e
venne travolta dalla rabbia. Era gi infuriata per la pioggia
lurida che stava lasciando strisce color carbone sulla
vernice candida del suo veicolo. Era infuriata anche perch
non riusciva a trovare parcheggio. Naturalmente,
avrebbe dovuto prendere il treno per andare a trovare sua
sorella a Bedford. Ma altrettanto naturalmente non avrebbe
mai potuto farlo. Che senso aveva possedere quel mastodonte
di automobile a New York, passando ore e ore
ogni giorno in cerca di un parcheggio, se poi non poteva
usarla per andare a trovare sua sorella? Doris maledisse
sua sorella, la pioggia e la donna con il cane bianco. Abbass
il finestrino e agit il pugno verso il gruppetto raccolto
sotto la tenda.
Vi tengo d'occhio! grid con voce tremante di rabbia.
Il crepitare di un fulmine e lo scoppio di un tuono impedirono
a Jody di udire le parole della donna dal viso arancione,
ma la vide, piccola e lugubre nella sua altissima automobile
simile a un carro armato, minacciosa come un falco
su una cengia.
Credo che quella donna mi stia seguendo disse.
E ora come faccio? esclam Polly. Non posso stare
qui ad aspettare. Ho un appuntamento.
Simon not che Polly indossava un abito molto grazioso,
e rimase dispiaciuto nel sentire che aveva un appuntamento.
Si stava augurando che anche lei, qualche sera, venisse
a trovarlo sulla panchina.
Un appuntamento? chiese Jody. Sapeva che Polly era
stata di recente scaricata dal suo ragazzo. Che tipetto intraprendente.
Buon per te.
No, non per me. Per mio fratello.
Polly lasci Jody e Simon e si lanci sotto la pioggia, correndo
come se cos potesse restare asciutta. Com'era che le
pozzanghere, enormi, si formavano cos in fretta? Procedette
sguazzando verso il caff, con i capelli sgocciolanti e
il vestito che le aderiva al corpo.  soltanto acqua, si disse.
Si ferm a un semaforo rosso, martellata dalla pioggia.
Aveva letto che in Svezia avevano di recente bandito l'omino
con la bombetta dei semafori pedonali, sostituendolo
con una figura stilizzata, priva di copricapo e di identit
sessuale. Rimpianse di non avere una bombetta.
Quando arriv al caff, ovviamente George e Howdy
non c'erano. Chi sarebbe rimasto seduto all'aperto durante
un temporale? Polly era sotto la tenda ad aspettare Geneva,
maledicendo la propria sfortuna, quando l'amica la chiam
sul cellulare dicendo che il tempo era troppo schifoso, che
sarebbe tornata a casa, si sarebbe concessa un bagno caldo
e una cena a base di cereali e sarebbe andata a letto. Polly
osserv tra s che i due futuri innamorati erano straordinariamente
poco collaborativi, poco romantici, e torn a casa
anche lei, concedendosi un bagno caldo e un avanzo di pizza.
A quanto cap, quella notte George non torn nemmeno
a casa.
Doris trov finalmente un posteggio, anche se il mattino
dopo avrebbe dovuto spostare l'auto. Era risentita con
sua sorella, per questo e per parecchie altre cose. Natalie
si era sposata bene, aveva divorziato ancora meglio e si
era risposata al meglio del meglio. Non aveva lavorato un
solo giorno in vita sua, quanto meno per uno stipendio.
Ma passava estenuanti giornate nei consigli direttivi delle
opere di carit e come docente al Met. C'era un che di ammirevole
in questo, Doris lo sapeva, ma non c'era qualcosa
di ammirevole anche nell'andare in ufficio giorno dopo
giorno per essere sottopagati? No che non c'era, e Doris,
in segno di protesta, attravers la strada con particolare,
maestosa lentezza, tenendo alto l'ombrello senza nemmeno
guardare il camionista impaziente che strombazzava
per farle accelerare il passo.
Jody attese che la pioggia diminuisse per riportare a casa
Beatrice. Stasera non ci sarebbe stata alcuna cena al ristorante
messicano. Credette di vedere la delusione di Simon
e si chiese quanto dovesse sentirsi solo per desiderare
la compagnia di un'insegnante zitella e del suo pit bull. Insegnante
zitella, si ripet. Le piaceva, in privato, definirsi
in quel modo. Le dava un piccolo brivido, non esattamente
di piacere, e nemmeno di dolore, ma la soddisfazione di
aver grattato il prurito in un punto difficile da raggiungere.
S, era uscita un'altra volta a cena con Everett, quando
le vacanze primaverili di sua figlia erano finite, e aveva
fatto la stessa cosa con Simon. Erano stati appuntamenti
galanti? La facevano tornare alla condizione di single, facendole
abbandonare quella di zitella? Non era sicura che
le si intonasse. Single. Aveva un suono cos incompleto. Zitella,
invece, aveva una sua pregnanza teleologica.
Buonanotte disse a Simon, che l'aveva accompagnata
a casa. Sei un tipo molto galante, vero?
Sal con Beatrice pensando a Everett. Forse l'avrebbe invitato
alla rappresentazione di The Mikado del mese successivo.
S, poteva essere una buona idea.
Simon prosegu verso il Go Go Grill in preda a un relativo
buonumore. Non aveva un appuntamento galante,
ma era un tipo galante. E forse la cosa migliore era che,
pur essendo galante, poteva consumare la sua cena in un
confortevole silenzio.
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
.
...
Il momento migliore, se esiste, per vedere una strada
newyorkese in estate  il mattino presto. La nostra strada
non era diversa. Certi giorni la calura era cos tremenda che
la potevi quasi ascoltare. I bidoni della spazzatura, contrassegnati
dagli indirizzi dei palazzi a cui appartenevano,
straripavano dei rifiuti lasciati dai passanti. Gli enormi sacchi
neri dell'immondizia, ammucchiati come cadaveri abbandonati,
sembravano assorbire il calore del sole durante
il giorno e ricacciarlo fuori nell'aria umida della sera insieme
al vago tanfo di vecchie cene da asporto. Ma al mattino
presto, quando il sole sta sorgendo, nelle strade di New
York c' una pausa di sospensione, un clima fresco e dolce,
una calma piena di aspettative. Era soltanto l'inizio di giugno,
ma Simon aveva cominciato a svegliarsi ancora prima
del solito per fare una passeggiata quando il caldo era ancora
sopportabile. C' un odore speciale nelle mattine d'estate
a New York, quando i custodi sono davanti ai loro palazzi,
intenti a bagnare i marciapiedi con le manichette. I
sacchi neri sono stati ritirati dai rumorosi, ansanti camion
della nettezza urbana e il tanfo di immondizia, caldo e denso,
 stato lavato via. Al suo posto, l'acqua che evapora dai
marciapiedi lascia un odore umido, cittadino, di asfalto. Il
mattino in questione, un sabato, il cielo era bianco e luminoso,
e passando davanti all'emporio coreano Simon inspir
il profumo delle rose, delle fresie e delle pesche noci
mature. Super lentamente il trambusto dei negozianti che
alzavano le saracinesche dei loro esercizi, degli addetti alle
consegne che scaricavano cassette di broccoletti e di fragole
davanti al supermercato e dei camerieri che sistemavano i
tavolini e le sedie di plastica sul marciapiede. Raggiunto il
Central Park penetr nel silenzio, cosa che accadeva sempre
all'improvviso, come se si fosse chiuso dietro una porta.
Sapeva che in quel periodo non gli conveniva lasciare la
citt nemmeno per un solo giorno. Se fosse andato agli
Hamptons, o nel Nord dello Stato, o sulla costa del New
Jersey o nel Connecticut, al suo ritorno avrebbe trovato una
citt trascurata ed esausta, abbandonata da chiunque potesse
permettersi di andarsene, un triste, rovente labirinto
di asfalto sporco. Cos, invece, la citt era vibrante, fertile,
piena di vita. Lui poteva vedere tutto questo. Era una semplice
questione di prospettiva. La prospettiva della mancanza
di prospettive.
Rientrato a casa, deluso ma non sorpreso dal fatto di
non avere incontrato Jody, Simon bevve il caff nella sua
ampia poltrona di pelle, lesse il giornale e si mise comodo
per fare il suo pisolino. Ma scopr che non riusciva a dormire.
Tir gi la sella dallo scaffale pi alto dell'armadio a
muro, l'appoggi con delicatezza sullo schienale della
poltrona e la pul con una grossa spugna intrisa e profumata
di sapone per cuoio.
Aveva mancato Jody per pochi minuti. Anche a lei piaceva
uscire di soppiatto prima che il caldo la scovasse: questo
era il modo in cui descriveva la cosa. Gli altri proprietari di
cani li salutavano, si fermavano a fare due chiacchiere, e
anche se Jody nella maggior parte dei casi ignorava i loro
nomi trovava che quegli incontri avessero una loro curiosa
intimit. L'uomo con il vecchio e traballante bovaro del bernese
cieco era preoccupato dalla scelta del college di suo figlio.
La violoncellista con il beagle dal ventre pi o meno
gonfio a seconda di quale armadietto di cucina aveva visitato
la notte prima parl a Jody di una nuova incisione dei
Les Arts Florissants. Il bel giovane olandese con il cucciolo
di keeshond era raggiante di orgoglio e gioia inaspettata
nel raccontare il trionfale addestramento casalingo del suo
cane. L'elegante vedova parigina con il suo bastardino a tre
zampe dalla forma bizzarra parlava del mercato azionario.
Il tizio in bicicletta con il codino e il russian wolfhound, il
levriero e il borzoi al guinzaglio la salutava con la 'mano
mentre sua figlia, seduta sul sedile speciale dietro di lui,
mangiava una merendina con studiata concentrazione. Le
mattine di Jody erano piene di storie, consigli e rivelazioni
da parte dell'uomo anziano con il suo vecchio bichon, dell'atletica
coppia giovane con il suo ansimante carlino e naturalmente
di Jamie con i suoi due cairn terrier che gli mordicchiavano
i calzoni.
Quel mattino, Jody salut il custode della chiesetta di
mattoni intento a spargere fondi di caff sul quadrato di
terra che circondava l'albero di ginkgo, accarezz Sofie, un
vecchio terrier del quartiere dagli occhi tristi e dalle zampe
lunghe da ballerina, e prosegu gustandosi la luce fievole e
bianca. Si chiese come mai la base dell'albero della chiesetta
fosse tanto spoglia. Una decisione dettata da principi di
fede? La temperatura stava aumentando ma faceva ancora
fresco, e la strada era costeggiata di fiori piantati con cura
intorno alle basi degli altri alberi. Jody lasci che Beatrice
si attardasse davanti all'idrante e poi all'altezza dei pali
che reggevano i cartelli di sosta vietata. Ammir la parte in
ardesia del marciapiede e si chiese a che ora si alzasse il
senzatetto, poich di mattina non lo vedeva mai sui gradini
della chiesa. Lei e Beatrice passeggiarono in quel modo,
lentamente, fino al parco, dove Jody stacc il guinzaglio al
cane, poi proseguirono verso nord, oltrepassando il laghetto
e raggiungendo una caletta e una lingua di roccia.
In primavera i bird-watcher li avevano occhieggiati con
sospetto, ma ora non c'era nessuno oltre a loro e alle nubi
bianche nel cielo.
Jody aveva passato una notte particolarmente insonne.
Aveva provato un brano che avrebbe suonato con un quartetto
che si riuniva a intervalli di qualche mese, aveva letto
un po' e poi aveva spento la luce. A quel punto la sua notte
di pensieri era cominciata. Una delle sue carte di credito
era al limite. Pens che era una musicista mediocre. Doveva
assolutamente chiamare i suoi genitori. Non avrebbe
dovuto comprare il copripiumino di Pratesi. Prendeva
troppi taxi. Era priva di talento e di denaro, e sarebbe morta
povera. Aveva cercato di rassicurarsi osservando che
quando sarebbe stata vecchia e povera sarebbe stata coperta
sia dalla previdenza sanitaria sia dal copripiumino di
Pratesi, che sarebbe dovuto durare una vita, ma prima di
riuscire a convincersi aveva cominciato a preoccuparsi per
Beatrice. Era felice di vivere in citt? Faceva abbastanza
movimento? Avrebbe dovuto prenderle un accompagnatore
per quando lei era a scuola? Ma non poteva permetterselo,
visto che aveva egoisticamente speso tutti i suoi soldi
in lenzuola. Cosa sarebbe accaduto a Beatrice quando lei
fosse morta? Cosa sarebbe successo a lei quando Beatrice
fosse morta? Quanto era meschina a preoccuparsi di un cane
quando al mondo c'era tanta sofferenza. E cos aveva
cominciato a preoccuparsi per il Sudan. La preoccupazione
per il Sudan era sfociata nella rabbia politica, che l'aveva
costretta ad alzarsi, a prepararsi una tazza di camomilla
e a leggere qualche altra pagina, ma questo l'aveva costretta
ad aprire gli occhi sul fatto che era involontariamente
diventata una zitella triste e sola, e cos era tornata a letto a
pensare alla recrudescenza della polio in Africa. E a quando
avrebbe incontrato di nuovo Everett.
Il caso volle che l'occasione le si presentasse quel mattino
stesso, anche se forse non nel modo che avrebbe preferito.
Il caldo si era accentuato, e il modo in cui l'avvolgeva
era quasi calmante. Jody stava tornando a casa dal parco
in uno stato di sognante spossatezza quando vide Polly e
George uscire dal loro palazzo con un cucciolo dal pelo
soffice e dorato al guinzaglio.
Guarda! le grid Polly.  la prima uscita di Howdy!
Obbedendo istantaneamente al vociare di Polly, Jody
guard, poi attravers la strada per rendere omaggio al primo
contatto del cane con l'asfalto. Howdy le salt addosso
eccitatissimo, un vortice di confusione e benevolenza. Beatrice
si inser fra loro e le due bestie cominciarono il loro rituale,
fiutandosi e girandosi intorno l'uno con l'altro.
Poi, mentre Jody cantava le lodi degli occhi, delle orecchie,
del muso, del manto e della coda del cucciolo, e Polly
ne conveniva sorridente, e George sembrava contento e
al tempo stesso imbarazzato, la porta del palazzo si apr e
apparve Everett.
Salve! disse Polly bloccandogli quasi la strada. Guardi
Howdy!
Jody not che all'ordine perentorio di Polly, tutti, perfino
George, fecero come lei e ruotarono obbedienti la testa
per guardare Howdy. Howdy, da parte sua, ruot la testa
per guardare Polly.
Everett non sembrava avere la minima idea del perch
stesse guardando il cucciolo, ma fece un verso di circostanza.
Sorrise a Jody, e lei sent che il sangue le saliva al volto.
Come sta tua figlia? chiese. Emily era sempre un argomento
sicuro, con Everett.
Benissimo, benissimo rispose Everett. Sta facendo le
vacanze in Italia spieg educatamente a Polly e George.
Poi, come se temesse di averla fatta apparire men che seria,
tossicchi e aggiunse: A studiare.
Suppongo che quando si  giovani fare gli irresponsabili
in Italia sia accettabile disse Jody. Irresponsabili? Ma'
chi parlava in quel modo? E chi metteva in risalto la propria
vecchiaia?
Io ho passato un'estate in Italia disse Polly. A Firenze.
Indossava un grazioso vestitino color pastello, come le
ragazze del racconto che aveva letto, pens Jody sentendosi
improvvisamente a disagio con i suoi pantaloni cachi e
la polo verde brillante. Alla luce del sole Polly sembrava
cos giovane; la sua carnagione pallida era arrossata dal
caldo, gli occhi erano grandi ed eccitati. Jody osserv il
modo in cui si muoveva, cos compatta e vitale. Cos giovane,
cos giovane, cos giovane. Di solito Jody ammirava
la forza fragorosa, giovanile e innocente di Polly. Ma, per
qualche motivo, ora quella stessa caratteristica la irritava,
come se Polly stesse parlando ad alta voce durante un concerto
e coprisse la musica.
Emily  a Firenze! disse Everett. Si era rivolto a Polly.
Jody lo not e non lo grad.
Tu di sicuro non studiavi disse George a Polly.
Zitto fece lei. Vorrei poterci tornare. Andr a trovarla?
chiese a Everett, facendo ruotare allegramente la gonna
mentre si voltava dal fratello all'uomo pi maturo.
Dio, andarsene da questo forno di citt!
Anche Firenze  un forno di citt, avrebbe voluto dire
Jody. E brulica di studenti americani. Come Emily. E come
te, Polly, non molto tempo fa. Ma rimase in silenzio, notando
il modo in cui Everett stava guardando Polly.
Vacci in autunno disse George.  meno affollata di
studenti americani.
Jody decise che George le piaceva.
Cos facendo vanificherebbe lo scopo, non credi, giovanotto?
disse Everett.
George inarc un sopracciglio. Sar stato per il termine
"giovanotto", pens Jody.
George sbuff, diede le spalle a Everett e si accovacci
per accarezzare il cane.
Jody si sentiva triste, stanca e vistosa nella sua maglietta
verde, mentre aspettava infelice che George e Polly proseguissero
nella loro passeggiata con il cane. Soltanto allora il
concerto che Polly aveva disturbato con il suo vocione sarebbe
potuto riprendere; soltanto allora Jody sarebbe stata
in grado di chiacchierare con Everett. Ma perch si trattenevano?
Perch non portavano a spasso il dannato cane, ora
che poteva camminare? Jody stava programmando di invitare
Everett a un vero concerto, uno che Polly non avrebbe
potuto rovinare. La rappresentazione di The Mikado si sarebbe
tenuta la settimana successiva. Aveva gi comprato i
biglietti. Gli avrebbe offerto Gilbert e Sullivan e in cambio
avrebbe sentito la sua voce e avvertito il suo sorriso esclusivamente su di s. Ma dopo una decina di minuti buoni fratello
e sorella non mostravano alcuna intenzione di volersi
allontanare, mentre Beatrice aveva cominciato a tirare il
guinzaglio.
Jody attese un po' pi a lungo, sempre pi di cattivo
umore, mentre Polly faceva scandalosamente la civetta con
Everett ("A quanto pare dovr portarla io stessa a Firenze"
stava dicendo con una risata musicale) e George sogghignava
beffardo, poi borbott un saluto nella vana speranza
di incrociare lo sguardo di Everett.
Dubito che Emily apprezzerebbe il fatto che suo padre
la segua per il mondo stava dicendo questi a Polly.
Allontanandosi, Jody ud dietro di s la voce sonora di
Polly. No? Io lo apprezzerei. Mi potrebbe offrire una magnifica
cena... se fossi lei, voglio dire.
Mentre parlava, Polly stava guardando e apprezzando
il viso di Everett e i suoi sensazionali occhi azzurri, ma in
quel momento si interruppe in preda a una confusione
improvvisa, come se si fosse ridestata in una foresta sconosciuta.
Oppure no aggiunse.
Pi tardi, seduta in camera sua, si ripet mentalmente la
conversazione. Decise che era un'idiota di prima categoria:
blaterare di una ragazza che non conosceva nemmeno,
comportandosi lei stessa come una ragazzina scervellata.
Ma nel derby degli idioti, George arrivava subito dopo di
lei. Ed era stato un idiota maligno, disapprovandola palesemente.
Disapprovando cosa?
Everett.
Come faceva a saperlo? Se n'era appena accorta lei stessa.
Everett?
Everett era vecchio, e in realt alquanto noioso. Questo,
quanto meno, era ci che Polly aveva sempre pensato, se
mai aveva pensato a lui, cosa che in realt non aveva fatto. ,
Ma quando Everett aveva sorriso (a Jody, e questo era vero...),
Polly aveva visto quel sorriso, ed era come se lui fosse
diventato un uomo completamente diverso. Era sembrato
giovane e bellissimo. Everett.
Polly si drizz a sedere sul letto, confusa e disorientata.
A un tratto ricord il tocco della mano di lui che aveva
sfiorato la sua mentre accarezzava Howdy. Cavoli, pens.
Cavoli, come no. L'intimit aveva i suoi svantaggi. George
capiva troppe cose. E oggi era stato maleducato e imbarazzante
con Everett. Everett era risultato il migliore del
gruppo, decise Polly ripensando alla conversazione. Era
soltanto un po' pomposo. Forse era semplicemente timido.
Immagin di uscire a cena con lui, in un vero ristorante, e
poi a vedere un balletto. Era stagione di danza? Il balletto
non le piaceva pi di tanto, ma l'immagine sembrava giusta
per quella fantasia. Dovevano andare da qualche parte,
e certo non a un torneo di beer pong, una cosa che Chris
avrebbe potuto considerare un divertimento appropriato.
A volte  scomodo essere felici. Ci si  abituati a una
certa sfumatura negativa, e il cambiamento ci scuote, ci
sbilancia. Per un istante, pensando a Chris, Polly, che era
stata triste cos a lungo, prov quasi rabbia, come se Everett
la stesse corteggiando, importunando, molestando.
Lasciami in pace, pens. Amo Chris, che ama un'altra. Lo
sanno tutti.
Poi ramment il sorriso di Everett e le ultime parole che
le aveva rivolto Chris ("Non dimenticher mai... ehm...
tutto...") e decise che non le importava che Everett fosse o
non fosse pomposo. Oggi poteva essersi comportata come
una sciocca ragazzina e George come un fratello irritante,
ma Everett si era comportato da uomo. Per quanto riguardava
Jody, Polly si era completamente scordata della sua
presenza.
Ma Jody era stata presente, e non poteva dimenticare la
scena. Port Beatrice in farmacia e compr una crema idratante.
Al bar ordin un caff freddo e si sedette fuori a sorseggiarlo.
Guard i passanti che occhieggiavano Beatrice
con sospetto. Polly  solo una ragazza, si disse. Ma lei si
sentiva vecchia, sciupata e furiosa con se stessa. Beatrice le
pos il muso su un ginocchio e la guard, Jody le accarezz
l'ampia fronte.
Possiamo sederci con voi?
Era George con il cucciolo. Si accomod prima che Jody
potesse rispondere. Beatrice si sdrai e il cucciolo cominci
a camminarle sullo stomaco arrivandole alla testa, e a quel
punto lei si rialz e lo lasci scivolare dolcemente a terra.
 incredibile la velocit con cui l'avete addestrato al
guinzaglio disse Jody.
George sorrise. Non ho altro da fare.
Sei un giovane irresponsabile? chiese lei.
Lui cap il riferimento e rise. Quel tizio  una mummia
disse.
Tu dici?
Si strinse nelle spalle. E in ogni caso, s, sono un giovane
irresponsabile.
Cos' che non fai? domand Jody.
 proprio questo il problema. Se lo sapessi, lo farei.
Quella sera, correndo in bicicletta lungo il fiume e ripensando
all'incontro con Everett di quel mattino, George prese
una decisione. Come il lettore avr notato, a George le
decisioni non piacevano. Che bisogno c'era di compiere
quell'inutile passo? Preferiva fare quello che bisognava fare
soltanto quando gli si rivelava assolutamente inevitabile.
Perch pensarci prima? Le decisioni, aveva spiegato nel
corso di numerose conversazioni notturne con molti amici
ubriachi, erano ridondanti. Perfino feticistiche. Eppure ora
si ritrovava a preoccuparsi, a programmare, a decidere.
Ma che scelta aveva? Sua sorella stava per comportarsi da
idiota. George lo vedeva, lo avvertiva, lo fiutava. Doveva
fare qualcosa per proteggerla dalla sua stessa idiozia.
Sfrecciava nell'aria umida della sera inspirando la lieve
brezza proveniente dal fiume. Non si vedevano stelle, soltanto
le luci lontane degli edifici al di l del fiume. Vide
una serie di semafori che cambiavano in contemporanea
su una collina del New Jersey, una striscia di rossi che diventava
una striscia di verdi.
Avrebbe preteso che Polly cominciasse a portare fuori il
cane. Era questa la sua decisione, e avrebbe comportato
un sacrificio, poich la sensazione del cane al guinzaglio
gli piaceva, gli faceva avvertire una comunicazione tutta
particolare fra loro. E si fermava cos tanta gente ad accarezzare
il cucciolo. George era ridicolmente fiero del suo
cane. Nelle rare occasioni in cui qualcuno era passato senza
salutare Howdy, il padrone era rimasto deluso quasi
quanto il cucciolo. Ma aveva visto Polly fare la civetta con
Everett, quel caustico, compiaciuto, inadattissimo anziano.
Gli sembrava impossibile che Polly potesse essere interessata.
Ma era consapevole di quello che aveva visto,
conosceva Polly, sapeva quanto poteva essere testarda,
quanto diventava impulsiva quando era arrabbiata o ferita,
e sapeva che avrebbe dovuto aiutarla a sfuggire alla
sua stessa ostinazione.
Vuoi solo che esca e faccia incontri osserv Polly il giorno
successivo, quando lui le disse che avrebbe dovuto dargli
il cambio a portare fuori il cane. Credimi, George, i bei
ragazzi non mi fermeranno per accarezzare Howdy. Perch
non comincio a girare con un cartello, gi che ci sono?
Ma inizi a portare fuori il cucciolo un paio di volte al
giorno. E scopr che era un'ottima occasione per fantasticare
su Everett. Howdy scorrazzava nel parco e Polly immaginava
di passeggiare mano nella mano con il suo nuovo
innamorato, Everett, il maturo e brillante scienziato.
Si avvertiva un delicato, fresco, estatico velo di profumo:
i tigli, i gloriosi, generosi tigli. Come si fa a non innamorarsi
quando fioriscono i tigli? Polly e Howdy percorrevano la
riva del laghetto, passando davanti alle anatre, agli iris
gialli e alle alghe verde acceso, e lei ripensava di continuo
alla conversazione con Everett su Firenze e al lieve tocco
della sua mano finch non le sembrava che lui l'avesse posata
sulla testa del cane soltanto per sfiorare la sua.
Nelle settimane successive lo incontr diverse volte,
una volta in pigiama mentre portava gi la spazzatura, e
fu terribile, le altre in ascensore; ma lo sentiva pi vicino
quando faceva le sue lunghe passeggiate con il cane.
Una sera, prima di andare a letto, si ferm con Howdy
davanti all'ingresso del palazzo nella vaga speranza di
vederlo. Howdy scodinzolava a tutti i passanti. Aveva
due prediletti, un giovane coperto di tatuaggi e il custode
della chiesa, che era magro e grigio e gli faceva i complimenti
con un lieve accento irlandese, ma quella sera non
c'era nessuno dei due.
Povero Howdy disse Polly. Dov' il nostro amico
della chiesa?
Non incontri nessuno di normale? chiese George, che
li aveva seguiti; probabilmente, pens Polly, per controllare
che lei non fumasse.
Non sono alla ricerca di un ragazzo, George.
Questo  evidente.
George prese il guinzaglio, lasci che Howdy fiutasse le
ruote di una Porsche Boxster color argento parcheggiata di
fronte al loro palazzo e si pieg a controllarne l'abitacolo.
Era magnifica, e si stava immaginando al volante quando
ud la robusta voce di Polly salutare qualcuno e poi lamentarsi
di Chris. Era una cosa che Polly faceva sempre e che
George trovava incredibilmente deprimente. Dov' la tua
riservatezza? pensava.
Poi ebbe un pensiero lieto. Quel costante insistere sul
povero vecchio Chris significava forse che Polly non era
veramente interessata a Everett, che vecchio lo era sul serio?
Era possibile che lui avesse frainteso i segnali? L'idea
che sua sorella avesse una storia con un uomo che lo chiamava
"giovanotto", che lo faceva sentire come se stesse
facendo un colloquio per un lavoro che nemmeno voleva,
che era troppo grigio, troppo triste, troppo vecchio per la
sua vulnerabile sorellina con il suo chiassoso, coraggioso
atteggiamento, quell'idea cresceva come muffa negli anfratti
pi oscuri della sua coscienza. Non poteva essersi
sbagliato, per l'amor di Dio?
Si rialz e vide che Polly stava parlando con una donna
snella di una certa et dai capelli rosso brillante e dai tacchi
di un'altezza allarmante. Per un breve istante si chiese
cosa ci facesse una prostituta in pensione con una chiave
del loro palazzo, ma poi riconobbe la vedova francese del
sesto piano.
Quando sei di fronte i problemi, li fronti stava dicendo
con voce fortemente accentata. Mio marito muore e io
voglio morire, e poi invece ballo. Sugger a Polly di prendere
lezioni di tango come aveva fatto lei.
George sorrise ironico all'idea di Polly a lezione di tango
e guard la donna allontanarsi sul marciapiede con un
secco ciac-ciac di tacchi.
Non una parola, George disse Polly vedendo la sua
faccia. Partecipa a concorsi in tutto il mondo.
Ehi, per me puoi anche ballare il cha cha cha. Qualsiasi
cosa, pur di farti uscire.
Io esco rispose Polly imbronciata.
George scosse la testa. Tutto quello che fai  portare
fuori il cane.
Ma era quello che volevi, no? Se io sono soddisfatta,
perch non lo sei anche tu?
Polly era soddisfatta, e se ne rese conto mentre lo diceva.
Poteva fantasticare su Everett e passare del tempo con
i suoi vicini e i loro cani. Era una vita tranquilla e poco esigente,
piena di comportamenti nuovi e interessanti e di
cerimoniali di strada. Presentazione: i cani rimangono immobili
e ostili, oppure con le zampe tese, il posteriore sollevato
e la coda in movimento, o saltellando di sbieco, o
semplicemente annusando. Proseguimento: i proprietari
cominciano un botta e risposta entusiastico ma ritualizzato.
"Che carino... Posso accarezzarlo?..." I cani continuano
ad annusare. I proprietari chiacchierano.
Per Polly tutto questo era di gran lunga preferibile ai
convenzionali, imbarazzanti interscambi sociali che le persone
dovevano sopportare nel resto della loro esistenza.
George, tuttavia, insisteva sul fatto che lei dovesse fare
una "conoscenza", come si sarebbe espressa la loro madre.
Devi dimenticare Chris le disse.
L'ho gi dimenticato.
Certo. E allora qual  il tuo problema?
Una persona non pu prendersi una pausa?
George parve riflettere.  per via di quel vecchio, vero?
chiese poi.
Polly non grad la descrizione di Everett e pertanto non
rispose.
Potrebbe essere pap disse George.
A un tratto scoppiarono a ridere all'idea che il loro padre,
un avvocato aggressivo e paonazzo, potesse somigliare
anche vagamente al cupo, accigliato Everett.
Ma tu potresti essere sua figlia riprese George. E
scommetto che a lui piacerebbe.
Sei un moralista disse Polly. E un pervertito aggiunse.
Anche se George disapprovava, e vi vedeva soltanto
uno squallido miscuglio di crisi da contraccolpo e lolitismo,
anche se non capiva, anche se lei stessa non capiva,
Polly sapeva che Everett l'affascinava. Le era totalmente
sconosciuto, come un'altra lingua con un alfabeto diverso
o un nuovo tipo di cucina basata sulla carne di cavallo.
Doveva trattenersi dall'impulso di studiarlo, esaminarlo,
testarlo. Everett poteva anche essere ordinario - cosa che
Polly era pi che disposta ad ammettere -, ma il proprio
interesse per lui non lo era, ed era quell'interesse che la
eccitava come se fosse un atto criminoso. Non esisteva alcun
motivo per cui non avrebbe dovuto provare interesse
per una persona un po' pi matura dell'inaffidabile e irresponsabile
Chris, o almeno cos si diceva. E poi c'era la sfida
che uno come Everett offriva, come se fosse uno dei
suoi progetti di salvataggio. Salvato dalla propria stessa,
acida pesantezza.
Polly lo rivide la mattina dopo. Stava lasciando sul tavolo nell'atrio alcune buste indirizzate al morto. Erano state
infilate nella sua casella, e la sera prima lei le aveva involontariamente
portate su insieme al resto della sua posta.
Non fa impressione? chiese Everett vedendo il nome
sulla busta.
Penso molto a lui.
Non gli avevo mai rivolto la parola, e me ne dispiace.
Be', in realt non  vero, per sento che dovrebbe dispiacermi.
Anch'io sono meno dispiaciuta di quanto dovrei osserv
Polly. Perch sono felicissima di aver preso l'appartamento.
E poi, quale genere di uomo abbandona un cucciolo
indifeso?
Un uomo disperato sentenzi Everett in tono, giudic
Polly, alquanto severo. Non le piaceva essere trattata con
condiscendenza. Ma poi Everett aggiunse: Girava sempre
con l'ombrello. Fece una faccia cos triste che Polly si sent
subito meglio e gli chiese se fosse diretto alla metropolitana.
Lo era, e Polly, quasi stordita dalla gioia, and con lui.
Everett prese le scale del treno che andava in periferia, lei
quelle del treno che andava in centro. Lo vide, cupo e distinto
sulla banchina opposta, e si disse che George poteva
anche capire troppo e insistere sul fatto che sarebbe dovuta
uscire e fare conoscenze, ma non poteva costringerla a
frequentare un giovane adatto alla sua et. Questa  l'America,
si disse: la terra delle opportunit. Questa  New
York, la citt che non dorme mai. Si fece entusiasticamente
strada nel vagone affollato, inondata dall'entusiasmo della
speranza.
In estate, Doris aveva un orario ridotto. In realt, pensava,
come insegnante avrebbe dovuto essere in ferie. Ma i test
da interpretare e le ammissioni da valutare la costringevano
ad andare a scuola tre giorni alla settimana, abbastanza
da impedirle di affittare una casa in campagna e andarsene
via.
Potresti raggruppare insieme le giornate di lavoro
disse Harvey. Il mercoled, il gioved e il venerd. Potremmo
partire il sabato mattina, quando non c' traffico,
e tornare il marted sera.
Ma essendo Harvey in pensione e non dovendo andare
affatto al lavoro, a Doris i suoi consigli sembravano sbagliati
in partenza.
In ogni caso non ce lo possiamo permettere tagli
corto.
Non si potevano permettere la casa che avrebbe voluto,
una villa con piscina, giardino e panorama sulle colline.
Non si potevano permettere, in altre parole, una casa in cui
lei potesse invitare sua sorella.
Potremmo trovare un piccolo cottage disse Harvey.
Un piccolo cottage! ripet Doris in tono di spregio.
Non essere ridicolo.
Io potrei restare l e tu potresti fare avanti e indietro
con il tuo grosso fuoristrada antiecologico.
Natalie ci ha invitato per il fine settimana disse.
Natalie era la sorella per cui una cena in un cottage sarebbe
stata ridicola.
Bene, il problema  risolto fece Harvey. I nostri programmi
estivi sono completi.
La vita da pensionato ti sta facendo diventare petulante,
Harvey osserv lei. Dovresti fare qualcosa.
Harvey ne convenne e, obbediente, accese la tiv per
guardare la partita.
Con un marito del genere, chi potrebbe biasimare Doris
per il suo malumore e la sua abituale acidit? D'altra parte,
con una moglie simile, chi potrebbe biasimare Harvey?
Ci malgrado, insieme erano felici, e lo erano da molti anni.
Doris si sedette accanto al marito sul divano, gli pos
la testa sulla spalla e guard i Mets perdere contro gli
Atlanta Braves, come aveva gi fatto innumerevoli altre
volte.
Oggi ho rivisto quel grosso cagnaccio bianco disse.
E la donna che lo porta fuori.
Ringhia?
Per forza, ce l'hanno nel sangue. Sono addestrati alla
violenza.
Un pit bull bianco? Non l'ho mai visto.
Non esci mai di casa.
E per un buon motivo! Cani selvaggi che si aggirano
per le strade!
Lo tengo d'occhio disse Doris. Al primo passo falso,
vedrai.
Cosa farai? chiese Harvey. Lo boccerai? Non gli rinnoverai
l'iscrizione alla terza media? Insisterai per delle
ripetizioni di matematica?
Quella bestia orina per strada.
Finch non comincerai tu a orinare per strada, cara,
non mi preoccupo.
Mentre Doris e Harvey si godevano l'estate a modo loro,
Simon se la stava gustando come da molti anni non accadeva.
Gli incontri casuali con Jody erano lasciati sempre
meno al caso. Simon si sedeva di proposito sulla panchina
quasi ogni sera, in attesa che Jody e Beatrice comparissero
sul sentiero polveroso.
Non che avesse scordato il richiamo dell'autunno imminente.
Una sera, dopo una cena umida ma gradevole con
Jody e Beatrice, aprendo la porta del suo appartamento rimase
di sasso nel vedere la bellezza dei suoi stivali neri illuminati
dal sole obliquo del tramonto. Li aveva portati a
lucidare quel mattino, e ora, come due scintillanti monumenti,
si innalzavano dal pavimento di legno verso la finestra
illuminata dai raggi. Doveva ancora parlare con Jody
della propria passione per la caccia alla volpe. Era una
passione privata, cos privata e cos viscerale che quasi se
ne vergognava. E se lei fosse stata una di quelle persone
che lo consideravano uno sport crudele? Ne esistevano.
Ne esistevano tante. Jody era cos attaccata a quel suo cane.
E se avesse visto la volpe come una parente del cane,
disapprovandolo e smettendo di uscire a cena con lui?
Ma Simon sospettava, quando si concedeva di farlo,
che a Jody le volpi non interessassero pi di quanto gli interessava
lui. Nel corso delle loro cene era gentile, addirittura
amichevole, chiacchierando senza difficolt dei suoi
alunni, dei loro genitori impossibili e dell'insopportabile
amministrazione scolastica. Simon sapeva che lei era dell'Ohio,
che a volte suonava nelle orchestre degli spettacoli
di Broadway e che faceva parte di un quartetto che ogni
tanto si esibiva nelle chiese. Sapeva tutto questo, ma allo
stesso tempo non sapeva niente. Jody era cos piacevole,
cos poco esigente, che a volte sembrava scomparire dietro
il suo stesso sorriso. Aveva detto a Simon molto pi di
se stessa di quanto lui le avesse rivelato, eppure gli era altrettanto
estranea del giorno in cui si erano conosciuti.
Sembrava accettare la sua presenza senza cercarla. Lui,
nel frattempo, aveva cominciato ad andare alla panchina
nel parco come se il loro fosse un appuntamento quotidiano,
e quando Jody non si presentava, come accadeva di
frequente, proseguiva cenando da solo con sempre meno
piacere.
Simon aveva ragione, riguardo a Jody. Lei lo notava seduto
sulla panchina, ma non come lui sperava. Vedeva che
era presente sempre pi spesso, e le piaceva uscire a cena
con lui. Quando le chiese il suo numero di telefono, la cosa
la lusing. Immaginava che fosse una persona sola, come
lei, e che come lei fosse lieto di avere un po' di compagnia.
Ma quello che notava pi di ogni altra cosa era che Simon,
cos facile da trovare e cos pronto a passare una serata insieme
a lei, non era Everett.
Everett, in quel periodo, non era facile da trovare. Aveva
cominciato a passare gran parte delle proprie serate nel salotto
di casa, a sentire la mancanza di Emily e a godersi il
sobrio e sofisticato arredamento. Dopo aver rotto con Alison
ed essersi trasferito in un appartamento tutto suo aveva
scoperto di amare l'ordine e la precisione e di essere, era
la definizione che pi gli piaceva, un minimalista. Aveva
vissuto cos a lungo nel disordine e negli eccessi ornamentali
che non aveva pi la percezione delle proprie preferenze.
Alison non era soltanto una collezionista; molte delle
cose che collezionava erano cose che contenevano altre cose
da collezione. I cestini, per esempio. Nel loro appartamento
dovevano esserci stati centinaia di cestini, ciascuno
colmo di perline africane o bambole degli Appalachi.
Everett si appoggi all'indietro sulla sua poltrona Eames.
Nel suo appartamento non c'erano cestini. Il giornale
era ordinatamente ripiegato sul tavolo Saarinen accanto a
lui. Avrebbe finito di leggere la pagina delle recensioni e
poi l'avrebbe gettato via, ormai spiegazzato. In casa sua
non c'era niente di spiegazzato, a eccezione della lampada
di Noguchi. Il suo drink era posato su un sottobicchiere. I
suoi piedi erano sul poggiapiedi della Eames. S, pens,
senza Emily la casa  vuota, ma quanto  ordinato questo
vuoto!
Un paio di volte aveva pensato di chiamare Jody, ma si
sentiva sempre cos stanco dopo il lavoro e non era sicuro
di riuscire a gestire una conversazione, men che meno un
corteggiamento. Gli piaceva stare da solo. Era una delle
cose che aveva scoperto di s. Era anche, concluse, un minimalista
emozionale.
Poi pens a Polly, l'attraente, formidabile ragazza del
piano di sotto. Si chiese se i propri sospetti potessero essere
fondati. Sembrava essersi inspiegabilmente invaghita
di lui. Buon Dio. Di sicuro mi sbaglio, si disse. Ma perch
no, in realt? Non era ancora decrepito.
Di sicuro lui non l'aveva incoraggiata. Nessuno avrebbe
potuto rinfacciarglielo. Le rivolgeva a stento la parola.
A lei e a quel suo fratello dinoccolato e ciondolante. E poi
perch qualcuno avrebbe dovuto rinfacciargli qualcosa? I
suoi pensieri tornarono senza volere a Jody. Ma lei non
c'entrava, si disse. E per quanto riguardava Polly, s, era
pi vecchio di lei, ma non era il suo principale n il suo
professore. Polly era maggiorenne, si ripet. Per, malgrado
lei avesse raggiunto la maggiore et, Everett doveva
ammettere che era l'et di una ragazza.
C'erano molti uomini come lui che avrebbero colto al
volo l'opportunit di una relazione con una graziosa fanciulla
in fiore come Polly. Everett si chiese se fosse uno di
loro. Era gi troppo stanco per approfondire l'amicizia con
una donna gradevole dell'et giusta. Perch pensava alla
possibilit di una relazione con una ragazza? Avrebbe
comportato il doppio dello sforzo. E poi lui aveva un atteggiamento
ambivalente nei confronti dei giovani. I giovani
erano freschi e scoppiettanti, ma erano anche sciocchi
ed esigenti. E potevano essere pericolosi. Non conoscevano
le regole. Erano pericolosi perfino per loro stessi, cos
esposti alla sofferenza. L'idea improvvisamente opprimente
di Emily che soffriva gli diede un'ansia che lo fece quasi
star male. Si ramment che Polly non era giovane come .
Emily. Per poco. Ma quanto spesso accadeva che uno scontroso
uomo di mezza et si ritrovasse con una bella ragazza
che gli si gettava fra le braccia? Polly sembrava un tipo
cos solido, e cos forte con quella sua voce chiara e sonora.
Il suo interesse nei confronti di Everett sembrava quasi un
imperativo. Ci malgrado, Everett decise che non avrebbe
dovuto avere nulla a che fare con lei. Era troppo giovane,
non c'era niente da fare. Troppo giovane di anni, di decenni.
 ovvio come il tuo naso, si disse scrutandosi allo specchio
del bagno e notando con una certa soddisfazione che
pur avendo qualche ruga sottile intorno agli occhi quando
sorrideva, rughe che diventavano praticamente invisibili
quando non portava gli occhiali da lettura, la sua pelle era
ancora sorprendentemente giovane.
Quella stessa sera, una mite serata estiva piena di luce,
Jody sedeva su una collinetta ammirando Beatrice e l'erba
verde e rigogliosa chiazzata dalle ombre di un'antica
quercia. Beatrice era distesa scompostamente sulla schiena
con le zampe divaricate e la lingua rosa che le fuoriusciva
dalla bocca e sfiorava l'erba. Aveva gli occhi chiusi.
Era tutto straordinariamente calmo. Un uomo ai piedi
della collinetta eseguiva i lenti movimenti del Thai Chi.
Un bambino sedeva fiero su un grosso pallone. Un pettirosso
era appollaiato immobile su un ramo. Jody si coric
di schiena sull'erba. Era stata tagliata di recente, e il profumo
le ricord casa sua. La casa in cui era cresciuta, cos
lontana, la casa venduta ormai da tempo dai genitori che
si erano trasferiti in un appartamento di stucco bianco su
un campo da golf della Florida. Devo chiamarli, pens
Jody. Poi pens a Simon. Era diventato tenace, tenace come
un corteggiatore; le telefonava al lavoro, l'aspettava in
diversi punti del suo percorso con Beatrice, ma quando
erano insieme sembrava distratto, forse addirittura annoiato.
No, non annoiato. Preoccupato, come se fosse gi
in apprensione riguardo a dove e quando si sarebbero rivisti.
Sembrava sempre in una sorta di disagio geografico,
come se si fosse smarrito e stesse cercando di orientarsi.
Eppure era compostissimo, elegante e aggraziato nei suoi
movimenti, pur essendo molto alto. Parlava cos piano,
con il mormorio di chi si sminuiva da solo, che lei era costretta
ad avvicinarglisi; ma per quanto si avvicinasse, la
distanza fra loro restava. A volte, quando inclinava il viso
verso il suo per udire quello che diceva, Jody si chiedeva
come sarebbe stato baciarlo. Simon aveva ciglia scure e
spesse che gli circondavano gli occhi come un eyeliner,
anche se teneva sempre lo sguardo talmente basso che lo
si notava a malapena. Una sera, seduti al tavolino del ristorante
messicano, lei gli aveva messo la mano sotto il
mento e gli aveva sollevato il viso, guardandolo negli occhi.
In quel momento aveva pensato che lui l'avrebbe baciata,
o che lei avrebbe baciato lui, ma a un tratto l'immagine
di Everett le aveva attraversato la mente spingendola
ad appoggiarsi all'indietro sulla sedia.
"Uno dei miei vicini mi ha chiesto di non provare dopo
le nove di sera" aveva detto per mascherare il proprio imbarazzo.
"Comprensibile, suppongo" aveva mormorato Simon.
"Anche se poco lusinghiero."
Ora, distesa a occhi chiusi sull'erba con il guinzaglio di
Beatrice immobile fra le dita, Jody pens di nuovo a Everett.
Questo  desiderio, si rese conto.
Questa sensazione di disperazione e speranza, questo
profumo d'estate, questo ricordo di Everett che mi chiama
dalla finestra, la curva del suo collo mentre si sporge dal
davanzale, il canto di un uccello lontano.
Che tipo di uccello?
Non lo sapr mai.
Di colpo la luce del sole le balen sulle palpebre, la terra
sotto di lei trem e nell'aria si diffuse un lungo, sonoro
rimbombo.
Jody apr gli occhi e vide che l'albero, la quercia alta e
veneranda con le sue foglie e la sua screziata ombra estiva,
si inclinava, si rovesciava come una nave, affondava
nell'aria e crollava a terra con un gran botto.
L'uomo del Thai Chi rest immobile con la bocca aperta.
Il bambino sul pallone saltell eccitato. Beatrice e Jody
balzarono in piedi. I rami stavano ancora tremando. Nel
punto in cui le radici del vecchio albero erano fuoriuscite
dal terreno si era aperta una grossa buca di fertile terra
marrone.
Oh, mio Dio disse Jody, piegandosi
su un ginocchio per confortare il cane
tremante.
Disteso a terra, l'albero faceva un'impressione
strana. Aveva evitato Jody e
Beatrice di circa tre metri. Era cos alto,
e il suo tronco sull'erba era enorme, infinito. Quando tornarono
il giorno dopo, il Dipartimento parchi l'aveva segato
e trasportato via, dopo aver riempito la buca. Restava
soltanto qualche scheggia di legno.
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
.
...
Un appuntamento al buio.
Luglio divenne agosto fra tuoni, fulmini e gocce di pioggia
grosse come acini d'uva. Diluvi per tre giorni a intermittenza
e, quando i temporali cessarono, al posto del fresco
che tutti avevano il diritto di aspettarsi torn il caldo, ancora
pi greve di prima. A George il brutto tempo non aveva
dato fastidio. Trascorreva le sue giornate con Howdy,
facendo lunghe passeggiate sotto la pioggia.
Durante uno di questi giorni di pioggia era seduto al suo
computer e stava pigramente consultando il sito Craigslist
in cerca di un lavoro quando il cane, sedutosi con fare determinato
accanto a lui, gli aveva posato la zampa sul ginocchio.
Vuoi la mano? aveva detto George distrattamente,
prendendo la zampa fra le dita. Bravo Howdy. Il cane
l'aveva guardato negli occhi con quella che si potrebbe descrivere
soltanto come venerazione. Bravo Howdy aveva
ripetuto George, e Howdy aveva agitato la coda, aveva
fatto un giro di corsa della stanza ed era tornato al suo posto
traboccante di aspettative. Vuoi la mano? aveva detto
di nuovo George. Howdy aveva entusiasticamente ripetuto
il gesto, e da allora le giornate di George erano state
piene.
Quel pomeriggio, quando port fuori Howdy, vide davanti
a loro una ragazza che combatteva con un turbolento
rottweiler incrociato. Il rottweiler saltava e tirava il
guinzaglio, e la ragazza, che George inquadr all'istante come un
bel peperino, ne veniva sventuratamente trascinata. La discreta
cavalleria di George si alle con i suoi istinti predatori,
rendendogli impossibile non intromettersi. Lui e Howdy
raggiunsero la ragazza e il suo cane, e fingendo di ammirare
l'enorme rottweiler George lo calm e ottenne nome e
numero di telefono della sua padrona.
Il cane, il cui pelo nero scintillava al sole, adocchi un
passante in rollerblade e fece un balzo avanti.
George rimase immobile e in silenzio finch il cane non
smise di tirare e si volt a guardarlo.
Brava piccola disse a quel punto.
Il rottweiler sembr gradire e si avvicin trotterellando.
Sei un addestratore di cani? chiese la ragazza.
George rise. Perch no? rispose.
George non aveva cessato la propria campagna per distrarre
Polly dal suo misterioso interesse per Everett. Ma
non era l'unico, quell'estate, a cercare di attirare Polly nel
mondo delle frequentazioni romantiche. Anche Geneva,
not Polly, insisteva di continuo, e a volte riusciva addirittura
a trascinarla a una festa o in un locale. Una volta l,
Polly si fermava accanto al bar e pensava a quanto sarebbe
stato bello se un uomo si fosse avvicinato come la gente
faceva con Howdy. "Dio,  cos bella" avrebbe detto a
Geneva, e poi le avrebbe chiesto il permesso di accarezzarla.
E Geneva avrebbe risposto: "E un po' timida, anche
se a sentirla abbaiare non si direbbe proprio, vero Polly?".
E Polly sarebbe scoppiata in una delle sue sonore risate e
avrebbe detto di no, e l'uomo avrebbe riso per mostrare il
suo apprezzamento e avrebbe chiesto la sua et, e Geneva
avrebbe potuto togliere o aggiungere un annetto a seconda
dell'et dell'uomo, e Polly si sarebbe coricata sulla
schiena e si sarebbe fatta grattare la pancia.
Non conoscer mai nessuno interessato a me, e di sicuro
non trover mai nessuno che mi interessi disse Polly
domandandosi cosa stesse facendo Everett. Andava alle feste?
Si chiese che genere di musica venisse suonata alle feste
frequentate da Everett. I Beatles? Musica classica? No.
Jazz. Sicuramente jazz. Polly detestava il jazz, ma aveva
sempre saputo che non era giusto ed era sicura che con un
piccolo sforzo avrebbe potuto imparare ad apprezzarlo.
Devi provarci disse Geneva.
A fare cosa? chiese Polly. Ad apprezzare il jazz?
Come? No. Che importa se ti piace il jazz? Devi cercare
di conoscere uomini.
Geneva era alta, bionda, magra e graziosa, e non usciva
con nessuno da otto mesi, il che lasciava perplesse entrambe.
Anche se volessi conoscere qualcuno, e non voglio,
pens Polly, come faccio a trovarlo io se non ci riesce
nemmeno l'alta e bionda Geneva?
Mi sento tozza e scontenta disse.
 patetico. Fattela passare. Geneva lavorava alla NPR,
la radio pubblica, e ora voleva assolutamente insegnare a
Polly a sostenere una conversazione e, cosa ancora pi
importante, a concederla. Il trucco  questo: se non vuoi
parlare di quello di cui stanno parlando, non fai che condurre
la conversazione su quello di cui tu vuoi parlare.
Howdy?
Non vuoi proprio conoscere nessuno di nuovo, vero?
No. Te l'ho detto che non voglio.
Pensavo che non parlassi sul serio.
Be', non parlavo sul serio disse Polly. Avrebbe voluto
essere a casa. Magari avrebbe incontrato Everett in ascensore.
Quel mattino si era trovata accanto a lui e aveva sentito
il profumo del suo dopobarba. I suoi capelli erano ancora
bagnati dopo la doccia. Avevano teso il dito verso il tasto
del pianterreno nello stesso momento. La mano di Everett
aveva toccato la sua, esattamente come quando aveva accarezzato
il cane. Mi ha toccato, si era detta Polly. Mi ha voluto
toccare. Aveva abbassato gli occhi sul linoleum crepato
dell'ascensore, improvvisamente consapevole della piccolezza
della cabina, di quanto erano vicini l'uno all'altra nell'aria
calda e viziata. Nessuno dei due aveva parlato. Non
si erano scambiati nemmeno un'occhiata, allontanandosi
velocemente in direzioni diverse.
O quanto meno non mi rendevo conto che lo facevo
disse Polly a Geneva. Che parlavo sul serio aggiunse.
Geneva la fiss, poi fece ruotare lo sguardo per la stanza,
il salotto di una casa nel Queens di un ragazzo che conoscevano
entrambe dai tempi del college e che suonava
in un gruppo. Suono ancora in un gruppo stava dicendo
lui. Qualcuno stava vomitando in un cestino della cartastraccia
in un angolo.
Forse dovrei prendere anch'io un cane disse Geneva
con una smorfia.
Ma un cane per Geneva non faceva parte del piano di
Polly. Ne faceva parte George, e Polly era pi determinata
che mai a farli mettere insieme. La sua occasione giunse
finalmente quando George sugger che Polly uscisse con
uno dei suoi amici.
Polly riconobbe immediatamente i vantaggi dell'idea.
Va bene rispose sorprendendo George. Lo far, ma a
una condizione. Uscir con uno dei tuoi stupidi amici ma
porter anche Geneva, e dovrai venire anche tu per non
farla sentire il terzo incomodo.
Nessuno gradisce che gli si organizzi un appuntamento
al buio. Nell'appuntamento al buio c' qualcosa di troppo
simile alla piet. Fortunatamente, n Geneva n George sapevano
che il loro era un appuntamento al buio. Tanto per
cominciare si erano gi visti tante di quelle volte che non
c'era niente di "buio" in un ulteriore incontro. E poi si vedevano
pi come accompagnatori che come partecipanti, il
che in pratica cancellava anche la componente di "appuntamento".
Ai loro occhi era Polly, e non loro, la vittima. E
naturalmente preferivano cos. Malgrado avessero fatto di
tutto per ottenere quel risultato, inconsciamente provavano
nei riguardi di Polly la piet e addirittura il lieve disprezzo
che si accompagna agli appuntamenti al buio. Povera Polly.
Ma la povera Polly era ignara della loro piet e del loro
disprezzo. Il suo appuntamento al buio non era altro che
un finto appuntamento al buio, un trucco, un piano per
mettere insieme le due persone che pi amava al mondo.
Lontana dall'imbarazzata rassegnazione di una ragazza
che stava per sprofondare nella disperazione di un appuntamento
al buio, Polly provava un'ondata di orgoglio.
Si stava sacrificando per correggere un inspiegabile errore.
Stava rimettendo in carreggiata Fato ed Eros, li stava
facendo incontrare.
La sera in cui il piano a lungo procrastinato per George e
Geneva sarebbe stato finalmente messo in atto era eccezionalmente
umida, mossa soltanto da qualche occasionale
refolo d'aria calda. George era di buonumore. Aveva insegnato
a Hector e a Tillie, i due anziani cairn terrier di
Jamie, a far rotolare la pallina fra loro spingendola con il
muso, e Jamie gli aveva dato un aumento.
Polly rimpiangeva di aver scelto scarpe dal tacco cos
alto, poich George voleva andare in un locale vicino al
suo vecchio appartamento nel Lower East Side e il tragitto
dalla fermata della metropolitana era lungo, i marciapiedi
sconnessi e le strade piene di voragini rimaste dall'inverno.
Avevano deciso di cenare prima in un ristorante vietnamita,
ed era l che avrebbero incontrato Geneva e Ben,
l'amico dell'universit che George aveva giudicato "perfetto"
per Polly.
 simpatico disse George.
Polly scroll le spalle.
Ha un vero lavoro. Lavora per una casa di produzione.
George,  solo un appuntamento disse Polly. Un appuntamento
al buio.
Ti sto rassicurando.
Non c' bisogno che sappia i suoi voti di ammissione
al college sbott in tono un po' scortese.
Okay.
 carino? chiese alla fine quando vide che George
non parlava.
Non  il mio tipo.
Ma era carino, e Polly se ne rese conto nell'istante in cui
fecero il loro ingresso nel ristorante. Era carino come pochi,
ed era immerso in un'animata conversazione con Geneva.
Cazzo disse Polly sottovoce.
Cazzo fece simultaneamente George.
Perch era chiaro, anche da quella distanza, che l'appuntamento
al buio stava andando a gonfie vele, anche se
stava procedendo nella direzione sbagliata.
 carino disse Polly.
Carinissimo fece George, ed entrambi si unirono alla
coppia felice.
Per me va bene, si disse Polly, che in tal modo non avrebbe
dovuto interagire con uno sconosciuto, e andava bene
anche per Geneva, che non usciva con nessuno da un'eternit,
ma il povero George? Sarebbe stato costretto a continuare
a svolazzare di fiore in fiore come un'ape impazzita.
George era senza speranza, e gli uomini erano creature stupide
e prive di spina dorsale che non facevano quello che
lei diceva loro di fare. Quella considerazione la port a pensare
a Chris. Si chiese se trovandosi seduta davanti a Chris
invece che davanti a suo fratello sarebbe stata pi felice.
Era uno scenario improbabile. A Chris non era mai piaciuta
Geneva, e per quel motivo di solito Polly la doveva incontrare
da sola. Come mai mi piaceva, Chris? si domand.
Poco prima che si lasciassero, lui aveva cominciato ad andare
in palestra quasi ogni giorno e a fermarsi davanti a
ogni singolo specchio per rimirarsi. La cosa avrebbe dovuto
insospettirla. Polly si chiese che aspetto avesse Everett a
torso nudo. E se fosse stato uno di quegli uomini mollicci
con i peli grigi sul petto che vedeva correre al parco? Rabbrivid.
Ma non era superficiale pensare a certe cose, altrettanto
superficiale e narcisistico delle pose davanti allo specchio
di Chris? Ricord il loro primo appuntamento, in una
calda serata estiva come quella: un ristorante italiano da
due soldi, una caraffa di margarita sulla chiassosa rotonda
affacciata sul bacino delle barche all'altezza di 79 Street,
una pigra passeggiata in West End Avenue fino all'appartamento
nel grattacielo che sarebbe diventato casa sua. Poteva
ricordare il primo tocco, la prima visione e il primo odore
del corpo che le sarebbe diventato cos familiare, una
grossa parte di lei. Poi Chris si era portato via quel corpo
come se non fosse affatto una parte di lei, gonfiandolo, rimirando
la propria immagine allo specchio e alla fine
donandola a un'altra.
Polly decise di bere parecchio, e lo fece. Quando giunsero
al locale in cui aveva voluto andare George, le girava la
testa. Se proprio doveva passare una notte brava in citt, si
disse, tanto valeva darci dentro. Ball con un ragazzo dal
naso camuso e dal viso lentigginoso. Lo chiam Opie, e lui
socchiuse gli occhi e si allontan a grandi passi. Ball con
un bel ragazzo nero dalla testa rasata, guardando le luci riflettersi
sul cranio lustro. I piedi le facevano cos male che
rimase sorpresa, guardandoli, di non trovarli sanguinanti e
scorticati. Vide George che la guardava e rideva. Il suo piano
era andato all'aria, il suo fantastico, semplicissimo piano.
George avrebbe vagato in eterno per le strade di New
York, selvaggio e non addomesticato, un Lost Boy avanti
con gli anni. Polly ball con Ben e not che aveva una cicatrice
sopra il labbro. Gli chiese come se la fosse procurata,
ma vedendo che lui non l'aveva sentita lasci perdere. Ball
con Geneva, e il fatto che lei la sovrastasse di una testa la
fece bere di pi. E poi vide Chris.
Fece il suo ingresso con un'aria fresca e sana, con la sostituta
di Polly sottobraccio. Ha una testa piccolissima,
pens lei infuriata. E perch lui si  sollevato il colletto come
Katharine Hepburn? Era sicura che Chris non l'avesse
vista e si avvicin a George per nascondersi dietro di lui,
ma scopr che quella era anche la destinazione di Chris.
Amico disse questi.
Polly si ramment quanto avesse sempre odiato quel
saluto. Ma la sua voce la rattristava ancora.
Amico, ieri sera mi hai bidonato.
Cosa? esclam Polly uscendo allo scoperto da dietro
George. Cos'hai fatto?
Oddio disse George.
Oh, ciao, Polly fece Chris. Era impallidito,
e Polly lo trov gratificante.
Ciao disse.
Conosci Diana?
Ciao disse Polly a Diana.
Diana fece un debole sorriso, e tutti
rimasero a guardarsi in silenzio.
L'hai bidonato? chiese Polly a un tratto.
Niente di grave disse Chris. Era solo una partita a biliardo.
George abbass gli occhi sulla sua birra.
L'hai bidonato ripet Polly. Bidonato nel senso che
non ti sei presentato a un incontro prefissato.
Di solito si presenta disse Chris. George liber un gemito,
e Chris, rendendosi palesemente conto di aver detto
la cosa sbagliata, cerc di sorridere. Ma riusc solo a produrre
una strana smorfia, poi sospir e alz gli occhi al
soffitto.
Polly vide avvicinarsi il tizio con la testa rasata. Gli
and incontro, ball con lui e guard suo fratello, il suo ex
e la sua usurpatrice ancora vicini, anche se nessuno sembrava
aver nulla da dire.
Lo odio disse Polly.
La testa lucente si volt verso George e Chris.
Quale dei due?
Polly riflett per un istante, ma decise che non era pronta
a sbilanciarsi.
Quella sera, quando Doris e Harvey tornarono da una festa
a casa della sorella di Doris a Bedford, nel cielo c'era
una luna piena velata. Doris trov parcheggio proprio di
fronte al loro palazzo, e la serata, che era stata gi un successo
per il modo in cui aveva fatto colpo su un membro
della piccola nobilt locale con il suo accorato appello all'uso
delle uniformi nelle scuole pubbliche, divenne un
trionfo. Doris, felice, infil il SUV nell'ampio spazio.
Che lusso osserv.
Era davvero delizioso, un ampio spazio per parcheggiare,
come infilarsi un pigiama di seta. Per un attimo Doris
rimase seduta immobile a godersi il chiaro di luna, i
lampioni, il silenzio e il profumo di pelle. Sapeva di essere
considerata un flagello dai colleghi, dagli amici e di sicuro
da suo marito. Ma in realt chiedo cos poco, pens. Godo
dei piaceri semplici. Una buona cena. Una conversazione
intelligente. Le bellezze della natura. Un posto in cui posare
il capo e uno dove parcheggiare l'auto.
Harvey dormiva. Doris non si fidava pi della sua guida,
e lui non sembrava prendersela. Si sedeva sul sedile
del passeggero e leggeva ad alta voce: segnali stradali,
cartelloni, fiancate di camion, insegne di cinema e teatri:
SISTEMAZIONE LOBI SQUARCIATI... LA NOSTRA AGENZIA TI FA RISPARMIARE
TEMPO E DENARO... FONDO SCIVOLOSO... Quando
quella sera si era addormentato durante il viaggio di ritorno,
lasciandola sola con la sua macchina e i suoi pensieri,
Doris ne era stata contenta.
Coraggio, scendi gli disse ora, spingendolo dolcemente.
Prov un'ondata di tenerezza nei suoi riguardi, cosa
che a sua volta le procur una sensazione di magnanimit
e soddisfazione.
Arrivati alla porta, attese paziente mentre Harvey trafficava
maldestramente con le chiavi.
La luna piena, uno spazio vuoto per parcheggiare, una
serata di conversazione brillante e ottimi vini. Enumer di
nuovo quei privilegi. Indossava un abito corto senza maniche,
un Pucci originale che era rimasto chiuso per quarant'anni
nel suo armadio in attesa di essere resuscitato e
che quella sera aveva raccolto grande ammirazione. I suoi
capelli, con un'accurata anche se un po' troppo giovanile
tinta biondo rossiccio, non molto diversa dal colorito della
sua pelle, erano raccolti in un austero chignon, e il caldo
umido le accarezzava delicatamente il retro del collo. Not
una grossa bottiglia di acqua Poland Spring abbandonata
fra le balsamine ai piedi del rachitico albero appartenente
al suo palazzo, e appena accanto una grossa montagnetta
di escrementi. Un fremito di indignazione la percorse. Doveva
essere pi vigile. Quella strada stava letteralmente
diventando un canile. E quelle balsamine... cos anni Ottanta!
Questo  il mio quartiere, si disse, la mia comunit.
Drizz la schiena e pass lo sguardo su e gi per l'isolato
come se fosse un isolato sciatto e recalcitrante, come se si
dimenasse ed evitasse di guardarla negli occhi mentre lei
gli confiscava il cellulare.
Jody la vide dal suo androne sul lato opposto della strada.
Attese che Doris e Harvey fossero entrati nel loro palazzo,
poi condusse Beatrice fino al SUV nel suo comodo parcheggio.
Brava bisbigli mentre Beatrice faceva la pip accanto
alla ruota anteriore destra.
Simon le vide. Stava tornando a casa dalla partita a poker,
in cui aveva vinto quaranta dollari. Nell'aria calda rischiarata
dalla luna, Beatrice era di un bianco spettrale.
Accanto al lustro SUV si pieg sulle zampe posteriori, con
la cautela e la delicatezza della vera signora. Simon attese
senza manifestare la sua presenza, consapevole di quanto
fosse personale ci a cui stava assistendo. Intromettersi in
quell'intimo atto di sfida sarebbe stato quasi un sacrilegio,
una profanazione della purezza del cane bianco al chiaro
di luna, della donna che sorrideva in silenzio, della pozzanghera
scintillante accanto all'auto scintillante.
George osserv Geneva e Ben andarsene insieme dal locale.
Non si toglievano le mani di dosso. Sent una fitta di
gelosia, poi torn a sprofondare nella greve disperazione
che provava di solito verso la fine di una serata fuori. Tutti
quei corpi che si dimenavano. Tutto quel fracasso. Tutto
quel divertimento. A quale scopo?
Polly, i capelli spettinati e bagnati di sudore, gli comparve
accanto.
Sei un bastardo disse.
Mi dispiace, Polly.
Sei la personificazione del bastardo.
Mi dispiace moltissimo. Non pensavo che te la saresti
presa tanto.
Be',  cos.
Erano in piedi l'uno accanto all'altra, entrambi rivolti
verso la pista da ballo. George aveva sempre saputo che
lei l'avrebbe presa male. Pensava quasi che ne avesse il diritto.
E Chris non gli era poi cos simpatico. Ma si era abituato
a lui. Chris si trovava al solito bar alla solita ora. Cosa
avrebbe dovuto fare?
Non  che siamo sposati, Polly.
Polly pest addirittura il piede per terra, come faceva
quando erano piccoli.
Okay. E come se fossimo sposati.
Ha detto niente di me?
George cerc di rammentare: una parola, un frammento
che avrebbe fatto sentire meglio sua sorella. Ha chiesto
se te la cavavi. Non era nemmeno sicuro che fosse vero.
Testa di cazzo di un narcisista.
Sperava che avesse finito e sugger di andare, ma Polly
non aveva concluso.
Se me la cavo? Se me la cavo? Cosa pensava, che senza
di lui sarei morta? Non ti sembra ridicola, lei? Odio le ragazze
con le giacchette corte. Scommetto che  stata lei a
prendergli quei mocassini di Gucci. Che bietolone. Con il
suo colletto sollevato.
Gli ho detto di Howdy.
Ah, s?
Ha detto che da piccolo  stato morso da un cane e che
ne  ancora terrorizzato.
Polly sorrise.
Diana  fortemente allergica ai cani prosegu George.
Non aveva idea di quali fossero i punti deboli di Diana,
ma sentiva di essere lanciato.
Fortemente... mormor felice Polly.
E ai gatti aggiunse lui gi che c'era.
Tornando a casa insieme a Polly, l'ascolt maltrattare verbalmente
Chris. Seduta in metropolitana, curva su se stessa
ma indomita, enumerava nel dettaglio i numerosi difetti
dell'uomo con cui aveva vissuto. Contava sulla punta delle
dita ogni trasgressione, cercando di elencarle in ordine crescente
di nefandezza, da uno a dieci. Cominci con le piccole
cose: Chris lasciava mance insufficienti. Illustr i suoi crimini
politici: aveva votato per Nader, causando cos guerre
e carestie. Pass alle sue abitudini personali, che andavano
dagli ovvi problemi con la tavoletta del gabinetto all'abitudine
di lasciare fazzoletti di carta usati sul tavolo da pranzo.
George not che alcuni dei peccati con il voto pi alto sembravano
molto meno importanti di quelli con i voti pi bassi.
Il potenziale doppio mento basato sul doppio mento del
padre di Chris era davvero da otto, quando la sua riluttanza
a cedere il posto in metropolitana a una vecchietta ingobbita
con un umidificatore fra le braccia aveva ottenuto un
sei? Ma George decise che era meglio tacere sui criteri di valutazione
di sua sorella, e quando arrivarono davanti al
portone di casa Polly sembrava pi tranquilla e lucida.
E tu disse piroettando su se stessa e afferrandolo per il
colletto. Tu mi devi lealt come a una sorella. Lealt fraterna,
voglio dire.
Lo so.
E il litigio ebbe fine. George le lesse in faccia una calma
improvvisa e la prov anche lui. Si chiese se tutti i fratelli
volessero tanto bene alle loro sorelle. Fra loro era sempre
stato cos. Nessuna parola. Soltanto un'improvvisa e condivisa
consapevolezza. Era una gran pena, quel legame, e
un gran sollievo. In tutto il mondo, ovunque fosse e qualsiasi
cosa stesse facendo, c'era una persona che gli voleva
bene. Polly gli porse la mano. George la strinse con cerimoniosa
solennit.
Il mattino dopo, a letto, Polly cerc di deglutire, ma aveva
la bocca troppo secca. Le doleva la testa e le sue palpebre si
rifiutavano di concederle pi di uno spiraglio. Si costrinse
ad alzarsi. Howdy era probabilmente sul letto di George, e
Polly prov una fitta di gelosia. Perfino il cane preferiva
qualcun altro. Si mise sotto la doccia e disse ad alta voce:
Non sar mai pi gelosa tenendo le braccia come Rossella
O'Hara quando giurava che non avrebbe mai pi sofferto
la fame. Fra tutte le emozioni, la gelosia era la meno
giustificabile. Era ingenerosa, dolorosa e inutile. Sono felicissima
che George sia cos bravo con il cane disse provando
il nuovo atteggiamento. Chris non era giusto per
me, e cos lui e Diana... Esit. Dovrebbero marcire all'inferno
concluse. Sono un essere umano, pens.
In strada incontr Heidi e Hobart. Raccont che la sera
prima aveva visto il suo ex con la sua nuova ragazza mentre
se ne stavano ferme nella luce accecante del mattino e i
loro due cani si annusavano languidamente le parti basse.
Mmh fece Heidi. Il mio primo marito voleva il divorzio.
Gli risposi di andare in pace, a patto di poter tenere
mio figlio.
Be' disse Polly io non ho un figlio, perci immagino
che sia tutto a posto.
...
.
...
CAPITOLO 12.
...
.
...
"Il tipo giusto per te."
Emily chiam Everett dall'Italia. Aveva scoperto il vino
rosso e un paio di favolosi occhiali da sole di Dolce & Gabbana.
Everett era cos felice di sentire la sua voce che temeva
di svenire. Poi lei accenn all'imminente matrimonio di
sua madre.
Sono cos vecchi disse. Che senso ha?
S rispose lui sono vecchissimi. Forse compreranno
due deambulatori in tinta per la cerimonia.
 tutta colpa tua.
Emily...
Non provarci neanche, pap.
Ma lui ci prov, spiegandole di nuovo che le persone
cambiano, che si allontanano, che ovviamente ci che provano
per i loro figli non pu mai cambiare, ma... Everett ci
prov, e spieg, e ascolt le proprie parole e pens a quanto
erano inconsistenti, poco efficaci. Quando riagganci si
mise a pensare a come quell'idea del cambiamento dovesse
sembrare a Emily. Le persone cambiano, le aveva detto.
Perch? si chiese. Perch cambiavano? Era cos ingiusto.
Emily sarebbe cambiata. Sarebbe cresciuta, si sarebbe trasferita
lontano e non avrebbe gradito visite di pi di tre
giorni. "Sai cosa si dice del pesce e degli ospiti" avrebbe
detto annoiata a suo marito, allo stesso modo in cui Everett
lo diceva a sua moglie. E poi anche lei e suo marito sarebbero
cambiati, e avrebbero divorziato. L'idea di Emily
divorziata era troppo per Everett. La sua povera bambina.
Si infuri con il marito, che ovviamente non la meritava.
Come osi trattare mia figlia in questo modo? Sei una canaglia,
pens, rievocando l'espressione da una dimenticata
lettura scolastica. Una canaglia e un furfante!
Stapp una bottiglia di chianti in onore di Emily e pens
di chiamare Jody e invitarla a bere insieme a lui. O, meglio
ancora, avrebbe potuto bussare alla porta della sua
giovane vicina, Polly. Non era un chianti particolarmente
buono, e probabilmente lei sarebbe stata meno in grado di
notarlo. D'altra parte, forse suo fratello era a casa, e ci
avrebbe suscitato qualche imbarazzo. Quando finalmente
giunse alla decisione di provare prima con Jody e poi, se
lei non fosse stata disponibile, di suonare il campanello di
Polly, scopr che aveva gi finito la bottiglia da solo.
Dopo il fiasco di Geneva e Ben, che facevano ormai coppia
fissa, Polly decise di concentrarsi temporaneamente
sulla propria vita e sulle passeggiate con Howdy nella
speranza di incontrare Everett. Ma invece di Everett era
Jody che incontrava spesso, e presto presero l'abitudine di
andare insieme al parco con i loro cani.
Jody le piaceva. Era sempre la stessa, forse le piaceva per
questo. Aveva sempre quel sorriso, la sua risata era contagiosa
e per di pi, not Polly, aveva un buon profumo. Fresco,
come di sapone. Inoltre era pi vecchia di lei, e ora che
Polly aveva deciso di lasciarsi alle spalle la tarda adolescenza
Jody sembrava un'ottima persona con cui fare pratica.
Anche Jody, suo malgrado, si era affezionata a Polly nel
corso di quelle passeggiate. Era cos decisa, cos sincera nei
suoi proclami. "Questo  l'albero pi bello di tutto il parco,
dobbiamo passare sempre di qui" diceva, e cos passavano
sempre da l. Faceva dichiarazioni sulla politica e dichiarazioni
sulla moda. Aveva un'opinione sui Kleenex ammorbiditi
all'aloe (la pi grande invenzione dopo l'insalata nei
sacchetti) e sui pomodori costoluti (non sapevano di niente
come i pomodori normali, ma erano pi brutti). Polly faceva
dichiarazioni, e chiunque si trovasse nel raggio di tre
metri ascoltava. Ma Jody riconosceva anche che Polly era
soltanto una ragazza, e che come una ragazza era, perfino
lei, incerta e spaurita. Parlava ancora di continuo della rottura
con il suo ragazzo, cosa che da parte sua Jody trovava
rassicurante, pur vedendo che la perdita l'aveva spaventata
e resa sospettosa. Polly sembrava a disagio, nervosa nella
sua stessa infelicit. A volte Jody faceva in modo che le
proprie uscite con il cane coincidessero con quelle di Polly.
Sentiva, istintivamente, e involontariamente, di voler rimettere
in sesto il suo piccolo mondo. Inoltre, Polly era vicina
di casa di Everett, e negli ultimi tempi Everett era diventato
cos sfuggente.
Lo incontri mai, Everett? chiese a Polly durante una
delle loro passeggiate.
Vuoi sentire un segreto, a proposito di lui?
Jody pensava che probabilmente non voleva sentire un
segreto a proposito di lui, ma si limit ad annuire.
Non lo trovi un bell'uomo, per uno della sua et?
 questo il segreto?
No. Lo so che sembra presuntuoso, ma voglio raccontarlo
a qualcuno. Con George non posso nemmeno nominarlo.
Be'... okay. A volte penso di piacergli. Non l'ha mai
detto, ma  una sensazione. Hai presente?
Jody aveva presente, poich nei momenti pi bui delle
sue oscure notti insonni aveva anche lei la stessa sensazione:
che Polly piacesse a Everett. Beatrice! esclam soltanto
per dire qualcosa, e Beatrice la guard confusa.
Ascolta, so che  troppo vecchio per me riprese Polly.
E tu sei troppo giovane per lui disse Jody. Se ne pent
all'istante. Polly aveva sentito il tormento nella sua voce,
l'amarezza nelle sue parole?
Stessa cosa.
No, pens. Non  affatto la stessa cosa. Stai approfittando
di lui. La gente pensa che siano gli uomini maturi a predare
le giovani donne, ma  la giovinezza a essere tirannica.
E irresistibile. E alla fine, inevitabilmente, volubile.
Probabilmente non succeder niente prosegu Polly.
Ma capisci, mi... distrae.
Da Chris?
Chris? Lui lo odio.
Continuarono a camminare in silenzio.
Comunque, hai bisogno di un uomo anche tu decret
finalmente Polly.
Ah, s?
Devo capire chi potrebbe essere il tipo giusto.
Jody sapeva perfettamente chi sarebbe stato il tipo giusto.
O quanto meno sapeva chi voleva. Ma che differenza
faceva sapere chi era il tipo giusto, se quella persona voleva
qualcun altro, qualcuno di pi giovane, pi affascinante,
pi estroverso?
Era questa, dunque, la fine della sua storia? Doveva terminare
ancora prima di essere davvero cominciata? Guard
Polly di sottecchi. S, era giovane. S, era affascinante, in
quel suo modo impetuoso. S, di sicuro era estroversa. E non
era quello che desiderava ogni cupo uomo di mezza et?
Non sarebbe durata, ovviamente. Storie simili non duravano
mai. Per un breve istante, Jody pens di confidarsi con
Polly. Per te  un modo di occupare il tempo, le avrebbe detto.
Per me  una cosa seria. E dobbiamo pensare a cos' meglio
per Everett.
Il tipo giusto per te... ribad Polly.
Jody sospir, poi si costrinse a sorridere.
Molto premuroso da parte tua riusc a dire.
Polly ne convenne. Everett non stava ancora con lei, e
lei stava gi offrendosi di aiutare la sua compagna d'armi.
Jody era avanti negli anni e portava calze a fiori, ma meritava
di essere felice come tutti. Polly sorrise, deliziata al
pensiero delle proprie buone azioni.
Fu esattamente una settimana dopo, che Chris la chiam.
Polly ud la sua voce al telefono e per un attimo ne rimase
disorientata, come se si fosse appena destata da un sogno
strano ma realistico.
Ti devo vedere disse lui. Ho bisogno di parlarti.
Ma...
 un po' importante.
Una cosa  importante oppure non lo , pens Polly.
"Un po'" importante non significa niente, si disse, e per
poco non lo corresse come faceva un tempo. Certo, si ramment,
si poteva dire "alquanto" importante, o "estremamente"
importante. Certo, si poteva usare un termine attenuativo...
Polly?
Oh! Stava parlando con Chris. Chris aveva bisogno di
vederla. Aveva bisogno di vederla e di parlarle. Chris!
esclam quasi per convincersi che fosse davvero lui. Ma
certo, se  importante. Quando ebbe riagganciato scese al
pianterreno, usc sul marciapiede e fum una sigaretta.
Port Howdy con s e rimase ferma sull'asfalto, a fumare e
a pensare. Sper che Everett non passasse di l con la stessa
sincerit con cui sperava che passasse. Scossa e confusa,
scopr che non era in grado di conciliare la cotta per il suo
vicino con l'eccitazione per la telefonata di Chris. Si guard
intorno con fare colpevole, ma fortunatamente di Everett
non c'era traccia. Si sentiva imbarazzata e sospetta, come
se stesse avendo una relazione illecita. Ma chi stava tradendo,
si chiese, visto che non stava con nessuno dei due?
Non significa nulla, si disse. Chris non significa nulla, Everett
significa meno di nulla e io significo meno di tutti. Si
appoggi ai mattoni grezzi del palazzo e rivolse un cenno
di saluto a un uomo con un bassotto chiamato Sparky.
Howdy si acquatt in una posizione remissiva finch il
piccolo cane non fu passato.
Ma per quanto ci provasse, Polly non poteva evitare di
pensare a Chris. Cosa poteva essere "un po'" importante?
Si ripet le parole di Chris, il tono della sua voce. Forse
era malato. Oppure... Ma sappiamo tutti quale fu il pensiero
successivo di Polly, il pensiero che chiunque di noi
avrebbe avuto in quella situazione, il pensiero che in
realt non  altro che un sussurro di speranza. Forse era
malato, si disse. Oppure, oppure... voleva tornare da lei.
Abbass gli occhi a terra e cerc di ignorare ci che si era
appena concessa di immaginare. Poi ammise che ne sentiva
ancora la mancanza, quasi sei mesi dopo il fatto. Forse
sente la tua mancanza anche lui, le bisbigli la speranza
all'orecchio. Polly schiacci la sigaretta con il piede e timidamente,
fissando il marciapiede senza vederlo, sorrise.
Nel palazzo sul lato nord della strada che ospitava il centro
in cui si tenevano gli incontri degli Alcolisti Anonimi
era stata organizzata una vendita di beneficenza. Per pubblicizzare
l'evento, piccoli oggetti di porcellana erano stati
schierati alla finestra fra le piante impolverate e insieme
ad animali di peluche dall'aria infelice. Polly era dispiaciuta
per gli animali, per le piante e perfino per il piattino
ricordo di Seattle, e il mattino dopo prima di andare al lavoro
entr a comprare qualcosa. Una donna grossa con un
camice rosa dall'aspetto ufficiale le disse che la vendita
non sarebbe cominciata prima di mezzogiorno.
Non si fanno eccezioni.
Sollevata, Polly usc dal centro in cui anziani vestiti in
modo strano si stavano gi assembrando per servirsi di
panini alla mortadella e succhi di frutta. Gran parte di loro
viveva nello stesso edificio, a cui si accedeva da un ingresso
separato alla sinistra del centro affacciato sulla
strada e che forniva alloggi gratuiti per la terza et. Sembrava
esserci una costante, inesorabile rotazione dei residenti.
Forse non era sorprendente, pens Polly, vista la loro
et. Oltrepass il cassonetto dell'immondizia, che ogni
giorno si riempiva di malconce scrivanie, lampade arrugginite,
pappagalli scoloriti e deambulatori storti. Polly
sper che la donna in camice rosa recuperasse qualcosa
per la vendita da quel triste cassonetto pieno di oggetti di
vecchi morti. Il giradischi, magari. Ma chi l'avrebbe comprato?
Se nessuno aveva voglia di prenderlo gratis dal
cassonetto, perch sarebbe dovuto entrare a pagarlo?
Lieta di non avere il tempo di portarsi a casa il giradischi
abbandonato, Polly avanz nel caldo opprimente superando
un grosso divano di velluto marrone che campeggiava
ormai da qualche giorno sul marciapiede. Succedono cos
tante cose, a New York! pens felice. E si diresse verso la
metropolitana e verso una giornata di febbrile attesa del
suo incontro con Chris.
Mentre Polly scendeva le scale della metropolitana, Doris
stava accarezzando affettuosamente la sua auto parcheggiata.
Prosegu verso Broadway passando davanti al
divano abbandonato, ma nemmeno quello riusc ad attenuare
il piacere che provava. Attravers il viale, raggiunse
il lato sud e torn verso Columbus Avenue e l'imbarazzante
cassonetto con il suo carico di detriti umani. Era di
pattuglia. In qualit di primo e unico membro di una forza
di volontari incaricata da lei stessa di proteggere la
strada, portava guanti di lattice e un grosso sacco per i rifiuti.
Al fine di non essere scambiata per una senzatetto
quando si chinava a raccogliere le bottiglie vuote, indossava
pantaloni di Armani, scarpe a punta con il tacco alto
aperte sul tallone e un gilet di maglia di seta a indicare,
sperava, una dispensatrice di carit pi che una sua destinataria.
Era vero che portava le bottiglie al supermercato
e si faceva pagare i vuoti come una senzatetto. E spesso
doveva attendere in fila dietro uomini e donne sporchi e
cenciosi che suo marito definiva i suoi colleghi. Ma le monete
che raccoglieva venivano depositate in un barattolo
di vetro denominato "Abbellimento", e un giorno sarebbero
state usate per l'acquisto di piante e terriccio, e forse
per la stampa di volantini con cui coinvolgere i vicini nel
suo progetto. Doris non operava nella falsa speranza che
qualcuno si sarebbe unito ai suoi sforzi, e pertanto non si
era ancora presa il disturbo di preparare i volantini, ma
con grande perseveranza aveva interpellato il consigliere
comunale di zona.
" un disastro" gli aveva detto.
Lui aveva sospirato, lei aveva insistito, lui aveva sospirato
diverse altre volte e finalmente lei l'aveva avuta vinta.
Gli avrebbe fatto visitare l'isolato quel pomeriggio
stesso alle cinque e mezzo, quando i cani e i loro proprietari
sarebbero stati fuori in forze.
Mentre portava a termine il suo giro di pattuglia mattutino,
Doris ramment che era sua intenzione mostrare al
consigliere di zona quanto era sporca la strada e si chiese
se non avrebbe dovuto rimettere gi le quattro o cinque
bottiglie che aveva raccolto. Ma non era in grado di commettere
il crimine contro cui stava protestando, e decise
quindi di tenere le bottiglie come prove. Rientr a casa e illustr
il proprio piano a Harvey.
Pensi che dovrei allinearle sul tavolo da pranzo? Ma
cos dovrei lavarle. Comunque, farebbero di sicuro pi
colpo che in fondo a un sacco della spazzatura...
Cosa servirai? domand Harvey.
Non ci avevo pensato...
Scherzavo, Doris.
Ma Doris non scherzava. Decise che avrebbe servito
Perrier.
Non vorr bere alcolici in servizio, ovviamente disse.
Penso che offrir anche caff e qualche biscotto.
E se sta facendo la dieta Atkins?
Zitto, Harvey. Nessuno lo costringe a mangiarli. Devono essere esposti, tutto qui.
E anche lei, come Polly, and al lavoro piena di speranza e attesa.
...
.
...
CAPITOLO 13.
...
.
...
"Nessun rimpianto!"
Quella sera Polly e Chris avrebbero cenato al Caf Luxembourg,
e Polly inser virgole nei testi della rivista in modo
ancora pi generoso del solito. Il mondo era pieno di possibilit.
La sua principale ammir la sua borsa - e Polly
era troppo imbarazzata per ammettere di averla comprata
da un venditore ambulante - e poi le chiese di pensare a
quando desiderava fare le sue due settimane di ferie. Chi
lo sa? pens Polly. A questo punto pu succedere di tutto.
Dopo il lavoro si rec dal parrucchiere. Era al primo piano
di un palazzo all'angolo fra 61st Street e Madison, di fronte
a Barneys. Andare dal parrucchiere era una delle escursioni
preferite di Polly, che si incammin allegra nel caldo
di Madison Avenue lasciandosi l'ufficio alle spalle e guardando
le vetrine. L'ideale, nei suoi progetti, era arrivare
con abbastanza tempo per prendere l'ascensore fino al sesto
piano di Barneys, dove si trovavano gli articoli meno
costosi, dirigersi verso la zona dei saldi e concedersi una
tonificante mezz'ora di shopping con l'ancora di salvezza
di non avere abbastanza tempo per provarsi i capi, e men
che meno per comprarli. Polly amava il vocio smorzato
degli altri clienti, la lussuosa simmetria degli indumenti
appesi, la rara e inebriante sensazione di aver fatto un affare.
Ma quel giorno da Barneys non vi erano occasioni da
cogliere, quindi Polly prese la scala mobile in discesa e visit
ogni piano con una sensazione di serenit e virt, per
poi attraversare la strada e sistemarsi su un comodo sedile,
chiudere gli occhi e rilassarsi mentre l'acqua calda e
due mani esperte si prendevano cura dei suoi capelli.
Mentre Giancarlo, il suo parrucchiere, tagliuzzava e parlava
della casa che aveva appena acquistato in Italia, Polly
si lasci cullare dal ronzio degli asciugacapelli e dal rumore
delle forbici. Fuori la giornata era appiccicosa e accecante,
ma l dentro c'era l'aria condizionata e le ragazze servivano
caff o passavano ampie, silenziose scope.
Voglio avere un'aria pi sofisticata disse.
Nel senso di pi carina?
Be', non esattamente.
Giancarlo le tagli i capelli come aveva sempre fatto.
Nessun rimpianto! esclam.
Nessun rimpianto ripet Polly.
I suoni della stanza le sembravano magnifici mentre l'umida
serata estiva aleggiava delicatamente al di l delle
vetrate. La grossa spazzola rotonda le scorreva sui capelli.
Il rumore delle forbici risuonava lieve nelle sue orecchie.
Sul ripiano davanti a lei c'era una ciotola di caramelle. Si
ricord del barbiere in cui era andata con suo padre da piccola.
Le erano piaciuti i pettini immersi nel liquido bluastro.
Cerc di non pensare alla cena con Chris. Era troppo
eccitata per conservare l'amor proprio.
Giancarlo cominci ad asciugarle i capelli, il phon prese
a rumoreggiare e a muoversi rapido intorno alla sua testa
e il getto d'aria calda spezz il fresco delizioso del locale
climatizzato.
Bellissima disse Giancarlo.
Poi, come obbedendo a un ordine, tutti gli asciugacapelli
si fermarono. Il rumore di tutti gli asciugacapelli scomparve.
La musica cess. Le luci si spensero.
Polly sent sorgere la pesante, rallentata confusione di
un'emergenza. Cominci con un mormorio sommesso, che
divenne un chiacchiericcio sonoro a mano a mano che le
donne con frammenti di carta stagnola sporgenti dai capelli
si alzavano e si affacciavano alle finestre. Polly era fra loro. I
semafori in strada erano fuori uso. La gente stava uscendo
dagli altri edifici, guardandosi intorno con aria interrogativa.
Le due donne ai lati di Polly estrassero i loro cellulari.
Non un'altra volta, pens Polly disperata. Non un'altra volta.
Prese il cellulare anche lei, chiedendosi dove avessero
colpito i terroristi. Chiam George, ma il suo apparecchio
non aveva campo. Nessuno dei cellulari aveva campo. I telefoni
fissi non funzionavano. E l'ascensore era fermo.
Polly guard fuori dalle enormi finestre insieme alle signore
e ai parrucchieri. Cerc di respirare normalmente. I
suoi capelli avevano inzuppato l'asciugamano e la sua
schiena era bagnata. Rabbrivid.
Forse  solo questo isolato disse qualcuno. Ma si vedeva
che non era cos.
Forse  solo l'East Side disse qualcun altro.
Magari non  niente.
La gente borbottava frasi incoerenti. Forse era questo,
forse era quello. Polly si vide nello specchio, un volto pallido
e vacuo sopra il camice di nylon marrone.
Qualcuno era sceso di corsa al pianterreno. Polly rimase
immobile davanti alla finestra. Vide il giovane della reception,
che le sembrava si chiamasse Jiffy, un nome a suo parere
indimenticabile, raggiungere di corsa un'auto e trattenersi
qualche minuto accanto alla portiera aperta. Forse
salir sull'auto, pens con vaghezza. E andr a casa.
Ma Jiffy rientr con un'espressione di convulsa solennit.
Non sono stati i terroristi! Davvero! L'hanno detto alla
radio!
Fra le donne con i capelli bagnati insorsero altri schiamazzi.
I parrucchieri fecero centinaia di domande, agitando
le spazzole come bacchette.
L'ho sentito alla radio. Hanno detto che  soltanto un
blackout.
Soltanto! esclam qualcuno.
L'intera costa orientale. E lontano, a ovest...
Un blackout, pens Polly. Espir. Un blackout. Come se
all'intera costa orientale avessero staccato la spina.
Mi dispiace tanto disse Giancarlo guardando l'asciugacapelli
ormai inutile quando Polly torn a sedersi al suo
posto. Le spalm un po' di gel e le raccolse i capelli in una
severa coda di cavallo.
Grazie gli disse lei. Era cos sollevata che le girava la
testa.
Giancarlo si strinse nelle spalle. C' una tale umidit
comment triste. Ti si arricceranno. Ma sembrava sollevato
anche lui.
Nessun rimpianto disse Polly. Pag, chiedendosi come
mai la macchinetta delle carte di credito funzionasse, e
scese le scale.
Simon riusc a salire su un autobus affollato. Scosso, sudato,
si piant l con la valigetta fra i piedi. L'aria condizionata
del mezzo pubblico non poteva nulla contro il calore generato
dalla massa di corpi nervosi e borbottanti. Quando
arriv finalmente a casa, pi di un'ora dopo, la sua giacca
era fradicia e appiccicata al corpo. Avrebbe voluto togliersela
subito dopo essere salito sull'autobus, ma non se l'era
sentita di disturbare i suoi vicini. Si era aggrappato alla
sbarra sopra di lui, aveva appoggiato la testa su un braccio
e aveva ascoltato gli eccitati mormorii dei passeggeri. Immaginava
Jody, che quell'estate stava dando lezioni private,
mentre teneva per mano un bambino spaventato conducendolo
gi dalle scale buie del palazzo di arenaria e
uscendo nel caos della strada. Come dovevano essere
preoccupati i genitori, con i loro cellulari inutilizzabili. Simon
non riusciva a figurarselo se non come un bambino
generico, n maschio n femmina, una piccola mano che
reggeva la minuscola custodia di un violino mentre con
l'altra stringeva la mano pi grande, rassicurante, di Jody.
Era un'immagine toccante: Jody che portava il bambino
innocente e senza volto gi dalle scale mentre i genitori
gridavano impotenti nei loro cellulari. L'intera struttura
della costa orientale degli Stati Uniti era crollata perch
nessuno possedeva pi un telefono che non avesse bisogno
di alimentazione elettrica. Nessuno tranne Simon, il
cui ufficio municipale era dotato soltanto dell'attrezzatura
pi vecchia e superata. Per questo Simon aveva potuto
chiamare i suoi genitori a Portland, in Oregon, dicendo loro
di non preoccuparsi e al tempo stesso tranquillizzando
anche se stesso. Aveva telefonato anche a Jody, pur sapendo
che il suo apparecchio non avrebbe funzionato e che
non avrebbe potuto lasciare un messaggio rincuorante in
segreteria.
Aveva sentito l'odore stantio e sempre pi intenso dell'uomo
davanti a lui, ma poi si era reso conto che doveva
essere l'odore del proprio corpo, madido di sudore. Aveva
chiuso gli occhi nel dondolio dell'autobus. Forse oggi
avrebbe parlato a Jody dei cavalli, della caccia, della libert,
della velocit indemoniata. L'avrebbe portata a casa
sua, l'avrebbe scaraventata sul letto e... la frase "scopata
fino a farla impazzire" gli era passata per la mente. Si era
adombrato per la sua stessa assurdit.
Quando salt la corrente elettrica, George stava disteso
sul letto a fissare il soffitto. Forse si era addormentato, forse
no. Non avrebbe saputo dirlo. Faceva caldo. Il vecchio
condizionatore, che gi faticava, era ammutolito e la stanza
era diventata ancora pi calda. George prov tutti gli
interruttori. Verific il contatore. Apr la finestra e guard
in strada. Cinque o sei persone circondavano un'auto con
i finestrini abbassati. La radio aveva un volume talmente
forte che poteva sentirla anche lui.
Un blackout. Pens a Polly, al ventitreesimo piano del
suo palazzo di uffici. Sarebbe stata costretta a scendere le
scale al buio e al caldo. In pensiero, mise il guinzaglio al
cane e and al ristorante a vedere cosa stava succedendo.
Troppo impaziente per aspettare il consigliere di zona a
casa propria, Doris era scesa nell'atrio, e quando le luci si
spensero maledisse il padrone di casa, prendendo mentalmente
nota di un'altra cosa che avrebbe potuto dire a Mel,
come vi si riferiva nei suoi pensieri, pur non avendo ancora
deciso se sarebbe stato pi efficace chiamarlo Mel o signor
consigliere. Al telefono era sembrato un
tipo informale, ma Doris non voleva apparire
troppo sfacciata. L'atrio si stava riscaldando,
cos usc e vide che anche i semafori
erano spenti. C'era qualcosa di
decisamente strano. Fuori, alcune persone
si erano raggruppate intorno a un'auto
per ascoltare la radio, ma Doris sentiva
di non poter abbandonare la sua postazione.
Qualsiasi cosa fosse, ne avrebbe
parlato con Mel quando sarebbe arrivato.
Polly procedeva attraverso il parco. Il cielo era di un impenetrabile
grigio perla. Non essendoci sole, non c'era
nemmeno ombra. Il caldo era umido, pesante. La camicetta
di Polly era fradicia. Una vescica le si stava formando
sul tallone sinistro. Nel parco regnava un'atmosfera di eccitazione.
Era affollato di persone accaldate e ansiose. Polly
interpell inutilmente tre venditori di hot dog, e stava
cominciando a cedere al panico quando trov un gelataio
ambulante che aveva ancora qualche bottiglia d'acqua. Poi
cominci a preoccuparsi per il gelato, per tutto il gelato in
citt, sciolto e inutile, che presto sarebbe stato abbandonato.
Provava tristezza per il gelato, ma curiosamente si sentiva
sempre pi euforica a causa del blackout stesso, come
se fosse una giornata di neve e potesse saltare la scuola.
Not che la gente aveva un'aria sempre pi allegra: non
era un attacco terroristico! Faceva caldo e le consuetudini
venivano abbandonate! Era una festa!
Giunta a casa, Polly indoss una canottiera, pantaloni
corti e un paio di infradito. Quando vide che George non
c'era, and al ristorante. I tavoli e le sedie erano stati spostati
sul marciapiede. Dentro, al bar, George era intento a
preparare drink ghiacciati.
Ehi! esclam sollevato.
Howdy fece un balzo e premette il naso fresco e umido
sul volto di Polly.
Jamie andava avanti e indietro sul marciapiede davanti ai
tavoli. Noah doveva affrontare una lunga camminata,
da Wall Street. Jamie sapeva che non avrebbe dovuto essere
in pensiero, ma lo era. No, non si sarebbe preoccupato.
La preoccupazione era inutile. Noah si sarebbe probabilmente
presentato a bordo di una limousine procuratagli da
uno dei suoi clienti. I bambini stavano bene. E i gemelli stavano
sguazzando nella piscinetta in giardino, sorvegliati
dalla bambinaia. Grazie a Dio, Isabella non aveva voluto
andare al campo giochi della scuola. Quel mattino l'aveva
fatto infuriare. D'accordo, era caldo. D'accordo, il pullman
le faceva venire la nausea. D'accordo, il terreno non era che
una distesa di polvere, che lei riportava a casa su di s in
proporzioni sempre maggiori. E allora? Andare al campo
giochi della scuola era questo: un orribile incubo che i tuoi
genitori erano convinti ti piacesse per quanto ripetessi che
non era cos. Aveva cercato di spiegarglielo, ma lei aveva
avuto una crisi di pianto; a quel punto era intervenuto
Noah, e Isabella era rimasta a casa a condizione che terminasse
di intrecciare il suo guinzaglio. Jamie pens alla poesia
di Billy Collins. Gli fece venire voglia di correre a casa e
prendere Isabella fra le braccia. O forse voleva che fosse Isabella
a prenderlo fra le braccia? Magari avrebbe dovuto essere
lui a intrecciare un guinzaglio per lei, una cosa grezza e
inutile ma piena d'amore. E uno per sua madre, ovviamente.
Poi vide Noah avanzare barcollando sul marciapiede nel
suo abito spiegazzato e si ferm, smise di preoccuparsi, di
pensare. Abbracci Noah e Noah fece lo stesso.
Eri in pensiero? chiese sorpreso.
Sono solo un essere umano rispose Jamie, e pens
che forse gi che c'era avrebbe intrecciato un guinzaglio
anche per Billy Collins, che avrebbe intrecciato guinzagli
per il mondo intero.
Sinceratasi che George stesse bene e che Howdy non avesse
bisogno di lei, Polly and nell'emporio all'angolo a salvare
almeno un po' del gelato dei coreani. C'era una lunga
fila che arrivava fino in strada. Il caldo era diventato
pi intenso. Le braccia di Polly erano imperlate di sudore.
Alle sue spalle, Simon era in attesa di comprare acqua e
pile. Da dietro, lui non la riconobbe, forse perch i suoi capelli
erano raccolti all'indietro e appiattiti dal gel, o forse
perch non stava prestando attenzione. Le fissava le spalle,
incapace di distogliere gli occhi dalle centinaia di punte
di capelli tagliate che le si erano incollate sulla pelle.
Mel, il consigliere comunale, arriv al palazzo di Doris
accaldato, in disordine e con quaranta minuti di ritardo.
Doris l'aveva gi visto in un'intervista sulle scuole pubbliche
speciali che aveva rilasciato in tiv. Agit la mano
in un saluto eccitato.
Riesce a crederci, Mrs...
Doris disse lei prendendogli la mano nelle sue con
gesto molto politico, pens orgogliosa. Apprezzo che abbia
trovato tempo per me, Mel, con tutti i suoi impegni.
Mel suonava perfetto. Ma perch rideva e al tempo stesso
parlava con una vocetta cos acuta e agitata?
Gradisce un rinfresco? gli chiese.
Mel accett con gratitudine, e dopo averle spiegato che
lo scompiglio era dovuto a un blackout, che al momento in
cui era saltata l'elettricit lui si trovava in metropolitana,
che non sarebbe mai arrivato all'appuntamento se non fosse
scappato dalla metropolitana alla fermata di 72nd Street
e che pensava che lei sarebbe stata cos gentile da lasciargli
usare il suo bagno, Doris lo condusse su per le tre rampe
di scale. Apr la porta di casa al consigliere, pensando che
dopo la propria ospitalit le possibilit di aiuto da parte di
Mel sarebbero enormemente aumentate. Avrebbe visto la
sua raccolta di bottiglie e lattine gettate per strada e avrebbe
bevuto la sua Perrier.
Jody era andata al Cooper-Hewitt per vedere un'esposizione
di carte da parati e prendere il t nel grazioso giardino.
Torn a casa camminando lentamente, innervosita
dall' agitazione caotica nelle strade. Il caldo e la confusione
le sembravano quasi un insieme unico. Beatrice avrebbe
sofferto, pens, senza il ventilatore che le aveva lasciato
acceso. Si chiese se disponesse di una torcia elettrica.
Ne avrebbe avuto bisogno per leggere, pi tardi, se non
fosse riuscita a chiudere occhio. Sent sorgere in s la paura
dell'insonnia. Si rese conto che non era nemmeno l'ora
di cena, per non parlare di quella di andare a letto. Ma
l'insonnia senza l'elettricit sarebbe stata ancora pi tediosa
dell'insonnia normale, e Jody si mise in fila davanti
all'emporio coreano per comprare una torcia elettrica e
del Tylenol.
Fu soltanto quando Polly si accese una sigaretta e Simon
toss che lei lo not e lo salut. Simon sembrava sorpreso.
Scusa disse lei spegnendo la sigaretta.
No, no...
Non c' problema. Non sono una fumatrice militante.
 pi una posa.
Simon pens a quanto fosse graziosa, malgrado le spalle
pelose e i capelli appiccicati sulla testa.
Una posa che ti dona molto disse. Si rendeva conto
che stava flirtando, per quanto era in grado di farlo. E
Jody? Avrebbe dovuto essere fedele a Jody. Sent il rimorso,
nonch il brivido della trasgressione.
Polly rise. Avrebbe salvato diverse vaschette di gelato,
sarebbe tornata a casa e l'avrebbe mangiato. Poi avrebbe
visto Chris al Caf Luxembourg. Sapeva che lui ci sarebbe
stato, elettricit o no. Aveva insistito cos tanto.
Dalla sua posizione nella fila, Jody vide Polly uscire dal
negozio ma non la chiam. Faceva cos caldo. E Polly aveva
un'aria quasi maniacale, mentre affondava un cucchiaio
di plastica in una vaschetta di gelato con un enorme sorriso
stampato sul volto. Simon usc subito dopo di lei. Nemmeno
lui not Jody, che penetr sollevata nel negozio buio
e privo d'aria. Si sentiva scombussolata, quasi in preda al
panico. Non riusciva a sopportare l'idea di chiacchierare,
di mostrare il suo sorriso allegro. Anche le persone allegre
hanno giornate no, e quella per Jody era una giornata no.
Soltanto quando ebbe aperto la porta del suo appartamento
scuro e stipato di oggetti ed ebbe ricevuto il benvenuto
gioiosamente frenetico di Beatrice cominci a calmarsi. Baci
l'orecchio setoso premuto contro le sue labbra. Un cane
al buio, si disse,  pur sempre un cane.
Everett giaceva nudo sul letto dopo una doccia. Lasci
che l'acqua evaporasse, godendosi il fresco. Era tornato a
casa a piedi, sessanta isolati. Quasi cinque chilometri. Da
giovane gli piaceva fare escursioni nelle montagne dell'Ovest
dove aveva studiato, percorrendo a volte anche quindici
chilometri, attardandosi a osservare una pelle trasparente
di serpente, gli escrementi di un coyote, la borra di
un falco, gli ossicini avvolti nella pelliccia simile a feltro.
Ora, perfino una camminata di cinque chilometri sui marciapiedi
piatti e regolari della citt l'aveva distrutto. Era
vecchio. Al college ora c'era sua figlia. Era il suo turno di
fare escursioni. Everett assapor il patetico pensiero per
un istante, godendosi l'enfasi della sua stessa compassione.
Poi immagin di fare un'escursione con Emily, e stava
fantasticando su un campo di fiori quando nella sua fantasia
irruppe senza che l'avesse invitata la visione della
sua ex moglie.
Vattene, pens.
Sei allergico ai fiori di campo, rispose lei.
Everett si drizz a sedere. La vecchiaccia, si disse. Poi
abbass gli occhi su di s. Sei un po' un vecchiaccio anche
tu, pens. Era in buone condizioni per un uomo della sua
et, ma era comunque un uomo della sua et. Si vest, apr
il frigorifero e vi si par davanti. L'aria fresca aveva gi
cominciato a emanare odore, malgrado il frigo contenesse
soltanto due mele, una confezione di pane a cassetta, un
barattolo di olive, della senape e qualche bottiglia di birra.
Era pi bravo a fare la spesa quando c'era Emily. Sarebbe
rimasta un paio di settimane alla fine di agosto, prima di
tornare a scuola. Everett apr una birra, and alla finestra
e apr anche quella. In strada vide la donna italiana in nero
che avanzava lentamente appoggiandosi al bastone.
Buongiorno! le grid.
Lei si guard intorno, confusa.
Forse, al suo ritorno, Emily avrebbe parlato in italiano a
quella donna. Everett non vedeva l'ora che tornasse. E
quando avesse saputo cos'aveva fatto sua madre... Sua
madre aveva fatto quello che nessuna madre poteva fare
impunemente, e l'aveva fatto per una ragione che nessuna
figlia poteva rispettare. Aveva dato via la gatta di famiglia
quindicenne perch il successore, come Everett aveva
scelto di chiamarlo, era allergico.
Una cosa era essere allergici ai fiori selvatici, allergia
che Alison gli aveva rinfacciato ogni primavera e che continuava
a fare nella sua immaginazione. Ma alla gatta?
Non poteva prendere una pillola, il successore, o farsi fare
le iniezioni? Era una cosa egoistica e inumana.
"Perch non la prendi tu, se ti preoccupa tanto?" aveva
chiesto Alison.
"Non essere ridicola" aveva risposto lui.
"Gi, l'hai sempre odiata."
"Non la odio affatto. Non mi piace quando mi si siede
sopra, tutto qui. E lascia gi i peli. E graffia i mobili."
"Non l'hai mai voluta."
"Esattamente."
Non sarebbe stato bello per una vecchia come quella
gatta ricominciare da capo, si disse ora Everett guardando
la signora italiana che si riposava su un divano abbandonato.
Vero, la gatta era stata data a una vicina che era anch'essa
un'anziana signora e aveva di recente perduto il
suo gatto. Ma non si pu mandare semplicemente in esilio
un membro della famiglia, pens Everett. Poi scosse felice
la testa al pensiero di quanto Emily si sarebbe arrabbiata
con sua madre.
Il caldo nel ristorante era diventato insopportabile, e malgrado
fuori non fosse molto meglio Jamie e George spostarono
tutti i tavoli e le sedie sul marciapiede. Alle sei
George era impegnato a versare la birra fredda proveniente
dal frigo e a preparare drink con il ghiaccio che si
scioglieva in fretta. La cucina a gas funzionava, e il cuoco
lavorava a lume di candela. Jamie decise di offrire il cibo
con i drink. Sarebbe comunque andato a male, disse. L'atmosfera
era chiassosa e festiva. Dietro al suo banco di fortuna,
George preparava drink pi forti del solito, immaginando
che quella sera la gente avesse bisogno o meritasse
di bere forte. Era preoccupato per la vecchietta, Heidi, che
di solito passava davanti al ristorante alle 17,30 precise
con il suo grasso cagnolino Hobart. Ma quella sera non si
era ancora vista. Simon c'era, tuttavia, e aveva ordinato
del bourbon. E c'era anche Doris, quella donna eccitabile
dalla faccia arancione, diretta verso di loro con un paio di
scarpe a punta dal tacco alto, seguita da un uomo basso,
tondeggiante e scarmigliato. Non si fermarono, malgrado
l'uomo sembrasse averne una gran voglia. George preparava
drink sempre pi potenti, nella speranza che l'alcol
compensasse la mancanza di ghiaccio.
Il buio, quando scese, fu profondo e poco familiare. Gli
inquilini dello stabile di fronte avevano montato una griglia
sul marciapiede e il fuoco ardeva intenso nella notte
nera, proiettando la sua luce gialla e tremolante sul gruppo
di vicini seduti sul divano marrone abbandonato, sui
gradini del portico, sulle sedie pieghevoli che avevano
portato gi dai loro appartamenti. Le candele sui tavoli
del ristorante sfavillavano - le loro luci minuscole e solitarie
- e pi in gi qualcuno, invisibile nel buio, suonava la
chitarra e cantava canzoni folk che erano popolari negli
anni Sessanta.
Polly era seduta a un tavolo del ristorante, circondata
dal buio profondo di una citt potente ridotta all'impotenza.
Sopra di lei erano uscite le stelle, brillanti in modo sbalorditivo,
stelle che non si vedevano nel cielo cittadino dai
tempi dell'ultimo blackout, prima che Polly nascesse. Ma
Polly non le not, e se anche l'avesse fatto non ne avrebbe
ricavato alcuna gioia. Aveva le gambe piegate con le ginocchia
davanti alla faccia e fissava senza vederla la gonna
sottile che alla fine aveva deciso di indossare per la cena
con Chris. Chris era davanti al Luxembourg come lei aveva
previsto, blackout o no, e nel vederlo lei aveva sentito che
il cuore le batteva pi forte nel petto, aveva sorriso e poi
era inciampata. Chris aveva teso la mano e l'aveva afferrata,
e lei si era scusata per la sua goffaggine, felice del contatto.
Il Luxembourg era chiuso, e cos erano andati al Go
Go e si erano seduti a uno dei tavolini illuminati da una
candela. George aveva servito loro due martini e Polly aveva
ascoltato, sempre pi rilassata, mentre Chris parlava di
un appartamento che stava pensando di comprare. Poi lui
le aveva preso la mano e le aveva detto che le voleva e le
avrebbe sempre voluto bene, e Polly aveva sentito che gli
occhi le si riempivano di lacrime, e lui le aveva stretto la
mano, aveva abbassato gli occhi e l'aveva informata che si
sarebbe sposato e voleva che lei fosse la prima a saperlo.
Per un breve istante, Polly aveva pensato che si sarebbe
sposato con lei, e si era detta, con una combinazione di
sorpresa, esultanza e indignazione, che era ovvio che
avrebbe dovuto essere la prima a saperlo. Poi si era resa
conto della verit: Chris si sarebbe sposato. Con un'altra.
Senza di lei.
A un tavolo sul lato opposto di quello che era ormai un
ristorante all'aperto, Jody beveva quello che George le
aveva servito, qualsiasi cosa fosse. Il cane ansimava ai suoi
piedi, disteso a terra, ficcando di tanto in tanto il muso in
una grossa ciotola d'acqua che sembrava stringere fra le
zampe anteriori. Jody estrasse un piede dal sandalo e lo
immerse nella ciotola. L'acqua era tiepida ma gradevole.
Beatrice le lecc il piede. Jody cerc di prestare attenzione
a quello che le stava dicendo Simon, ma si rese conto di essere
un po' brilla e di non poter seguire il suo lungo racconto,
in cui figuravano un grosso cavallo, una borraccia
difettosa e una volpe seguita dai segugi.
Inseguita disse in tono sognante.
Simon annu educatamente e rispose: Be', s. Se sei una
volpe.
Foxy lady disse Jody con un'assurda voce alla Jimi
Hendrix.
Simon rise. Le mise un dito sotto il mento e le ruot la
faccia nella propria direzione. Si sporse verso di lei.
Ma quando Jody alz la testa, Simon vide che il suo
sguardo lo oltrepassava. La vide sorridere all'improvviso
e alzare una mano in un saluto eccitato.
Era Everett, appena apparso nel chiarore delicato delle
candele intorno a loro. Simon lasci scivolare la mano sul
bicchiere.
Si sieda a bere qualcosa con noi disse freddamente, e
con suo profondo sgomento l'altro accett.
Everett accost una sedia fra Jody e Simon. Pochi tavoli
pi in l vide Polly con un bel ragazzo. Avvert una fitta
di disappunto e irritazione, poi si ramment che non era
lui a corteggiarla, ma lei che continuava a fargli gli occhi
dolci. Le ragazze erano troppo volubili, lo sapeva. Avrebbe
dovuto pensare alle donne della sua et. Pens alla sua
ex moglie. Un tempo era stata giovane. Un tempo gli aveva
fatto gli occhi dolci. Vedendo che Jody e Simon stavano
gi bevendo un cocktail e pensando che sarebbe stato improbabile
che passassero al vino, ordin una bottiglia di
pinot nero.
George gli serv il vino. Mentre lo versava, nella penombra
al lume di candela vide Chris che si alzava e si allontanava
verso la strada. Non aveva nemmeno pagato il
conto. Non giocher mai pi a biliardo con lui, decise.
Perch dall'espressione inorridita di Polly poteva immaginare
l'accaduto, o qualcosa di molto vicino all'accaduto.
Alla luce delle candele, Polly sembrava cos delicata, cos
graziosa. George le si avvicin e le tocc la spalla.
Si sposa disse lei. Sono la prima a saperlo.
Mi dispiace.
Tu sei il secondo. Congratulazioni.
George not che Everett li stava guardando. Pens alla
sua graziosa, vulnerabile sorellina e a quell'uomo pi vecchio.
Polly, ascolta si affrett a dire. Devo andare a vedere
come sta Heidi. Perch non vieni con me?
No.
Ma s, vieni. Servir a distrarti.
No.
George conosceva quel tono. Era il tono della valanga, il
no che travolgeva qualsiasi cosa sulla sua strada, il no che
sgominava le armate nemiche, che non aveva piet e non
risparmiava nessuno. Si sedette accanto a Polly e le cinse le
spalle con un braccio. Era in preda a un conflitto di cavallerie.
Avrebbe dovuto consolare sua sorella, che in caso
contrario avrebbe potuto gettarsi fra le braccia di Everett il
pedofilo? Oppure avrebbe dovuto salvare Heidi, che poteva
giacere impotente nel forno buio del suo appartamento
con il suo cane che guaiva in preda al panico leccandole
inutilmente la faccia?
Mi ha chiesto se avevo io il suo iPod. Come se mi interessasse,
il suo stupido iPod. Ci credi? Adesso si dovr
sposare senza iPod. Ah!
Se vado, mi prometti che resti finch torno? Sono davvero
preoccupato per lei.
Dove altro sarebbe potuta andare? rispose Polly.
George lo prese come un consenso. Okay, allora occupati
del bar al posto mio. Ci metto un minuto. Se non poteva
allontanarla dall'influenza perniciosa di Everett, poteva
se non altro tenerla impegnata finch lui non fosse
tornato.
Polly scroll le spalle.
Polly, di. Torno subito.
Fece un'altra scrollata di spalle. Sono appena stata piantata.
George la baci sulla testa. Magari Chris torna e tu gli
puoi avvelenare il drink.
Okay fece lei, rischiarandosi leggermente in viso.
A proposito, sai preparare da bere?
Certo. Long Island Ice Tea per tutti.
Everett aveva l'impressione che fossero passati anni dal
suo fresco dopo doccia. Era lieto per il buio, poich avvertiva
ampie chiazze di sudore sulla camicia. Il colletto gli si
appiccicava addosso. Si sentiva solo e non poteva fare a
meno di pensare all'ultimo blackout, quando era giovane
e viveva da solo. Adesso era vecchio e viveva da solo. Presto
sua moglie avrebbe sposato un altro. Doveva essere il
verso di una canzone. Forse il lamentoso cantante folk poco
pi in l avrebbe improvvisamente intonato un motivo
su quelle tristi parole. Everett cerc di pensare al verso
successivo.
Jody osservava il suo volto alla luce soffusa e irregolare
delle candele, not quanto sembrasse ordinario quando era
triste e lo trov toccante, trov la sua ordinariet seducente
quanto la sua bellezza. Le piaceva la camicia che indossava,
ordinatamente infilata nei calzoni anche con quel caldo.
Teneva le mani giunte sul tavolo. Erano mani squadrate,
forti. A parte ordinare la bottiglia di vino, non aveva detto
una parola. Jody avrebbe voluto allungare le mani e prendere
le sue. Avrebbe voluto sentire la sua voce e toccare la
sua pelle.
Simon cerc di parlare. Il silenzio era sgradevole. Everett
 malinconico e Jody svagata disse, ma essendo brillo le parole fuoriuscirono come un lamento borbottato che
n Everett n Jody sembrarono udire.
Presto mia moglie sposer un altro canticchi Everett
sottovoce, con una cadenza molto pi country di quanto
avesse programmato. Ha gi fissato la data e invitato gli
amici...
Simon chiuse gli occhi. Everett non gli piaceva, si disse,
e avrebbe fatto finta che non fosse l.
Suppongo che il mio invito stia arrivando cant Jody,
sorpresa da se stessa ma alquanto soddisfatta. Scritto con
la penna avvelenata di mia moglie.
Everett le rivolse un sorriso, il sorriso pi ampio e radioso
che lei avesse mai visto.
Oh, si chiedevano chi avesse spedito quell'antrace...
prosegu Jody. Questo  il ritornello, puntualizz fra s
per giustificare il cambio di metrica. S, si preoccupavano
delle lettere esplosive. Ma io ho detto: ragazzi, potete
pure rilassarvi, la colpevole  la mamma di mia figlia.
Doris guardava fuori dalla finestra. Era come un grottesco
ghetto del Terzo mondo, l fuori. Nel buio cavernoso
si scorgeva un fuoco che bruciava in un barbecue e alcune
vecchie sedute per strada sulle sedie da cucina come vedove
calabresi. Gli indigeni stavano gozzovigliando. C'era
gente che beveva e, s, che ballava per strada. Mel era
stato di parola e le aveva permesso di mostrargli i cani indisciplinati
e i padroni che si facevano beffe delle leggi,
ma Doris non poteva fare a meno di rendersi conto che,
nel bel mezzo di un grave blackout con fal accesi, chitarre
e fiumi di tequila, la sua piccola esibizione di bottiglie
gettate per strada e cacche non raccolte avesse nettamente
perso di rilevanza.
Vieni a letto disse Harvey.
Fa troppo caldo.
Fa troppo caldo per fare qualsiasi altra cosa. Ed  troppo
buio.
Vado a sedermi in macchina con l'aria condizionata
accesa.
Doris scese le scale con l'aiuto di una torcia elettrica, segu
il fascio di luce lungo il marciapiede invisibile e sal in
macchina, sospirando di piacere nel sentire l'aria fresca
che scorreva oltre le mani sul volante e le raggiungeva il
viso accaldato e sorridente. Harvey poteva ridere di lei e
del suo SUV finch voleva, ma lei sapeva il fatto suo.
Quando George arriv all'appartamento di Heidi, Hobart
cominci ad abbaiare da dietro la porta.
Smettila giunse la voce di Heidi. Zitto, Hobart.
Sollevato che fosse viva, e sentendosi un po' in colpa per
avere immaginato che fosse morta, George suon il campanello.
Ero preoccupato per lei disse quando Heidi apr la
porta.
Oh! Tu mi vizi. Non devi viziarmi.
Heidi era uscita prima, ma non era passata dal ristorante
per via della confusione. No, le scale non le creavano
difficolt. S, erano nove rampe, ma usava il corrimano,
perci non c'era alcun problema. Le faceva lentamente, il
segreto era quello. George era davvero premuroso a offrirsi
di portare fuori Hobart, ma Hobart era a posto fino all'indomani
mattina. Forse George voleva qualcosa da bere?
Doveva essere stanco, dopo tutte quelle scale. E cos
George entr nell'appartamento con le sue tovaglie e i suoi
centrini illuminati da candele in candelabri di cristallo, si
sedette su un divanetto di broccato e bevve vino insieme a
Heidi.
Simon stava smaltendo la sbornia, e la scena che si parava
davanti al suo sguardo sempre pi lucido non gli piaceva
affatto. Jody ed Everett continuavano a comporre canzoni
insieme, per poi abbandonarsi a esplosioni di sfrenata
ilarit.
Salve, vicino! Come stanno i tuoi polli? I miei stanno
bene! cantavano.
Simon stim che Everett dovesse avere almeno dieci
anni pi di lui. Potrei suonargliele, si disse. Quando voglio.
Ma il sentimento, per quanto sincero, lo metteva a disagio,
come un paio di scarpe altrui. Di uno dei suoi pazienti,
magari. Scarpe scomode e inutili.
Le luci elettriche sono tutte spente cant Everett. C'
un blackout nel tuo cuore...
Un tempo ti accendevi nel vedermi disse di rimando
Jody. Ora ti sono saltati i fusibili.
Oh, la mia piccola ha avuto una mancanza di corrente...
Mi ha lasciato a sudare nel buio.
Ho chiamato la Con Edison e ho protestato, ma loro
hanno detto solo questo: "Stacca il tuo amore, stacca i tuoi
sogni, spegni il pulsante del desiderio".
Le tue pile non ti serviranno. Non sei che un filo pendente.
Con profondo disgusto di Simon, Everett e Jody trovarono
la canzone spassosa e si congratularono a vicenda.
Barista! disse Simon a Polly. Un altro giro.
Polly serv a ciascuno un altro bicchiere del miscuglio
che aveva preparato. Non aveva pi idea di cosa stesse
versando o in quali proporzioni perch non le importava.
Per quanto la riguardava, potevano crepare tutti quanti.
Forse i suoi drink avrebbero accelerato il processo.
Simon fece una smorfia. Che roba ?
Non lo so. Non mi importa. Sono sconvolta.
Jody guard la sua amica e vide che lo era davvero. Polly
stava piangendo in silenzio, le lacrime le rigavano le
guance. Jody fece per tendere la mano verso la sua quando
not un'altra mano tesa. Era la mano di Everett. Si
strinse intorno a quella di Polly. Everett si alz, cinse Polly
con il braccio. Poi, come se Jody non esistesse nemmeno,
come se nell'ultima ora o gi di l Jody non l'avesse divertito,
non l'avesse fatto ridere, non gli avesse provocato il
suo bellissimo sorriso, come se lui non l'avesse ripetutamente
illuminata con quel sorriso, facendola innamorare
di nuovo, Everett si allontan insieme a Polly, si allontan
da Jody, nel buio.
Nell'istante in cui lasciarono il ristorante, Polly ed Everett
vennero circondati da un'oscurit cos profonda che a Polly
parve di annegarvi. Il braccio di Everett la stava cingendo.
Poi entrambe le sue braccia. Poi Everett la stava baciando.
Sapeva di alcol, di tutti gli alcolici che erano mai
stati distillati. I suoi occhiali da lettura erano infilati nel taschino
della camicia come quelli del padre di Polly, e lei ne
sent la pressione sul petto.
Scusami disse lui facendo un passo indietro.
Dove sei? A un passo di distanza, Polly non lo vedeva
gi pi.
Lui le tocc il braccio. Lei trasal, poi gli afferr la mano
come un'ancora nel mare scuro.
Non devi chiedere scusa sussurr.
Sto approfittando di te. Della tua infelicit.
S disse attirandolo a s e premendogli le labbra sul
collo. E visto che sono molto, molto infelice, avrai un sacco
di cui approfittare.
Everett ci riflett mentre camminava insieme a lei verso
il proprio appartamento. Polly era una ragazza graziosa, e
negli ultimi mesi le sue attenzioni lo avevano lusingato.
Forse era abbastanza vecchio da avere buonsenso, ma essere
abbastanza vecchio da avere buonsenso non gli piaceva.
Non poteva essere abbastanza giovane da essere avventato?
Soltanto per poco? Polly sembrava sapere che
cosa voleva, e anche se stava piangendo per il suo ex ragazzo,
a Everett sembrava che ci che voleva fosse lui. E
se lui poteva consolarla, per quale motivo non avrebbe
dovuto farlo?
Ma allora perch in cuor suo nutriva la sensazione di
essere diretto, attraverso la calda oscurit senza fine, verso
un guaio?
Oltrepassarono un grosso SUV con il motore acceso.
Oltrepassarono il cantante folk.
Oltrepassarono una donna, visibile per un istante nel fascio
dei fari di un'auto di passaggio, che teneva in braccio
uno Schnauzer.
Non avere paura, Rosie stava dicendo. Non avere
paura.
Ho dimenticato Howdy! esclam Polly. Ho dimenticato
il mio cane!
Tornarono a passo deciso al ristorante, Polly imprecando
a bassa voce contro se stessa, Everett ribollendo di silente
ostilit verso i cani.
Spero che sia l, pensava Polly, dimentica dei suoi programmi
per la serata. Se non c', non me lo perdoner
mai.
Spero che sia l, pensava Everett, sentendo che i suoi
programmi per la serata erano in pericolo. Se non c', non
glielo perdoner mai.
Howdy c'era, in paziente attesa accanto al banco. Polly,
sollevata, lo prese in braccio felice. Everett si guard intorno,
sentendosi in colpa, e fu lieto di vedere che Jody se
n'era andata. E anche Simon. Sapeva di aver abbandonato
il tavolo in modo un po' precipitoso. Sperava che avrebbero
attribuito il suo comportamento all'alcol.
Il cellulare di Polly sembrava aver ripreso a funzionare,
perch Everett la sent parlare con qualcuno. Vado a casa
con il cane. Magari non esattamente a casa, ma il cane 
con me, dunque non ti preoccupare per lui. O per me.
Vi fu una pausa, poi riprese: Non sono affari tuoi, giusto?.
Un'altra pausa. Lo so, lo so disse. S, ti ho sentito.
Chiuse la comunicazione e rimise il cellulare nella borsa.
Tutto okay? chiese Everett malgrado vi fosse un
blackout, il ragazzo di Polly stesse sposando un'altra, suo
fratello le avesse chiaramente fatto una paternale su cosa
succedeva quando si andava con estranei pi vecchi di lei
e tutto non fosse affatto okay.
Alcuni studiosi pensano che la parola "okay" sia stata
usata per la prima volta a Boston nel 1939, dalla Societ
Contro l'Uso dei Campanelli disse Polly. Altri l'attribuiscono
agli indiani choctaw.
Everett la guard con un'espressione interrogativa appena
visibile alla luce delle candele.
Sono una redattrice spieg lei.
Lui sorrise imbarazzato.
Polly lo guard con un improvviso, intenso interesse e
lo prese per mano. C' anche la teoria dei mandingo aggiunse.
Ma che importa? E lo condusse via, con Howdy
che arrancava dietro di loro.
Mentre Everett e Polly, mano nella mano, facevano passeggiare
il cane tornando verso casa nel caldo denso e buio,
George beveva il vino di Heidi, le confidava le sue preoccupazioni
nei riguardi di Polly, cercava di trovare conforto
nell'osservazione di Heidi che ciascuno aveva diritto a
un'avventata storia d'amore, si chiedeva come mai non fosse
innamorato di nessuna, in modo avventato oppure no, e
con l'aiuto di una torcia elettrica guardava gli acquerelli
che l'anziana donna dipingeva di notte quando non riusciva
a dormire. Doris continu a osservare contenta gli indicatori
sul cruscotto della sua auto climatizzata finch non
arriv a un ottavo del serbatoio. Simon, nel frattempo, con
sua grande sorpresa e delizia, stava scopando Jody "fino a farla impazzire".
...
.
...
CAPITOLO 14.
...
.
...
Era innamorata?
C' un momento, perfino a New York, in cui i frutti sugli
alberi cominciano a maturare. Un bel giorno compaiono le
mele selvatiche, piccole e verdi come acini d'uva. Nel corso
di una notte i frutti diventano pi grandi e pi rosei, e il
giorno dopo, sembra, le mele sono cremisi. L'estate, stanca,
polverosa e pallida cede il passo, e le bacche spuntano
su cespugli di cui non si conosce il nome. Io, quanto meno,
non ne conosco mai il nome: sono rosse, viola, arancioni o,
come quelle di un cespuglio in fondo agli scalini che portano
da 76th Street a Riverside Park, di un incredibile color
lavanda da biancheria intima.
Di solito Simon gradiva i frutti colorati, i primi segni
che la lunga interruzione annuale stava per cedere il posto
alla sua vera vita. Ma quell'anno, Simon li accolse con
sgomento. La Virginia, i campi verdi e ondulati in cui aveva
sempre pensato risiedesse il proprio cuore, come in
una canzone di Stephen Foster, erano lontani dal luogo in
cui il suo cuore sembrava essersi recentemente accasato, e
cio l, in quella strada, con Jody.
Era un po' troppo vecchio, si potrebbe pensare, per essersi
innamorato in modo cos completo e profondo. Si potrebbe
sostenere che in realt fosse troppo vecchio e al contempo
troppo giovane: troppo vecchio per uno di quei
primi, totalizzanti amori romantici, troppo giovane per una
disperata infatuazione di mezza et. Ma a volte i numeri si
sbagliano, e Simon era innamorato. Si svegliava con il nome
improbabile e poco melodioso di Jody sulle labbra. La
sua voce, che era invece melodiosa, gli echeggiava deliziosamente
in testa.
A volte pensava di piacerle. Il resto del tempo lo sperava.
Ma pi che altro Simon si soffermava sulla propria fortuna,
e ogni volta che la vedeva, ogni volta che la toccava, ogni
volta che lei parlava e lui sentiva il calore e la dolcezza del
suo fiato, veniva travolto dalla gratitudine. Jody non era la
prima donna che aveva amato, ma era la prima di cui si era
innamorato. A modo suo, un po' casuale, le aveva fatto la
corte. E in modo un po' casuale l'aveva conquistata. L'estate
calda era stata una benedizione, per lui. Ora l'autunno
incombeva incerto.
Jody, da parte sua, pensava a Simon, ma i suoi pensieri
andavano in una direzione diversa. Molto semplicemente,
Jody era sorpresa dalla brillantezza sessuale di Simon. Era
come qualcuno che guardava l'ora e si rendeva conto che
erano le quattro del pomeriggio e che aveva scordato di fare
sia la colazione sia il pranzo: il suo appetito era enorme, il
suo piacere non conosceva confini. Sembrava raggiungere
l'estasi come un religioso russo, come un bambino. Lei si era
incamminata verso il buio pesto del blackout senza aspettarsi
granch e senza badarvi. Quella sera si sentiva gi svanita,
svanita dalla consapevolezza di Everett, e per questo in
parte anche dalla propria. Mentre Simon la conduceva dolcemente
verso il suo letto, Jody aveva pensato: non m'importa
cosa faccio. Come posso essere cos volubile? si era
chiesta dopo. Poi aveva guardato Simon che dormiva, aveva
sorriso e si era detta: sono solo un essere umano.
E adesso, se ne rendeva conto, era soggiogata dal sesso.
Non c'era altro modo di descrivere il legame che sentiva
con Simon. Ad alcuni potr sembrare inspiegabile, e addirittura
biasimevole, che Jody avesse potuto trasferire cos
rapidamente il suo interesse da un uomo all'altro, e sulle
prime era stato inspiegabile e biasimevole anche per lei.
Sei cos disperata, pensava, che passi da uno all'altro,
rimorchiando un uomo, un uomo qualsiasi. Da zitella a puttana
in una sera.
Ma io mi trovo a giudicare Jody meno severamente di
quanto si giudicasse lei stessa. La sera del blackout era stata
abbandonata dall'uomo che credeva di amare. E l davanti
a lei c'era un altro uomo, un uomo ubriaco e incapace di
esprimersi, ma gentile e adorante. L'aveva presa per mano
e l'aveva condotta attraverso la notte nera fino al suo letto.
Simon si prostrava al suo altare, e s che lei non si era
mai resa conto di avere un altare. Nei giorni successivi
quell'amante di rimpiazzo l'aveva travolta con la forza di
ci che provava per lei, con la sua passione e le sue attenzioni.
C'era da stupirsi che il sostituto avesse cominciato a
prendere il posto dell'originale?
Poi l'estate fin e la scuola ricominci.
Stai bene? le chiese il primo giorno l'insegnante d'arte.
S, perch?
Stai dormendo?
Jody esit. Stava dormendo? Era dormire, quello che facevano
lei e Simon? Eppure si svegliava ogni mattina, e ci
significava che aveva dormito. E quando si svegliava la
giornata l'accoglieva in modo benigno e gentile, e lei balzava
gi dal letto grata per la notte e grata per le ore che la
separavano dalla notte successiva.
S rispose. S, immagino di s.
L'insegnante d'arte scosse la testa.  piuttosto sconcertante,
tutto qui disse.
Anche per me disse Jody, e quando andarono a pranzo
non fece la Pollyanna della mensa e non difese la lattuga
avvizzita o il caff annacquato. Al contrario.
Gli avanzi di Snowball? chiese indicando la lattuga e
alludendo al coniglietto dell'asilo.
Sa di acqua sporca del bagno disse abbassando disgustata
la tazza di caff.
L'insegnante d'arte la fiss, poi pos la caffettiera da cui
stava per servirsi e prese una bustina di t.
Rendendosene conto, Jody prov un moto di euforia,
un'improvvisa sensazione di potere. Trattenne il fiato.
Com' gradevole essere sgradevoli, pens.
Sai cosa penso? disse l'insegnante d'arte versando l'acqua
bollente nella propria tazza e facendo ruotare la bustina.
Il suo tono di voce era alto e scherzoso. Penso che tu
sia innamorata.
Jody non rispose. Sorseggi pensierosa il terribile caff.
Era innamorata? Non lo sapeva. Cosa significava? E che
importanza aveva? Era di ottimo umore, ed era amata. Di
sicuro sarebbe bastato a chiunque.
Per George, l'autunno non era molto diverso dall'estate.
Lavorava al Go Go, le sere libere usciva, si sentiva vagamente
colpevole e insoddisfatto. Le due maggiori differenze
erano che non aveva una ragazza e che aveva cominciato
a portare fuori un altro cane. L'incidente con la ragazza
graziosa e il rottweiler aveva portato a una breve storia
con Laura, la ragazza graziosa, e all'impegno a lungo termine
di portare fuori e addestrare Kaiya, la graziosa cagnetta.
Il cielo azzurro autunnale era costellato di luminose nubi
bianche e il vento era vivace quando George, Howdy e
Kaiya giunsero al parco. I cani si agitavano tendendo i
guinzagli, abbaiando agli scoiattoli dal ventre gonfio che
zampettavano via come ricchi cittadini avvolti nelle loro
pellicce. George sganci i guinzagli. I cani rimasero perfettamente
immobili, poi si lanciarono a grandi balzi in tutte
le direzioni, vorticando nell'aria all'inseguimento degli
scoiattoli, delle foglie, della vita stessa. Un uomo di mezza
et con un carlino al guinzaglio si ferm a parlare del tempo.
Ma poi arriv la coppia di giovani con il carlino, e George,
con i suoi cani di incerto retaggio, venne snobbato.
Si chiese se Laura gli mancasse e si chiese perch con lei
non avesse funzionato. Era un bel tipo, formosa ed energica,
impaziente quasi quanto sua sorella. Erano tutte come
sua sorella, le ragazze? E, in caso contrario, perch no?
Perch davvero, pens, Polly  il massimo. Era rimasto
sorpreso da quanto si divertivano insieme. Sulle prime i
suoi amici pensavano che fosse pazzo ad andare a vivere
con sua sorella, e l'aveva pensato anche lui. Ma poi avevano
capito il lato positivo di un comodo ormeggio e di un'amica
con cui sentirsi a proprio agio, cio quello che Polly si
era rivelata. Lui le poteva parlare oppure no, a seconda di
come si sentiva. Quando aveva il raffreddore lei gli portava
la spremuta d'arancia e sapeva quali farmaci senza ricetta
l'avrebbero aiutato a dormire. Era sempre pronta ad
andare al cinema con lui o a ordinare un take-out a tarda
sera. Litigavano per il telecomando e per la poltrona pi
comoda in salotto. Era come se fossero tornati a casa, come
se non vi fosse stato alcun divorzio e i loro genitori fossero
usciti per una lunga, lunghissima cena.
D'altra parte, se Polly era il massimo, come mai stava
perdendo il suo tempo con quel vecchio incartapecorito di
Everett? E anche se Polly fosse stata il massimo, cosa che
seguendo quella logica forse non era, George avrebbe davvero
voluto avere un rapporto serio con una come Polly?
Probabilmente no, decise. Tanto per cominciare, aveva gi
un rapporto serio con una come Polly: cio con Polly.
E il segreto di Polly, si ripet, era che richiedeva non pi
di ci che lui le aveva sempre dato: la sua presenza fraterna.
Se si fosse messo con una come Polly che non era veramente
Polly, non sarebbe mai stato in grado di cavarsela
con cos poco.
George si domand se tutti si preoccupassero delle cose
di cui si preoccupava lui. Sperava di no. Fischi ai cani,
che presero a trotterellare docilmente ai suoi fianchi mentre
lui partiva per la sua corsa mattutina.
Doris li vide e, pur sapendo che prima delle nove del
mattino al parco vigeva un'ufficiosa ma radicata indulgenza
nei riguardi dei cani senza guinzaglio, si ferm, fece un
verso di disapprovazione e guat la schiena di George prima
di riprendere la sua camminata mattutina. Vide con
soddisfazione alcuni giardinieri che sradicavano le piante
morte. Quel mattino aveva appuntamento con la ridicola
Margaret e il suo squisito marito, Edward. Nathan, il figlio,
si era rimesso nei guai. Aveva portato a scuola il suo
temperino svizzero. Poi c'era una riunione del corpo insegnante.
E c'era sempre la leggenda metropolitana dei
pompini nei bagni di cui occuparsi. La sua giornata sarebbe
stata in salita come tutte le altre, e il pensiero le fece
provare la subitanea sensazione della propria fondamentale
importanza, dando una marcia in pi alla sua camminata
mattutina. Harvey stava diventando un po' sordo, il
che era deprimente. Se qualCuno a scuola avesse scoperto
la sua vera et, probabilmente sarebbe stata costretta ad
andare in pensione. Ma la giornata era piena di luce, e la
strada in cui viveva, pur cos malandata, era passibile di
grandi miglioramenti. Appena ieri Doris aveva raccolto sei
bottiglie di birra e aveva sorpreso una donna che stava lasciando
che il suo jack russell terrier urinasse alla base di
un albero. "Fermi il suo cane!" aveva gridato indicando un
cartello inchiodato all'albero, cartello che aveva sistemato
lei stessa. Ora percorreva la pista dei cavalli con rinnovata
energia, notando allegramente le pericolose buche scavate
senza dubbio da qualche cane. Era considerata una persona
negativa anche da coloro che le volevano bene, e molto
di pi dagli altri. Ma se la negativit denota disperazione,
Doris non era affatto negativa. In realt, le sventure del
mondo e i suoi errori erano la fonte di tutta la sua considerevole
gioia.
Una donna che spingeva un passeggino transit sul
sentiero asfaltato a poca distanza da lei. Nel passeggino
c'era un cane con gli occhi grandi, il muso piatto e il lungo
pelo bianco.
Doris si arrest, colta da una sensazione a met fra l'indignazione
e il semplice disgusto.
Si chiama Kissy disse la donna accarezzando affettuosamente
il cagnolino.
Doris riprese la marcia a passo ancora pi veloce, rinvigorita
e serena.
Seduto al suo tavolo, Jamie accoglieva la clientela con il
suo tipico sorriso. La sera era giovane, e lui aveva gi bevuto
mezza bottiglia di rosso. Avrebbe dovuto rallentare.
Lois! esclam alzandosi a baciare una donna sulla
guancia. Prova la razza le bisbigli.  stata appena aggiunta
al menu. Dimmi cosa ne pensi.
Torn a sedersi e attese l'arrivo di Noah. I genitori di
Noah erano in citt e tutti - Noah, sua madre, suo padre e i
bambini - sarebbero passati a prenderlo per andare a
un'agghiacciante serata, non ricordava se il circo, uno spettacolo
sul ghiaccio o il teatro di marionette. I genitori di
Noah lo odiavano, o almeno quella era la sua impressione,
ma Jamie non riusciva a biasimarli. Chiunque nutriva sogni
per i propri figli. E un ristoratore gay non era chiaramente
il loro sogno.
Entrarono altri avventori, e Jamie si alz per stringere
mani e scambiare battute. Quel lato del suo lavoro gli piaceva.
Era meccanico e poco impegnativo, ma del resto lo
era la maggior parte dei lavori. E nel corso degli anni Jamie
aveva scoperto che la gente provava simpatia ed era
attratta da lui. In giovent questo a volte era stato un problema,
causando sofferenze ai suoi molti ammiratori. Ma
l, nel suo ristorante, aveva trovato il modo di essere ammirato
senza far soffrire.
Si guard intorno e non pot evitare di provare un moto
di orgoglio. Poteva rendere felice la gente. Uno degli
aiuto camerieri, il figlio del suo contabile filippino, fece
cadere un pezzo di pane in grembo a un cliente e guard
Jamie in preda al terrore. Jamie inarc un sopracciglio, il
ragazzo si riprese rapidamente e prosegu il suo lavoro.
Jamie si chiese se avrebbero dovuto licenziarlo. Sperava
di no. Sapeva che aveva bisogno di soldi per il college, che
avrebbe cominciato l'anno dopo. Magari avrebbero potuto
spostarlo al turno del pranzo.
Simon e Jody erano appena entrati, e Jamie li salut con
un sorriso e un cenno del capo. Erano una strana coppia.
Lei Miss Raggio di Sole, lui il tipo del grosso e smarrito
animale della foresta, un cervo disorientato. Jamie cerc di
immaginarli a letto e non ci riusc. Gli sembravano entrambi
completamente asessuati. Si divert a immaginare
insieme gli altri avventori del ristorante: le due giovani
donne, probabilmente madri in libera uscita; la coppia di
mezza et in quello che sembrava un primo appuntamento;
i genitori di due educatissimi ed eleganti bambini, un
maschio e una femmina, probabilmente europei... sarebbe
dovuto passare dal loro tavolo per sentire che lingua parlavano.
Il locale era pieno, e colmo di divertenti possibilit
di accoppiamento. I pensieri di Jamie si trattennero su due
gay, uno decisamente pi vecchio dell'altro, poi tornarono
su Jody e Simon. Erano entrambi cos seri. Forse era questo
che li aveva fatti avvicinare: erano due anime sole e serie.
Torn a dedicarsi al suo bicchiere di vino, sentendosi un
guardone ingeneroso.
Eccovi! grid vedendo la sua prole che veniva sospinta
all'interno. I pi piccoli erano nel loro ingombrante passeggino
doppio. I due maschietti di quattro anni corsero al
banco e si arrampicarono sugli sgabelli. Sua figlia gli si lanci
in grembo, reclamando uno zabaione. I cani cominciarono
ad abbaiare e a correre in cerchio. I neonati si misero a
piangere. I due maschietti ruotavano sugli sgabelli. La femmina
sedeva imbronciata, sporgendo il labbro inferiore.
Simon guard affascinato la famiglia di Jamie. Aveva
conosciuto Noah. Era ancora pi alto di lui, cosa che, pensava
Simon, li aveva fatti subito legare. Gli rivolse un cenno
di saluto, ma Noah, accovacciato accanto a un bambino
in lacrime, non lo vide.
Jamie chiese a George di portargli a casa i cani. Attese insieme
ai suoceri seriosi, o forse una definizione migliore sarebbe
stata "suoceriosi". Offr loro del vino, e con sua sorpresa
loro accettarono. Li fece sedere al bar insieme a Noah
e ai bambini pi grandi e li serv dall'altro lato. Incroci
l'occhiata di Noah e si sent gonfiare il cuore.
Siamo tutti qui disse levando il bicchiere. Siamo tutti
qui.
George riport i due cagnolini a casa di Jamie. Una delle
tate lo fece entrare. Era un po' vecchia per lui, ma bellissima.
L'et contava poi cos tanto? si chiese. Poi pens a
Polly ed Everett e ramment che s, contava. Le consegn
i cani.
Ciao, Hector. Ciao, Tillie disse.
Loro si sedettero e ricambiarono il saluto agitando una
zampa.
Gliel'ho insegnato io non pot fare a meno di far sapere
alla graziosa tata che applaudiva deliziata.
Fece ritorno al ristorante e vide Jamie e la sua famiglia
allineata lungo il banco. Proprio come una vera famiglia,
si disse.
Uau esclam ad alta voce per coprire l'indegno pensiero
che bella famiglia.
Anche Jody stava guardando la famiglia di Jamie, pensando
a quanto fosse strano avere cos tanti figli di quei
tempi. Be', si ramment, era la fecondazione in vitro a causare
la nascita di tanti gemelli, giusto? Si chiese se fosse
troppo vecchia per avere figli. Di sicuro lo era per cinque
figli, ma uno o due? Il fatto che non ne avesse la sorprendeva
tuttora, quasi quotidianamente. Poi i piccoli nel passeggino
doppio ripresero a piangere, e Jody distolse lo
sguardo in preda al terrore improvviso di non desiderare
pi figli, nemmeno uno.
A volte non ho pazienza con i figli degli altri disse a Simon,
cercando di rendere pi ragionevoli i propri pensieri.
Be', con tutti quei bambini a scuola...
Oh, no si affrett a dire. Con loro no. Loro sono miei.
Jamie, Noah, i bambini e i nonni uscirono, lasciandosi
dietro un silenzio improvviso. Poi i bicchieri, le forchette e i
piatti ricominciarono a tintinnare e le voci ripresero la loro
consueta variet di toni. Simon pag il conto, come pretendeva
sempre di fare. Jody fingeva di opporre resistenza, ma
in realt le piaceva che le si offrisse la cena. Aveva lasciato
Beatrice a casa, e passarono a prenderla. Simon non era mai
stato nel suo appartamento. Andavano sempre da lui.
Aspetta qui gli disse lei all'ingresso. Scendiamo subito.
Non voleva che entrasse nel suo piccolo monolocale.
Non avrebbe saputo dire esattamente perch. Ma Simon
si mise docilmente in attesa, e lei corse su per i gradini.
Simon, in realt niente affatto docile, la guard allontanarsi
provando qualcosa di simile al panico. Non sopportava
di separarsi da lei. Cerc di controllarsi. Non le aveva
mai detto niente al riguardo, non voleva spaventarla, ma
anche una breve separazione come quella gli faceva bramare
di essere di nuovo con lei. Batt il piede sull'asfalto.
Si pass la mano nei capelli. Sospir. Si volt e alz gli occhi
verso la finestra di Jody. Si volt di nuovo e guard in
strada. Quando lei finalmente riapparve, l'impazienza lo
faceva quasi vibrare.
Beatrice! esclam gettandosi sul cane per nascondere
lo stato in cui era.
Beatrice gli lecc la faccia e scodinzol, e Jody osserv
la scena con un sorriso che Simon temeva significasse soltanto
un benevolo divertimento.
Era una serata tiepida e gradevole. Due grossi golden
retriever passarono alla loro andatura armoniosa, privi di
collari e guinzagli. La proprietaria, una donna dall'aspetto
altezzoso vestita con indumenti sportivi all'ultima moda,
li seguiva a mezzo isolato di distanza. Ma fammi il piacere,
pens Jody.
Esibizionista borbott sottovoce.
Mentre passeggiavano, suo malgrado alz gli occhi verso
le finestre di Everett. Erano buie, se si eccettuava la tremolante
luce azzurrognola della tiv. Si chiese se Simon si
fosse accorto che le aveva guardate. Non avrebbe mai voluto
ferirlo. Gli voleva sempre pi bene. Lui era ancora timido
con lei, tranne quando erano a letto, cosa che Jody
trovava incantevole.
Non  magnifico? disse per distogliere l'attenzione
dalla sua occhiata alle finestre di Everett. Adoro questo
periodo dell'anno.
Simon replic mormorando qualcosa.
Come? fece Jody. Non si era ancora abituata alla sua
parlata impercettibile e aveva risposto con palese irritazione,
cosa di cui si pent all'istante.
Una volta disse lui un po' pi forte.
Adesso era confusa. Una volta cosa? chiese, cercando
di usare un tono gradevole.
Una volta adoravo questo periodo dell'anno.
Ma adesso...?
Adesso...
Adesso?
La mia vita  completamente cambiata.
Jody cerc di non infuriarsi per quella dichiarazione.
Era ingiusto e scortese arrabbiarsi quando qualcuno ti dichiarava
il suo amore, anche se lo faceva in quel modo incespicante,
soprattutto se lo faceva in quel modo incespicante.
Ma scopr di essere arrabbiata. Non era possibile
avere una relazione sessualmente emozionante senza
confondere le acque? Non rovinare tutto, avrebbe voluto
gridargli.
Non posso andare disse Simon.
Di nuovo la Virginia.
Di, Simon. Non parlerai sul serio.
Vieni con me insistette.
Jody non rispose. Sapeva che lui non poteva parlare sul
serio.
Lui si ferm e l'attir a s, dando accidentalmente uno
strattone al guinzaglio di Beatrice.
Ehi... fece Jody.
Ti amo disse Simon. Voglio sposarti.
...
.
...
CAPITOLO 15.
...
.
...
"Soltanto per un po'."
Appena prima che Emily rientrasse dall'Italia, Everett si
rese conto che doveva parlare con Polly.
Sono sicuro che capisci disse. Insomma, che non possiamo
frequentarci mentre... Si interruppe. Scopr di non
riuscire a dire il nome di Emily in quel contesto. A un tratto
sembrava tutto cos sordido.
Polly lo guard scettica, come se capisse fin troppo bene.
Non vuoi che tua figlia sappia che sei un predatore di
culle?
Esattamente disse Everett. Perch non parlare con
franchezza? Se Polly era abbastanza matura da portare
avanti una relazione, lo era anche da essere discreta. Lui lo
sperava.
C'era gi stato un imbarazzante incidente. Everett stava
passeggiando con Polly quando aveva visto una donna,
che aveva riconosciuto, dei tempi in cui Emily andava a
scuola, la madre di una sua amichetta, non ricordava quale.
Tutte le ragazzine, con i loro serici capelli lunghi e le loro
felpe con il cappuccio, gli sembravano uguali. E non ricordava
come si chiamasse la madre. Ma l'aveva riconosciuta,
e lei aveva evidentemente riconosciuto Everett.
"Tu non sei Emily, vero?" aveva detto in quello che a
Everett era parso un tentativo fin troppo ovvio di strappare
informazioni. "Ti ho visto dall'altro lato della strada e per
un attimo mi eri sembrata lei."
Polly era arrossita, e a Everett era parso che il motivo fosse
pi la rabbia che l'imbarazzo. Immaginava di essere arrossito
anche lui, ma non c'era stato niente da fare. Aveva
ammesso che no, quella non era Emily, che Emily sarebbe
tornata soltanto di l a qualche settimana. Poi, nel tentativo
di sviare l'attenzione da Polly, aveva chiesto alla donna cosa
stava combinando sua figlia e, centrato l'obiettivo, si era
dovuto sorbire il lungo resoconto dell'apprendistato della
ragazza in una redazione sportiva.
"Andiamo, papi" aveva detto Polly quando la donna si
era finalmente allontanata. Aveva riso con una punta di
malizia, era parso a Everett, ma non aveva pi accennato
all'incidente.
Sono sicuro che capisci le disse Everett prima dell'arrivo
di Emily, e lei non ebbe bisogno di sentire altro.
Le due settimane con Emily furono tanto meravigliose
quanto strazianti. Come previsto, era furiosa con la madre
per il gatto, e ci concesse a Everett diversi momenti di intima
soddisfazione. Ma era furiosa anche con lui per il gatto,
il che lo prese in contropiede. In Italia aveva imparato ad
amare il vino e ne beveva un bicchiere con lui a cena, quando
restava, sostenendo che ingollare litri di Budweiser attraverso
un imbuto a pressione non le piacesse pi. Everett
non era sicuro di crederle, ma pensava che sentire il bisogno
di comunicarlo fosse un passo avanti. Emily aveva
molte cose da dire anche sulla moda, di livello cos inferiore
negli Stati Uniti, e sulla politica, cos stupida sia in Italia
sia negli Stati Uniti, e sulla ragazza del gruppo che con i
suoi istrionismi aveva quasi rovinato l'intero viaggio. Aveva
pochissimo da dire sull'arte, not Everett, o sui molti
musei che ammetteva di aver visitato, ma beveva espresso
con convinzione, e nell'insieme Everett pensava che il viaggio
fosse stato un successo.
Era cos sdegnosa nei riguardi dell'imminente matrimonio
di sua madre che Everett arriv addirittura a essere
dispiaciuto per Alison e si sorprese a difenderla.
Non sono le prime due persone al mondo a sposarsi,
Emily. So che ti  difficile accettarlo, ma questo non cambia
il rapporto con tua madre.
Non  quello a preoccuparmi. Emily gli scocc un'occhiata
sprezzante, come se fosse pazzo o semplicemente
stupido per aver suggerito che un uomo qualsiasi potesse
intromettersi fra lei e sua madre.  solo che  cos imbarazzante.
Fece uno sbuffo disgustato, ed Everett preg che non venisse
a sapere di Polly.
In quelle due settimane fece attenzione a evitare Polly,
salutandola a malapena quando si incontravano nell'atrio,
e Polly lo evit con tale diligenza che Everett si sorprese a
sperare che si tradisse, giusto quel tanto da farsi notare da
lui: una rapida occhiata amorevole, un sorriso triste e segreto,
una telefonata nella notte. Ma Polly sembrava controllare
alla perfezione le proprie emozioni, qualunque esse
fossero. Ci malgrado, Emily sembrava sospettare che vi
fosse qualcosa di strano e che questo qualcosa avesse a che
fare con Polly.
Non sei molto carino con quella ragazza disse una sera
dopo che avevano incrociato Polly e Howdy in strada.
Quale ragazza?
La nostra vicina, con il cane che ti adora.
Nessun cane mi adora.
Tutti ti adorano, pap disse guardandolo con attenzione.
Everett non rispose, ma quando rividero Polly bad a
rivolgerle un saluto disinvolto e amichevole.
Ora Emily era tornata a scuola, Polly era tornata nel suo
letto e a Everett era stato detto di portare fuori il grosso,
turbolento cucciolo e gi che c'era di comprare del gelato.
Everett si infil scarpe e giacca e circumnavig pi volte il
tavolino prima che Howdy gli concedesse di farsi allacciare
il guinzaglio. Nessuno gli aveva mai chiesto di portare fuori
un cane, e sulle prime aveva rifiutato. Poi, quando aveva
finito per accettare in modo alquanto brusco, Polly gli aveva
detto di andare a prendere il gelato dai coreani.
Come, con il cane?
Non ci badano, Everett. Io lo faccio sempre.
E allora perch non lo fai anche stasera? pens Everett.
E la lasci davanti alla tiv a guardare uno degli irritanti
programmi che prediligeva, un rozzo cartone animato su
un gruppo di bambini odiosi e sboccati.
Ma in ascensore i suoi pensieri si raddolcirono. Polly
era stanca, ed era comprensibile che lo fosse. Il ricordo degli
sforzi che aveva compiuto per la sua soddisfazione gli
procur un brivido di piacere. Polly. Meritava un gelato.
Una luna piccola e rotonda si librava in alto sopra i palazzi.
Everett condusse il cane nell'emporio coreano, imbarazzato,
tenendo il guinzaglio teso e Howdy vicino alla
propria gamba come a volerlo nascondere. Esit davanti
al freezer, poi scelse l'Hagen-Dazs alla fragola. Era a disagio
per via del cane, che tirava il guinzaglio cercando di
annusare le scarpe di tutti. Questo gli fece tornare in mente
che era ancora leggermente arrabbiato con Polly per
avergli fatto portare fuori Howdy, e se ne sent in colpa.
Usc e scelse un mazzo di tulipani gialli. Ricord di averli
presi la primavera precedente e di averli regalati a Jody,
quindi si affrett a sostituirli con un mazzo di rose rosa,
sebbene fossero pi care.
Rientrando a casa propria, Everett not il lieve odore di
fumo di sigaretta. Che lui sapesse, Polly non fumava mai
in casa, ma a volte i suoi indumenti trattenevano un odore
di tabacco che gli faceva pensare alle stanze di un dormitorio
universitario. Forse a causa dei fiori gli torn in mente
Jody, la sigaretta che aveva fumato sotto l'ombrello mentre
pioveva, il suo fresco profumo di sapone. Polly era distesa
sul letto a guardare un film. Everett not con una punta di
irritazione che aveva indossato una delle sue camicie bianche
lavate e stirate, anche se, doveva ammetterlo, il risultato
era seducente.
Questo film  davvero incredibile disse lei senza distogliere
gli occhi dallo schermo.
Io e Annie? Regge ancora?
Immagino di s.  divertentissimo.
Dio disse Everett guardando Diane Keaton con cappello
floscio e cravatta. Si sedette sul bordo del letto. Il
look alla Annie Hall. Te lo ricordi?
No rispose Polly.
Ed Everett si rese conto che Io e Annie era stato girato
prima che Polly nascesse.
Emise un gemito.
Che c'? chiese lei voltandosi.
Everett scosse la testa.
Ehi! esclam Polly. Fragola! E fiori! Sei il migliore.
Gli gett le braccia al collo e lo baci. Howdy, attratto dall'esplosione
Si entusiasm, salt sul letto insieme a loro.
Gi gli disse Everett.
Oh, andiamo fece Polly, traendo al petto il cucciolo e
baciandolo sul cocuzzolo.
Everett and in cucina a servire il gelato e a mettere i
fiori nell'acqua. Ascolt Polly che rideva per il film, un
suono che aleggiava lieve nell'appartamento buio.
Polly mangi il gelato, poi si vest, baci Everett e se ne
and con Howdy ma senza i fiori.
Non far sbattere la porta lo ud gridare mentre la porta
sbatteva alle sue spalle.
Si volt con sguardo colpevole, poi segu Howdy gi per
le scale. Everett le piaceva. Era un po' freddo, un po' represso,
forse anche un po' cupo, ma con una punta d'immaginazione
lo si poteva vedere come un uomo dallo spirito caustico,
e Polly aveva molta immaginazione. Everett aveva uno
spirito talmente caustico, in realt, che in confronto lei si
sentiva meravigliosamente viva, una vera forza vitale. La
portava a cena in magnifici ristoranti e le faceva bere ottimo
vino. Era educato e non impegnativo. Polly si sentiva come
in una sorta di rapporto-vacanza, pigramente distesa su un
rapporto-spiaggia in un rapporto-St Bart's.
Giunta a casa fece una lunga doccia, congratulandosi per
aver trovato una relazione cos corroborante dopo il dolore
per Chris. Quando usc dalla doccia frug nell'armadio alla
ricerca della crema idratante. Apr la borsa da ginnastica e
la vide, come aveva sospettato. Accanto al sottile flaconcino
bianco di Origins vide un altro sottile oggetto bianco. Era
un iPod. Io non ho un iPod, si disse reggendolo in mano.
Ma a un tratto ramment qualcosa. Chris aveva perso il
suo iPod, giusto? Oh, s, e gliel'aveva detto quando le aveva
annunciato che si sarebbe sposato. Chris si sarebbe sposato
e aveva perso il suo iPod. E Polly l'aveva trovato.
Nel corso delle settimane successive, Polly ascolt le canzoni
dell'iPod di Chris nel tentativo di trovare qualche indizio
riguardo a cosa gli passasse per la testa appena prima
che si lasciassero. Non scopr nulla, a parte una sventurata
predilezione per Billy Joel. Sapeva che avrebbe dovuto
chiamarlo per dirgli che aveva trovato il suo iPod, e in diverse
occasioni si drizz a sedere a letto e tese la mano verso
il telefono, per poi decidere che era troppo tardi o troppo
presto. E lui avrebbe semplicemente pensato che lo faceva
per perseguitarlo. E perch avrebbe dovuto restituirglielo,
oltre tutto? Probabilmente lui ne aveva ormai preso uno
nuovo. E anche se non l'aveva fatto, di sicuro lei poteva tenerlo
per qualche giorno prima di ridarglielo. E cos i giorni
diventarono settimane, e Polly si tenne l'iPod di Chris.
E quello quando l'hai preso? le chiese un giorno George,
quando lei rientr dall'ufficio con gli auricolari bianchi
ancora nelle orecchie.
L'ho trovato.
Polly...
 vero. In una borsa nell'armadio. Mi sa che  di Chris.
Mi sa di s disse George ridendo.
Penso che dovrei tenerlo come se fossero i suoi alimenti.
E Chris cosa ne pensa?
Non lo so. Non posso chiamarlo. Potrebbe pensare che
lo sto perseguitando.
Polly aument il volume, ascoltando una canzone di Billy
Joel che le piaceva alle elementari. "Roy Cohn, Juan Pern,
Toscanini, Dacron..." I gusti musicali di Chris erano una rivelazione,
e non piacevole. Come aveva fatto a vivere con
lui senza notare la sua predilezione per il pop puerile e pretenzioso?
La loro intera relazione era stata una menzogna?
L'iPod diceva che lo era stata, e Polly si ritrovava a usare
quell'iPod non appena ne aveva l'opportunit.
Quella sera, mentre portava fuori Howdy insieme a
Everett, lui le chiese se per favore poteva togliersi gli auricolari.
 un po' maleducato, Polly disse.  quasi un insulto.
Polly, la quale si era accorta che il suo nuovo compagno
aveva la tendenza a elargire piccole prediche pi adatte a
un padre, infil l'iPod nella borsa con i gesti lenti e risentiti
di una figlia. Era stata interrotta nel bel mezzo di The
Thong Song, affascinata dal fatto che Chris l'avesse scelta e
anche alquanto divertita.
Proseguirono in silenzio fino a raggiungere il parco, dove
una donna che spingeva due bambini in un enorme
doppio passeggino supertecnologico si ferm ad accarezzare
Howdy.
Oh, ma quanto  bella! esclam prima di riprendere a
spingere il suo grosso veicolo.
Non ci posso credere esclam offesa Polly. Pensa che
Howdy sia una femmina.
Everett rise. Con Emily succedeva sempre il contrario.
Prosegu suggerendo di vestire Howdy di azzurro, ma
Polly non lo ascoltava. Si stava domandando perch dovesse
sempre parlare di sua figlia. Non era normale.
Intanto, Everett stava guardando Howdy e pensando a
Emily, mentre il cane, che aveva preso il guinzaglio fra i
denti, saltellava felice davanti a Polly. Sempre pensando a
Emily, Everett prov una confusa
ondata di tenerezza.
Howdy! chiam.
Il cane si immobilizz e pieg la
testa di lato. Poi abbai e agit la
coda, continuando a latrare finch
Everett non lo accarezz. Sulla via del ritorno si mise al
suo fianco. Ogni volta che Everett abbassava gli occhi su
Howdy, lui lo stava guardando.
Sulle prime Polly non aveva portato spesso il cane da
Everett; lui era pignolo e continuava a farlo scendere dai
suoi mobili, cosa che Polly trovava crudele e antiquata.
Ma con il passare del tempo sentiva di poter osare sempre
di pi. La sera prima, per esempio, Everett le aveva chiesto
di non sedersi nuda sulla Womb chair, la sedia-utero,
di Saarinen, malgrado il nome, e lei se ne era risentita.
Rientrati a casa, Everett la guard scomparire in camera
da letto a guardare la tiv. Si prepar un martini e si sedette
in salotto con il giornale. La sua era un'esistenza solitaria,
se ne rendeva conto, anche con una giovane compagna.
Polly lo accoglieva e chiacchierava, lo baciava, faceva
l'amore con energia e allegria giovanili, ma era come se facesse
quelle cose dall'altra parte di un grande spartiacque.
Il cane l'aveva seguito, e infil il muso fra lui e il giornale,
posandoglielo comodamente sulla gamba. In quel
momento, Everett si sent troppo triste per rimproverarlo.
Non si mosse, e il cane nemmeno. Cal un delicato silenzio.
Everett si rese conto di gradire la sensazione del muso
del cane sulla gamba, il calore di un essere vivente vicino
a s che se ne stava l senza pretendere nulla. Accarezz
Howdy con una mano reggendo il bicchiere del martini
con l'altra. Aveva due orecchie cos morbide, quel cane,
un muso cos dorato e lucente. Ascolt la ritmica tranquillit
del suo respiro.
Howdy disse piano.
Howdy lo guard sollevando la testa e puntandogli addosso
i suoi occhi scuri e in qualche modo rassicuranti.
Everett prov una sensazione sconosciuta. Guard il cane
negli occhi e all'improvviso avvert intensamente l'ambiente
intorno a lui, l'ordine delicato dei suoi mobili e della
sua vita, l'ordine delicato del giorno che fuori stava cedendo
il passo alla sera, le macchie d'inchiostro sulle sue dita,
ma pi che altro la gioia, la gioia sfrenata di essere vivo.
Howdy bisbigli. Howdy. Il cucciolo batt sul pavimento
con la coda, e i due si guardarono negli occhi come
innamorati.
Quella sera, quando Howdy salt sul letto di Everett,
Polly gli ordin: Gi!. Ma invece di scendere, il cucciolo
si volt a guardare Everett come per ricevere ulteriori
istruzioni.
Everett non conosceva i comandi per i cani. Soltanto
per un po' disse, come faceva con Emily, ma Howdy parve
comprenderlo alla perfezione e si distese con un grugnito
soddisfatto.
Hai cambiato parere disse Polly.
Sono solo un essere umano rispose.
...
.
...
CAPITOLO 16.
...
.
...
La coppia felice.
George era al lavoro e sognava di fare la sua biciclettata
lungo il fiume. Poi si chiese se fosse un bravo barista, se
in realt vi fosse qualcosa in cui era bravo. Sarebbe stato
bello essere bravo nel suo lavoro, ma George sospettava
di non esserlo. Sapeva preparare da bere, non c'erano
mai lamentele o drink rispediti al mittente. Ma non gli
piaceva parlare con i clienti. Ogni singola barzelletta sui
baristi, ogni singola vignetta sui baristi pubblicata dal
"New Yorker", ogni singola scena con un barista al cinema
ruotava intorno a uno che si rivolgeva, o quanto meno
prestava ascolto, ai suoi clienti. George era sicuro che
stava infrangendo un codice baristico, che non stava realizzando
il proprio potenziale baristico. Avrebbe voluto
essere gi in bicicletta, lanciato lungo la superficie vitrea
del fiume.
Jamie venne a sedersi al banco e George gli vers un
bicchiere di vino.
Questa settimana abbiamo dei colloqui disse Jamie.
Con gli asili. Quando ci andavo io, all'asilo, non c'erano
colloqui. Ci andavamo, ci facevano fare un pisolino e poi ci
davano un biscotto.
George annu. Gli sarebbe piaciuto che qualcuno gli facesse
fare un pisolino e gli desse un biscotto. Da piccolo si
coricava su un tappetino blu sistemato dalla maestra e si
dimenava, attendendo disperato che l'infernale riposino
giungesse al termine. Ma adesso l'avrebbe apprezzato.
Era vero, con i giovani la giovinezza era sprecata.
Sono un bravo barista? domand.
Jamie riflett.
Parli inglese disse alla fine. E non usi troppo vermouth.
Il cellulare di George squill.
Non c' problema, rispondi pure disse Jamie quando
George fece un'espressione sorpresa come se fosse sicuro
di averlo spento prima di cominciare il turno.
Era sua madre.
Mamma, sto lavorando.
E tu lo chiami lavoro? Polly sta bene? Non  mai a casa.
Ha un ragazzo? Non mi dice mai niente. E tu? Non mi
raccontate mai niente. Nessuno mi dice mai niente.
Io non ho un ragazzo disse.
Non ancora bisbigli ironico Jamie.
Molto spiritoso stava dicendo la madre di George.
Ascolta, voglio che tu e Polly veniate a casa per i miei sessant'anni.
 un fine settimana. Prendetevi qualche giorno
prima e dopo. Pago io. Si possono trovare delle tariffe fantastiche,
ormai.
Mamma...
Dillo a Polly.
George acconsent. Non aveva altra scelta, ma in realt
non gli dispiaceva. La casa di sua madre era comoda, lei li
avrebbe riempiti di attenzioni, il tempo in California era
sempre bello e poi si sarebbe trattato soltanto di pochi
giorni.
Tu di dove sei? chiese a Jamie.
Pittsburgh.
Ci torni mai?
A volte, per le feste. I miei vivono ancora l.
E per te significa andare "a casa"?
Vivo qui da vent'anni, ma s, suppongo di s.
George prepar qualche gimlet per un tavolo di vivaci
ragazze. Una di loro gli sorrise, e lui ricambi. Sarebbe andato
a casa in California. Poi da casa sarebbe tornato a casa,
a casa a New York.
Quella sera Polly era andata al cinema con Laura, la padrona
del turbolento rottweiler incrociato. Di solito, quando
George e una delle sue ragazze si lasciavano, Polly lamentava
la sua assenza e aspettava la successiva, pi o
meno allo stesso modo di George. Ma poich Kaiya faceva
ormai parte della giornata di George, Laura, malgrado
fosse una ex, passava ogni mattina a lasciare il cane, e Polly
aveva preso l'abitudine di offrirle un caff. Poi avevano
cominciato a uscire a cena di tanto in tanto o ad andare al
cinema. Quando aveva visto che Laura era nera, era rimasta
sorpresa. George non ne aveva accennato. Si era chiesta
se non se ne fosse neanche accorto, se l'avesse considerata
una cosa di cui non valeva la pena di parlare o se
pensasse che considerarla una cosa di cui non valeva la
pena di parlare fosse quello che ci si aspettava da lui.
Lei e Laura parlavano spesso di George. Polly amava
parlare di George. Era fiera di quanto fosse dolce, di quanto
fosse simpatico e bello. Ed era esasperata dalla sua disperante
mancanza di ambizioni. Laura sembrava condividere
quei sentimenti. Lo adorava per il lavoro che aveva
fatto con il suo agitatissimo cane, ma era spazientita dalla
sua esistenza sconnessa. Di conseguenza, lei e Polly avevano
molto di cui parlare.
 vero, non ha una meta disse Polly quando dopo il
cinema andarono in un tranquillo bar della zona. Ma almeno
questo lascia spazio a... qualcosa. Stava pensando
a Everett. Lui non era senza meta. Era fermo.
Ma  proprio per questo che  cos frustrante, non
trovi?
Polly stava per difendere George per abitudine, malgrado
condividesse in pieno il punto di vista di Laura,
quando lei disse: Salvo che poi diventa assolutamente
galante, hai presente?.
Polly aveva presente.
Probabilmente finir con uno stronzo competitivo come
me aggiunse Laura.
O compito come Everett.
Risero.
Compito ripet Polly apprezzando il termine.
 un po' vecchio disse Laura. Non l'aveva mai visto,
ma ne aveva sentito parlare da George, che lo dipingeva
come se fosse ingobbito e tremante per il pesante fardello
degli anni.
Non  quello, sai? ribatt Polly.  solo la sua... Esit
riflettendo. Esistenza aggiunse alla fine.
Laura annu con saggezza, e ordinarono liete un altro
giro di drink.
Il mattino dopo, all'ora di colazione, George scese dal
letto per bere un caff e annunci l'invito della madre.
Una convocazione disse. Come in tribunale per le
multe stradali. Tanto vale farlo e non pensarci pi.
Per evitare di prendere altre multe?
Annu.
Polly si strinse nelle spalle. Aveva qualche giorno di ferie
arretrate. Sembrava un peccato sprecarle per la famiglia,
ma sarebbe stato bello rivedere le sue amiche del liceo
che erano rimaste in California. Ma poi ebbe un pensiero
che la fece trasalire.
Il cane! esclam.
George sembrava sbalordito.
Me n'ero scordato disse guardando con fare colpevole
la sagoma sonnecchiante nell'angolo.
Il problema venne risolto in un modo che nessuno dei
due avrebbe mai previsto. Everett si offr di occuparsi di
Howdy mentre loro erano via. Polly ne fu lieta e si sent importante
per il fatto di avere un compagno cos devoto.
D'altro canto, era leggermente delusa che Everett non sembrasse
per nulla preoccupato dalla sua prossima assenza.
Star via per qualche giorno disse per pungolarlo.
Ma Everett si limit ad annuire, rispondendo che lui e
Howdy non avrebbero avuto molto tempo per conoscersi,
ma che era un inizio.
Da parte sua, Everett non riusciva quasi a credere alla
propria fortuna. Howdy si sarebbe aggirato per il suo appartamento
vuoto. La grossa coda pelosa di Howdy avrebbe
sfiorato il suo tavolino. Howdy si sarebbe stravaccato
sul suo letto, sul suo divano, sul suo tappeto. Si mise immediatamente
a raddrizzare i quadri appesi ai muri e a sprimacciare
i cuscini come se Howdy fosse un ospite pignolo.
George non gradiva l'idea di lasciare Howdy con Everett,
ma non vedeva altre possibilit. Ne aveva accennato
a Jamie, ma lui aveva reagito con studiata incomprensione.
E cos, venerd pomeriggio raccolse i giocattoli e il cibo
di Howdy. Avrebbe incontrato Polly all'aeroporto, ma prima
avrebbe dovuto portare il cane da Everett.
Everett era uscito presto dall'ufficio per farsi trovare a
casa, e quando George suon il campanello apr la porta,
si accovacci e offr la faccia al saluto di Howdy. George
osserv con riluttante approvazione.
Qui c' il suo cibo disse porgendo a Everett un sacchetto
del supermercato pieno di cibo secco e in scatola.
Everett guard nel sacchetto, in cui vi erano anche i
giocattoli di Howdy, una scatola di biscottini e un dettagliato
prospetto delle uscite e dei pasti. Poi mostr il suo
sacchetto e ci che conteneva: una pallina di gomma blu
nuova di zecca, un riccio di peluche che squittiva quando
lo si schiacciava e una ciotola di ceramica a delicate strisce
verdi.
Jonathan Adler disse porgendola a George.
George sembrava confuso.
L'ha disegnata lui spieg Everett.  un designer.
George gli restitu la ciotola.
Potete chiamare per sapere come sta aggiunse Everett.
Vuoi anche il mio numero di cellulare?
Non era mai stato cos amichevole con George.
Howdy diceva piano. Howdy, Howdy, Howdy. Si
diede una manata sul petto e il cane si alz sulle zampe
posteriori e gli piant immediatamente quelle anteriori sullo
stesso punto. I due rimasero l a guardarsi negli occhi.
George non riusc a non sorridere.
Everett lo vide e ricambi, e George si sent improvvisamente
felice, come se fosse uscito il sole. Oh, si disse, ora
capisco. Ecco cos' successo a Polly. Il sorriso.
Sei gentile a prenderti cura del cane disse, ed era quasi
sincero. Guard Howdy scodinzolare ed ebbe una rivelazione
improvvisa. Torn a guardare Howdy, ora disteso
supino, ed Everett, che gli grattava il ventre, e si disse: sono
geloso del compagno di mia sorella. E nemmeno perch
Everett era il compagno di sua sorella, ma perch il
compagno di sua sorella si stava prendendo cura del cane
di sua sorella.
Insomma, pens mentre lasciava la coppietta felice, sono
solo un essere umano.
Pochi minuti dopo, Everett agganci il guinzaglio al
collare di Howdy e lo port fuori a fare un giro celebrativo
dell'isolato. Giunto davanti all'agenzia immobiliare
sulla Columbus, si ferm come faceva spesso a esaminare
i cartelli che mostravano seducenti fotografie di meravigliosi
loft e spaziosi, luminosi appartamenti. Ma scopr di
esserne meno affascinato del solito, condusse Howdy da
un cagnolino bianco batuffoloso che la padrona present
come Lola e rimase tranquillo a osservare i due cani mentre
svolgevano le loro amabili disamine dei rispettivi genitali.
...
.
...
CAPITOLO 17.
...
.
...
" urgente!"
Come sanno tutti coloro che ne hanno goduto, un mattino
di ottobre a New York  una ragione gi di per s sufficiente
per vivere in questa citt. A est si intravede un accenno
di luce fra i palazzi, mentre sopra i tetti si forma un
banco soffice e basso di nuvole argentate sovrastate da un
pallido, lattiginoso e delicato spicchio di luna. A ovest il
cielo  pi scuro, palpitante. L'aria  fresca e pulita. Le finestre
su entrambi i versanti sono ancora buie. I lampioni
stradali sono gialli. Il mondo naturale, cos spesso offuscato
dalla citt, sembra predominante, vivido, benigno.
Quando Jody apr la porta del suo palazzo e vide il mattino
di ottobre non si concesse simili ricami linguistici, ma
si ferm, si guard intorno, inspir una boccata di fresca
aria autunnale, not che il cielo era blu come un vetro trovato
sulla spiaggia e si sent privilegiata per il fatto stesso
di essere viva. In bocca sentiva il sapore del perossido,
perch aveva deciso di sbiancarsi i denti, che le erano
sembrati alquanto ingialliti, e si era applicata due strisce
adesive prima di uscire a correre con Beatrice. Alle sei del
mattino era poco probabile incontrare qualcuno con cui
dover parlare, e Jody part verso il parco succhiandosi
soddisfatta le due strisce. Forse, pens, era vanesio da
parte sua preoccuparsi del bianco dei suoi denti. D'altra
parte sorrideva cos tanto, spesso per un semplice riflesso
condizionato, che le sembrava giusto non imporre al mondo
un sorriso stanco e grigio, oltre che insincero. Questo si
disse attraversando Columbus Avenue con Beatrice che
trotterellava al suo fianco.
Non aveva ancora dato una risposta a Simon. Se solo
non le avesse chiesto di sposarlo. Se solo la loro amicizia
fosse andata avanti cos, indisturbata e indefinita. Nessuno
l'aveva mai chiesta in matrimonio prima d'ora, e Jody
non era aliena dal provare una sensazione di trionfo all'idea
di aver ottenuto quello che avrebbe dovuto essere il
sogno di ogni ragazza. Sapeva che avrebbe potuto sposare
Simon. Gli voleva bene. Le piaceva andare a letto con lui.
Le era diventato caro in molti modi. Non aveva soldi, ma
non ne aveva neanche lei, e questo non avrebbe richiesto
alcun adattamento economico da parte di entrambi. Nessuno
dei due era giovane, avevano in comune anche quello.Avrebbero potuto vivere nell'appartamento di Simon e
lei avrebbe potuto tenere il suo come uno studio oppure
lasciarlo e risparmiare denaro. Simon era gentile con Beatrice.
Era gentile con Jody. Quando la toccava, la faceva
letteralmente tremare dal desiderio. Quando pensava a
queste argomentazioni, la strada le sembrava chiara.
Ma c'erano anche argomentazioni contro il matrimonio,
la principale delle quali era quello che lei stessa provava,
poich, malgrado tutti i punti a favore, Jody aveva scoperto
che non voleva sposare Simon. Forse non voleva sposarsi
in assoluto. Forse non si fidava dell'infatuazione di
Simon nei suoi riguardi. Forse, semplicemente, lei non lo
amava.
I suoi genitori sarebbero stati cos felici, se avesse sposato
Simon. Non la chiamavano "la cara, vecchia Jody"
come le sue colleghe, ma "la povera Jody". Simon la chiamava
"tesoro". La via era chiara, giusto?
Lei e Beatrice superarono il punto in cui era caduto l'albero.
Oltrepassarono la panchina su cui Simon soleva
aspettarle. Percorsero il Philosopher's Walk sotto una tettoia
sussurrante di foglie di aranci. Beatrice aveva cominciato
a rallentare il ritmo durante le loro corse mattutine, e
ora Jody not che zoppicava leggermente e si ferm a esaminarle
la zampa. La cinse fra le braccia, premendole il viso
contro il collo.
Sei tu che amo, le disse silenziosamente.
Beatrice sollev la zampa posteriore sinistra e liber un
piccolo guaito. Preoccupata, Jody la ricondusse lentamente
verso casa. Avrebbe chiamato il veterinario per portarci
Beatrice nel pomeriggio, dopo la scuola. Le avrebbe fatto
sentire il brano di Vivaldi che lei amava tanto, quello che le
faceva sferzare il pavimento con la coda e alzare gli occhi
adoranti su Jody. Sarebbe andata da Citarella e le avrebbe
comprato una bistecca.
Quando ebbe raggiunto Columbus Avenue, era cos
preoccupata da sentirsi sicura di dover andare immediatamente
dal veterinario e darsi malata a scuola.
Poi, appena cominciato ad attraversare la strada con il
verde, vide Everett come lo aveva visto la prima volta il
giorno della tormenta di neve. Tranne che oggi anche lui
aveva un cane al guinzaglio: Howdy, il cucciolo di Polly.
Si ferm in mezzo alla strada, sorridente, dorato dalla luce
del sole come un dio, fiancheggiato dal suo giovane cane,
dorato anche lui.
Sto badando a lui annunci fiero.
Jody si chiese se ricordasse il loro primo incontro. Sapeva
tutto della relazione che aveva con Polly dalla stessa
Polly, che sembrava trovare un certo conforto in lui ma
continuava regolarmente a parlare del suo ex. Polly era
una ragazza dolce e attraente, Jody doveva ammetterlo. Si
chiese se la ragazza dolce e attraente stesse rendendo felice
l'uomo pi anziano. Everett sembrava felice mentre,
vestito nel suo abito scuro, accarezzava i due cani, uno
pieno di giovane energia, l'altro contratto dal dolore.
Jody si sent all'improvviso vecchia e triste.
Devo portare Beatrice dal veterinario. Zoppica.
In quel momento sent le strisce sbiancanti che penzolavano
spiegazzate davanti ai denti. Si allontan in fretta,
tetra sotto il magnifico cielo azzurro.
Everett port a casa Howdy e gli diede da mangiare,
ascoltandolo inghiottire il cibo come un lupo con la stessa
tenera soddisfazione che ricordava di aver provato sentendo
la piccola Emily che schioccava le labbra. Non aveva
prestato particolare attenzione al problema di Beatrice.
Era vecchia, probabilmente era solo un po' di artrite. Ma
ricordava il primo incontro con Jody e Beatrice sulla strada
innevata. Ricordava la donna attraente e il cane spettrale.
Quante cose erano cambiate da quel pomeriggio di
tormenta. Quel giorno Everett era rientrato a casa e aveva
scoperto che un vicino che non aveva mai conosciuto si
era impiccato al piano di sotto. Ora andava a letto con la
nuova vicina che si era trasferita nell'appartamento del
morto. E portava a spasso il cane del morto. Allora Everett
era un uomo di mezza et annoiato dal proprio lavoro e
dalla propria compagna. Ora era un uomo di mezza et
ancora annoiato dal proprio lavoro. E la sua nuova compagna?
Era annoiato anche da lei?
Everett si diresse sconsolato verso la metropolitana.
Avrebbe voluto invertire la direzione e passare la giornata
con Howdy, guardandolo dormire accanto al calorifero in
cucina. Paventava il giorno in cui Polly sarebbe tornata a riprendersi
il cane, a strapparglielo dal petto, come si dipingeva
l'evento. Si vergognava di quei pensieri. Li scacci
dalla mente, scese la scalinata della metropolitana e si
ferm sulla banchina, sentendo la ventata d'aria viziata
mossa dall'arrivo del treno, sal sgomitando sul vagone
affollato e arriv al lavoro, dove si dedic con profondo
sollievo all'importante compito di intimidire i suoi colleghi
pi giovani.
Dal veterinario, che si trovava dietro l'angolo, Beatrice
annus il gatto dello studio e si distese ad aspettare mentre
Jody percorreva la piccola sala d'aspetto avanti e indietro,
attendendo che venissero chiamate per la visita.
Fece una certa fatica a sollevare Beatrice sul tavolo di acciaio,
fatica che trov consolante come se le dimostrasse
che stava facendo qualcosa per essere d'aiuto. Il veterinario
era un giovane dall'aria gentile, che la ringrazi per
avergli mandato Polly e il suo cane.
Oh fece Jody. Gi, loro. Non le importava chi gli aveva
mandato. Trovava volgare che lui ne parlasse in quel
momento di crisi. Come sta? Le passer?
Il veterinario le diede un antinfiammatorio per Beatrice
e le disse che se di l a qualche giorno avesse continuato a
zoppicare avrebbe dovuto riportarla per fare qualche radiografia.
A casa, Jody si caric Beatrice in braccio per fare
le scale. Le diede un po' di burro di arachidi come consolazione.
Le suon Vivaldi. Quando giunse il momento di
uscire di nuovo lasci che scendesse le scale da sola, e
not che sembrava zoppicare di meno. Quella sera condivisero
una bistecca e si misero a letto a guardare Antiques
Roadshow.
Simon aveva sperato di cenare con Jody per portare
avanti il suo corteggiamento, poich stava diventando impaziente.
Non aveva mai chiesto a nessuno di sposarlo e
pertanto non era esperto in materia, ma i romanzi che
aveva letto e i film che aveva visto gli avevano insegnato
ad aspettarsi una risposta rapida e sicura, che fosse un s o
un no. Quell'incertezza lo metteva a disagio. E lo portava
anche a chiedersi come sarebbe stata la vita coniugale.
Tutte le decisioni sarebbero state prese di comune accordo
e con tempi lunghi? Avrebbe dovuto aspettare in preda all'ansia
mentre sua moglie decideva se fosse meglio l'assicurazione
a termine oppure quella sulla vita? Se avessero
dovuto far costruire delle librerie? Se, e non quando, lui
avrebbe potuto andare in Virginia? E il lato del letto in cui
avrebbero dovuto dormire? A casa di Jody, una volta che
aveva cominciato a farlo salire, Jody preferiva il lato sinistro.
A casa di Simon sceglieva il destro. Avrebbe continuato
a cambiare, una volta sposati? Simon poteva dormire
da entrambe le parti, ma apprezzava la costanza, e gli
sembrava che la costanza fosse proprio ci che sarebbe
stato in pericolo. E gi che stiamo parlando di fastidi, si
disse, doveva ammettere che gli articoli da toilette di Jody
erano particolarmente scoraggianti. C'erano cos tante
bottigliette, cos tanti tubetti, cos tante spazzole, vasetti e
astucci da toilette. Gli piacevano i profumi che fuoriuscivano
dalla doccia di Jody, l'odore di fresco che associava a
lei. Ma la schiera di contenitori di plastica sul bordo della
vasca da bagno e quelli incastrati negli angoli gli parevano
eccessivi-
Ci malgrado, quando non era con lei sentiva la sua
mancanza. Avrebbe voluto averla senza le bottigliette,
senza la sua predilezione per la carne rossa che lui non
mangiava, senza le sue occasionali sigarette, senza il suo
bisogno di esercitarsi diverse ore al giorno con il violino,
cosa che distoglieva la sua preziosa attenzione da lui. Ma
anche con quegli inconvenienti la voleva, ed era ragionevolmente
sicuro che l'avrebbe avuta.
Quella sera Simon rimase seduto al buio in poltrona, arrabbiato
perch Jody non aveva voluto cenare con lui.
Qualche settimana prima aveva rimesso la sella sullo scaffale
alto, gli stivali nelle loro custodie di feltro dentro l'armadio
in camera da letto. Aveva preso tempo con il suo
amico Garden in Virginia, tergiversando con vaghe scuse.
Ma forse avrebbe dovuto tirare fuori sella e stivali dai loro
umilianti nascondigli e prendere il primo volo per la Virginia.
Non c'era nulla che glielo impedisse, e forse non c'era
nemmeno nessuno. Pens alla casetta per gli ospiti in cui
Garden, il suo vecchio compagno di stanza al college, lo invitava
ogni novembre. Garden aveva ereditato un allevamento
di cavalli poco dopo la laurea. Ogni anno, Simon
passava le sue quattro settimane di ferie nel cottage che si
ergeva, piccolo e incontaminato, fra le verdi colline ondulate,
gli ordinati steccati di legno, i tramonti infuocati e un
graticcio di profumatissime rose tardive accanto alla porta
di servizio. Si lasci cullare dai ricordi dei rumori dei cavalli,dei loro sbuffi eccitati, dei loro zoccoli che pestavano sul
terreno. Il cuoio scricchiolante di decine di selle, stivali e
briglie, il latrare frenetico dei segugi, lo schioccare dei rami,
l'aria pungente. Simon era un romantico. Ogni giorno si
dedicava a un lavoro che non amava e ogni sera tornava a
casa con passo pesante. Bisbigliava timidamente in risposta
al mondo chiassoso e affaccendato. Ma nel profondo del
cuore nutriva un'intensa, impetuosa aspettativa. Aspettativa
di cosa? potreste chiedere. E io vi domanderei di rimando:
ha davvero importanza? Per Simon non l'aveva. La sua
segreta eccitazione era indefinita, qualcosa di simile a una
brama, a una speranza, a una tranquilla soddisfazione. Al
buio, in poltrona, sognando il delicato contraccolpo che si
sente quando gli zoccoli del tuo cavallo colpiscono il terreno
dopo aver superato un muretto, uno steccato, un ruscello ghiacciato, Simon sospir di piacere.
Rimase seduto a lungo, sognando le gioie che si stava
negando nella sua ricerca di nuove gioie, finch si rese
conto che aveva fame e and al ristorante in fondo alla
strada per consumare una cena tardiva.
Rimase sorpreso nel vedere Everett seduto da solo a un
tavolo con il cane del barista e una bottiglia di vino rosso.
Rimase ancora pi sorpreso quando Everett gli fece cenno
di unirsi a lui.
Siediti gli disse indicando una sedia. Il cane, che era
disteso a terra, balz immediatamente a sedere. Non tu
gli disse Everett con dolcezza. Tu. Rivolse un sorriso a
Simon.
Simon si sedette senza dire una parola. Tutt'a un tratto
Everett sembrava un tipo a posto. In passato Simon l'aveva
considerato una gran noia, ma ora esibiva un sorriso caloroso
e aveva gi preso un altro bicchiere e versato del vino
per lui. Forse era un po' alticcio, ma aveva anche una
storia con quella ragazza, Polly, e non rappresentava una
minaccia. Simon decise che, poich quella sera non aveva
nessun altro con cui mangiare - e poich in amore era stato
respinto, o quanto meno rimandato -, era lieto di unirsi al
suo nuovo amico Everett.
Cosa ci fai qui tutto solo? domand.
Come? chiese Everett, al pari di molti altri, quando Simon
parlava. Simon aveva notato che se aspettava, la gente
di solito registrava le sue parole, come se il suono sommesso
della sua voce impiegasse pi tempo a viaggiare fino
alle orecchie altrui. Oh prosegu Everett non sono
solo, c' Howdy. Nell'udire il proprio nome, il cane alz
gli occhi su di loro. E ci sei anche tu. Ordina una bistecca.
Io e Howdy mangeremo una bistecca.
Simon non disse che non mangiava mai carne rossa.
Odiava le spiegazioni a cui portava sempre quella dichiarazione.
Lo fai per motivi di salute oppure etici? E il pollo
lo mangi? E il pesce? Non ti manca il bacon? Simon ordin
un piatto di pasta. Bevve un bicchiere di vino e cominci a
sentirsi meglio.
Di solito in novembre vado via disse.
Everett si era sporto verso di lui alla prima parola, ascoltandolo
attentamente. Polly  via con suo fratello. George.
Sto tenendo il loro cane. Abbass la mano per accarezzare
la testa di Howdy.
Simon cerc di mostrarsi solidale. Insomma, pens:
questa gente con i cani. Fatevi una vita. Poi vide entrare
una bella ragazza, i capelli spettinati dal vento, le guance
rosee. Com'era graziosa, mentre portava dentro il mondo
esterno.
Come sta la povera vecchia Beatrice? domand Everett.
Beatrice? Simon non aveva idea di come stesse Beatrice.
Poteva soltanto supporre che stesse come stava sempre:
che fosse dignitosa, con la tendenza a saltare in piedi
e guardarti negli occhi.
Jody era cos sconvolta. L'ho vista stamattina. L'abbiamo
vista insieme, vero Howdy?
Parla con il cane, pens Simon. Con
quell'orribile vocetta infantile che usavano
tutti. Guard la ragazza graziosa
che scioglieva il nodo della sciarpa,
poi recep le parole di Everett. Stamattina,
si ripet, Everett ha visto Jody
stamattina.
Stava tornando dal parco, immagino diceva Everett. Il
cane zoppicava, e Jody lo stava portando dal veterinario.
Sta bene disse Simon. Jody non le aveva parlato di
Beatrice. Non gli aveva detto di essere sconvolta, del fatto
che il suo cane zoppicasse o che lei l'avesse portato dal
veterinario. Simon non aveva idea di come stesse Beatrice.
Per quanto ne sapeva poteva anche essere morta, potevano
averle fatto l'iniezione quello stesso pomeriggio, evento
riguardo al quale, come molti altri eventi su cui poteva
soltanto tirare a indovinare, non era considerato abbastanza
intimo da essere informato. Beatrice sta benone
ribad, non gradendo essere meno informato di Everett riguardo
al cane della sua ragazza.
La fanciulla graziosa stava chiedendo di George.
 lei George? domand a Jamie, che lo stava sostituendo
al bar.
No, grazie a Dio rispose Jamie.
La ragazza si guard intorno.
Jamie si sent improvvisamente in imbarazzo, come se
lei stesse valutando il suo locale. E un luned sera ed  tardi,
avrebbe voluto dirle. Cosa ti aspettavi?
George  via disse invece.
La ragazza sembrava molto delusa. Simon se ne accorse
da un lato all'altro del locale. Sapeva riconoscere l'impotenza
e il disappunto quando li vedeva. Prov un'affinit
vittimistica e intervenne: Questo  il cane di George.
Everett lo guard allarmato. Be', non  proprio esatto.
La ragazza si avvicin al loro tavolo. Allora conoscete
George? Devo trovarlo. E urgente!
A giudicare dal suo tono, Simon avrebbe potuto pensare
che fosse incinta e volesse affrontare George, il padre del
suo bambino non ancora nato; ma in realt lei non sapeva
nemmeno che aspetto avesse George. Aveva scambiato Jamie,
un gay intorno alla quarantina, per George. Malgrado
fossero particolarmente numerose, le ragazze di George
l'avrebbero di sicuro riconosciuto, o quanto meno avrebbero
notato la differenza fra il giovane con i capelli scuri e
l'uomo pi piccolo con i capelli grigi a spazzola dietro il
banco. Simon era incuriosito. Una ragazza graziosa in difficolt.
La giovane si era accovacciata e stava accarezzando
Howdy.
Mi prendo cura io del cane disse Everett sulla difensiva,
tirandolo leggermente a s.
Ho un cane anch'io disse la ragazza. Poi scoppi a
piangere.
Jamie si diresse verso di loro sperando di non dover
chiamare la polizia. Qualche mese prima, un uomo era
entrato e si era spogliato nel bagno. Si era tolto quasi tutto:
aveva tenuto le scarpe da tennis e le calze verdi. Era
tranquillamente uscito dal bagno e si era stravaccato sul
divanetto dal rivestimento nuovo in uno dei spar. Jamie
aveva chiamato il 911 e gli uomini dell'ambulanza erano
accorsi, l'avevano legato su una lettiga e l'avevano portato
via sorridente. Ma grazie al cielo la ragazza non aveva
cominciato a spogliarsi. Non ancora.
Everett guard inorridito la ragazza, che era riuscita a
controllare le lacrime e se ne stava seduta per terra tirando
su con il naso. Pens con trasporto al suo tranquillo appartamento,
scuro e fresco, al riparo dalle passioni femminili.
C'erano dei vantaggi nella solitudine, si disse. Per, se voleva
essere sincero con se stesso, doveva ammettere che il
suo appartamento era tranquillo e al riparo dalle passioni
femminili anche quando c'era Polly. Non che la sua vita
fosse troppo piena di passioni femminili. Anzi, la sua vita
era vuota.
Abbass gli occhi sulla ragazza in lacrime. Spost poi lo
sguardo su Howdy, che le stava leccando la guancia. Allung
la mano e accarezz il cane. Su, su disse a nessuno
in particolare.
Simon, assumendo stancamente i modi dell'assistente
sociale, aiut la ragazza ad alzarsi e a mettersi su una sedia.
Lei si asciug gli occhi con un tovagliolo offerto da Jamie
e fece un sorriso miserando.
George sar di ritorno domani le disse Jamie.
Domani, pens Everett. Domani avrebbe visto Polly,
prospettiva alla quale il cuore avrebbe dovuto sobbalzar-
gli in petto per la gioia e l'aspettativa. Ma l'indomani
Howdy l'avrebbe lasciato solo come aveva fatto sua moglie,
come aveva fatto sua figlia. A un tratto Everett prov
una travolgente, sentimentale ondata di autocommiserazione.
Non avrebbe pi avuto una scusa per andare al
parco al tramonto e sentire i versi delle oche selvatiche
che solcavano il cielo. La vecchia in nero che avanzava
lentissima in strada non si sarebbe pi fermata per chiamare
il cane, terminando sempre le sue frasi con "Cicci,
cicci" mentre tendeva la mano tremante per accarezzargli
la testa. Everett non avrebbe pi guardato il chihuahua
cercare di arrampicarsi sulla zampa di Howdy finch il
suo padrone, un vecchio elegante con un cappello di paglia,
non lo ammoniva dolcemente in spagnolo. La donna
francese non l'avrebbe pi salutato, la vecchia tedesca che
era sopravvissuta all'locausto non avrebbe pi avuto
una scusa per fermarlo e lui non avrebbe pi avuto una
scusa per convincerla a raccontargli la sua coraggiosa storia.
La donna irlandese con le scarpe comode e il Boston
terrier sovrappeso, il bel giovane belga con il grifone di
Bruxelles, l'uomo tatuato con i piccoli barboncini, il ragazzino
undicenne con il pastore tedesco incrociato: quei
vicini non l'avrebbero pi nemmeno notato. Gli uomini
della nettezza urbana non l'avrebbero pi salutato ogni
mattina, appesi ai loro tozzi camion verdi. Il boxer muscoloso
e baldanzoso, il delicato pinscher nano, il saltellante
cucciolo di labradoodle: nessuno di loro si sarebbe infilato
fra le zampe di Howdy e fra le gambe di Everett, attorcigliando
i guinzagli fra loro. Al ritorno di Polly, tutto questo
sarebbe finito.
A Everett sembrava quasi incomprensibile. Aveva vissuto
con quel cane per cinque giorni, e in cinque giorni la
sua esistenza aveva preso vita. La sua strada era piena di
gente, e la sua citt era piena di strade. Il suo parco, che
un tempo non era stato altro che un maestoso percorso
d'allenamento, ora era un paesaggio, un prato, un giardino,
un boschetto, un masso, una palude.
Everett guard la ragazza misteriosa alzarsi e prepararsi
a uscire. Su, su ripet sommessamente, quasi fra s.
...
.
...
CAPITOLO 18.
...
.
...
"La mia solita fortuna."
Simon torn a casa pensieroso. I drammi non erano i benvenuti
nella sua vita. Ne vedeva abbastanza sul lavoro.
Per molto tempo aveva associato le sensazioni intense ai
disadattati sociali e ai malati di mente. Era dispiaciuto per
la ragazza al ristorante, ma era dispiaciuto anche per se
stesso. Era andato l di pessimo umore e ne era uscito di
un umore altrettanto pessimo. Era stata la sua solita fortuna
a farlo avvicinare da una femmina in crisi isterica. Lei
si era asciugata le lacrime, aveva chiesto scusa in un tono
sinceramente toccante e se n'era andata dal ristorante. Simon
le augurava ogni bene, ma l'incontro, e in realt l'intera
serata, l'aveva messo a disagio e reso infelice. Perch
Jody non gli aveva detto di Beatrice?
Arrivato a casa la chiam, con il pretesto di sapere come
stava il cane ma in realt per farla sentire in colpa per
non essersi confidata con lui e, se possibile, per svegliarla.
Perch non te l'ho detto? Suppongo di aver pensato
che non ti sarebbe interessato rispose lei.
Questo era ingiusto, e Simon sapeva che era ingiusto, e
glielo disse in un tono di voce che parve stizzito perfino a
lui stesso ma che non riusc a evitare. Era interessato a
ogni singolo aspetto della vita di Jody. Le chiedeva sempre
dei suoi alunni, delle riunioni del corpo insegnante,
dei passaggi difficili che stava provando.
Hai ragione disse Jody. Perdonami.
Simon era incline a proseguire nella discussione, ma
dovette accontentarsi di averla vinta. La salut, e prima di
andare a letto rimase seduto in poltrona un'altra ventina
di minuti, immusonito. Nemmeno io posso aspettare in
eterno, pens rivolto a Jody. Sono solo un essere umano.
Mentre Everett sistemava un cuscino sotto la testa di
Howdy e si addormentava con un braccio che cingeva il
cane; mentre Simon se ne stava seduto immusonito in
poltrona, e mentre Jody, svegliata dalla telefonata di Simon
e incapace di riaddormentarsi, si era drizzata a sedere
e leggeva un articolo sulla strana morte di uno studioso
di Sherlock Holmes, Doris giaceva felice a letto accanto a
suo marito. L'indomani sera si sarebbe tenuta la riunione
del consiglio comunale in cui lei avrebbe presentato la petizione
per l'impiego di forze supplementari nella polizia
dei parchi allo scopo di multare coloro che si facevano
beffe della legge con i loro canidi defecanti e privi di guinzaglio.
In pi, e questo la eccitava particolarmente, aveva
deciso di introdurre una mozione, se si poteva fare una
cosa simile in un consiglio comunale, per liberare del tutto
i parchi dai canidi tranne che dalla mezzanotte alle sei
del mattino, un periodo sufficientemente generoso durante
il quale, per quanto la riguardava, i canidi avrebbero
potuto aggirarsi in branchi con la bava alla bocca, cosa
che probabilmente avrebbero fatto. Era un'idea ispirata,
pensava Doris. Sarebbe stata la sua eredit riguardo alla
piaga dei canidi. Aveva preso a chiamarli canidi, ormai.
Erano canidi a rigor di legge, e a rigor di legge era come
Doris voleva che fossero.
" una posizione alquanto impopolare" l'aveva avvertita
Mel. "In questo non la posso appoggiare."
"Oh, capisco che lei non mi possa appoggiare pubblicamente.
Sarebbe un suicidio politico" aveva replicato Doris,
apprezzando la natura clandestina della loro conversazione.
"Mi baster sapere che mi appoggia nel profondo del
suo cuore."
Mel non aveva esattamente risposto, ma Doris capiva che
doveva proteggersi. Non sapevi mai chi poteva essere in
ascolto. E cos aveva accettato il suo appoggio inespresso.
"Uno di loro non esce nemmeno di casa" aveva raccontato.
"Si ferma nell'atrio, lascia uscire il canide e una decina
di minuti pi tardi lancia un grido. E il canide torna a
casa come se niente fosse, lasciandosi dietro... be', quello
che si lasciano dietro..."
"Un cane obbediente, giusto?"
"Non  questo il punto" aveva replicato Doris.
"No, certo che no" si era affrettato a rispondere Mel.
Negli ultimi tempi, Doris visitava spesso il suo ufficio.
Lo stesso Mel era diventato uno dei suoi progetti sociali, e
sembrava fare progressi. Spesso si riferiva all'energia civica
di Doris in termini che lei interpretava quasi come di
meraviglia, anche se non  sicuro che la partecipazione di
Doris all'amministrazione locale gli facesse il piacere che
lei immaginava, visto che le sue lodi pi sonore avvenivano
invariabilmente quando la conduceva fuori dal suo ufficio.
Ma Doris era contenta, e si gir nel letto, si premette
contro la mole calda e familiare di Harvey e si addorment
fra visioni di migliorie alle infrastrutture e riforme
statutarie.
Il viaggio in California era stato quello che George si era
aspettato: un'amorevole combinazione di senso di colpa e
indulgenza. Polly l'aveva trascinato avanti e indietro fra le
case dei loro genitori, divorziati ormai da tempo ma ancora
litigiosi, come aveva sempre fatto. Avevano dato soddisfazione
sia alla madre, a Santa Monica con il suo insopportabile
compagno, sia al padre, a Encino con la sua innocua
mogliettina. Erano stati nutriti e messi al centro dell'attenzione,
e a quel punto, con un po' di tristezza e un notevole
sollievo, erano fuggiti.
Sul volo di ritorno per New York, Polly chiese a George
perch Everett non gli piacesse. Nel tentativo di evitare la
vera conversazione che avrebbero dovuto fare (Everett era
troppo vecchio per Polly, che lo stava usando per evitare
di costruirsi una vera vita, e inoltre aveva un atteggiamento
superiore e sgarbato), e rammentando quanto Everett
era stato dolce con Howdy, George borbott di essere geloso
di lui per via del cane. Polly esplose in una gran risata, e
l'uomo seduto accanto a lei si svegli di soprassalto.
Bene. Sei tornata disse Everett quando Polly apparve alla
sua porta. Tesoro aggiunse dandole un bacio sulla
guancia.
Polly si accorse di una certa freddezza nella sua accoglienza,
ma era immersa nel vortice fragoroso delle feste
di Howdy e scacci l'idea dalla mente.
Vi siete divertiti? domand. Si era rivolta a Howdy,
ma Everett rispose con improvviso entusiasmo. Le raccont
dei felici incontri di Howdy con scoiattoli, anatre e
bambini. Descrisse acrobatiche rincorse a frisbee e palle
da baseball. Si dilung sulle quantit di peli raccolti ogni
giorno con i diversi tipi di spazzola che aveva provato. E
alla fine, semplicemente, disse: Mi mancher molto,
quindi porse a Polly il sacchetto con il cibo non consumato
e i nuovi giocattoli e chiuse la porta.
Howdy emise un gemito confuso, guard la porta chiusa
e poi segu Polly gi per le scale verso il loro appartamento.
Polly si chiese se Everett fosse ubriaco. Il suo comportamento
era stato davvero bizzarro, dapprima imbronciato e
poi quasi maniacale. Guard il cane annusare i mobili di
casa. Gli riemp la ciotola dell'acqua e lo osserv bere, cosa
che, con il suo sonoro sciabordio, aveva sempre trovato affascinante.
Poi lo port fuori. Fecero una lunga passeggiata,
lasciando impronte fangose sulla riva del lago e fermandosi
fianco a fianco a guardare i riflessi del sole al tramonto
sulle finestre degli alti palazzi dell'East Side. In alto, sopra
di loro, si librava un falco. Uno stormo di cardellini saett
rapido nell'aria. Tra le foglie cadute dai colori accesi si ud
un fruscio. Howdy ringhi. Polly abbass gli occhi, aspettandosi
un uccello che razzolava nel sottobosco o uno
scoiattolo indaffarato. Quella che vide, invece, fu la lunga
coda di un ratto che guizzava sotto le foglie per poi scomparire.
Sorrise. Era a casa.
Quella sera, quando George torn al lavoro, Jamie lo
prese in disparte e gli raccont la scena della sera prima.
Ma chi era? domand George.
Non lo so, ma era fuori di testa.
Che aspetto aveva?
Alta, bionda, favolosa.
George si illumin in volto. Non sembrava male. Ma
cosa voleva da lui?
E ti ha scambiato per me?
Jamie annu roteando gli occhi. Poi  andata dagli altri,
ha visto Howdy e ha cominciato a piangere come una fontana.
George riflett. La ragazza non lo conosceva, questo era
chiaro. Ma sapeva come si chiamava e dove lavorava. E
qualcosa che lui aveva fatto le aveva causato lacrime e sofferenza.
 stato il cane a farla piangere?
Jamie annu di nuovo.
George ebbe un pensiero terribile. E se fosse stata una
parente dell'uomo che si era ucciso? E se fosse venuta a riprendersi
Howdy?
Non penso di volerla vedere disse.
Magari sei il suo donatore di sperma.
Sei tu quello con i bambini, non io.
And dietro il banco e cominci a tagliare fettine di limone.
La bionda misteriosa voleva Howdy. Suonava sinistro.
E se Howdy fosse stato segretamente clonato in Corea e la
donna fosse un agente governativo? Ma quale governo? La
CIA... Ma forse Howdy non era clonato. Forse non era nemmeno
un bastardo. Era di una razza rara, rarissima, valeva
una fortuna e la donna bionda era venuta a reclamarlo come
unica eredit di suo... padre? Zio? Un lontano Cugino-
Prese il cellulare e chiam Polly.
L'uomo nel tuo appartamento, il morto... non aveva
parenti, giusto? Era uno scienziato, magari? Era coreano?
Perch mi chiedi di lui? Perch mi chiedono tutti di
lui?
In quel momento una ragazza alta e bionda entr nel
locale, e George cap subito che era la bionda della sera
prima, quella che lo stava cercando.
Lascia perdere disse, e riagganci.
Mentre George osservava la ragazza bionda attraversare
il ristorante, Everett era seduto al tavolo della cucina di
casa sua. Si stava preparando un martini, ma la telefonata
di Emily lo aveva interrotto.
Il mese prossimo vengo a casa annunci
Emily.
S, lo so.
Per il matrimonio di mamma.
Giusto.
Vorrei che venissi anche tu.
Non pensi che sarebbe un po' imbarazzante?
Penso che l'intera cosa sia imbarazzante. Dovrebbero
vivere nel peccato.
Everett riagganci, ripose la bottiglia di gin e and al ristorante
sul lato opposto della strada per il suo drink e la
sua cena, sperando di vedere Howdy. Polly aveva telefonato
dicendo che era stanca e scombussolata dal fuso orario e
che sarebbe andata a letto. Aveva un tono irritabile e acido,
ed Everett non aveva voluto ribattere, malgrado il volo fosse
stato breve e lei non fosse certo arrivata da Hong Kong.
Howdy gli mancava gi. Forse George l'aveva portato con
s al lavoro.
Anche Simon e Jody erano diretti al ristorante. Beatrice
era rimasta a casa, poich la gamba le dava ancora fastidio.
Simon si era scoperto meno solidale di quanto sarebbe
stato normalmente, per il semplice fatto che non era
stato informato.
Se la caver aveva detto quando se ne stavano andando
e Jody non voleva staccarsene. Lei gli aveva scoccato
un'occhiata che gli aveva fatto rimpiangere di avere aperto
bocca. Nel tentativo di compensare la propria freddezza,
Simon si era chinato e aveva salutato Beatrice con un bacio.
Jody gli aveva sorriso, e Simon aveva baciato anche lei.
Ho riflettuto molto su... Jody esit, palesemente imbarazzata.
Sulla tua... proposta.
Come suonava strana messa in quei termini, una modesta
proposta, come se le avesse suggerito di mangiare i
propri figli.
Mi piacerebbe che le cose restassero come sono disse
lei. Per ora.
A volte anche Simon pensava che gli sarebbe piaciuto
che le cose rimanessero com'erano. A volte si era domandato
cosa avrebbe fatto se Jody avesse accettato. Da quando
le aveva chiesto di sposarlo notava cose che quasi sicuramente
lo avrebbero infastidito una volta che si fossero
sposati, cose di cui prima non si era nemmeno reso conto.
Il modo in cui lei lasciava il suo cappotto sulla sedia, le
briciole di pane tostato nel burro, il suo amore per la musica
antica. Ci malgrado, quando abbassava lo sguardo
su di lei come adesso, vedendo i suoi rapidi passi e i suoi
capelli mossi dal vento, o quando lei alzava gli occhi su di
lui, sorrideva indecisa e poi gli prendeva la mano, avrebbe
voluto passare ogni istante con lei, depositare in prima
persona briciole di pane tostato sul burro, fette intere se
necessario.
Torniamo a casa disse lui, improvvisamente travolto
dal desiderio.
Jody fece un sorriso molto speciale, un sorriso che lui
conosceva e amava. Senza dire una parola, tornarono sui
loro passi.
Jody giaceva nel buio accanto a Simon, che era scivolato in
un sonno leggero. Era felice e aveva fame. Che bello, provare
sensazioni cos inequivocabili: felicit, fame. Anche
Beatrice dormiva, coricata sul tappetino accanto al letto.
Perch non avrebbe dovuto essere sempre cos? Il matrimonio
avrebbe rovinato tutto, avrebbe caricato di troppo
peso il tessuto morbido e leggero del tempo che passava
con Simon, l'avrebbe lacerato, fatto a pezzi. Jody ne era sicura.
Ma perch? Aveva sempre pensato di volersi sposare.
Di sicuro aveva desiderato avere dei figli. Ma ora, chiss
come, al momento decisivo tutto ci che voleva era essere
distesa cos al buio, con Simon accanto a lei. Cosa c'era di
cos sbagliato?
Forse non era sbagliato, si disse dopo un po', ma ora i
pensieri sembravano averla svegliata del tutto. Era in
pensiero perch temeva di aver ferito Simon. Era in pensiero
perch temeva semplicemente di stare commettendo
un errore. Era in pensiero perch aveva fame ed era in
pensiero perch stava ingrassando. In preda ai pensieri, si
gir e rigir, e temette di svegliare Simon. Scese con cautela
dal letto e and in bagno con il telefono. Chiam il ristorante
messicano e ordin mezzo chilo di fajitas di pollo.
A Simon piaceva, e sarebbe avanzato qualcosa per l'indomani.
Quando ebbe riagganciato, non potendo accendere
le luci del monolocale senza disturbare chi dormiva, pens
che tanto valeva fare un bagno.
Vers i sali nella vasca e attese che si riempisse, godendosi
il vapore. Scivol in acqua, chiuse gli occhi e pens
che, s, voleva che le cose restassero com'erano.
Simon si era destato nell'istante in cui Jody si era alzata
dal letto, ma rimase disteso senza muoversi, assaporando
la quiete di una casa altrui. Era diversa dalla quiete del suo
appartamento. Ud lo scroscio dell'acqua nel bagno. Si immagin
Jody immersa nella vasca con soltanto la testa e le
ginocchia che sbucavano dall'acqua lattiginosa. Il profumo
dei sali penetr nella stanza. Com'erano misteriose, le
donne. Profumate, ostinate e insondabili. Lei era cos bella,
cos morbida, e aveva un cuore cos duro. Simon era furioso
e ferito, e al tempo stesso appagato e colmo d'amore.
Lei l'aveva rifiutato. Cerc di stravolgere le sue parole
per concedersi qualche possibilit. Lasciare le cose come
stanno. Per ora. Questo lasciava forse un margine di speranza,
ma non era certo il deciso avallo dei suoi programmi
matrimoniali che aveva sperato di ottenere. Perch
non avrebbe dovuto sposarlo? Che differenza poteva fare,
per lei? Avrebbe conservato il suo lavoro e il suo cane.
Avrebbe dormito ogni notte accanto a lui come adesso,
avrebbe fatto l'amore come adesso, avrebbe suonato il suo
violino come adesso. Simon non riusciva a capire cosa le
impedisse di accettarlo, e la sua rabbia crebbe sempre pi.
Pens di chiamare il suo ex compagno di stanza in Virginia.
Poteva ancora andarci. Era solo per un mese, dopo
tutto. Al suo ritorno, Jody sarebbe stata dov'era sempre
stata, nel suo piccolo appartamento con il suo grosso cane
e i suoi saponi profumati. Forse a quel punto avrebbe
cambiato idea. Forse il "per ora" sarebbe finito.
Jody chiuse gli occhi e appoggi la nuca sul bordo smaltato
della vasca. Avrebbe voluto che Simon si svegliasse e la
raggiungesse. Sarebbe stato romantico. Se lo dipinse mentre
apriva la porta e il vapore gli circondava il corpo nudo.
Sarebbe entrato nella vasca, si sarebbe calato nell'acqua... e
per lei non ci sarebbe stato pi posto, pens Jody immaginandosi
l'acqua che fuoriusciva dalla vasca e l'intrico di ginocchia,
gomiti e arti scomodi e scivolosi. E si chiese se il
matrimonio fosse questo: due individui nudi in una vasca
da bagno, mentre l'acqua diventa fredda e grigia.
Simon buss.
Devo andare sussurr.
Jody apr la porta con la punta del piede. Simon era vestito.
Si chin a baciarla.
Non ti preoccupare disse lei senza sapere bene perch.
Preoccuparmi? No. No, non mi preoccupo.
Suon il citofono, e Simon attese sulla soglia di casa che
il fattorino salisse le scale. La vista di Jody nella vasca da
bagno l'aveva raddolcito.
Nella borsa ci sono dei soldi grid Jody dal bagno,
affrettandosi ad asciugarsi.
Concedimi l'onore disse Simon con finta grandiosit.
Infilatasi l'accappatoio e uscita dal bagno, Jody trov i
contenitori del take-out ordinatamente sistemati sul tavolo.
Le era stato preparato un posto con forchetta e coltello
di plastica sui due lati del piatto di carta, la forchetta posata
sul sottile tovagliolino di carta.
Non resti? chiese sedendosi e servendosi senza aspettare
una risposta.
Simon rest. Il profumo delle tortillas calde era troppo
invitante. Riconoscente, mangi diverse fajitas, poi torn a
casa con altrettanta riconoscenza, verso il suo letto e la
sua quiete familiare.
A differenza di Jody e Simon, Everett arriv al ristorante e
vide immediatamente che Howdy non c'era. Ma c'era, cosa
quasi altrettanto interessante, la ragazza che la sera prima
era scoppiata a piangere a dirotto. Era accanto alla porta
nei pressi delle cucine, con il cappotto ancora addosso, e
fissava George. George, talmente rosso in volto che lo si
vedeva dall'ingresso del ristorante, ricambiava l'occhiata.
Cosa aveva fatto a quella povera ragazza? si chiese Everett.
Polly si lamentava di continuo di lui, del fatto che
fosse un donnaiolo. Ma come puoi fare il donnaiolo con
una donna senza che questa ricordi come sei fatto? Forse
la stava molestando via Internet. Everett si avvicin e si
sedette al bar nella speranza di udire qualcosa.
George? disse la ragazza in tono scioccato.
Alexandra disse George, perch era lei, Alexandra, la
sua ex principale, pi autorevole che mai.
Si fronteggiarono con espressioni quasi altrettanto inorridite.
La mia solita fortuna disse Alexandra. Poi scoppi in lacrime.
...
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...
CAPITOLO 19.
...
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...
"Morde."
Quando Alexandra cominci a piangere, George le porse
un fazzoletto. Non sapeva cos'altro fare. Gli sembrava quasi
impossibile che quell'arrogante donna-principale fosse
capace di piangere.
Mi dispiace disse lei da dietro l'enorme fazzoletto
bianco.
Oh fece lui. Davvero?
Laura ha detto...
Conosci Laura?
Eravamo compagne di stanza al college. Ha detto che
c'era questo tizio con cui era stata...
Oddio, si disse George, cosa avr fatto di male?
E ha detto che era bravissimo...
Laura aveva detto che era bravissimo? George sorrise.
... con il suo cane prosegu Alexandra. Lei ha questo
cane, Kaiya...
Il sorriso di George si appann.
Alexandra riprese a piangere, e George le vers un bicchiere
d'acqua e uno di vino. Glieli porse entrambi, e lei rimase
l in piedi a singhiozzare reggendo i bicchieri. George
la condusse verso il banco, e lei si sedette accanto a
Everett. George avrebbe preferito un altro sgabello, ma se
non altro adesso era seduta, e stava sorseggiando l'acqua e
trangugiando il vino. Ed Everett sembrava pi indifferente
che mai, tanto che non fece nemmeno un cenno di saluto
con il capo.
Vuoi mangiare qualcosa? chiese gentilmente George.
Alexandra scosse la testa.
Mi dispiace davvero disse.  solo che mi aspettavo
di trovare un addestratore di cani, e invece sei tu.
George non grad il suono di quel "tu". Per quanto mosso
a compassione da quel volto rigato di lacrime, non pot fare
a meno di pensare che nella pronuncia di quel "tu" Alexandra
avesse tradito un livello inaccettabile di disprezzo.
Alexandra fece un gran sospiro. Che stupido equivoco.
Mi dispiace averti disturbato. Sto cercando questo tizio di
cui mi ha parlato Laura, uno che  incredibile con gli animali,
e ho questo cane... La voce le venne meno, e prese a
fissare il bicchiere di vino in preda a un palese tormento.
George si rese conto che avrebbe dovuto perdonarle la
pronuncia sprezzante di quel "tu". Si rese conto che non
era venuta ad accusarlo di qualcosa. Era venuta a chiedere
il suo aiuto, e la sua galanteria si attiv all'istante. Le si
sedette accanto e cominci con delicatezza a chiederle notizie
sul suo cane.
Era un bastardo, un incrocio fra chihuahua, carlino,
beagle e terrier. Era il cane pi grazioso al mondo. Era cos
carino che la gente la fermava per strada per chiederle
che cane era.
Fantastico disse George.
No. No,  terribile. Si fermano a chiedere che cane ,
fanno per accarezzarlo... e lui li aggredisce. Alexandra abbass
gli occhi in preda alla vergogna. Morde sussurr.
Morde... anche me. A un tratto guard George. Ma poi
 cos dispiaciuto si affrett a soggiungere. Guaisce e mi
lecca la faccia...
Come si chiama?
Jolly. Ma a che serve? Pensavo solo, come ultima spiaggia,
che questo tizio...
Ma il tizio sono io. Sono io che ho aiutato Laura con il
suo cane.
Alexandra inclin la testa come faceva Howdy quando
era confuso. Tu?
George continuava a non gradire il modo in cui pronunciava
quel "tu", ma la cavalleria di nuovo ebbe la meglio
sul risentimento. S, io disse.
Nell'udire tutto ci, Everett pens che parte del mistero
fosse chiarita. Non era una causa di paternit, quanto meno,
anche se per qualche ragione Alexandra non aveva
una gran bella opinione di George. Prese in considerazione
l'idea di intervenire, appoggiando l'affermazione di
George. Ma non gli andava di rivelare che stava origliando,
e cos continu a mangiare in silenzio.
Porto fuori Kaiya ogni mattina stava dicendo George.
Davvero?
Dio, pensavo che fossi una parente del tizio che si 
ucciso nel mio appartamento.
Cosa?
Credevo che volessi prendere il mio cane.
Hai un cane?
In realt no.
Alexandra si alz. E allora?
 il cane di mia sorella precis George.
L'hai addestrata tu?
Per un attimo pens che si riferisse a sua sorella.  un
maschio disse poi.
Io di certo non lo voglio disse Alexandra. Tu non lo
vuoi? Morde anche lui?
No, figuriamoci se morde.
Gli rivolse una fiera occhiata di sfida.
 solo un cucciolo aggiunse lui nel tentativo di coprire
la propria insensibilit. E suppongo di averlo addestrato.
E hai addestrato il cane di Laura?
George si rigir la domanda nella mente. Aveva addestrato
Kaiya? A lui sembrava che si fosse semplicemente
calmata da sola. Era diventata sempre pi obbediente allo
stesso modo in cui Howdy era diventato sempre pi grande,
impercettibilmente, un giorno dopo l'altro. Era accaduto,
tutto qui. Oppure no? George doveva ammettere che di
recente aveva preso l'abitudine di leggere tutto ci su cui
riusciva a mettere le mani riguardo al comportamento animale
e all'addestramento dei cani, passando ore alla Barnes
& Noble di 66nd Street e altre ore in biblioteca e su Internet.
Aveva letto libri di una donna autistica che aveva progettato
gabbie meno crudeli per il bestiame diretto al macello;
aveva guardato filmati di monaci addestratori di cani che
correvano su campi ghiacciati mentre i loro rispettosi pastori
tedeschi li seguivano camminando eleganti e sicuri
sulle grosse zampe. Aveva consultato volumi sul comportamento
del branco e sulla modificazione comportamentale
nei cavalli, nei bambini e nei pappagalli. Aveva studiato un
testo di etologia e letto il libro di Virginia Woolf su Flush, il
cane di Elizabeth Barrett Browning. Era poi passato a Elizabeth
von Arnim, J.R. Ackerley e Cesar Millan. Aveva parlato
piano a Kaiya e aveva ascoltato Kaiya, aveva guardato e
risposto, premiato e ignorato Kaiya. E Kaiya si era calmata.
S rispose alla fine. Ho addestrato il cane di Laura.
Alexandra si sedette e gli rivolse un'occhiata miseranda.
Ha il cuore spezzato, pens George, e quella stessa
espressione, avere il cuore spezzato, lo rattrist e gli fece
venire voglia di aiutarla. E doveva anche ammettere che
gli piaceva il fatto che la sua ex principale lo stesse implorando
di aiutarla. Per questo attese una frazione di secondo
pi del necessario, godendosi l'inedita sensazione di
forza e superiorit, ma alla fine sent di doverle dire che
malgrado avesse aiutato il cane di Laura non era un vero
addestratore di cani.
Non ho esperienza e non ho credenziali.
Non mi interessa. Ho gi provato tre addestratori di
cani. Con esperienza e credenziali.
Forse potrei aiutarti a trovare qualcuno.
Alexandra si alz e si avvolse la sciarpa intorno al collo.
Non si era mai tolta il cappotto.
A che serve? Il veterinario mi ha detto di fargli l'iniezione.
Avevo pensato di tentare quest'ultima strada.
Con la sua passione per il gesto cavalleresco, gesto che
spesso era evidente solo a lui, George ud l'inconfondibile
squillo di tromba che lo chiamava alle armi e prov l'urgente
desiderio di rispondere. Povera, adorabile Alexandra.
Le prese la mano.
Prendendole la mano la guard negli occhi e si rese conto
che l'angoscia della povera, adorabile Alexandra era troppo
reale per le sue fantasie cavalleresche. Quella non era una
giostra medievale a cavallo. Non era una questione di gesti
e di modi. Era dolore e sofferenza, e George cap che il dolore
e la sofferenza di una fanciulla lo attiravano meno del gesto
di aprirle la porta o servirle un bicchiere di vino.
E poi c'era il fatto che Alexandra era una donna fredda e
dura, che gli aveva reso la vita difficile ed era sembrata goderne,
una donna che aveva sfruttato ogni occasione per
umiliarlo. Eppure ora stava praticamente pregandolo di
aiutarla.
Era cos triste e vulnerabile, mentre si asciugava gli occhi
con un tovagliolino da cocktail. George sent un soprassalto
di protettivit che era di solito riservata a Polly.
Il pensiero di Polly gli fece venire in mente Everett. Si
volt verso di lui, ma Everett era concentrato sul suo piatto,
apparentemente affascinato dai tortellini.
Resta disse George ad Alexandra prendendole l'altra
mano nelle sue. Resta e mangia qualcosa. Poi magari mi
presenti Jolly. Che ne dici se ti do una mano mentre cerchiamo un vero addestratore?
L'occhiata che Alexandra gli rivolse, mista a un'espressione
sparuta e indifesa di speranza appena sbocciata, non
sfugg a Everett, malgrado continuasse a fronteggiare il suo
piatto. Immagina qualcuno che ti guarda in quel modo,
pens con una punta di invidia.
Ascolt mentre Alexandra ordinava il budino di pane.
Ottima scelta, avrebbe voluto dirle. Il budino di pane era delizioso e confortante.
Ho gi mangiato gi al locale stava dicendo a George.
Lavori ancora l?
Alexandra annu, poi sbott: Mi spiace di essere stata
una stronza, ma eri un pessimo cameriere, cos'avrei dovuto fare?.
Nell'udire questo, Everett non pot fare a meno di alzare
gli occhi su George. Sembrava tranquillo come se Alexandra
gli avesse chiesto un altro bicchiere di vino, che infatti
le stava versando.
Sarai pi bravo con gli animali, suppongo aggiunse incerta Alexandra.
...
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...
CAPITOLO 20.
...
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...
"Ma in realt parlavo di amore."
Forse vi state chiedendo che ne fosse stato di Doris e dei
suoi programmi di riforme canine. Ebbene, il consiglio comunale
non ebbe il successo che Doris aveva sperato. Vi
furono anche coloro che, dopo essere trasecolati, cominciarono
ad attaccarla con quello che lei considerava un malsano,
quasi psicotico fuoco di sbarramento verbale. Di sicuro
erano chiassosi, quei cittadini, ma Doris rimase a testa alta
finch non venne ristabilito l'ordine e il fracasso si calm.
Un appello mormor a quel punto, scuotendo tristemente
il capo al cospetto di tali intemperanze. Qualcuno
deve porre dei limiti. Mel, not, era silenzioso come una
tomba, e vedendo come avevano reagito gli altri non poteva
davvero biasimarlo. La politica  la politica, pens, ma
anche il dovere civico  il dovere civico, e drizzando le
spalle (aveva deciso di indossare un tailleur Chanel d'epoca
e in quel momento si sentiva incoraggiata dal taglio sobrio
ed elegante del completino blu) sorrise paziente,
strizz l'occhio a Mel e concluse la sua arringa dichiarando
che una petizione non poteva essere ignorata, che la
gente si sarebbe fatta sentire e che lei sarebbe tornata con
un numero di firme sufficiente a far cadere le autorit costituite
dai loro compiaciuti piedistalli di ignoranza e pregiudizio.
Non siamo a Parigi! proclam sedendosi e sollevando
il pugno in un gesto di sfida a quella citt di marciapiedi
insozzati dai cani, e nessuno avrebbe potuto mettere in
dubbio la sua affermazione.
Nel suo isolato, oltre tutto, Doris aveva una piccola ma
reale fazione di sostenitori. Di sicuro sono pochi i cittadini
che si opporrebbero in modo attivo all'idea di avere i marciapiedi
puliti, o che approverebbero gli escrementi sulle
strade. Perfino i padroni di cani, incolpando gli accompagnatori
di professione dell'occasionale sporcizia, erano
solidali con Doris riguardo all'idea di far rispettare le leggi
che obbligavano a raccogliere le cacche dei cani. Il suo
impegno di pulizia era stato notato e apprezzato. Se i suoi
seguaci non erano al corrente delle sue proposte pi estreme,
si disse Doris, se non altro avevano cominciato a ringraziarla
quando la vedevano impegnata nelle sue ronde,
e per questo, anche dopo l'insuccesso del consiglio comunale,
Doris era certa che il suo giorno sarebbe arrivato.
Jody, che badava sempre a pulire la sporcizia del suo cane,
non era, inutile dirlo, fra i sostenitori di Doris. A Jody
la faccia arancione, il pugno minacciosamente agitato e il
grosso SUV bianco risultavano ostili e alieni, apparizioni ricorrenti
e inquietanti nel suo gradevole, amichevole isolato.
E quanto si era rivelato amichevole il suo isolato, pensava
Jody un pomeriggio mentre muoveva ripetutamente
la sua bacchetta su e gi e ascoltava il canto dei bambini
schierati davanti a lei. Non era un gruppo molto dotato,
quello dell'asilo, ma i piccoli si impegnavano, e le loro faccine
erano quasi comicamente espressive. Il primo gruppo
dell'asilo a cui aveva insegnato era ormai all'ultimo anno
del college. Faceva quel mestiere da diciassette anni. Era
un pensiero inquietante. Ma perch inquietante? Dopo tutto,
era una donna di trentanove anni. Mancava una settimana
al suo quarantesimo compleanno. A quel punto s
che sarebbe stata una zitella. Quando avrebbe smesso di
vedersi come una diciassettenne, si chiese, e cominciato ad
accettare non solo di essere adulta ma di esserlo da un
tempo sufficiente ad avere diciassette anni di lavoro adulto
alle spalle, ad avere dietro di s un'intera esistenza?
I've got a mule, her nume is Sal cant insieme ai bambini
esagerando il movimento delle labbra per aiutarli a ricordare
le parole.
E non era stata neanche la pi brillante delle esistenze.
Non era una musicista di successo, o quanto meno non si
guadagnava da vivere suonando. Ma finora questo non le
era mai importato. Finch fosse stata in grado di suonare,
sarebbe stata soddisfatta. E l'insegnamento dava le sue
gioie. Non era male, essere adorata. I bambini l'avevano
sempre adorata. E adesso anche Simon l'adorava.
Bravi! disse allegra.
I bambini uscirono dall'aula, alcuni di loro saltellando,
e uno di loro, un maschietto dai ricci rosso scuro, si ferm
a baciarle la mano prima di correre dai suoi amichetti.
Certo che le piaceva avere ammiratori. A chi non piace?
Ma questo significava che avrebbe dovuto sposare Simon?
Sistem le sedie e ripose gli spartiti nella borsa. Malgrado
gli avesse gi dato la sua risposta, continuava a porsi la
domanda. Sapeva che, volendo sposare qualcuno, era improbabile
trovare un marito migliore. Simon era gentile e
onesto. E sexy. Era anche ordinato, forse un po' troppo, cos
come era un po' troppo abituato a vivere solo. Ma anche
lei, se era per questo. Di sicuro era un problema risolvibile.
Due figli unici al centro dei loro rispettivi mondi. Cerc di
immaginare come sarebbe stato vivere nell'appartamento
di Simon insieme a lui. Lui si sarebbe seduto sulla sua poltrona
di pelle. Lei e Beatrice si sarebbero... distese sul pavimento
ai suoi piedi?
Ti puoi portare una poltrona da casa, si disse, dimenticando
che l'appartamento di Simon sarebbe stato casa sua.
Quella notte, coricata accanto a Simon nel letto di lui, lo
guard dormire. Negli ultimi tempi l'insonnia era tornata,
e Jody non aveva ancora capito come affrontarla quando
era da Simon. La finestra era chiusa, perch Simon preferiva
cos, e nella stanza faceva troppo caldo. Le lenzuola le
sembravano ruvide e spiegazzate. Jody non poteva accendere
la luce e leggere perch cos facendo l'avrebbe svegliato.
Ma Simon aveva un'aria cos pacifica, e Jody ne fu
commossa, pur rammentandosi che tutti sembrano pacifici
quando dormono, anche le persone terribili. Stalin probabilmente
sembrava un angelo quando dormiva, sempre
che gli angeli avessero mai avuto folti baffoni neri, cosa
che probabilmente non era.
Allung la mano e accarezz la testa di Simon. Non si
era ancora abituata al piacere, alla sicurezza di avere quell'uomo
accanto a s.
Dovrei proprio sposarti sussurr.
Simon si mosse.
Che ore sono? chiese.
Le tre.
Come mai non dormi?
Stavo pensando disse Jody, sorpresa come lo era spesso
dal proprio tono allegro.
Oh... fece Simon. E si riaddorment.
Quel mattino Jody lo guard con attenzione, memore
del momento in cui, prima dell'alba, si era resa conto che
avrebbe dovuto accettare di sposarlo.
Stai pensando al matrimonio? gli chiese. Ancora?
Simon, che stava aprendo il giornale, si arrest. Lo teneva
sollevato come una carta geografica, come se si fosse
perduto, pens Jody.
Simon stava effettivamente pensando al matrimonio. E
proprio in quel momento, ma quello che stava pensando
era che forse, dopo tutto, Jody aveva ragione. Avrebbero
fatto colazione insieme, dopodich lei e il suo enorme cane,
che ora gli stava annusando i piedi con sgradito interesse,
sarebbero andati a casa e l'avrebbero lasciato alla sua solitaria
ginnastica, alla sua doccia, alla sua rasatura. Gli piacevano
quelle attivit private, e parte del suo apprezzamento
derivava, se ne rendeva conto, dal fatto stesso che erano
private. Se fosse stato sposato, stava pensando, lei sarebbe
rimasta l, sorridente e incoraggiante, mentre lui faceva le
sue flessioni. Sarebbe stata in attesa, con pazienza e buonumore,
della doccia e del lavandino. Sarebbe stata amorevole,
gentile e disponibile in tutti i modi, ma sarebbe stata l,
come un'intrusa.
Un po' rispose Simon, finendo di aprire il giornale
per nascondere la propria confusione.
Anch'io.
Jody accost la sedia alla sua. Simon sent il suo fresco
profumo di sapone. Quanto era graziosa, anche al mattino.
Poi la vide grattarsi energicamente la testa e il gesto
gli fece pensare a Beatrice, che si era coricata di traverso
sui suoi piedi. Jody scivol dalla sedia e gli si sedette in
grembo. Ora Simon poteva sentire il caff e gli odori acidi
e stantii del sonno nel suo alito. Avvertiva un caldo fastidioso.
Il termosifone cominci a rumoreggiare. Come potevano
aver aumentato il riscaldamento? Era soltanto...
novembre.
Novembre disse ad alta voce.
Novembre ripet Jody senza badarvi. Stava fissando
un articolo sul giornale che parlava del riscaldamento del
pianeta.
Fa un tale caldo disse Simon, tendendo le braccia davanti
a s e arrotolandosi le maniche con una certa difficolt.
Gli piaceva che il suo appartamento fosse riscaldato,
ma ora si esagerava. Avrebbe dovuto parlarne con il padrone
di casa. Fa troppo caldo.
Jody annu e disse: Presto tutti i pesci moriranno.
Simon si accorse che faticava a respirare. Cerc di fare
un respiro profondo. Cominci a tossire.
Vuoi un po' d'acqua? chiese Jody. Non sembrava aspettarsi
una risposta.
Lui la spinse dolcemente via, e lei trascin con s il giornale
sul tavolo.
Scusami disse Simon.
Mmh mormor Jody, ancora immersa nella lettura dell'articolo.
Simon si alz.
Leggendo, Jody pass distrattamente un dito sul suo
piatto, raccogliendo le briciole. Beatrice alz la testa e parve
fissare direttamente Simon con un'espressione di triste sgomento.
Sentendosi in colpa, Simon distolse gli occhi da lei.
Perch fa cos caldo?
Lott con la finestra della cucina, resa voluminosa da
antichi strati di vernice, tirando con violenza finch non si
apr, lasciando entrare un refolo di fresca aria autunnale.
Cos va meglio disse fissando il giardino spoglio e
scuro.
Non molti giorni dopo, Jody e Polly stavano camminando
con i loro cani verso Central Park. Beatrice zoppicava ancora
di tanto in tanto, e Jody la guardava con una punta di
ansiet.
Sta benissimo disse Polly. Guardala. Devi ammetterlo,
sta meglio.
Malgrado l'osservazione di Polly fosse sembrata come
sempre un ordine, e malgrado fosse un ordine a cui sarebbe
stata fin troppo felice di obbedire, Jody non pot non
notare che Beatrice posava la zampa posteriore con cautela.
Non disse nulla, ma si sent mancare, e l'aria fresca e la
brezza giocosa parvero svanire. Non riusciva a sopportare
l'idea che Beatrice soffrisse. Howdy balz accanto al vecchio
cane bianco, corse avanti e poi si volt, abbaiando
per invitarlo a giocare. Beatrice gli pass accanto con aria
triste, e Jody cap che c'era qualcosa che non andava.
Pi avanti, in lontananza, scorse una donna anziana con
un assurdo soprabito da sera di taffett nero che, con gli occhi
fissi sul marciapiede, trascinava un sacco della spazzatura
anch'esso nero. Le parve che avesse qualcosa di familiare.
Gli impossibili capelli color pesca-mandarino, forse.
Polly bisbigli penso che quella sia la donna che mi
sta perseguitando.
La osservarono piegarsi per raccogliere una bottiglia di
birra, versare ci che restava e poi gettarla con zelo nel
sacco.
Che schifo disse Polly. Cosa sta facendo?
Jody attravers la strada, facendo cenno a Polly di seguirla,
e si allontan di soppiatto dalla donna con il viso
arancione verso il rifugio del parco.
Chris si sposa fra due settimane disse Polly mentre
varcavano l'ingresso. E anche la ex moglie di Everett. Lo
stesso giorno!
Davvero? Vi potrete consolare a vicenda.
Mi sa che Everett  un po' depresso. Non lo dice esplicitamente,
ma lo si capisce.
E tu? Riguardo a Chris?
Oh, lo odio a morte, tutto qui.
Tutto qui.
Mi ha invitato al matrimonio, ci credi?
A dire il vero, no.
Invece s, l'ha fatto.
Continuarono a camminare in silenzio. Le foglie frusciavano
intorno ai loro piedi.
S, mi ha proprio invitato ripet infine Polly.
Ci andrai?
S.
Jody rise. Polly, stavo scherzando...
Non m'importa fece Polly. Io ci vado.
I cani annusarono e fecero a turno la pip alla base del
monumento a un soldato della Guerra Civile. Era una follia,
da parte di Polly, andare al matrimonio di Chris. Cercando
una replica nella sua riserva di allegre e ottimistiche
generalizzazioni, Jody riusc soltanto a uscirsene con
un: Ma....
Ci vado con George.
Non con Everett?
Polly fece una smorfia. Non lo so disse. Everett  cos...
Ironico e spiritoso? pens Jody rammentando il suo commento
sui detriti galleggianti all'inizio del disgelo. Pungente
e arguto? Ricordava le canzoni che avevano cantato insieme
durante il blackout. Attraente? Quel sorriso. Tenero?
Lo rivide camminare mano nella mano con sua figlia e portare
Howdy al parco con fare orgoglioso.
Vecchio disse finalmente Polly.
Tornarono verso casa. Everett era vecchio in confronto a
Polly, non lo si poteva negare, ma Jody si sent sul punto
di obiettare.
Forse si sentirebbe a disagio anche lui disse con quella
che le parve diplomazia.
Oh, la gente pensa sempre che sia mio padre. Immagino
che ci sia abituato.
E tu ti ci sei abituata?
Polly ci riflett. Mi sa che ne ho un po' piene le tasche.
Non proprio lo stesso dell'esserci abituata. Magari ne
ha piene le tasche anche lui disse Jody.
Forse convenne Polly. Non ci avevo pensato in questi
termini.
Beatrice aveva ormai preso a zoppicare vistosamente, e
Jody perse interesse per Polly, per il matrimonio di Chris e
perfino per Everett. Beatrice si ferm e uggiol, sollevando
la zampa posteriore sinistra. Jody le si accovacci accanto
e le resse dolcemente la zampa tremante.
Beatrice disse con un filo di voce. Dio, Beatrice.
Il cane le strofin il muso sulla guancia e liber un altro
guaito.
Polly disse qualcosa su un taxi, ma Jody, senza nemmeno
prendersi la briga di spiegare che nessun tassista si sarebbe
fermato a caricare un pit bull di quaranta chili, la
prese in braccio e s'incammin verso lo studio del veterinario,
a due isolati di distanza.
Posso aiutare? chiese Polly seguendola e tendendo di
tanto in tanto le mani come se potesse fare qualcosa.
Jody la udiva a malapena. Sentiva che se si fosse fermata
non avrebbe pi avuto la forza di trasportare Beatrice
cos lontano.
Idea! esclam Polly. Vado a chiamare Everett. Invert
la direzione, trascinandosi dietro Howdy.
Si precipit verso l'appartamento. L'immagine di Jody,
minuta e delicata, con l'enorme cane che le penzolava dalle
braccia la turbava. La propria stessa impotenza la deprimeva.
Doveva fare qualcosa. L'idea del taxi era buona, ma
nessuno aveva collaborato.  difficile soccorrere le persone
quando non ti obbediscono. Polly era frustrata ma indomita.
Prosegu a passo di marcia mentre Howdy le saltellava
accanto voltandosi in modo irritante verso Jody e Beatrice,
piantando le zampe a terra e uggiolando.
Andiamo disse lei in tono severo dando uno strattone
al guinzaglio, e un passante, un ragazzo carino della
sua et, le scocc un'occhiata di disapprovazione.
Bada ai fatti tuoi, pens Polly con ferocia.
Andiamo, Howdy ripet in tono pi gentile, ma di
nascosto, quando il tizio non poteva pi vederla, diede un
altro strattone al guinzaglio, anche se meno violento.
Pensava che Everett sarebbe stato a casa e avrebbe saputo
cosa fare. Era una riserva di luoghi
comuni, aveva scoperto. Di sicuro ne
avrebbe avuto uno per un cane malato.
Ma tutto quello che lui disse fu: Povera
Jody. E l'istante successivo era
schizzato via, lasciando Polly a spazzolare
Howdy per la prima volta da settimane,
indifferente ai ciuffi di peli che
rotolavano sul tappeto di Everett mossi
dalla brezza proveniente dalla finestra aperta. Quando finiva
di spazzolare ciascuna zampa gliela massaggiava dolcemente,
come se cos facendo potesse proteggerlo dalla sofferenza
che affliggeva Beatrice.
Mentre spazzolava Howdy, i suoi pensieri abbandonarono
Beatrice e Jody e si spostarono su quello che avrebbe indossato
al matrimonio di Chris. Decise per un vestito che
aveva visto nella vetrina di un negozio a SoHo. George, il
suo accompagnatore, non aveva ovviamente un abito. N
lei gli aveva comunicato che sarebbe stato il suo accompagnatore,
e nemmeno, a dire la verit, che aveva deciso di
andare al matrimonio. Forse, dopo tutto, avrebbe dovuto
portare Everett. Anche lui le avrebbe fatto la predica per la
sua follia, ma sembrava cos a suo agio in uno dei suoi tanti
completi, molto pi a suo agio di quando indossava il suo
unico paio di jeans fuori moda. Lei gli aveva regalato una
favolosa maglietta, ma lui portava soltanto camicie, che infilava
nei pantaloni. Forse, alla resa dei conti, sarebbe dovuta
andare con George.
Polly si alz e prese ad aggirarsi per la stanza, chiedendosi
cosa stesse accadendo al povero vecchio cane di Jody.
Everett era stato cos gentile ad andare in suo aiuto. Era partito
senza esitazioni, come un eroe. Eppure Polly non riusciva
a vederlo come un eroe. Torn a immaginarsi la scena.
Everett portava un abito scuro di buon taglio e la fiancheggiava
mentre lei lo presentava al suo ex. E in quell'istante,
immaginandoselo, Polly si rese conto senza ombra di dubbio
che non avrebbe mai, mai potuto portarlo al matrimonio di Chris.
Everett, nel frattempo, si era precipitato fuori dal palazzo
senza sapere bene cosa avrebbe potuto fare per aiutare
Jody e niente affatto sicuro che il suo aiuto sarebbe stato bene
accolto. Giunto vicino a Broadway not una piccola folla
raccolta intorno al Go Go Grill. Stavano cantando? Forse
era il coro della chiesa. Non aveva tempo di fermarsi a controllare,
e si stava affrettando nell'adempimento della sua
dubbia missione quando un membro del gruppo, una vecchietta
devota con un leggero ed elegante soprabito nero,
attravers la strada per porgergli un volantino.
Volantini religiosi. Everett rabbrivid. Non appena fu
fuori dal raggio visivo della donna, butt il foglietto in un
cestino della spazzatura. Ma come forse avrete indovinato,
il volantino non aveva nulla a che fare con la religione, ed
era in realt una petizione, la stessa petizione con cui Doris
aveva minacciato il consiglio comunale durante la sventurata
riunione a cui aveva partecipato, "sos" c'era scritto.
"Salviamo la nostra strada." La richiesta di una maggiore
severit nell'applicazione della legge sulla raccolta degli
escrementi degli animali vi era espressa a chiare lettere. In
un corpo pi piccolo vi era un appello, che Doris trovava
sapientemente formulato, alla libera circolazione dei cani nel parco come natura voleva, ma soltanto, veniva specificato
in un corpo ancora pi piccolo, fra la mezzanotte e le sei del mattino.
Non siamo a Parigi scandiva la decina di protestatari
fuori dal ristorante di Jamie, che offriva bottigliette d'acqua.
Non siamo venuti a mangiare disse Doris allontanandolo
con un gesto della mano, malgrado diversi fra i suoi
sostenitori avessero accettato il suo omaggio. Era tipico di
Jamie, si disse indignata, offrire sventatamente conforto ai
suoi nemici. Non conosceva limiti. Doris aveva scelto il ristorante
come sfondo per la dimostrazione proprio per
quel motivo: la sua mancanza di linee di demarcazione, il
permettere ai cani di entrare dove non avrebbero dovuto,
nonch il continuo viavai dal suo locale; per non parlare
del fatto che soltanto pochi giorni prima aveva visto Jamie
ridere di lei, ne era sicura, mentre passava con il suo sacco
di bottiglie abbandonate e gli porgeva educatamente un
volantino. Era fermo sul marciapiede con i suoi due cani,
che si erano messi ad abbaiare al suo passaggio, e Doris
l'aveva sentito chiaramente dire: Zitti, lasciate in pace la
vecchia, innocua befana. Guardandosi indietro e non vedendo
nessuno, a parte Jamie che ridacchiava fra s, Doris
aveva immaginato che la befana in questione fosse lei, e la
cosa, aveva scoperto, aveva ferito il suo amor proprio, e la
ferita dell'amor proprio, aveva scoperto molto tempo prima
riguardo a se stessa, non poteva essere perdonata ma
soltanto vendicata. Non le piaceva essere definita una befana,
e ancora meno essere definita vecchia, ma la cosa che
le piaceva meno di tutte era essere giudicata innocua. E
poi quell'uomo, quell'uomo sorridente e compiaciuto, era
in realt una sorta di criminale, giusto? Era innegabile. Infrangeva
la legge ogni giorno, ogni ora, inquinando il suo
ristorante con canidi illegali. E pur sapendo che la sua deliziosa
zuppa di piselli le sarebbe mancata, quanto meno
quella domenica, Doris aveva puntualmente organizzato
un boicottaggio e un picchetto.
Diede le spalle alla figura sempre pi lontana di Everett
e si gir verso l'uomo che aveva commesso il fatale errore
di considerarla innocua, poi fiss con occhi minacciosamente
socchiusi una coppia perplessa che entrava al Go
Go per una cena anticipata.
Quando Everett arriv dal veterinario, Jody e Beatrice erano
ancora in sala visite con il dottore. Si sedette e attese,
cercando di scoraggiare un gatto grigio che insisteva a strofinarsi
contro le sue gambe. Si chiese se sarebbe stato costretto
a trasportare Beatrice fino a casa. Forse lui e Jody
avrebbero potuto reggere un'estremit ciascuno, allo stesso
modo in cui un giorno lui ed Emily avevano portato a casa
un albero di Natale.
Jody usc pallida, affranta e senza Beatrice.
Oh, ciao disse senza mostrare sorpresa n calore.
Everett si sent stupido. Cosa ci faceva l? Polly era matta.
Jody non voleva un testimone della sua infelicit. La
sofferenza chiedeva solitudine, non compagnia. Everett lo
sapeva, era una cosa che praticava lui stesso nella sua vita,
eppure ora era l come un automobilista curioso sul luogo
di un incidente.
Hai bisogno di una mano per riportare Beatrice a casa?
chiese.
Le stanno facendo una radiografia. Jody si era fermata
accanto a una sedia ma non si era accomodata. Soffre
cos tanto.
In piedi accanto a lei, Everett si sentiva a disagio, come
un ragazzino a un ballo. Polly ha pensato che magari...
Grazie disse Jody guardandolo negli occhi come se si
fosse appena accorta di lui. Siete entrambi cos premurosi.
Everett pens a quanto suonasse strana quella frase, come
se Polly e lui fossero un'unica entit. Avrebbe voluto
correggere Jody e dire no, le cose non stanno cos. Polly reagisce
con il suo tipo di premurosit perch  impulsiva, giovane
e generosa, io perch sono vecchio e pessimista. In
quel momento avvert la distanza fra s e Polly in modo ancora
pi marcato del solito.
Jody stava piangendo. Perdona il melodramma disse.
Lo so,  soltanto un cane. Ma...
Lo so disse Everett. Avrebbe voluto cingerle le spalle
con un braccio per confortarla, ma esit. Riservatezza, si
ramment. Riservatezza per il dolore. Lo so, davvero aggiunse
pensando a Howdy.
In qualche modo, sento che  l'unica a capirmi disse
Jody. Hai presente?
Everett annu. Pens ai momenti in cui Howdy lo guardava
negli occhi, o gli premeva il muso sulla mano, o se
ne stava seduto paziente ai suoi piedi.
 sciocco, vero? chiese Jody.
Everett stava per rispondere che non lo era affatto, che
era quasi mistico, quando il veterinario usc. Era pi giovane
di quanto avesse previsto, e alquanto attraente. Non
portava il camice bianco, cosa che a Everett parve poco professionale.
 il legamento, come sospettavamo. Succede, con questi
cani di grossa taglia spieg. Le ho fatto un'altra iniezione,
Jody, e valuteremo se sia il caso di operare.
Everett non era abituato a farsi dare del tu dai dottori.
Non aveva mai riflettuto su quanto fosse decoroso che un
veterinario si rivolgesse a qualcuno in modo cos informale.
Si avvicin a Jody con fare protettivo.
Dovrebbe essere in grado di arrivare fino a casa. Sar
un po' lenta... stava dicendo il veterinario.
Ce la pu fare a salire le scale?
Il giovane sospir. Forse per stanotte dovresti lasciarla
qui.
Venite da me disse Everett. C' un ascensore. Io posso
stare da Polly...
Cerc di immaginarsi in quell'appartamento stile dormitorio
con George e le sue ragazze, il lavandino colmo di
piatti, il piano della cucina invaso da cataste di cartoni
della pizza, i tavoli disseminati di bottiglie vuote di Corona
nei cui colli marcivano mollicci spicchi di lime. Aveva
visto l'appartamento in quello stato solo una volta, dopo
una festa, ma il ricordo era ancora vivido. Ci malgrado,
Beatrice non avrebbe mai passato la notte in una gabbia
dal veterinario.
Sei gentile, davvero stava dicendo Jody, il suo tono di
blanda sorpresa a suggerire che da qualche parte, in qualche
occasione, ne avessero gi parlato. Gentilissimo. Sono
commossa.
Everett sorrise, soddisfatto di se stesso malgrado l'idea
di dormire su un futon in una stanza illuminata da una
nuda lampadina lo facesse inorridire.
Ma possiamo stare da Simon prosegu Jody. Lui abita
al pianterreno. Ci siamo abituate.
Ma certo disse Everett. Che stupido. Ci erano abituate.
Simon abitava al pianterreno. Spinse via il gatto grigio
con il piede, poi attese imbarazzato che Beatrice riapparisse
e il salatissimo conto venisse saldato.
Sulla via di casa si ferm e attese insieme a Jody mentre
Beatrice annusava un lampione.
Quando Emily era piccola, raccontava i suoi guai a un
cagnolino di peluche.
Suppongo che non sia molto diverso, giusto? disse
Jody tirando dolcemente il guinzaglio finch Beatrice non
fece un circospetto passo avanti.
Sono solo proiezioni?
Be', s. Ma in realt parlavo di amore.
Everett not con sollievo che l'assembramento di prima
si era sciolto; lasci Jody e Beatrice davanti a casa di Simon,
poi attravers pensieroso la strada. Amore. Proiezione.
Chi poteva dire che non erano la stessa cosa?
Howdy gli venne incontro sulla soglia con una pallina
di gomma che squittiva e la fece rimbalzare ai suoi piedi
con fare insistente. Everett sent il cuore balzargli nel petto.
Non in senso metaforico, fu un vero balzo di gioia.
Howdy! esclam sferrando un calcio alla palla dopo una serie di finte.
Everett disse Polly, scostandosi per evitare il cane che correva. Dobbiamo parlare.
...
.
...
CAPITOLO 21.
...
.
...
"Dobbiamo parlare."
Pochi giorni dopo l'incontro con Alexandra, George si
rec nel suo appartamento a Brooklyn Heights per conoscere
il cane. La metropolitana era surriscaldata ma rilassante,
e quando lui emerse in Clark Street splendeva il sole.
Un cagnolino, una donna attraente, una bella giornata,
pens quando giunse nella tranquilla stradina in cui abitava
Alexandra. Non aveva alcuna licenza ufficiale, non
aveva credenziali, ma entr nel palazzo di arenaria in cui
vivevano Alexandra e Jolly con la convinzione di essere in
grado di aiutare lei e la sua inquieta bestiola.
Sal i tre piani di scale e suon il campanello. Jolly non
abbai. Era un buon segno, giusto?
Alexandra apr la porta. Fece un piccolo sorriso e gli
strinse la mano.
Grazie disse.
George pens a quanto fosse dignitosa, cos alta e intensa.
I suoi capelli erano ancora leggermente umidi dopo la
doccia, di un biondo un po' pi scuro. L'appartamento brillava
alla luce del sole. Sbalordito, George vide la Statua della
Libert alla finestra.
 fantastico! disse avvicinandosi.
Era un monolocale, pi piccolo della sua camera da letto
a casa di Polly, come George chiamava ancora casa sua.
Le pareti erano dipinte di un rosa delicato.
Questo posto  bellissimo disse. Nella sua eccitazione
per il panorama si era quasi scordato del cane. Ma poi lo
vide. Jolly era forse un nome discutibile, poich la fronte
perennemente corrugata del cane gli dava un'espressione
triste e ansiosa. Ma, come aveva detto Alexandra, Jolly era
carinissimo. Alz su George due occhi scuri e rotondi pieni
di curiosit. Agit una coda sproporzionatamente lunga,
che si arricciava in modo improbabile come quella di
un maialino. Dimen il corpo muscoloso ed emise un dolce
jodel pieno di sentimento.
Alexandra disse George.  incredibilmente... carino.
S disse lei in tono triste.
All'inizio dovr ignorarlo. Per far s che si abitui a me.
Possiamo sederci e fingere di parlare.
Oppure possiamo sederci e parlare per davvero.
Giusto. Il tono di Alexandra era stato amichevole, ma
dopo le tante serate in cui si era trovato alla merc del suo
sarcasmo e della sua disapprovazione quando era alle sue
dipendenze, George era ancora diffidente. Dovette rammentarsi
che l'esperto era lui, o quanto meno il finto esperto,
e che non c'era bisogno di essere intimidito dalla magnificenza
di Alexandra. Giusto. Parliamo.
Parlarono per diverse ore, e George osserv il sole tramontare
dietro la Statua della Libert. Parlarono di behaviorismo
e condizionamento, di mute e dominanza, di lupi,
di cibo per cani e di antidepressivi. Alexandra gli prepar
un caff e gli offr una fetta di torta al limone. Sulle prime il
cane lo guard con diffidenza, poi si distese accanto ad
Alexandra con un grugnito e si addorment.
George si sentiva come in vacanza. La luce infocata del
tramonto autunnale, il silenzio spezzato di tanto in tanto
dal cinguettio degli uccelli, il bell'appartamento con il suo
semplice, elegante arredamento: sembrava tutto molto lontano
da Manhattan.
Guard il cane addormentato. Dopo aver fatto amicizia
con Jolly avrebbe cominciato avvicinandosi a lui come
avrebbe potuto fare per la strada. Poi avrebbe mostrato ad
Alexandra alcuni esercizi utili a Jolly per abituarsi a essere
avvicinato dalla gente, per imparare che una mano tesa
verso di lui non significava volont di colpirlo. A questo
scopo George si era portato dietro un vecchio guanto di
pelle e un mestolo di legno. Il fianco di Jolly si alzava e si
abbassava al ritmo del suo respiro. Un orecchio floscio gli
era ricaduto sull'occhio. Quanto  dolce, pens George.
All'improvviso, come a voler rispondere a quel pensiero,
Jolly si lanci verso la propria coda e cominci a roteare
su se stesso, una spirale di sinistri grugniti e guaiti, un
demonio, mille demoni che ne combattevano altri mille,
tutti scatenati sul tappeto. George rimase paralizzato dallo choc. Uno schizzo di sangue gli fin sui pantaloni.
Poi, altrettanto all'improvviso, Jolly si ferm. Uggiol.
Tremava, ansimante. Alexandra lo prese in braccio e gli
parl con dolcezza, accarezzandogli la testa mentre lo portava
in bagno. George la segu. Lei gli porse una pezza, lui
la inumid e allung la mano verso la zampa di Jolly. Jolly
lo guard e arricci il labbro. George ritir la mano, mancando
di pochissimo i denti acuminati del cane.
Cristo santo disse.
Pensi che abbia degli incubi?
Penso che sia un incubo.
Ma Alexandra lo reggeva con tanto amore. Per la prima
volta, George si accorse che le sue mani erano piene di graffi
e cicatrici.
Alexandra...
Lo so. Lei si sedette con Jolly e gli tampon la zampa
con del cotone intriso di amamelide. Lo so.
Dobbiamo parlare disse Polly, ed Everett si diresse verso
il frigorifero. Howdy lo segu con la pallina e la lasci cadere
ai suoi piedi.
Basta gli disse Everett in tono sonoro e spazientito, e
quando Howdy si allontan mogio mogio si sent un orco.
Prese una birra dal frigo e l'apr. Il tappo vol per terra.
Everett si chin a raccoglierlo. Gli faceva male la schiena.
Si raddrizz a fatica.
Polly l'aveva seguito in cucina.
Credo che dovremmo smettere di vederci disse.
Everett attese la sensazione nauseante e deprimente dell'abbandono,
che arriv rapidamente. Poi fu la volta del
panico. Howdy, pens. E Howdy? Si sedette al tavolo della
cucina.
Perch? chiese. Sapeva benissimo perch. Non erano
fatti l'uno per l'altra, nemmeno lontanamente. Erano stufi
l'uno dell'altra. Lui era troppo vecchio per continuare a
suscitare l'interesse di lei, e lei era troppo giovane per continuare
a suscitare il suo. Erano fonte di reciproco imbarazzo.
Si erano quasi antipatici. Perch? ripet.
Mi dispiace. Polly si sedette sul lato opposto del tavolo
e pos una mano sulla sua.
Everett bevve la sua birra in silenzio.
 la cosa giusta da fare, lo sai disse Polly.
Everett ritrasse la mano. La sua infelicit lo lasciava senza
parole. Polly era un diversivo, e malgrado negli ultimi
tempi lo stesse irritando sempre pi era una cara ragazza, e
probabilmente gli sarebbe mancata. Ma Howdy... Howdy
era il suo nuovo grande amore. Era ci a cui pensava tutto
il giorno. Una passeggiata con Howdy era ci che lo consolava
dopo una lunga, noiosa giornata di lavoro.
Possiamo restare amici disse Polly. In realt non vedeva
come sarebbero potuti restare amici, visto che non lo
erano mai stati, ma Everett sembrava cos sconvolto. Non
aveva idea che fosse tanto preso di lei.
Everett alz gli occhi pieni di speranza.
Poverino, pens Polly.  vero, alla sua et non trover
facilmente qualcun'altra.  un vecchiaccio solitario perfino
quando ha una ragazza. Senza di me sar disperato. L'immagine
non combaciava con l'uomo indipendente e autosufficiente
che sapeva era stato, ma in quel momento quadrava.
Gli diede un colpetto indulgente sulla mano.
Possiamo portare fuori il cane insieme disse.
Davvero? chiese Everett con entusiasmo.
Certo. Quando vuoi.
E cos Polly se ne and con la sensazione di aver deluso
Everett in un modo in cui nessuna ragazza aveva mai fatto.
Quel giorno lasci perfino che Everett portasse Howdy
al recinto per i cani, nella speranza che quell'attivit lo distraesse
almeno momentaneamente dalla sua triste perdita,
e pens di poter presumere che fu cos.
Quella stessa sera Jody si trasfer da Simon, non come
preludio al matrimonio ma perch era necessario per Beatrice.
Certo, la questione del matrimonio aleggiava nell'aria,
ma pi come una nube o un odore di cucina che come
una possibilit. Con il passare delle settimane Jody pensava
sempre pi soltanto al cane, le cui condizioni stavano
peggiorando. E Simon pensava soltanto alla Virginia. Si
sorridevano, si passavano educatamente il sale e facevano
appassionatamente l'amore, ma la loro prossimit sembrava
allontanarli pi che mai.
Il giorno in cui Jody comp quarant'anni, Simon le port
un mazzo di rose rosse. Lei le mise in un vaso e ramment
i colorati, inaspettati tulipani gialli che Everett le aveva dato
per strada. Che strano uomo, Everett. Di recente non l'aveva
visto molto spesso, forse perch le distanze che copriva
con Beatrice erano brevissime.
Ho ricevuto un'e-mail dal mio amico Garden disse
Simon quella sera a cena. Aveva voluto portarla in un costoso
ristorante nel Village, malgrado lei l'avesse pregato
di lasciarle festeggiare il compleanno pi vicina a Beatrice.
Ma Simon aveva risposto che lei aveva bisogno di distrarsi,
e Jody non aveva voluto deluderlo.
Garden disse, e rise come faceva sempre quando udiva
il nome dell'amico della caccia alla volpe in Virginia.
Cosa? chiese Simon.
Niente,  solo il suo nome.  curioso.
Simon aggrott la fronte.
Cosa voleva? domand Jody in tono amabile. Non era
sarcastica di natura. Godeva semplicemente delle piccole
assurdit della vita, e un nome di battesimo come Garden
sembrava rientrare in quella categoria. Nemmeno il suo
nome era qualcosa di cui vantarsi, ma se non altro non era
il giardino di qualcuno, o almeno cos si disse mentre Simon
ordinava una bottiglia di champagne.
Grazie disse lei sorridendo.
Non succede tutti i giorni, di compiere quarant'anni
disse lui.
Poi rimasero in silenzio, Simon a fissare il menu e Jody a
riprendersi dall'idea dei quaranta, finch il cameriere non
torn e vers lo champagne. Era un buon champagne, come
Jody si era aspettata. Simon non aveva soldi, ma in Virginia,
frequentando coloro che ne avevano, aveva imparato
qualcosa. Sorseggiando dal suo bicchiere, Jody pens a
Beatrice, addormentata sul tappeto a casa di Simon. Il veterinario
aveva fissato l'intervento per l'anca. Era in programma
per la settimana successiva.
Mi ha invitato per dicembre.
Al suono della voce di Simon, Jody torn a guardarlo.
Si era quasi scordata della sua presenza. Dicembre. In dicembre
Beatrice sarebbe stata convalescente.
Simon la osserv con attenzione. La trov graziosa,
mentre lo fissava distratta con la luce della candela che le
ammorbidiva i bei lineamenti allegri. Poi Jody si apr nel
suo tipico sorriso, quello che usava per tenere a distanza il
mondo esterno, e Simon si adir. Aveva capito cosa stava
dicendo? Non sembrava ascoltare, e men che meno capire.
C'era stato un periodo, non molto lontano, in cui lui
trovava confortante la sua disattenzione. Faceva cos poche
pressioni su di lui, permettendogli di avvicinarsi con i
suoi tempi, ai suoi ritmi lenti. Quanto gli era sembrata
cortese, paziente, indulgente. Ma ora si rendeva conto che
non era stata affatto cortese, paziente e indulgente. Era
stata... disattenta.
Allora, che ne pensi? chiese.
Di cosa?
Jody, per l'amor del cielo...
Ah. Di dicembre?
Vuoi venire con me?
Jody appoggi la testa all'indietro e chiuse gli occhi. Interessante,
pens, che lui abbia detto: "Vuoi venire con
me". Non ha chiesto: "Ci andiamo?". Non ha esclamato:
"Andiamoci!". Ha detto: "Vuoi venire con me?". Lui sarebbe
andato, e lei avrebbe potuto seguirlo oppure no, come
voleva. Era questo il significato della sua domanda.
Devo lavorare rispose.
 vero.
Jody apr gli occhi e lo guard. In dicembre aveva tre
settimane di ferie, e lui lo sapeva. Si rese conto che Simon
non voleva che andasse con lui.
Uau esclam.
Simon era stufo di lei. I segnali erano cos tanti. Quando
lei era in salotto, lui andava in camera da letto. Quando lei
era in camera da letto, lui andava in salotto. Quando lei
rientrava dalle sue brevi, sofferte passeggiate con Beatrice,
lui alzava gli occhi da quello che stava facendo con un'espressione
a met fra l'apatia e lo sgomento.
Ora si stava grattando il mento, con lo sguardo perso in
lontananza.
Uau ripet Jody scuotendo la testa. Faceva fatica a
crederci. Quando era avvenuto quel cambiamento? Quando
lei non guardava.
Che significa uau? reag lui con freddezza. Garden
mi ha chiesto di andare gi in dicembre, punto e basta.
Simon disse lei in tono improvvisamente amorevole
dev'essere dura, avere due ospiti come noi.
Cosa c'entra il cane, Jody? Non sto parlando di questo,
e lo sai.
Simon rivolse un cenno della mano al cameriere. Sentiva
un gran calore, come l'altra mattina. Doveva uscire a prendere
una boccata d'aria.
Fa un tale caldo disse facendosi inutilmente aria con
il conto.
Sarai in menopausa fece Jody con una risatina breve
e forzata.
Ma Simon non rise.
Oh, caro aggiunse lei tendendo le mani sul tavolo,
prendendo quelle di lui e portandosele alle labbra.
Simon cerc di sorridere. Non voleva rovinarle la cena
di compleanno. Ma si rese conto con cruda chiarezza che
non voleva nemmeno essere presente alla sua cena di compleanno.
Simon disse lei ti prego, non ti arrendere.
Non essere ridicola.
Quando rientrarono a casa, Jody si accovacci immediatamente
accanto a Beatrice, baciandola, accarezzandola,
sussurrandole parole confortanti. Al tempo stesso guardava
Simon aggirarsi per la piccola stanza stipata. Era cos
gentile. Cos sollecito. L'amava cos tanto. Erano le cose che
si era spesso ripetuta nel tentativo di convincersi a sposarlo.
Ma ora, ripetendo la sua litania, pens:  ancora gentile,
 ancora relativamente sollecito, per quanto lo si possa essere
quando si vive uno appiccicato all'altro in questo modo,
ma non mi ama pi.
Simon non l'amava pi. Con quel pensiero, Jody sent il
proprio amore per lui crescere fin quasi a mozzarle il respiro.
Cosa aveva combinato? Come aveva potuto permettere
che accadesse? L'uomo pi gentile, pi dolce, pi
sexy che ci fosse le era devoto e le aveva chiesto di sposarlo.
Ma lei aveva esitato, e ora tutto era perduto.
Avvicin la faccia al cane, ma si rivolse a Simon, che andava
avanti e indietro per la stanza sovrastandola. Ti ricompenseremo,
Simon disse. Vero, Beatrice?
Beatrice batt la coda per terra senza nemmeno sollevare
il capo.
Tu e il tuo cane disse Simon pungente, non certo il tono
dell'uomo pi gentile o pi dolce.
Jody fiss il logoro tappeto in silenzio.
Simon si vers un bourbon, senza offrirne a Jody. Non
che l'avrei voluto, pens lei con scarsa pertinenza. Ma 
il mio compleanno. Si sentiva male, quasi stordita.
Mi dispiace che tu non possa venire in Virginia disse
lui ma non mi lascer sfuggire l'occasione. Ci andr. Ovviamente
potrai restare qui con il cane, se avr ancora difficolt.
Davvero? Jody cerc di sorridere, ma non ebbe successo.
Grazie disse in tono debole.
O anche se non ne avr aggiunse Simon, evidentemente
confuso dalla tristezza della risposta. Poi fin il suo
drink e se ne vers un altro.
...
.
...
CAPITOLO 22.
...
.
...
Sono una zitella."
Mentre i suoi vicini recitavano i loro drammi personali dietro
i muri di mattoni e di arenaria dei loro palazzi, Doris
era sempre pi impegnata nella sua avventura, che stava
assumendo una natura sempre pi pubblica. Aveva fondato
la "squadra d'intervento dell'associazione di quartiere".
Avendo usato i soldi raccolti con il riciclaggio delle bottiglie
per stampare la prima petizione, mise mano ai propri
fondi per produrre altri volantini, che lei e i suoi sostenitori
distribuivano a mucchietti sotto i portoni e negli androni
dei palazzi dell'isolato. I volantini, stampati su carta color
crema, descrivevano le risoluzioni della nuova organizzazione
e i progressi della campagna dell'SOS per la chiusura
del parco ai canidi nelle ore riservate alle persone. Agli accompagnatori
professionali veniva raccomandato di pulire
la sporcizia delle bestie a loro affidate, con la minaccia di
multe e cattiva pubblicit se non l'avessero fatto. Ai padroni
di cani della zona venivano rammentate le leggi municipali
sull'uso del guinzaglio e il dovere civico di controllare i
loro animali. I pit bull erano citati esplicitamente per il loro
comportamento violento, e veniva riportata per esteso la
legge con cui la citt di Toronto li aveva banditi. Ai ristoratori
si rammentavano le ordinanze comunali che proibivano
l'ingresso degli animali nei loro locali. I lettori venivano
incitati a ricordare che non si trovavano a Parigi, e che una
brigata di cittadini impegnati avrebbe effettuato arresti civili quando li avesse ritenuti opportuni. Per qualsiasi interrogativo
o lamentela ci si sarebbe dovuti rivolgere al consiglio
comunale. Lo slogan, stampato come se fosse il motto
rivoluzionario del New Hampshire, completo di serpente,
era: non urinatemi addosso.
Quando cominciarono ad apparire, i volantini di Doris
suscitarono accese discussioni. Alcuni dicevano che un misterioso
vecchio con i capelli tinti di rosso che abitava nell'isolato
stesse spargendo veleno per topi sui marciapiedi
allo scopo di eliminare tutti i cani. Altri SOStenevano che
l'avvelenatore fosse una donna di mezza et di Greenwich
che, diretta a un matrimonio nella chiesa cattolica del
quartiere, aveva calpestato un escremento di cane e, non
avendo mai perdonato il colpevole, chiunque fosse, si stava
vendicando indiscriminatamente su tutti i cani del
quartiere. Altri ancora, scettici riguardo alle indiscrezioni
sul veleno, erano convinti che dietro quella che definivano
una violazione dei diritti civili vi fosse il sindaco. Certe
persone erano offese perch non era stato loro chiesto di
unirsi alla squadra d'intervento dell'associazione di quartiere,
mentre altre erano indignate che fossero stati lasciati
dei volantini sui loro gradini quando vi erano cartelli che
avvertivano di non depositarvi menu dei take-out o qualsiasi
altra comunicazione cartacea. Nel complesso, la misteriosa
comparsa dei volantini suscit un notevole trambusto...
molto pi, temo, del loro contenuto. I seguaci di
Doris cercarono di mitigare la confusione, dopodich si verificarono
diverse liti fra vicini e almeno una coppia non si
rivolse la parola per tre giorni.
Jody si rese immediatamente conto che la squadra d'intervento
dell'associazione di quartiere era in realt la donna
che la guardava dal SUV bianco. Se non se ne fosse accorta
prima, un cartello stampato sulla stessa carta color
crema del volantino e fissato sul finestrino del fuoristrada
avrebbe potuto farglielo capire: siete pregati di impedire
AL VOSTRO CANIDE DI URINARE SULLA MIA AUTO. DOPO TUTTO,
LA MIA AUTO NON URINA SUL VOSTRO CANIDE.
Malgrado l'esplicito accenno ai pit bull, Jody continu a
portare il suo grosso cane bianco a urinare sulla grossa auto
bianca, arrivando addirittura ad aumentare le visite. Ci andavano
di notte o alle prime ore del mattino. Presto, per la
forza dell'abitudine, l'auto divenne uno dei luoghi preferiti
di Beatrice dove fare i suoi bisogni. Ogni volta che questa
era parcheggiata nell'isolato, Beatrice la raggiungeva e vi si
accovacciava davanti. Jody le insegn a farla sempre sul lato
del guidatore, lasciando una pozzanghera scintillante e
dall'odore pungente. Il rituale era una delle poche cose, ormai,
che la rendeva felice. Beatrice camminava a stento. Il
veterinario, subito dopo aver iniziato l'operazione, aveva
scoperto che la povera bestia era invasa dal cancro. L'intervento
non sarebbe servito a nulla. I giorni di Beatrice erano
contati, ed era un conto breve.
Jody e Beatrice stavano ancora a casa di Simon, e Jody
gliene era grata. Ma lui non era presente. Era andato in
Virginia come aveva programmato, cos Beatrice poteva
vivere i suoi ultimi giorni con l'unica persona che significasse
qualcosa per lei. La prima notte dopo la partenza di
Simon vi erano stati momenti in cui Jody aveva sentito che
anche per lei Beatrice era tutto ci che contava, ma in altri
momenti ricordava una serata con Simon, o una notte, oppure
il modo in cui lui l'aveva guardata un mattino mentre
il sole si riversava sul letto, e si rendeva conto che anche
Simon significava qualcosa. E ora se n'era andato.
Jody non sopportava di stare lontana dal suo cane, e
ogni giorno, appena uscita da scuola, si precipitava a casa.
Un pomeriggio, quando Simon era ormai partito da una
settimana, port Beatrice a fare quella che di quei tempi
poteva definirsi una passeggiata. Uscirono dal portone e si
trascinarono lungo il marciapiede finch adocchiarono il
SUV bianco; Beatrice fece quello che doveva fare e rientrarono
a casa, dove Beatrice si lasci cadere pesantemente
sul pavimento e si addorment. Jody decise che era il momento
giusto per andare a casa sua a ritirare la posta, qualche
indumento pulito e delle lenzuola decenti. Era una
bellissima giornata, l'aria era limpida e luminosa, ma Jody
fu lieta di entrare nell'androne buio. Il sole aveva cominciato
a deprimerla. Si era sempre sentita dire che aveva un
carattere solare, ma da quando Beatrice si era ammalata e
Simon se n'era andato in Virginia quasi odiava il sole luminoso
e beffardo.
Quando gir la piccola chiave e apr la casella di metallo
vide che c'era una lettera di Simon. La comparsa di una
missiva personale la rallegrava sempre. E Simon le mancava,
anche pi del previsto. Si chiese come mai non gliel'avesse
spedita al proprio indirizzo. Tenne la busta fra le dita
con tenerezza. Era la prima lettera che riceveva da Simon.
Sal le scale ed entr nel suo minuscolo appartamento. 
bello essere a casa, pens sedendosi sul letto. Ma c'era odore
di chiuso. Si alz e apr la finestra. Si ramment di quando
vi si sedeva davanti a lavorare a maglia in attesa di vedere
Everett. Poi apr la lettera di Simon.
Si dilungava molto sulla caccia. C'era qualche accenno
al tempo, magnifico. C'erano due aneddoti su ricchi inesperti
alle prese con cavalcature troppo difficili per loro.
C'era un paragrafo in cui chiedeva notizie sulle condizioni
di Beatrice e raccontava l'esperienza del cane di un cacciatore
che era stato sottoposto a chemioterapia e il cui
cancro era andato in remissione.
Poi, finalmente, al termine della lettera, come se avesse
avuto bisogno di tempo per arrivarci, Simon le diceva che
sentiva la sua mancanza. Le diceva quanto l'amava, quanto
la sua vita era cambiata da quando l'aveva conosciuta,
quanto si era arricchita con lei al suo fianco.
Giunta a quel punto Jody sorrise, immaginandoselo nei
suoi stivali neri da equitazione e nella sua giacca attillata.
Quale? Quella nera con i bottoni speciali? O quella rossa
che aveva recentemente comprato di seconda mano? Era
cos fiero di entrambe.
La sua vita si era arricchita, proseguiva la lettera, ma
ci significava forse che era pi felice? Era giunto alla conclusione
che non era cos. Forse una vita cos ricca di emozioni
non faceva per lui. Si era sempre tenuto sulle sue.
Non era pi giovane, ed era difficile cambiare abitudini,
insegnare nuovi giochi a un vecchio cane.
Nel leggere quelle parole, Jody ripens involontariamente
a Beatrice. Beatrice aveva imparato molte cose, da
vecchia. Oppure no? Magari le sapeva tutte fin da prima, e
Jody le aveva semplicemente ricordato come accorrere
quando veniva chiamata, come sedersi, come stare ferma e
come darle la zampa.
Jody era cos piena di vita, proseguiva la lettera di Simon.
Ma nelle ultime settimane di convivenza lui si era
reso conto di una cosa.
"Sono un vecchio scapolo" scriveva. "Sono un vecchio
scapolo pignolo e intollerante. Sono una zitella, e mi piace
esserlo."
Zitella, pens Jody. All'improvviso odiava quella parola.
Non era una parola tranquilla e rilassata come aveva creduto.
Era una parola egoista, ristretta, brutta. Simon aveva
preso la sua parola e l'aveva cambiata. Aveva preso tutto e
l'aveva cambiato. E lei gliel'aveva lasciato fare.
Proseguiva dicendo che gli dispiaceva se l'aveva ferita,
ma sentiva che la loro relazione era progredita in modo
troppo rapido, era diventata troppo intensa troppo in fretta.
E la colpa di chi ? disse Jody a voce alta e arrochita,
visto che stava piangendo.
Per questo, scriveva Simon, pensava che avrebbero dovuto
rallentare. Con il verbo rallentare, si rese conto Jody
continuando a leggere, intendeva non vedersi pi.
Infatti, proseguiva la lettera, lui aveva in programma di
restare in Virginia. Garden gli aveva proposto un lavoro
come capo del personale nel suo studio legale. Lo stipendio
era molto migliore di quello del suo attuale impiego, l
gli alloggi costavano meno e in tal modo sarebbe stato in
grado di cacciare per l'intera stagione, visto anche che
Garden gli aveva offerto il cottage in affitto per due anni.
Si dilungava sull'incidente alla schiena della moglie di
Garden (grazie a Dio non era niente di serio; grazie a Dio,
pens distrattamente Jody) e sulla sua generosa richiesta
che Simon cavalcasse la sua giumenta per quella stagione.
Poi sembrava rammentare qual era lo scopo della lettera,
dicendo che di sicuro Jody capiva il suo non poter rinunciare
a quell'occasione. Non l'avrebbe mai dimenticata.
Lei gli aveva cambiato la vita, e gli aveva dato il coraggio
di cambiarla ancora di pi.
"Sinceramente tuo, Simon" era firmata la lettera.
Jody torn a casa di Simon in preda a un rabbioso stordimento.
Si rese conto di aver lasciato la finestra aperta,
ma non torn indietro. Che differenza faceva? Pioggia,
vento, neve o ladri: che facessero pure. Aveva allontanato
l'unico uomo che avesse quasi voluto sposare.
Polly fin per andare al matrimonio di Chris, non portando
n George n Everett, decidendo che era una sfida che
doveva affrontare da sola, come un bambino nativo americano
con due spine infilate nei capezzoli, attaccato a un
palo con una corda e costretto a danzare e cantare tutta la
notte. Indoss il vestito pi sexy con cui ci si poteva presentare
a un matrimonio, si concesse una manicure, prese
il treno e scopr che quel matrimonio era noioso come
qualsiasi altro matrimonio a cui fosse stata invitata. L'unico
matrimonio in cui ci si diverte  il proprio, aveva detto
a Chris ogni volta che era stata costretta a partecipare come
damigella d'onore in un agghiacciante vestito, e al
momento si era trovata arguta. Si trovava ancora arguta,
ma ci non l'aiutava a superare il tedio della felicit altrui,
specialmente di quella di Chris. Chris era in gran forma, il
che le fece sentire la sofferenza di averlo perduto. Le damigelle
d'onore erano vestite di viola, e Polly era solidale
con loro. Si sentiva una straniera, e questo fa sempre sentire
a disagio. C'erano soltanto uno o due amici dei tempi
in cui stavano insieme, e Polly si rese conto che in realt
erano amici di Chris, non suoi. Sembrarono sorpresi di vederla,
la invitarono a ballare e poi scomparvero. Era una
straniera, altroch. Ma se non altro sono una straniera in
terra straniera, si disse, poich un contingente della festa
sembrava formato da bellissime donne alte un metro e ottanta
e pochissimo vestite e un altro da uomini mollicci
con barbe irregolari e cappelli neri. Quando Polly lo fece
notare a uno degli invitati, il classico caro, vecchio eterno
universitario che le era sempre stato simpatico, lui rispose:
Oh, s. La sorella fa la modella. E gli ebrei provengono
da qualche altra parte. Poi adocchi un altro giovane che
agitava due sigari e and a fumare sotto gli alberi. Sorella
di chi? si chiese Polly. Ebrei?
Era voluta andare per curiosit, e la sua curiosit era stata
soddisfatta. Ma aveva anche sentito di doverci andare,
seppure soltanto per sincerarsi che il matrimonio fosse reale.
E c'era un piacere narcisistico nella sofferenza. Di tutti
questi motivi era consapevole. La ragione di cui forse era
meno cosciente era che voleva incontrare Chris, giusto per
vederlo. In nessuna delle sue motivazioni vi era alcunch di
cui andare fieri, ma Polly era comunque orgogliosa, come
se avesse scalato una montagna o avesse nuotato con gli
squali. Si era vestita con cura ed era rimasta a testa alta anche
fra le modelle amazzoni, che sembravano annoiate
quanto lei. Nel corso della cerimonia erano stati fatti discorsi
che Polly aveva trovato strani, soprattutto perch le erano
sembrati semplici narrazioni dei curricula dello sposo e della
sposa. L'evento si teneva in un country club nel Connecticut,
nella cittadina in cui vivevano i genitori di Chris. Vedere
i genitori di Chris fu assolutamente sgradevole, poich
loro, non avendo mai apprezzato Polly, ora che non c'era
pi pericolo si mostrarono finalmente gentili con lei. Ma il
confronto con Chris, quando finalmente arriv, le parve
complessivamente un successo. Lui le si avvicin tendendole
la mano come se fosse una lontana cugina, e Polly lo
guard, con i suoi capelli ben tagliati, il suo smoking alla
moda, e pens: ti ho perso, e questo mi rattrista. Poi gli prese
la mano, gliela strinse e gli fece i suoi auguri.
Sono felice che tu sia venuta disse Chris.
Davvero? Perch?
Era una domanda onesta. Lei sapeva perch era andata,
ma non riusciva a immaginare perch fosse stata invitata.
Chris scroll le spalle. Non lo so rispose imbarazzato.
Polly rise, poi infil la mano nella borsa, estrasse l'iPod
di Chris e glielo punt contro.
Bang disse.
Chris glielo prese. L'hai trovato.
Polly cominci a cantare una delle canzoni di Billy Joel.
Ehi, non ho idea di come ci sia finita.
Polly prosegu a cantare, gustandosi il disagio di Chris.
In qualche modo dava un senso a tutto ci che aveva comportato
quel matrimonio: l'imbarazzo, i momenti in cui
aveva fatto tappezzeria, gli agghiaccianti genitori, perfino
la perdita di Chris.
Okay, okay continuava a ripetere lui. Le restitu l'iPod.
Non lo voleva, Diana gliene aveva regalato uno nuovo con
il doppio dei gigabyte.
Lo puoi tenere, suppongo disse.
S rispose allegra Polly. Per ricordo.
Jody non andava ormai pi da nessuna parte senza il cane,
e da quando Simon se n'era andato lei e Beatrice erano diventate
figure familiari al Go Go Grill. Il giorno del matrimonio
di Chris, mentre Polly beveva alla salute della coppia,
Jody si rec come al solito al ristorante. Jamie not la
donna con i capelli corti arruffati e il pit bull bianco, e pens
che sembravano molto soli. Certo, erano gi stati molte
volte al ristorante, ma sempre con Simon. Jamie si rese
conto di non ricordare nemmeno come si chiamasse la
donna. Il cane s, certo che s, si chiamava Beatrice. Ma chi
era quella donna una volta tanto allegra che ora pareva cos
angustiata e miserabile?
Posso sedermi un po' con lei? domand.
Jody alz gli occhi sorpresa. Gli rivolse un fievole sorriso.
Jamie si sedette, e una bottiglia di vino apparve istantaneamente
con due bicchieri.
Oh. Grazie disse Jody quando lui glielo vers.
Sono cos felice che permettiate ai cani di entrare aggiunse
dopo un istante. Non posso lasciarla sola. E poi si
ud raccontare l'intera storia in un confuso fiume di parole.
Si ascolt inorridita parlare con quell'uomo che non conosceva
dello zoppichio di Beatrice, dell'operazione, del cancro
e poi di Simon, della sua proposta di matrimonio, della
sua caccia, del proprio rifiuto, della propria incertezza,
della lettera di lui e del dolore, dell'assoluto dolore. Si odi
per aver rivelato i propri pensieri e sentimenti. Non sopportava
il suono della propria stessa voce.
Alla fine si arrest inorridita e fiss Jamie.
Posso dare un osso di bistecca a Beatrice? fu tutto ci
che disse lui. Chiam il bel cameriere e gli disse qualcosa in
una lingua straniera che sembrava scandinava, e di l a poco
apparve un grosso osso crudo. Beatrice lo trattenne fra le
grosse zampe e cominci a rosicchiarlo
con palese soddisfazione.
Jody la guard con affetto. Quando
rialz gli occhi Jamie si era allontanato,
ma aveva lasciato la bottiglia
di vino, e quando finalmente Jody
si mise in piedi per andarsene, l'aveva
finita. Quella sera torn a casa
sentendosi meglio di quanto si fosse
sentita da diverso tempo. And a letto. Malgrado Simon
non fosse l le parve che il mondo fosse affettuoso e accogliente,
e dorm.
Per Everett, la gioia di uscire con Howdy non giungeva con
la facilit o la frequenza che aveva sperato. Polly si rivel
molto pi possessiva nei riguardi del suo cane di quanto
avesse lasciato intuire il giorno in cui gli aveva indorato la
pillola. E George, quando non era con il cane della bionda
dal pianto isterico, non si allontanava da Howdy. Anche
oggi che Polly era a un matrimonio fuori citt, Howdy non
era stato affidato alle cure di Everett. Era come se ci fosse
un complotto per tenerli separati. Come Romeo e Giulietta,
pens Everett. A volte passeggiava senza Howdy, ma non
era la stessa cosa. Si sorprendeva a fermare le persone per
strada per vezzeggiare i loro cani, cosa che forniva una momentanea
distrazione ma che lo faceva sentire un eccentrico.
E quando il padrone e il suo cane riprendevano il cammino,
lasciandolo l sul marciapiede, si sentiva peggio di
prima. Sul lavoro era insopportabile, perfino a se stesso. Da
bisbetico e severo era diventato semplicemente odioso.
Sghignazzava agli errori dei colleghi, era sempre alla ricerca
di occasioni per umiliare i suoi sottoposti, costringeva
tutti a fermarsi fino a tardi e li insultava apertamente.
A casa beveva i suoi martini in silenzio, senza neanche
accendere il televisore. Di tanto in tanto andava al Go Go
Grill, ma il trambusto conviviale, per non parlare della vista
di George e spesso di Polly, non erano benaccetti. Pi
che altro, negli ultimi tempi ordinava cibo cinese e mangiava
a letto, cosa che aveva sempre disapprovato, guardando
Animal Planet.
Oggi Alison si sposa, pens guardando un lama che
partoriva e mangiando riso fritto a cucchiaiate, e si sent
pi che mai un ex marito.
...
.
...
CAPITOLO 23.
...
.
...
Le tetre giornate che non erano ancora invernali, le giornate
che inspiravano con forza ma non sembravano mai
espirare, trascorrevano lente per Jody. A scuola passava
meno tempo di quanto avesse mai fatto, risentendosi quando
le veniva chiesto di accompagnare la danza della quinta
elementare e organizzare la raccolta dei penny. Aveva
gi cominciato a insegnare ai pi piccoli le canzoni per il
saggio delle feste invernali, sincerandosi che vi fossero riferimenti
a Hanukkah, a Natale e a Kwanzaa, ma non a
Ges o a Dio, per non ci aveva messo il cuore. Il suo cuore
era spezzato, e i pezzi erano a casa con la sua amica malata,
la sua Beatrice.
Una sera incontr Everett, ma nemmeno lui la fece sentire
meglio. Chi era, dopo tutto? Un vicino, un estraneo, un
uomo per il quale un tempo si era presa una cotta da adolescente,
l'amante assurdo e respinto di una ragazza ridicolmente
giovane.
Simon  in Virginia disse rispondendo alla sua domanda.
Andr a vivere l.
Everett parve sorpreso. Mai quanto me, pens Jody.
Mi spiace che Beatrice sia tanto malata disse lui. Se
posso fare qualcosa...
Ma lei si limit a scuotere la testa e si allontan lentamente
con il vecchio cane bianco.
Dopo quella sera, Everett si ritrov a passare dal palazzo
di Jody pi spesso di quanto avesse mai trovato necessario.
A volte si tratteneva accanto al suo portone, chiedendosi
se avrebbe dovuto suonare il citofono nell'improbabile
eventualit che Jody fosse a casa e volesse fare due
passi. Non lo faceva mai, ma le vedeva al Go Go, lei e la
povera Beatrice. Le chiese il suo numero di cellulare, non
volendo per qualche ragione chiamarla al numero di Simon.
E le telefon, invitandola a cena a casa sua.
Jody arriv una sera piovigginosa, seguita dal lento, ossuto
cane bianco al guinzaglio, ed Everett fu colpito dal ricordo
di loro due che sbucavano fuori dal velo di neve il
giorno in cui si erano conosciuti, quasi un anno prima,
Jody rosea in volto e il cane florido e muscoloso. Vers l'acqua
per Beatrice nella ciotola di Jonathan Adler. La ciotola
e il suono di Beatrice che lappava l'acqua gli fecero provare
nostalgia di Howdy.
Erano anni che non cucinava ed era alquanto teso per la
cena, malgrado fosse un semplice pollo arrosto con patate
e insalata. Ma voleva che la serata fosse un successo. Si
chiese cosa intendesse con successo. Portarsi a letto Jody?
Oppure voleva soltanto nutrirla e metterla a suo agio come
avrebbe fatto con un animale ferito, come avrebbe fatto
con Beatrice?
Oggi al parco ho visto uno scoiattolo che mangiava una
brioche disse. Una grossa brioche. Riusciva a malapena a
reggerla fra le zampe.
Jody sorrise, ed Everett pens che era molto graziosa.
Cosa ci facevi al parco? chiese lei. Con questo tempo?
Fingevo di avere un cane.
Jody sorrise di nuovo, e l'intera serata fu gradevole. Il
pollo era buono, un po' troppo unto, pensava Everett, ma
saporito, e Jody rimase diverse ore a parlare, bevendo l'eccellente
vino che lui aveva preso. Everett non cerc di portarsela
a letto. C'era qualcosa di troppo vulnerabile in lei,
che al tempo stesso lo intimidiva.
Mi compatisce, pens Jody quando Everett la invit
un'altra volta a mangiare pollo arrosto da lui. E ne ha ben
motivo.
Sei molto gentile disse, ma si rese conto che quello che
intendeva era: che differenza fa?  troppo tardi.  troppo
tardi per tutto. Quanto era diventata piagnucolosa. Cerc
di prestare attenzione, ma scopr che faceva fatica a concentrarsi
su Everett, quello stesso Everett a cui un tempo era
andata fedelmente dietro nella propria immaginazione.
Ora la sua immaginazione sembrava essersi trasferita in
Virginia con Simon.
Ti va di andare fuori? propose Everett.
Fuori? Era una serata umida e fredda. Stavano comodamente
seduti nel salotto di lui. Era troppo imbarazzato
per servire di nuovo pollo arrosto? Ma io amo il pollo arrosto
lo rassicur Jody.
S, ma a dire il vero il pollo non si  scongelato...
E perch congelarlo? si domand. Beatrice aveva attraversato
la strada zoppicando ed era salita in ascensore; ora
giaceva addormentata accanto a Everett. Passare dal supermercato
il giorno della cena era altrettanto semplice che
farlo qualsiasi altro giorno, si disse Jody. Sperava che il precedente
pollo congelato non fosse stato pieno di antibiotici.
Ma forse i chimici erano meno preoccupati da certe cose.
Va bene, sarebbe divertente disse, anche se ovviamente
nulla sarebbe stato pi divertente per una che si autocommiserava
come stava facendo lei; finirono i loro martini
e lasciarono il comodo, lindo appartamento di Everett per
la sera umida e il ristorante sul lato opposto della strada.
Everett la osserv sistemare il cane accanto ai suoi piedi.
Com'era gentile e calma, con la povera bestia malata. Le
vers il vino, poi le porse il bicchiere come fosse un'invalida.
Bevi disse.
Jamie li guard incuriosito, poi si volt verso un nutrito
gruppo di donne, immaginando che fosse un club del libro,
e le fece sedere al tavolo tondo accanto alla finestra.
Sugger un vino. Sorrise. Loro ricambiarono il sorriso. Ammirevole,
un club del libro. Oppure era un incontro della
Weight Watchers? No, non si sarebbero certo riunite in un
ristorante. Ed erano tutte piuttosto magre.
Guardate quegli adorabili cagnetti disse una di loro
indicando i cairn terrier di Jamie che erano sbucati da dietro
il banco.
Jamie stava pensando a cosa offrire alla fine della cena
alle gentili signore del club (una grappa? un calvados?),
quando la porta del ristorante si apr facendo entrare un
potente soffio di aria fredda e umida. Sulla soglia, le mani
sui fianchi, il volto contratto in un'espressione feroce, il corpo
coperto da una lunga pelliccia, si stagliava Doris.
Si scost con fare teatrale. Dietro di lei, come un'ombra
dilatata del tardo pomeriggio, incombeva un uomo muscoloso
dalla mascella squadrata, armato di un block-notes
di plastica di un incongruo color viola.
Lui! esclam Doris indicando Jamie.
L'ombra sinistra avanz. Sollev il mento rivolto a Jamie
in quello che lui suppose fosse un saluto. Jamie gli porse la
mano, e stava per presentarsi quando l'ombra, ormai bene
illuminata, estrasse un distintivo dalla tasca e lo tese davanti
a s come a voler parare il colpo di Jamie.
"Dipartimento salute e igiene mentale della citt di
New York" lesse Jamie ad alta voce.
Questa annunci Doris in tono eccitato  una retata!
Ispezione la corresse l'uomo in tono piatto e minaccioso.
"Rovina" pens Jamie, ma senza parlare, nel linguaggio
privo di articoli dell'uomo.
Gli faccia la multa! disse Doris.
Igiene mentale, stava pensando Jamie. Strano. Con la
coda dell'occhio vide il suo personale che entrava in azione.
Avrebbero appeso cartelli in bagno, gettato cose nella
cella frigorifera, tutto quello che avrebbero dovuto fare
per non farsi cogliere in fallo dall'ispettore. Ma Jamie sapeva
che era tutto inutile. Quell'ispettore non era venuto
a controllare se vi fossero i cartelli che ricordavano ai camerieri
di lavarsi le mani. Era venuto per i cani.
Jamie rivolse un cenno a George. Mostra pure all'ispettore...
Sanitario precis l'uomo.
Jamie lo fiss. L'ispettore sanitario ricambi l'occhiata.
Mostra pure al sanitario quello che vuole vedere disse
infine Jamie.
George usc da dietro il banco. Forse i sanitari erano come
i quaccheri: gente semplice e pacifica che aveva inventato
l'elettricit.
Doris guardava orgogliosa la scena che si stava svolgendo
davanti a lei. Aveva lavorato duramente e a lungo per far
s che arrivasse quel momento. Aveva chiamato il Dipartimento
della salute pi volte di quanto fosse in grado di contarne,
spiegando che l'ispettore si sarebbe dovuto presentare
di sera per avere la certezza di cogliere Jamie, per cos
dire, in flagrante, finch finalmente aveva trovato un pubblico
funzionario solidale. Ma gli obiettivi importanti richiedono
sempre un grande sforzo, si ramment. Aveva raccolto
spazzatura, educato i suoi concittadini ed esercitato i suoi
diritti democratici. E adesso, alla fine, avrebbe fatto davvero
la differenza. Si par trionfalmente di fronte al suo nemico
sconfitto. Lui evit il suo sguardo. Le diede la schiena. Si allontan.
Doris se ne sent ferita. Ne avvert l'ingiustizia. Ma
nessuna buona azione resta impunita, come si dice, e un
giorno Jamie l'avrebbe ringraziata per averlo rimesso sulla
retta via. Quanta gente evitava di andare al Go Go Grill a
causa dei cani che giacevano ovunque fra i piedi? Doris non
lo sapeva, ma era di certo un numero considerevole.
Ah! grid indicando Tillie e Hector, che le si stavano
avvicinando al piccolo trotto.
L'ispettore sanitario borbott qualcosa di incomprensibile,
anche se chiaramente di una
sola sillaba.
Se ne stavano andando disse
George affrettandosi dietro ai
cani.
Ma i due cani si erano gi rovesciati sulla schiena
accanto ai pesanti scarponi dell'ispettore
sanitario, agitando le zampe.
L'ispettore sanitario ne tocc uno con la punta dello scarpone.
Perch sta vezzeggiando i "corpi del reato"? chiese
Doris.
Jamie era un uomo mite. Moderato. Aveva trascorso la
sua intera esistenza alla ricerca della felicit altrui, evitando
il pi possibile i problemi. Ma ora sent qualcosa sorgergli
dentro, qualcosa in cui credette di riconoscere la bile,
qualsiasi cosa fosse la bile. Giravano armati, gli ispettori
sanitari? Forse erano inclini a esplosioni di follia omicida,
come gli impiegati delle poste. Forse questo ispettore sanitario
avrebbe estratto la pistola e sparato alla sua odiosa
patrocinatrice, e Jamie l'avrebbe vista crollare, sanguinante
e boccheggiante.
Guardi! stava dicendo la patrocinatrice. Un altro corpo
del reato. Doris aveva adocchiato Beatrice. Si avvicin
al vecchio pit bull addormentato. A Toronto disse ti
verrebbe praticata l'eutanasia.
Qui non siamo a Toronto replic decisa Jody.
New York intervenne l'ispettore sanitario chiarendo
la questione.
Aveva cominciato a scrivere a matita sul suo bloc-notes
viola. Matita, pens Jamie. Matita, matita... La matita pu
essere cancellata. Forse la sua citazione, o qualsiasi cosa fosse
quello che stava scrivendo, sarebbe stata cancellata. Era
quello che Noah definiva con rassegnato disprezzo il "pensiero
magico di Jamie". Be', e allora? Non c'era nient'altro
che potesse funzionare meglio. Si sarebbe trattato della sua
terza citazione per colpa dei cani. Sarebbe stata una fortuna
ricevere una semplice ammenda senza essere costretto a
chiudere. Non sarebbe stato pi autorizzato a far entrare alcun
cane. Era un rischio che non poteva correre. Sempre che
gli avessero concesso di restare aperto. Pensiero magico? S,
perch no? La preghiera dell'ateo.
Gli avventori si erano accorti che stava succedendo qualcosa
e si erano fatti silenziosi. Nell'udire la parola eutanasia,
Everett aveva preso la mano di Jody. Certo, era scandaloso
che Jamie facesse entrare i cani al ristorante. Era un miracolo che non gli fosse stato impedito prima. Ma insomma, che
male stava facendo Beatrice, un vecchio cane che dormiva
della grossa, russando leggermente? E cosa facevano di male
i due simpatici terrier?
Jody era rossa in volto. Ritrasse la mano e se la pass
fra i capelli, che rimasero sollevati in modo strano. Quella
donna stava dicendo. Quella donna agghiacciante,
mostruosa...
Su, si sbrighi Doris stava incitando l'ispettore. Faccia
le sue multe, o qualsiasi cosa sia quello che fa.
L'ispettore sanitario la fiss con una tale, fredda antipatia
che per un attimo, un attimo di beatitudine, Jamie pens
che l'uomo avrebbe scordato l'intera faccenda, sfidando
la cittadina infuriata che l'aveva portato l, sorridendo e
stringendo la zampa a Howdy, che era appena comparso
dalle cucine e gliela stava offrendo, rivolgendo un cenno
gentile a lui, andandosene, presentando un rapporto all'acqua
di rose e tornando a casa da quella che doveva essere
di sicuro una famiglia felice e amorevole, per godersi
una cena abbondante e succulenta, anche se probabilmente
a tavola non vi sarebbe stata molta conversazione. D'altra
parte, le persone comunicano in cos tanti modi...
Il sogno a occhi aperti di Jamie termin bruscamente.
Vio-la-zio-ne stava dicendo Doris rivolta a Howdy,
che si era avvicinato ad annusarle la pelliccia.
L'ispettore sanitario si volt verso Jamie. Quattro disse
nel suo tono piatto. Poi, con un soprassalto di emozione,
aggiunse: Dove diavolo crede di essere, a Parigi?.
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
.
...
Il Ringraziamento.
Everett non vedeva l'ora che arrivasse la festa del Ringraziamento,
quando Emily sarebbe tornata a casa. Ma giunto
il momento, Emily non lo rallegr. Ci prov, e lui se ne accorse
e ne fu commosso. Ma Emily aveva la sua vita. Era
quello che Everett si diceva guardandola mentre si preparava
a uscire quel mercoled sera. Capiva la sensazione di
vuoto che provava, e si biasimava. Quello che non capiva
era perch avesse avvertito quello stesso senso di vuoto, di
noia sorda, anche prima, guardando Emily e i suoi amici
scompostamente seduti in salotto. Era lusingato dal fatto
che si sentissero sufficientemente a loro agio con lui da occupare
il suo appartamento come un esercito invasore, eppure
aveva sospirato fra s e si era sentito solo.
Quell'anno toccava ad Alison avere Emily per la cena
del Ringraziamento, e il gioved sera Everett, sconcertato,
si concesse un'uscita al Go Go. Aveva sempre compatito
quelli che cenavano al ristorante il giorno del Ringraziamento,
tutti soli con i loro piatti di tacchino un po' rinsecchito.
Ma non poteva sopportare l'idea di restare a casa e
mangiare una cena preconfezionata. Non sarebbe stato
soltanto umiliante, sarebbe stato da codardi.
Anche Jody era andata al Go Go a consumare la sua cena
del Ringraziamento, ma non era sola. Jamie le aveva
chiesto di unirsi a lui, ai suoi bambini, al suo compagno,
al suo personale e soprattutto ai suoi cani.
E anche Beatrice, naturalmente aveva detto.
E se torna quell'orribile donna? O quell'uomo?
Il giorno del Ringraziamento?
Suppongo di no aveva ammesso Jody.
Lo sai? aveva detto Jamie, facendosi improvvisamente
serio e rabbioso. Per poco non mi ha fatto chiudere.
Aveva emesso un gran SOSpiro. Poi si era messo a ridere,
tornando a somigliare al solito Jamie.
Un'ultima volta aveva aggiunto. Tanto per divertirci.
Per divertirci aveva ripetuto Jody, ma si era resa conto
di quanto la retata ("Ispezione", ripeteva dentro di lei la
voce dell'ispettore sanitario) avesse turbato Jamie. L'incrollabile,
compiaciuto Jamie. I rapporti con lui erano diventati
molto cordiali da quando aveva dato un osso a Beatrice e
aveva gettato un osso metaforico anche a lei, sotto forma di
bottiglia di vino. Quella sera Jody era tornata a casa felice, e
malgrado non fosse durata a lungo, era durata la sensazione
che la felicit fosse possibile, e Jody sentiva di essersi fatta
un amico. Non poteva andare in Florida a trovare i suoi
genitori per via di Beatrice, ed era troppo depressa per festeggiare
con le sue colleghe, ma si era scoperta quasi eccitata
alla prospettiva della cena "illegale" con Jamie.
Arriv alle sette precise, come se avesse prenotato.
Quando le venne presentato Noah, il compagno di Jamie,
che aveva visto innumerevoli volte per strada e nel ristorante,
si rese conto per la prima volta che era americano e
ne fu sorpresa. Era anche alto quasi due metri. Jody si
chiese in quanti gli chiedessero se fosse stato un giocatore
di basket, visto che lei stessa era stata sul punto di farlo.
Quanto doveva essere irritante, si disse, e per l'intera serata
prov una tale solidariet nei suoi riguardi che alla fine
ebbe la sensazione che lei e Noah fossero diventati
grandi amici malgrado si fossero scambiati s e no due parole
dall'inizio alla fine della cena.
Jamie era un po' brillo, not. Si accovacci e si rivolse a
Beatrice faccia a faccia. We Shall Overcome disse felice.
Non  vero?
Fece partire della vecchissima disco music e si mise a
ballare con i suoi bambini finch Noah non rivolse un cenno
a uno degli ex, che inser un CD di Stephin Merritt.
Perch? esclam Jamie rivolto a Noah. Cosa c' di
male in Donna Summer?
Calmati, caro.
Questa  una celebrazione. Dell'innocenza.
Quegli innocenti anni Settanta disse Noah con un
sorriso. Prese la mano di Jamie e lo trasse a s. Va bene
disse con dolcezza. Va tutto bene.
Jody si affrett a distogliere gli occhi e si sent mancare
il cuore nel vedere Everett che faceva il suo ingresso nel
locale. Forse sarebbe dovuta andare via, via da quegli uomini,
via da quei bambini che correvano intorno al tavolo,
via da quella famiglia, da quell'intimit. Via da Everett,
una delle sue fallite intimit.
Quando entr, Everett vide Jody con il turbolento gruppo
multinazionale e si sent ancora pi consapevole del
proprio isolamento. Per poco non gir sui tacchi e non
torn sui suoi passi, ma Jamie l'aveva visto e lo stava chiamando
a gran voce, scattando in piedi e gesticolando con
tale entusiasmo che Everett immagin che il vino stesse
scorrendo da un bel po'. Si avvicin al tavolo con fare imbarazzato,
acutamente consapevole di non avere alcunch
di festoso e neppure una vaga ebbrezza.
Jamie gli present Noah, che si alz in piedi e lo impression
con un saluto dall'alto. Poi fu il turno dei bambini.
Ce n'erano parecchi, e parecchi si somigliavano. Jamie
non si prese il disturbo di presentare i membri del
personale seduti a tavola. Si limit a chiedere a uno di loro
di spostarsi per fare posto a Everett.
No, no, vi prego, non voglio disturbare disse Everett,
ma invano. Il giovane si era gi alzato, aveva cambiato il
posto apparecchiato e si era trasferito all'estremit opposta
del tavolo.
Everett vide che Jody era seduta di fronte a lui e le sorrise,
ma si chiese cosa ci facesse l, provando quasi fastidio
per la sua presenza, cos inaspettata. Si era preparato a
passare una serata triste, e adesso era sconcertato e imbarazzato.
Beatrice! esclam chinandosi ad accarezzarla sotto il
tavolo. La coda del cane gli strofin la scarpa. Ci sei anche
tu!
Jody annu.
Viva la rivoluzione! aggiunse Everett scorgendo i due
cairn terrier di Jamie e tornando a sorridere. Era lieto di
vedere i cani, ma quanto era imprudente Jamie! Be', non
era un problema suo, anche se lo sarebbe diventato se il Go
Go fosse stato chiuso. Il prossimo giorno del Ringraziamento
non avrebbe saputo dove andare. Ah, quanto sei
spiritoso, si disse sarcastico. Torn a rivolgere la sua attenzione
a Jody. Come sta Beatrice? domand.
Jody scosse tristemente il capo.
Everett si chiese cosa le fosse preso. Aveva fatto voto di
silenzio finch il suo cane non fosse guarito? Scroll le spalle
contrariato e cerc di intavolare una conversazione con
Noah sull'importanza delle ore di luce pomeridiana per i
ritmi circadiani di un bambino, argomento su cui aveva appena
letto un articolo.
Jody non aveva ovviamente fatto alcun voto di silenzio,
ma quando Everett le sorrise prov di nuovo quell'ondata
di gioia che aveva sentito quando l'aveva incontrato nella
tormenta di neve molti mesi prima, e si ritrov momentaneamente
senza parole. Ora ricordo, si disse, confusa e quasi
spaventata. Prima che il mio cuore venisse spezzato, il
mio cuore ti bramava.
Avete una bellissima famiglia stava dicendo Everett a
Jamie.
Io la vedo pi come una congrega rispose Jamie, ma
era rosso in volto, sorrideva e aveva, pens Everett, il classico
aspetto dell'orgoglioso pater familias. Hector e Tillie
erano seduti immobili come statue, fissandolo con desiderio
mentre tagliava il tacchino. I suoi figli, i cui nomi Everett
non riusciva a ricordare pur essendo relativamente sicuro
che vi fossero un Dylan e un'isabella, ciondolavano
la testa, gattonavano o correvano a seconda della loro et.
Il suo personale era ubriaco. Il suo compagno era ricco e
benevolo, anche se insolitamente alto. Jamie era un uomo
da invidiare, ed Everett lo invidiava.
Dov' tua figlia? chiese Jody ritrovando finalmente la
voce.
Everett si volt verso di lei. Non sorrideva pi. Con
sua madre rispose in tono secco.
Jody abbass gli occhi sul piatto. Come al solito, aveva
detto la cosa sbagliata.
Simon  in Virginia? domand Everett. Si rese conto
che era una domanda crudele, e Jody parve ancora pi triste
di prima.
Ancora in Virginia disse.
Giusto. Perdonami. Va a vivere l.
E io mi sono piazzata a casa sua! esclam soddisfatta.
Sicch eccoci qui disse Everett.
S rispose Jody. Eccoci qui.
Dopo questo scambio, per un po' non si parlarono molto.
Jody sent la pesante testa di Beatrice sul piede, bevve
troppo vino e pens a Everett, che era seduto davanti a
lei, e a Simon, che era ancora in Virginia. Si domand come
sarebbe stato il suo Ringraziamento se Simon non se
ne fosse andato. Forse avrebbero consumato una cena
tranquilla a casa di lei. Forse sarebbero andati al Go Go.
Simon aveva qualche parente nei paraggi? Jody si rese
conto che non lo sapeva. Era figlio unico e i suoi genitori
vivevano sulla West Coast, ma avrebbe potuto esserci un
cugino o una zia da invitare. Il respiro di Beatrice le sfiorava
la caviglia.
Everett osservava Jody. Sembrava cos abbattuta. Ormai
aveva sempre un'aria triste. Ricord il suo aspetto il
giorno in cui lui le aveva goffamente regalato il mazzo di
tulipani gialli in mezzo alla strada. Non gli piaceva, quando
era triste. Lei era una persona allegra e vivace, era fatta
per avere un'aria felice. Quando sembrava cos preoccupata
era come vedere un uccello depresso. Gli uccelli non
potevano essere tristi. Era innaturale, si disse. Ma poi gli
venne in mente che vi erano tristi poesie romantiche in cui
gli uccelli avevano un ruolo predominante. E che dire del
Corvo di Poe? Non era certo una poesia allegra.
Alla fine della cena Jamie, ubriaco ma trionfante, brind
a tutte le violazioni delle leggi sui cani. Everett accompagn
Jody e Beatrice all'appartamento di Simon.
Non sar per molto disse Jody. Guard il cane disperata.
 solo per Beatrice, e presto...
Everett le cinse le spalle con un braccio. L'accompagn
dentro e le prepar una tisana. Si sedettero nel salotto di
Simon, lui sull'ottomana e lei sulla poltrona di pelle, sorseggiando
il t mentre il vecchio cane respirava pesantemente
sul pavimento fra loro.
Polly e George stavano festeggiando il Ringraziamento a
casa loro. Avevano affrontato la questione genitori divorziati
invitandoli entrambi, sicuri che nessuno dei due sarebbe
venuto. Erano state invitate anche Alexandra e Laura,
e loro erano venute con i rispettivi cani. Kaiya si era
messa a correre per l'appartamento, seguita da un eccitatissimo
Howdy, mentre Jolly era stato chiuso in camera di
George, da dove lo si poteva sentire ringhiare a intermittenza.
Il tacchino, che Polly aveva insistentemente dichiarato
di voler preparare, era stato ordinato all'ultimo istante
da Fresh Direct. Dopo cena, quando si furono trasferiti
in salotto, Polly osserv il suo regno con orgoglio. Viveva
in una casa in cui poteva ricevere ospiti per la cena del
Ringraziamento. Era il suo appartamento, con l'eccezione
della camera di George, eccezione che non contava perch
era stata lei a farlo venire l. Il suo sguardo percorse l'anonima
stanza e il suo cuore si gonfi di orgoglio domestico.
Lanci un'occhiata alla finestra, dove le candele votive
dell'Ikea erano state accese per lo sfortunato inquilino
precedente, e si dispiacque che fosse stato cos infelice in
quel luogo che lei era giunta ad amare.
Alexandra stava tenendo nota, su suggerimento di George,
del comportamento di Jolly, e gli port il taccuino sul
divano, dove lui era seduto a mangiare una fetta della torta
di mele che aveva portato lei.
Dove l'hai presa? chiese George.  buonissima.
L'ho fatta io.
Alexandra apr il taccuino.
 buonissima ripet George. Alexandra aveva sempre
qualche delizioso dolce a casa sua. Era come andare dalla
nonna: muffin, torte, crostate. Non gli era mai venuto in
mente che potesse averli preparati lei stessa. Sua nonna di
sicuro non l'aveva mai fatto.
Guard la pagina del taccuino:
Mercoled
Ore 6: svegliato ringhiando
8: passeggiata - cercato di mordere corridore; obbedito al
comando di sedersi per far passare ciclista; ringhiato a
bambino, ma senza aggredirlo
8,30: mangiato, aggredito coda per 2 minuti; dormito su
tappeto al sole
10,15: svegliato, aggredito sacco della biancheria che trasportavo,
piccolo morso su polso
10,30-12: dormito su cuccia; 4 giri su cuccia (senso antiorario;
4 min., 2 min., 1 min., 3 min.)
12-13: passeggiata (cercato di morsicare ragazzo su skateboard,
ma non uomo in carrozzella!), poi giocato
13-14: lavorato su comandi "gi" e "fermo"; cercato di
morsicarmi mano (mano destra proveniente dall'alto -
niente sangue!!!)
14-15: dormito sotto scrivania - 2 giri (in senso orario; 2
min., 3 min.)
15: molto affettuoso
15,30: provato a spazzolarlo, aggredita
16: saltato sul letto, sceso a comando; ringhiato con giri intermittenti,
zampa posteriore sinistra insanguinata, fino
alle 16,40
16,50: passeggiata, nessun incidente, andata al lavoro
2,30: sul letto, ringhiato e uggiolato per circa 1 ora e 1/2.
Allora, che mi dici? chiese Alexandra in tono incerto
ma ancora speranzoso.
George pensava che "giri" fosse una scelta interessante
per descrivere quello che faceva Jolly, ecco cosa pensava. Il
termine faceva presupporre che il cane se ne andasse a fare
una gitarella a bordo della sua piccola automobile. In
realt, quello che Alexandra chiamava "giro" era un attacco
violento e rabbioso, l'accesso ringhiante a cui George aveva
assistito la prima volta che era stato a casa di Alexandra a
Brooklyn. Guard le annotazioni di Alexandra sul comportamento
di Jolly ed ebbe voglia di piangere.
Be'...
Guarda disse lei con entusiasmo, puntando il dito
sulla pagina. Ha fatto una passeggiata senza problemi. E
meno giri del giorno prima.
Esaminarono attentamente il resoconto, studiando ci
che era accaduto di mattina, di pomeriggio e di sera. Era il
cibo l'elemento scatenante? Il sonno? L'esercizio fisico?
Non c'erano schemi riconoscibili, e George stava cominciando
a scoraggiarsi. Ma non voleva deluderla. Il taccuino
di Alexandra era meticoloso come quello di Darwin
sulla crescita dei rampicanti. Come poteva abbandonare il
suo cane?
Nelle ultime settimane aveva dedicato quasi ogni momento
libero a Jolly. Gli aveva insegnato a essere accarezzato
dal guanto posto all'estremit del mestolo di legno e
poi dalla sua mano, a sedersi quando si avvicinava una
carrozzella invece di attaccarne l'occupante e a restare solo
in una stanza senza sbranarsi. Ma non appena gli insegnava
una cosa, non appena lo desensibilizzava nei riguardi
di un oscuro elemento che gli scatenava la violenza verso
se stesso e verso gli altri, Jolly se ne usciva con una nuova
idea. Adesso attaccava i passeggini e la gente che correva.
Ora, quando qualcuno si fermava ad accarezzarlo per strada,
non cercava pi di mordergli la mano bens il volto. Lo
sfrigolio delle braciole di maiale in padella scatenava un
feroce attacco contro le sue stesse zampe, cos come il reggae
e lo scroscio della doccia. Dopo che aveva morsicato
l'uomo al pianterreno del palazzo di Alexandra, il quale
possedeva due chihuahua e si era quindi rivelato estremamente
comprensivo, George aveva cercato di abituarlo a
una museruola morbida. Ma Jolly resisteva pochi secondi
prima di scatenarsi contro se stesso con furia maniacale,
schiumando dalla bocca in un turbine di ringhi terrificanti.
George si era votato a quel cane, a quel cagnaccio come
lo chiamava Polly, e cos facendo, senza volerlo, si era votato
ad Alexandra. La vedeva ogni giorno, anche quando
non vedeva Jolly. Non le aveva mai chiesto di uscire con
lui, non l'aveva mai toccata, non aveva mai flirtato con lei.
Ma cercare di aiutare Jolly era diventato quasi un corteggiamento.
Mander un'e-mail a questo tizio della Cornell di cui ti
parlavo disse. Secondo lui il veterinario ha ragione, non
sembra epilessia. Ma mi ha inviato delle ricerche sull'autismo
che sono affascinanti. sospir. Non gli restavano altre
idee. Potremmo sempre provare il medium per animali
aggiunse in tono amaro.
Povero George disse Alexandra, posando una mano
sulla sua.
Polly era in cucina, intenta a lottare con la carcassa del
tacchino. Ma era abbastanza vicina da udirli.
Povero George? si chiese. Alexandra coabitava con un
feroce cane psicopatico e diceva povero George? Poi sorrise,
e pens che forse le sue preoccupazioni sul trovare la
ragazza adatta a George per il momento potevano essere
accantonate.
Doris e Harvey giunsero a casa di Natalie, la sorella di
Doris, per la cena del Ringraziamento. Era una serata in
grande stile, piena di vicini con i loro elaborati contributi
gastronomici, di profumi deliziosi e di un'atmosfera eccitata
di competizione culinaria che dava alla casa un aspetto
di festa. Doris aveva preparato un ricco ripieno di noci,
ostriche, bourbon e pane artigianale. Sua sorella, con un
candido grembiule bianco di tela inamidata, li accolse sulla
soglia. Doris le porse la casseruola e vi pos sopra uno
dei volantini della squadra d'intervento dell'associazione
di quartiere. Non vedeva l'ora di mettere al corrente Natalie
della sua grande vittoria sui cani del Go Go Grill, ottenuta
con l'aiuto di quell'efficientissimo ispettore sanitario,
ovviamente.
La ricetta? chiese Natalie notando il volantino.
No, ...
Ma Natalie aveva gi posato la casseruola e aveva cominciato
a leggere il volantino. Malgrado il suo viso non
avesse lo stesso sinistro colorito arancione della sorella,
quando era turbata tendeva un po' al rosso scuro, e Doris,
che conosceva quel colore e il suo significato fin dall'infanzia,
la guard allarmata mentre il viola le risaliva dal collo
alla fronte.
Ma  scandaloso! esclam Natalie nei toni rotondi
che usava per le offese peggiori. Buon Dio...
S, l'ho pensato anch'io, e...
Ma Doris aveva a malapena cominciato a parlare quando
sua sorella infil la mano nella tasca del suo grembiule
e ne estrasse una piccola palla di pelo.
Non  scandaloso, Fredericka? disse rivolta alla palla.
 volgare. "Non mi urinate addosso", altroch.
La palla di pelo ruot verso Doris due minuscoli occhietti
neri e si limit a rabbrividire.
Questa  mia sorella disse Natalie rivolgendosi ancora
alla palla. E questa aggiunse avvicinando il batuffolo
a Doris  la mia Fredericka.
Doris si ritrasse. Che cos'era, un lemure?
Fredericka abbai, un latrato squittente, acuto e sorprendentemente
sonoro.
Doris spost lo sguardo da quello che aveva riconosciuto
come un cane a sua sorella, lo riport sul cane e poi di nuovo
su sua sorella; poi, indovinando quello che ci si aspettava
da lei, tese la mano con fare esitante e tocc il corpicino
lanuginoso. L'animale le rivolse uno squittio, facendole
ritrarre la mano, ma in quel breve contatto aveva avvertito il
pelo soffice e le membra delicate come quelle di un uccellino
che tremavano al di sotto.
Ha freddo? domand. Sta tremando.
Buon Dio ripet Natalie tornando a guardare il volantino.
Come si pu essere tanto crudeli? Canidi? E minacciarli,
poverini. L'avrai mostrato a quel tuo amico consigliere.
Oh, s rispose Doris scombussolata.
Harvey le era rimasto accanto in silenzio. Doris si 
votata a questa causa disse, poi le rivolse un gran sorriso,
le strinse il braccio per rassicurarla e si allontan.
Doris lo guard andarsene mentre Natalie le porgeva il
cagnolino, spiegandole che era un volpino di Pomerania
nano e che poteva entrare in una tazza da t, non una di
quelle dei servizi classici, ma di sicuro una di quelle da
caffellatte che la gente usava oggigiorno.
Doris la udiva a malapena. Era ancora scossa per il terribile
malinteso che era stato quasi inteso. Harvey l'aveva
protetta. Come un cavaliere, aveva difeso il suo onore e
mantenuto il suo segreto.
Natalie starnut e rimise Fredericka nella tasca del grembiule,
scambiando il cane con un Kleenex.
Non trovi che Harvey sia bellissimo, stasera? disse
Doris mentre il marito semicalvo procedeva con la sua familiare
andatura strascicata e un po' ingobbita.
Harvey? chiese sua sorella, un po' sorpresa, soffiandosi
il naso.
S rispose Doris in tono tenero, quasi reverenziale.
Harvey.
...
.
...
CAPITOLO 25.
...
.
...
"Non parlo solo del cane."
Il sole sembrava essersi arreso del tutto, senza quasi prendersi
il disturbo di illuminare le brevi giornate invernali.
Quel particolare, breve sabato pomeriggio, Polly e Laura
stavano camminando sotto un cielo triste, cupo e grigio, di
ritorno dallo shopping nel Lower East Side. L'aria era fredda
senza essere tonificante. Anonime figure intabarrate
marciavano in preda a una fretta indistinta.
L'inferno sarebbe cos se non fosse rovente disse Polly.
O ghiacciato. Se fosse soltanto... non bello.
Laura non si prese la briga di rispondere, ma Polly non
vi bad. Era soddisfatta della sua definizione e sorrise fra
s, e fu forse per questo che incroci Jody senza notarla.
Jody aveva scorto la sua giovane amica a mezzo isolato
di distanza e stava per salutarla, aveva gi sgranato gli occhi
e aperto la bocca come si fa appena prima di dire ciao,
ma vedendo che Polly non l'aveva notata si rilass, chiuse
la bocca e prosegu per la sua strada. Aveva dovuto assistere
all'esibizione di una violoncellista, una vecchia amica,
e ora, sentendosi in colpa, si stava affrettando a tornare
da Beatrice.
Gi prima di aprire la porta si rese conto che era morta.
C'era qualcosa che mancava mentre girava la chiave: un
trascinarsi di vecchie zampe, un tintinnio di targhette...
un benvenuto. Trov Beatrice coricata sul suo nuovo cuscino,
la grossa testa posata sulle zampe anteriori ripiegate
su se stesse. Aveva gli occhi chiusi. Jody le si distese accanto
sul pavimento e pianse.
Per giorni non usc di casa. Un incaricato del veterinario
port via il corpo di Beatrice, ma Jody rimase. Everett
telefon diverse volte per avere notizie del cane, ma Jody
non rispose mai, lasciando che parlasse con la segreteria.
Quando la chiamarono i suoi genitori si sforz di adottare
un tono affabile e tranquillo, in modo che non sentissero il
bisogno di richiamare presto. Restava seduta giorno dopo
giorno nella poltrona di Simon, cercando di ignorare le
note estenuanti delle lezioni di piano provenienti da sopra
e guardando il triste giardino d'inverno. Dormiva nel
letto di Simon, o cercava di farlo, rigirandosi e attorcigliandosi
addosso le lenzuola, fissando il soffitto scuro,
premendosi i cuscini sul volto per soffocare i suoni del
suo pianto, che era cos frequente e violento da allarmare
perfino lei. Ordinava i pasti al bar ma poi non riusciva a
mangiare. A scuola aveva detto di avere l'influenza, perch
come posso dire, si era chiesta, che devo piangere la
scomparsa del mio cane?
Dopo una settimana usc e passeggi dove un tempo
aveva passeggiato Beatrice, aggirandosi per il parco spoglio
e fangoso, sedendosi sulle fredde panchine. Il lago
era di un colore opaco e grigiastro, claustrofobico, gli alberi
erano fradici e tristi. Perfino gli uccelli, qualche corvo
sparso, le parvero comparse di uno scenario gotico, quasi
funereo, con le loro sagome nere e il loro gracchiare stridente.
Torn a casa a passo lento e si coric a terra, cercando
di immaginare quali potessero essere stati gli ultimi
pensieri di Beatrice. Ma non sapeva nemmeno cosa pensassero
i cani nei giorni migliori. Non sapeva cosa pensava
nessuno, in realt. Pos la testa sul grosso cuscino che
aveva acquistato per rendere pi confortevoli gli ultimi
giorni di Beatrice e che non aveva avuto il coraggio di togliere
da l. Dopo qualche minuto si rialz e si guard intorno
in quella stanza in cui aveva trascorso tanto tempo.
Il giorno dopo sarebbe tornata nel suo appartamento, e
pens che le conveniva preparare tutto ci che in quegli
ultimi mesi era migrato in casa di Simon. Si domand se
avrebbe dovuto portare il cuscino. Era fatto di schiuma,
con una fodera a strisce rosa e marroni. Certo che l'avrebbe
portato. Era il letto di Beatrice, non poteva lasciarlo l.
E di sicuro non poteva gettarlo. Sarebbe sembrato strano,
un grosso cuscino per cani rosa e marrone in un piccolo
appartamento senza un cane?
Non c'era nessuno che avrebbe potuto trovarlo strano, si
rispose, e cominci a infilare con cura i giocattoli di gomma
di Beatrice in una piccola sacca.
In quel momento, George si stava affrettando dalla metropolitana
al ristorante. Aveva trascorso la giornata a
Westchester con la turbolenta wheaten terrier di un'amica
della madre di Alexandra. Annoiata dalla vita sedentaria
nel suo giardino recintato, la cagnetta era sia irrequieta sia
impaurita nelle rare occasioni in cui veniva fatta uscire in
strada. La periferia  difficile e innaturale perfino per i cani,
pens George.
Camminava a passo rapido sulla Broadway, inspirando
l'aria sottile e amarognola. Il cielo era passato dal suo color
terra diurno a una triste oscurit invernale. I passanti si accalcavano
e sbuffavano nei loro cappotti tristi e ingombranti.
E George traboccava di gioia. Quella mattina si era
iscritto all'Associazione addestratori cani da compagnia.
Avrebbe partecipato a un seminario intitolato "Incremento
di nuovi addestratori". Sono un nuovo addestratore di cani
da compagnia, pens scuotendo la testa incredulo e poi
calandosi il berretto di lana sulle orecchie. E all'ASPCA, dove
aveva cominciato a lavorare come volontario, l'addestratrice
di cui era l'assistente gli aveva offerto un vero e
proprio lavoro part-time. A lui, George, il pessimo cameriere
e il mediocre barista, colui che andava alla deriva, il
segreto ragazzo prodigio senza portfolio.
"Perch George" gli aveva detto "credo che tu sia... be',
credo che tu abbia un dono."
Finalmente, pens George quasi con timidezza, guardandosi
i piedi che scalpicciavano sull'asfalto fatto inaspettatamente
scintillare da una spruzzata di mica. Finalmente,
finalmente.
Arriv al lavoro con venti minuti di ritardo, e Jamie gli
scocc un'occhiata sconsolata ma non disse niente. George
sperava che presto sarebbe stato nelle condizioni di lasciare
quel lavoro, ma non era pronto a essere licenziato. Giur
che avrebbe prestato pi attenzione a programmare la sua
attivit di addestratore di cani e si mostr particolarmente
occupato, sistemando i bicchieri e pulendo il banco con
grande energia. Stava affettando un limone quando entr
Jody. Non la vedeva da settimane. Aveva un aspetto terribile,
magra e pallida, con profonde occhiaie. Avrebbe voluto
chiederle se era stata malata, ma pens che forse sarebbe
stato come chiedere a una donna se fosse incinta quando in
realt era soltanto grassa.
Jody si sedette al bar e ordin un Jack Daniel's, in memoria
di Simon, e un piatto di costolette d'agnello, in barba
a lui.
Beatrice  morta disse a George. La mia Beatrice.
George abbass gli occhi a terra, nel punto dove Howdy
soleva mettersi, e pens che quanto meno la terribile visita
dell'ispettore sanitario aveva prodotto un buon risultato: il
fatto che non vi fosse un robusto cucciolo a offendere Jody
nel suo dolore. Perfino i cani di Jamie, ai quali non era pi
permesso russare sul pavimento accanto ai piedi di George
- anche se meno minacciosi perch meno belli di Howdy,
se non altro ai suoi occhi -, avrebbero potuto contribuire alla
sofferenza di Jody.
Mi dispiace tanto disse George.
Jody lo ringrazi, ma poich non sembrava aver voglia
di parlare George torn a dedicarsi ai suoi compiti di barista,
che consistevano ora nel tagliare un lime a pezzettini.
Il profumo di lime lo rallegr malgrado Jody. Non poteva
evitare di essere di buon umore. Il giorno prima era andato
a Brooklyn per insegnare a Jolly a saltare attraverso un
cerchio giallo che si era portato dietro in treno, suscitando
l'ammirazione di un bambino seduto davanti a lui. Oggi,
in preda a un accesso di buffoneria clownesca, avrebbe
avuto voglia di tuffarsi lui stesso nel cerchio.
"Non so cosa farei senza di te" gli aveva detto Alexandra
quando la sessione di addestramento si era conclusa e
Jolly si era coricato sul tappeto.
"Non ho fatto niente" aveva risposto George, chiedendosi
quanto a lungo la povera bestia sarebbe riuscita a riposare
in pace. Un'ora? Tre ore? Quindici minuti? Forse
saltare nel cerchio l'aveva stancato e avrebbe dormito tutta
la notte. Forse no.
"Non parlo del cane" aveva detto lei. "Non sto parlando
del cane."
Allora lui l'aveva presa fra le braccia e l'aveva baciata,
come desiderava fare da mesi, e lei aveva risposto al suo
bacio.
Quella sera dopo il lavoro sarebbe passato a prenderla al
ristorante e sarebbero andati a Brooklyn
con la metropolitana. Il giorno dopo sarebbero
rimasti insieme, a letto, sotto la
finestra che incorniciava la Statua della
Libert.
Doris si ferm sulla soglia del Go Go
Grill con un'espressione di lieve disapprovazione
sul volto. Il barista stava fantasticando
come sempre. Jamie avrebbe dovuto essere pi
severo. Lei aveva fatto il possibile per incoraggiarlo, per indurlo
a rimettere ordine nel suo locale, ma il resto dipendeva
da lui.
Not la donna al bar, che le parve vagamente familiare,
e malgrado non riuscisse a ricordare dove l'aveva vista
avvertiva la fastidiosa sensazione di non fidarsi di lei. Ci
malgrado, avrebbe potuto provare ad arruolarla per la
sua campagna. Consigliera comunale. Suonava bene. Certo,
Mel non era contento, e forse Doris era stata un po'
sleale, dopo tutto quello che lui aveva fatto per lei. Ma il
progresso non poteva essere fermato e, quando la scuola
le aveva prospettato la pensione, l'idea di candidarsi a
una carica politica le era venuta in mente e non l'aveva
pi abbandonata.
Come sta? disse alla donna, un'anima triste e solitaria.
Temette di averla spaventata, poich la vide ritrarsi
quasi avesse paura di lei. Abita nel quartiere, vero? prosegu,
e mentre aspettava la zuppa da portare a Harvey
inform la donna silenziosa delle imminenti primarie, poi
le porse un volantino con il suo programma.
Jody la fiss incredula. Era la donna del SUV bianco -
quella che voleva l'eutanasia per i pit bull -, il flagello del
ristorante, la spia, la delatrice, l'informatrice, la sua nemesi,
la sua nemica giurata, eppure stava chiacchierando, sorridendo,
nel tentativo di suscitare il suo interesse per una
sfida elettorale locale. Jody pens a tutte le volte in cui
Beatrice aveva fatto la pip sulle gomme del suo macchinone.
Che brava cagna era stata, Beatrice, puntando subito
verso il SUV come guidata dall'istinto. Mentre Doris parlava,
pi che ascoltarla Jody la guardava inorridita e affascinata.
La faccia, arancione come un mandarino; gli occhi
piccoli e sospettosi; un dito che si agitava, e poi... dal davanti
della sua pelliccia, nella fessura fra due bottoni, all'altezza
in cui ci si sarebbe potuti aspettare di vedere un
seno femminile, sbuc a un tratto una testolina pelosa.
Fredericka! esclam Doris accarezzando la testa del
cane. Ti manca l'aria, l sotto?
Fredericka emise un guaito acuto.
Jody non pot fare a meno di ridere. Era la prima volta
che rideva da molto tempo.
Me l'ha data mia sorella. Non  carina? Natalie era allergica.
Ma chi pu essere allergico alla piccola Fredericka?
Non avevo mai apprezzato i cagnetti finch Fredericka
non  venuta a vivere con me, vero Fredericka? No, la povera
zia Doris non li apprezzava...
I cani non possono entrare disse Jody in un tono traboccante,
lo sperava, di sarcasmo. Non pi.
L'ho anche portata a scuola e il preside non la voleva,
vero Fredericka? Ma noi non gli abbiamo dato retta, niente
affatto!
Jody fiss la donna che blaterava con una vocetta infantile
rivolta al volpino nano infilato nella pelliccia. Forse
stava mettendo alla prova il rispetto delle norme sanitarie
da parte di Jamie. Oppure era semplicemente pazza?
Niente cani disse stancamente George dall'altro lato
del banco.
Cani? ribatt Doris in tono innocente, tornando a sospingere
il muso peloso sotto la pelliccia. Cani?
Jody guard sollevata mentre la sua nemica, la pelliccia
della sua nemica e il cane grande come un ratto che ospitava
uscivano dal ristorante, poi termin la sua cena in silenzio,
sentendo la mancanza di Beatrice e ricordando con
affettuoso rimpianto la profanazione del SUV bianco.
Everett la vide seduta con espressione assente ed esit
prima di raggiungerla al bar. Jody non aveva risposto alle
sue telefonate, e questo l'aveva portato a pensare ancora di
pi a lei. In realt, non aveva fatto che pensare a lei. La sera
del Ringraziamento aveva provato un forte istinto protettivo
nei suoi riguardi. La sua vulnerabilit l'aveva rattristato
e al tempo stesso interessato. I suoi modi, un tempo
cos amichevoli e cortesi, erano completamente cambiati,
ed Everett aveva provato solidariet, poich anche lui aveva
perso una compagna e un cane.
E ora eccola l, ancora vulnerabile, ancora intimorente nella sua vulnerabilit; ma la settimana in cui lei non l'aveva mai richiamato aveva rafforzato la sua determinazione.
Si sedette accanto a lei e la baci sulla guancia.
Dio,  un piacere vederti disse.
Jody parve sorpresa ma contenta.
Ho pensato a te aggiunse Everett. A te e a Beatrice. Di continuo.
Beatrice  morta disse Jody.
Lo temevo. Cio, sentendo che non rispondevi al telefono...
Avrei potuto essere via, pens Jody. In viaggio, aggiunse
fra s con aria di sfida. Ma era assurdo, lo sapeva, ed Everett aveva pensato a lei. A lei e a Beatrice.
Perdonami si scus. Avrei dovuto richiamarti.  solo che...
Capisco disse Everett.
Jody lo guard. Non stava sorridendo. Non era bello.
Non era una rosa o un dio. Era serio, era dolce, e le teneva la mano.
S disse lei, e di nuovo parve sorpresa. S, penso di s.
...
.
...
Epilogo.
...
.
...
Jody attese qualche settimana prima di dare a Everett il  maglione azzurro che aveva fatto per lui molti mesi prima.
A volte sospettava che Everett non fosse una brava persona quanto Simon. Di sicuro non era altrettanto bravo a letto, ma lei ne era innamorata e si rese conto che in realt non le importava. Sono lieta di riferire che si sono sposati in luglio e hanno adottato un cane, una slanciata bastardina che hanno chiamato Clio e che dorme nel letto fra loro.
Simon si  trasferito nell'adorabile cottage con l'ancora pi adorabile giardino in Virginia, dove  conosciuto come uno dei pi popolari e pi attivi cacciatori. Non sarete sorpresi di sapere che George si  trasferito a Brooklyn da Alexandra, sotto il benevolo sguardo della Statua della Libert.
Ha lasciato il ristorante e si  messo a addestrare cani a tempo pieno, e a quanto ho saputo sta guadagnando molto bene. Il suo cliente pi importante, quello con cui passa pi tempo e quello che gli procura le maggiori frustrazioni continua a essere Jolly. I gemelli di Jamie sono stati ammessi, dopo un generoso contributo, alla scuola prescelta. Doris non  stata eletta nel consiglio comunale.
Per consolarla, Harvey le ha regalato un altro volpino di Pomerania nano, un maschio di nome Franklin, e lei ha deciso di farli accoppiare, vendendo uno dei due cuccioli e tenendosi l'altro. Polly si  ripresa dal dolore per la perdita di Chris, ma per quanto ne sappia non l'ha ancora rimpiazzato, malgrado George continui a organizzarle appuntamenti al buio. Vive ancora nello stesso appartamento, dove la sua amica Laura ha rilevato la camera di George e la sua quota dell'affitto, e quasi ogni mattina, in qualsiasi stagione, si possono vedere le due graziose ragazze che fanno passeggiare i loro grossi cani fra gli alberi torreggianti del Central Park.
...
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...
FINE.
...
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Ringraziamenti.
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Vorrei ringraziare la mia amica e editor Sarah Crichton e la mia amica e agente Molly Friedrich per la loro sollecitudine, la loro bravura e il loro senso del divertimento. Vorrei anche ringraziare mio figlio, Tommy Denby, per il titolo.
...
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...
FINE.